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Il "campo di concentramento" nei pressi di Lallio riguarda storicamente il Campo PG 62 (Prigionieri di Guerra n. 62), si...
10/09/2026

Il "campo di concentramento" nei pressi di Lallio riguarda storicamente il Campo PG 62 (Prigionieri di Guerra n. 62), situato a cavallo del confine tra il comune di Lallio e il quartiere di Grumello del Piano (la Grumellina, lungo la direttrice della via per Lallio/Dalmine).

​Profilo Storico e Caratteristiche

​Origine e periodo d'uso: Realizzato nell'estate del 1941 dal regime fascista, il campo fu operativo fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale (1945).

​Internati: Nacque inizialmente come campo di prigionia militare per truppe e sottufficiali catturati dalle forze dell'Asse. Ospitò inizialmente prigionieri inglesi, greci, ciprioti e un consistente numero di soldati e civili jugoslavi (serbi, montenegrini, croati).

​Capienza: Aveva una capienza dichiarata di circa 3.000 posti, con diverse baracche in muratura e legno, recintate da filo spinato e torrette di guardia.

​L'8 Settembre 1943 e l'occupazione tedesca: Con l'armistizio, il campo venne occupato dalle truppe naziste. Molti prigionieri riuscirono a fuggire grazie all'aiuto e alla solidarietà della popolazione locale di Lallio e dei paesi limitrofi, che li nascosero nelle cascine e li instradarono verso le valli o la Svizzera.

Successivamente, sotto l'occupazione tedesca, la struttura fu usata anche come luogo di transito e prigionia per italiani oppositori e rastrellati.

​Stato Attuale e Memoria
​Riconversione degli spazi: A differenza di molte altre strutture dell'epoca, diversi capannoni originali in muratura sono sopravvissuti. Nel corso degli anni, l'area è stata riqualificata e trasformata in un polo artigianale e creativo (ospitando botteghe, studi professionali e spazi di aggregazione).

​Monumenti e Stele Commemorativa: Per preservare la memoria storica dell'area, è stata posta una stele commemorativa a testimonianza delle sofferenze patite dai prigionieri e dei gesti di solidarietà compiuti dalle comunità locali durante la Resistenza.

Pagliari è un'antica contrada montana situata a 1.315 metri di altitudine, poco sopra l'abitato di Carona in Alta Val Br...
09/09/2026

Pagliari

è un'antica contrada montana situata a 1.315 metri di altitudine, poco sopra l'abitato di Carona in Alta Val Brembana.

​Storia e Architettura: Fondata intorno al XVI secolo, è caratterizzata da tipiche case montane in pietra locale con tetti in piode e loggiati in legno.

​Monumenti: Al centro del borgo si trovano la chiesetta dedicata a San Gottardo (risalente al 1800) e un antico lavatoio in pietra.

​Accesso: Si raggiunge facilmente a piedi in circa 15-20 minuti da Carona, seguendo la strada agro-silvo-pastorale verso il Rifugio Calvi e la Conca del Mello.

Dettagli della Chiesetta di San Gottardo

Storia e Devozione: Edificata attorno al 1800 per offrire un luogo di culto agli abitanti del piccolo nucleo montano, la ca****la è intitolata a San Gottardo, protettore tradizionalmente invocato in montagna contro i temporali, le grandinate e le calamità naturali.

Architettura:
Struttura semplice ed essenziale in muratura di pietra a vista, perfettamente integrata nello stile rurale delle Orobie, caratterizzata da un piccolo campanile a vela e un portale d'ingresso essenziale.

Affreschi e Interni: All'interno conserva un altare in legno e pietra con effigi sacre legate alla devozione pastorale e alpina delle famiglie che un tempo abitarono permanentemente il borgo.

Il Lavatoio in Pietra
Uso Storico: Situato a pochi passi dalla chiesetta e alimentato direttamente dalle sorgenti e dalle acque di risorgiva della valle, era il punto di ritrovo quotidiano per il lavaggio dei panni e l'approvvigionamento idrico della comunità.

