10/08/2022
Giuseppe Sicoli ph., attento😎!!!
REVENGE...
Sempre più piccoli e veloci, sempre più capaci di elaborare miliardi di operazioni al secondo.
Mille occhi, mille cuori, mille cervelli pensanti pronti a risolvere ogni genere di problema.
Perché non c'è più tempo.
Il mondo corre.
E noi con lui.
Altrimenti si rischia di rimanere indietro, lontano dal centro nevralgico della vita, tagliati fuori dalla società.
Minuscoli gingilli tecnologici in grado di far volare aerei, navigare a pelo d'acqua enormi transatlantici sfruttando il genio del buon Archimede, esplorare i confini dell'universo.
Ma anche capaci di cucinare ogni genere di pietanza, di contare i passi percorsi nel corso di una giornata qualunque, e di guidarci attraverso stradine strette e tortuose verso un'improbabile meta.
Di farci sentire connessi.
Il genere umano sembra non poter più fare a meno di loro.
Microprocessori, nanoprocessori, "nullaprocessori".
La realtà è che ci troviamo a un passo dal computer quantistico.
Forse, nascosto in qualche bunker nel New Mexico, esiste già.
Per decenni l'aumento della potenza dei computer è andato di pari passo con la miniaturizzazione dei circuiti elettronici, fenomeno codificato empiricamente nella legge di Moore: la densità dei transistor su un microchip e la relativa velocità di calcolo raddoppiano ogni diciotto mesi.
La miniaturizzazione dei componenti, però, si è fermata alle soglie della meccanica quantistica, rendendo impossibile aumentare ulteriormente la densità dei transistor e la riduzione delle dimensioni dei circuiti integrati.
Con una felice intuizione dell'informatica teorica, la meccanica quantistica è stata trasformata in un'opportunità per realizzare macchine con una potenza di calcolo enormemente superiore ai computer convenzionali: i già citati computer quantistici.
Tutto molto bello.
Tutto molto "scienza che insegue la fantascienza, che a sua volta si trasforma di nuovo in scienza".
Asimov e Dick se la riderebbero di gusto davanti a tutto questo ben di Dio!
Già, Asimov e Dick.
Visionari.
L'aquila, grazie alle sue caratteristiche di grosso rapace, dalla vista acutissima, dal volo maestoso, dalla capacità di volare ad altezze irraggiungibili e piombare con velocità impressionante sulle prede, ha destato in tutti i popoli antichi il mito dell'invincibilità, paragonato ora al sole, ora al messaggero degli dei o allo stesso Dio.
Se il leone è ritenuto il re degli animali terrestri, l'aquila è la regina dei volatili.
Nell'antica arte sumerica si trovano reperti archeologici che mostrano un animale con corpo di aquila e testa di leone: emblema di sovranità sulla terra e sull'aria.
Come tutti i rapaci, anche le aquile, dopo aver immobilizzato la vittima, iniziano a divorarla ancora viva e, spesso, la inghiottono intera per poi rigettarne ossa, penne e piume che non riescono a digerire.
Aquila contro drone.
Analogico contro digitale.
Decenni di evoluzione contro millenni d storia.
Una battaglia impari.
Una sorta di resa dei conti scontata.
Aquila mangia drone.
Al diavolo la meccanica quantistica e il principio di indeterminazione di Heisenberg!
Al diavolo persino Einstein.
L'aquila acchiappa il drone e tutto quanto finisce ancor prima di cominciare.
Non ci sono più bersagli da colpire, innocenti da giustiziare, nessuna guerra da combattere spaparanzati sul divano a sorseggiare Martini.
La natura riprende il suo ruolo di regina.
Un ritorno al potere in p***a magna.
E' finita.
O forse è solo l'inizio di qualcosa che riprende le fila del discorso.
Quello lasciato in sospeso dopo l'ultima era glaciale.
L'aquila azzanna il drone, poi lo sputa, schifata.
Quella specie di uc***lo è immangiabile.
Merita di estinguersi.
Adesso.
E si estinguerà.
Questione di anni, forse di decenni, ma succederà, è inevitabile.
Perché la velocità di calcolo, di pensiero, la velocità nel dare risposte senza saper fare le domande giuste, non serve a nulla.
La tecnologia corre veloce, la natura ha imparato ad assaporare la lentezza.
La tecnologia risolve problemi, la natura evita di crearli.
La tecnologia crea dipendenza, la natura disintossica.
La tecnologia è stupida.
La natura, invece, no.
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