Conservazione: Strutturato con vasche in monoblocco o lastre di pietra locale e coperto da una tettoia in legno e piode per garantire riparo dalle intemperie invernali, è tra gli elementi meglio conservati del patrimonio etnografico della zona.

La Maratana è una delle figure leggendarie più affascinanti del folklore legato al Monte Canto, a Pontida e alla Val San...
09/09/2026

La Maratana

è una delle figure leggendarie più affascinanti del folklore legato al Monte Canto, a Pontida e alla Val San Martino. Nei racconti popolari della zona, viene descritta come una strega o una creatura mitica dai tratti grotteschi che dimora tra i boschi, le caverne e i ruderi abbandonati della montagna.

I Tratti Principali del Mito

L'Aspetto Spaventoso:
Tradizionalmente raffigurata come una vecchia gobba, dai capelli arruffati e dagli abiti brandellati.

In molte storie ha occhi sporgenti o ricoperti di fango e zampe simili a quelle di un rapace o di un caprone.

Mito Pedagogico (Scaring People):
Come spesso accade nel folklore orobico, le "storielle della Maratana" venivano raccontate dai nonni ai bambini per evitare che si addentrassero da soli nei boschi fitti del Monte Canto dopo il tramonto o vicino a pozzi e precipizi pericolosi.

I Racconti Più Diffusi

La Sparizione dei Bambini Disobbedienti: Si narrava che la Maratana si nascondesse nei fitti castagneti in attesa dei bambini che non rientravano a casa prima del suono dell'Ave Maria, portandoli nella sua tana per farne stufati o incanti.

Il Sabba al Monte Canto:
Diverse storielle la vedono protagonista di raduni notturni (sabba) insieme ad altre fattucchiere e creature del bosco nelle notti di luna piena, durante i quali scagliava malocchi sui raccolti o sui contadini della zona.

Gli Scherzi ai Viandanti: Non sempre malvagia, in alcune varianti più ironiche viene vista come uno spirito dispettoso che fa smarrire la strada ai viandanti, spegne le lanterne o fa rumori sinistri tra i rami per spaventare chi attraversa i sentieri verso Fontanella o Canto.

09/09/2026

Il libro "Dove muore il giorno - Leggende di Pontida"

(pubblicato nel 2014) è un'opera fondamentale per chiunque voglia comprendere il folklore, i misteri e la memoria storica del Monte Canto e delle sue valli.


L'autore, Mirko Trabucchi, è un appassionato ricercatore e studioso di tradizioni locali, che ha dedicato anni a raccogliere le testimonianze orali degli anziani della zona prima che andassero perdute per sempre.

I temi principali e il valore dell'opera si concentrano su diversi aspetti della memoria locale:

⛪ La figura di Don Virgilio GalizziGran parte del fascino del libro risiede nella documentazione degli aneddoti legati a don Virgilio Galizzi, il sacerdote di Pontida che visse a ridosso della chiesetta di Santa Barbara sul Monte Canto.

Trabucchi descrive accuratamente non solo il suo temperamento deciso — come quando scendeva a piedi in paese per pretendere dal sindaco l'allacciamento della linea elettrica per i suoi parrocchiani — ma anche le sue presunte doti di preveggenza e guarigione, tramandate dai racconti popolari.

👹 Il folklore e le creature della notte

Il libro non è solo una cronaca storica, ma una vera e propria mappatura delle paure e dei miti della cultura contadina bergamasca:

La Maratana: Viene approfondita la leggenda di questa misteriosa creatura notturna. Si trattava di una sorta di "Uomo Nero" o Bào locale, utilizzato dai genitori per far andare a dormire i bambini disubbidienti ("Se te 'n dé mia in lècc, la ria la Maratana a töt!").

Creature e superstizioni: L'opera esplora il modo in cui l'isolamento geografico del Monte Canto abbia preservato storie di folletti, presenze e credenze arcaiche legate al ciclo delle stagioni, alla vita nei boschi e alla notte.

🪵 L'anima del Borgo del Canto

Attraverso le pagine emerge lo spaccato di un'epoca in cui il borgo non era un ammasso di ruderi fantasma, ma una comunità viva, seppur faticosa, plasmata dalla vita nei campi e dalla forte spiritualità. Figure come "Ol Paolì del Cat" e don Virgilio diventano i simboli di quella resistenza culturale all'inesorabile avanzata della modernità.

Il volume è diventato nel tempo un testo di riferimento per gli escursionisti e per i gruppi locali che organizzano "tour del mistero" o camminate culturali tra i sentieri del monte.

Don Virgilio Galizzi è una figura leggendaria e storicamente legata al Monte Canto e al suo borgo antico (frazione di Po...
09/09/2026

Don Virgilio Galizzi

è una figura leggendaria e storicamente legata al Monte Canto e al suo borgo antico (frazione di Pontida), dove fu inviato nei primi decenni del Novecento per curare la chiesetta di Santa Barbara.

​Tra la storia locale e il folclore popolari del Canto, la figura di Don Galizzi è ricordata per diversi tratti emblematici:

​La vita nel borgo e le lotte per la comunità:
Nato a Leffe nel 1886 e vissuto fino al 1952, prese dimora nella canonica a ridosso della Chiesa di Santa Barbara.

Condivideva le fatiche e la vita contadina degli abitanti e si batteva con carattere deciso per il borgo, scendendo a Pontida per chiedere al sindaco l'elettricità e la strada per far uscire la contrada dall'isolamento.

​Prete guaritore ed esorcista:
Nella memoria popolare della zona è ricordato come sacerdote dalle particolari doti spirituali, a cui venivano attribuiti episodi di guarigione, benedizioni ed esorcismi.

​L'episodio dei soldati tedeschi (1943):

Una delle leggende più celebri racconta che nel 1943 una pattuglia tedesca salì al Borgo del Canto per arrestarlo, accusandolo di nascondere prigionieri fuggiti dal campo di Lallio.
Durante la discesa verso la valle, nei pressi di San Bartolomeo, Don Virgilio si fermò e intimò ai soldati di restare immobili.
Si narra che gli ufficiali rimasero "pietrificati" e bloccati sul posto finché il sacerdote non tornò sui suoi passi e diede loro il permesso di andarsene.

Il gioco del 15....ė sparito?
09/09/2026

Il gioco del 15....ė sparito?

BARESI La Contrada di Baresi è una piccola frazione montana situata a circa 800 metri di altitudine nel comune di Roncob...
09/09/2026

BARESI

La Contrada di Baresi è una piccola frazione montana situata a circa 800 metri di altitudine nel comune di Roncobello, in alta Val Brembana.

​È una delle testimonianze più affascinanti dell'architettura rurale alpina e della storia contadina bergamasca:

​Il Mulino di Baresi (Mulino Maurizio Gervasoni): Costruito nel XVII secolo (intorno al 1672), questo antico opificio idraulico racchiude in un unico edificio un mulino per la macinazione dei cereali (mais, segale, orzo), un torchio per la spremitura delle noci e la produzione d'olio, un frantoio e un forno del pane.

​Salvato dal degrado (I Luoghi del Cuore FAI): Rimasto in funzione fino alla metà del Novecento e poi progressivamente abbandonato, nel 2003 è stato segnalato dai cittadini al primo censimento "I Luoghi del Cuore" del Fondo Ambiente Italiano (FAI). Acquistato dal FAI e restaurato grazie alla mobilitazione locale e all'Associazione Maurizio Gervasoni, il mulino è stato completamente rifunzionalizzato ed è tornato funzionante.

​Struttura del borgo:
La contrada circostante conserva strette viuzze lastricate, vecchi sottoportici, stalle e abitazioni in pietra tipiche dell'architettura valligiana d'altri tempi, immerse in un contesto naturale incontaminato tra boschi e prativi.

​Come arrivare e visite:
Si raggiunge in auto salendo verso Roncobello e deviando verso la frazione Baresi. Dal parcheggio della frazione si prosegue a piedi lungo una breve mulattiera in discesa per circa 10-15 minuti. Il mulino viene aperto regolarmente per visite guidate e dimostrazioni durante i fine settimana della stagione estiva e autunnale.

PREDALE La contrada di Predale si trova tra le frazioni di Amora e Rigosa, nel territorio dell'Altopiano di Selvino-Avia...
09/09/2026

PREDALE
La contrada di Predale si trova tra le frazioni di Amora e Rigosa, nel territorio dell'Altopiano di Selvino-Aviatico (sul versante che si affaccia verso la Val Serina).

​È una delle testimonianze più autentiche della vita rurale e contadina delle valli bergamasche di un tempo:

​Inquadramento storico:
Un tempo popolata da nuclei familiari dedicati prevalentemente all'allevamento, alla fienagione e al lavoro nei boschi, si è gradualmente spopolata a partire dalla metà del Novecento a causa dell'isolamento, della mancanza di strade carrozzabili e dell'industrializzazione del fondo valle.

​Cosa si trova:
Ruderi di antiche abitazioni in pietra, stalle, fienili, mulattiere lastricate e incisioni o edicole votive ancora visibili sulle facciate di alcune pareti in muratura.

​Passeggiata ed escursione: Si raggiunge facilmente a piedi partendo da Amora (frazione di Aviatico) o salendo da Rigosa/Algua, seguendo i sentieri e le vecchie mulattiere che collegano i vari nuclei rurali dell'altopiano.

Il Borgo fantasma del Canto situato sulle pendici del Monte Canto nel comune di Pontida, è uno dei luoghi abbandonati pi...
09/09/2026

Il Borgo fantasma del Canto

situato sulle pendici del Monte Canto nel comune di Pontida, è uno dei luoghi abbandonati più affascinanti e ricchi di storia dell'Isola Bergamasca.

​Storia e Origini

​Inizio e vita contadina: Il borgo affonda le sue radici nei secoli passati, sviluppandosi come piccolo insediamento agricolo legato alla vita di monte. Gli abitanti vivevano prevalentemente di agricoltura di sussistenza, castanicoltura, allevamento e produzione di legna.

​Isolamento geografico:
Posizionato lungo un crinale collinare privo di comode vie di comunicazione carrabili, il Borgo del Canto è rimasto a lungo isolato dalle principali direttrici di fondovalle.

​Lo spopolamento:
A partire dal secondo dopoguerra, con il boom economico e l'industrializzazione delle aree pianeggianti di Pontida, Sotto il Monte e della Val San Martino, la popolazione ha gradualmente abbandonato le abitazioni per trasferirsi nei centri abitati sottostanti, più serviti e comodi.

​Personaggi e Leggende: Ol Paolì del Cat

​L'ultimo abitante: La memoria del borgo è indissolubilmente legata a Paolo e alla figura di Ol Paolì del Cat (Paolino del Canto), l'ultimo storico residente che si rifiutò di abbandonare le proprie case in pietra e la propria terra.

​Un simbolo locale: Rimanendo a vivere in totale solitudine tra i ruderi senza i moderni comfort quotidiani, Ol Paolì divenne una figura leggendaria per gli escursionisti e gli abitanti della zona, custode di un modo di vivere ormai scomparso.

​Stato Attuale e Architettura
​Strutture in pietra: Oggi il borgo si presenta come un insieme di case coloniche, stalle e cortili edificati con la tipica pietra locale del Monte Canto.

​Avanzamento della natura: Gran parte dei tetti e dei muri perimetrali è crollata o è stata avvolta dalla vegetazione spontanea (edera, rovi e bosco), regalandogli un'atmosfera suggestiva e malinconica.

​Punto di passaggio: Il borgo è una tappa classica per gli appassionati di trekking, mountain bike e passeggiate collinari lungo i sentieri che collegano Pontida con Sotto il Monte e la cima del Monte Canto.

"Ol Paolì del Cat" (al secolo Paolo Panzeri) è una delle figure più emblematiche e nostalgiche della storia recente del Monte Canto.
Mentre tra gli anni '50 e '70 del Novecento l'intera comunità abbandonava il borgo per trasferirsi nei centri di fondovalle serviti da elettricità, acqua corrente e strade carrabili, Paolino scelse con ostinazione di non andarsene mai.

Chi era e come viveva

L'ultimo eremita del Canto: Visse per decenni in totale solitudine tra i muri in pietra della sua antica dimora, rifiutando le comodità moderne e mantenendo uno stile di vita del tutto arcaico e legato ai ritmi della natura.

Custode del monte: Era solito accogliere i rari escursionisti, cacciatori o passanti che salivano in quota, raccontando la storia delle case, della chiesetta di Santa Barbara e delle tradizioni contadine ormai evaporate.

Il simbolo del declino: Per la gente della Val San Martino e dell'Isola Bergamasca, Ol Paolì rappresentava il filo conduttore tra la memoria viva di una civiltà rurale secolare e il progressivo inesorabile decadimento del borgo inghiottito dal bosco.

La sua scomparsa
Morì in silenzio un giorno d'inverno nel 2001 a 87 anni, segnando ufficialmente il punto di non ritorno: con la sua scomparsa il Borgo del Canto cessò definitivamente di essere un luogo abitato, trasformandosi a tutti gli effetti nel "borgo fantasma" che conosciamo oggi.

Il Santuario di San Patrizio è uno dei monumenti religiosi e architettonici più iconici della media Val Seriana. Arrocca...
08/09/2026

Il Santuario di San Patrizio

è uno dei monumenti religiosi e architettonici più iconici della media Val Seriana. Arroccato su uno sperone di roccia lungo le pendici del Monte Cavlera, domina l'abitato di Colzate e la piana di Vertova.

​Origini e Leggenda

​L'Intitolazione Unica: È uno dei pochissimi luoghi di culto in Italia dedicati a San Patrizio, patrono dell'Irlanda.

​La Leggenda dei Mercanti:
La tradizione vuole che la devozione sia nata nel Medioevo (attorno al XII secolo) grazie ad alcuni mercanti irlandesi (o secondo un'altra versione, mercanti bergamaschi di ritorno dalle Isole Britanniche) che si rifugiarono nella valle e trovarono scampo da un pericolo per intercessione del santo.

​Costruzione in Più Fasi: Il complesso nacque inizialmente come piccola edicola o ca****la rupestre nel XIII secolo, per poi espandersi tra il XVI e il XVII secolo fino ad assumere le imponenti forme attuali.

​Architettura e Struttura

​Conformazione da "Fortezza": Il santuario ha l'aspetto di un borgo fortificato o di un piccolo monastero terrazzato, sorretto da maestosi archi e portici a loggiato che affacciano sulla valle.

​La Chiesa Superiore (Seicentesca): È la struttura principale, caratterizzata da una sola navata con ricche decorazioni, altari lignei di pregio e affreschi dedicati alla vita di San Patrizio.

​La Ca****la Antica (Sacello Inferiore): Costituisce il nucleo originale del XIV secolo, scavato in parte nella roccia, che conserva cicli di affreschi votivi medievali e rinascimentali.

​Il Porticato (Loggiato): La balconata ad archi offre un punto panoramico sulla media Val Seriana e sulla piana sottostante.

​Informazioni Pratiche e Accesso
​Ubicazione: Via San Patrizio, 26, Colzate (BG).
​Come Arrivare:
​In auto: Da Colzate si risale la strada panoramica e asfaltata che porta al parcheggio situato ai piedi della scalinata del santuario.

​A piedi: È raggiungibile percorrendo l'antica mulattiera/sentiero storico che parte dal centro abitato di Colzate (circa 20-30 minuti di cammino in salita).

​Visite e Apertura: L'interno e l'area monumentale sono gestiti dalla Parrocchia di Colzate; gli orari di apertura ordinari per le visite sono generalmente nel pomeriggio (indicativamente 13:30–17:30

Indirizzo

Bergamo

Telefono

+393385982815

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