Le Ali di Aldo

Le Ali di Aldo Livio Prati è milanese e nel 2015 e 2020 ha pubblicato "Le Ali di Saffo", una storia d'amore del '900

L'8 giugno succederanno due cose.La prima è che finirà l'anno scolastico.La seconda è che uscirà il mio quarto romanzo:L...
30/05/2026

L'8 giugno succederanno due cose.
La prima è che finirà l'anno scolastico.

La seconda è che uscirà il mio quarto romanzo:

Le Ali e i Gironi – Sciarada Dantesca

Con questo libro si conclude quella che, con un po' di ironia e parecchia presunzione, ho chiamato negli anni La Quadrilogia delle Ali.

Tutto è nato da una vecchia Divina Commedia del 1926, commentata da Isidoro del Lungo, ereditata da una zia di Cento che, senza volerlo, ha finito per diventare uno dei volti nascosti della storia.

Non è un saggio su Dante.
Non è un romanzo storico.
Non è nemmeno un giallo.

Oppure, forse, è un po' tutte queste cose insieme.

Tra Milano, Palermo, l'Etiopia e il liceo Berchet del 1957-58, una misteriosa Sciarada si dipana attraverso alcuni canti della Commedia, tra fogli nascosti, scelte, libertà, memoria e verità mai dette fino in fondo.

Dedico questo libro a Vittoria, che proprio in quei giorni concluderà la seconda elementare e compirà i suoi magnifici otto anni.

Probabilmente non leggerà mai Eva e Maria.

Ma va bene così.

Questo post, invece, lo dedico alle maturande e ai maturandi classici, a chi ama Dante, a chi ama le sciarade e anche a chi, per qualche motivo, non ha niente di meglio da fare che aspettare il mio prossimo post.

Il link arriverà tra pochi giorni.

23/04/2026

CATANZARO E MILANO: due tragedie unite da un filo invisibile.
La cronaca di oggi ci parla di una madre che, a Catanzaro, si è lanciata nel vuoto con i suoi tre piccoli. Un gesto estremo che ci lascia muti, feriti, impotenti. Oltre all'orrore delle guerre infami, ci sono abissi dell'anima che non smettono di interrogarci.
Eppure, scavando nel passato, ritroviamo lo stesso smarrimento, la stessa disperazione che esplode tra le mura domestiche quando il mondo fuori diventa troppo violento.
(Stralcio da "Le Ali di Saffo – Una storia d’amore del ‘900")
Il 13 Novembre del ’39, a Milano, accadeva questo...
Sventuratamente, quel maledetto lunedì sera, Aldo non riuscì a evitare un violento scontro verbale con alcuni soci del Circolo Filologico — accaniti sostenitori delle leggi razziali. Ne fu turbato al punto da avere un forte malore, attenuato solo da un farmaco d'emergenza.
Per rientrare a casa, convinto che il moto gli avrebbe fatto bene, percorse a piedi la strada dal centro fino in via Farini. Ma la nebbia scendeva f***a, viscida di fuliggine, e il freddo era gelido.
Quando Nietta lo vide, capì subito: Aldo era pallidissimo. Lui la tranquillizzò, chiedendo solo una cena leggera, ma i piccoli Tullio e Rosella lo reclamavano per giocare sul lettone. Fu allora che accadde l'irreparabile: i bimbi furono terrorizzati da un mare di sangue che invase la camera. A nulla servirono i soccorsi.
Nietta, incinta all''ottavo mese e in preda a una follia improvvisa, tentò di gettarsi dalla finestra. Fu fermata a stento, sedata e portata via in ambulanza. Una vita spezzata, un’altra sospesa sull’abisso.
📖 Per approfondire questa storia, leggi sul web:
LE ALI DI SAFFO - UN AMORE DEL '900

Le Ali di Zoraide: Femminicidio a BreraUn viaggio onirico tra il culto della forza e la ricerca del riscatto"Le Ali di Z...
20/04/2026

Le Ali di Zoraide: Femminicidio a Brera

Un viaggio onirico tra il culto della forza e la ricerca del riscatto

"Le Ali di Zoraide" di Livio Prati jr. è un romanzo che sfida i confini del tempo e della memoria, muovendosi lungo un arco di settant'anni in cui la storia individuale di un uomo si specchia nelle piaghe della Storia collettiva.

La Bellezza come Ossessione: Da Brera alla Finestra

Il motore della narrazione è la "folgorazione" per la bellezza, un’attrazione estetica che per il protagonista, Leo, assume i contorni di un destino. Il filo rosso del desiderio unisce due momenti distanti: dal n**o di Zoraide nell’accademia di Brera del dopoguerra, a quello della nipote di Ivette, intravisto oggi da una finestra. È una ricerca incessante che fa da cornice a due eventi tragici: un primo femminicidio rimasto avvolto nel mistero del passato e un secondo che si manifesta in una dimensione più onirica che reale, quasi fosse una proiezione delle colpe mai espisate.

Il Mito della Forza e la Scala di Sisifo

Attraverso un gioco sapiente di flashback, emerge la vita disordinata di Leo, ex paracadutista della Folgore sempre teso verso l'ideale dell'uomo forte. Tuttavia, la sua non è la parabola di un gaudente, ma una scalata faticosa e solitaria. Leo appare come un moderno Sisifo, condannato a trascinare il peso delle proprie scelte e dei propri trascorsi — dal passato coloniale alle ambizioni della giovinezza — su per le scale di un'esistenza che si scontra con la fragilità della carne.

Tra Solitudine e Nuovo Ordine Mondiale

Il presente restituisce l'immagine di un uomo simile a un vecchio pellerossa ritiratosi sulla montagna: un osservatore solitario del degrado cittadino e del caos del nuovo "ordine mondiale". Sullo sfondo di guerre globali e di una società in disfacimento, Leo constata con amara lucidità l'aumento dei femminicidi contemporanei. Questo macabro ritorno della cronaca lo riconduce fatalmente al proprio passato, innescando un processo di revisione interiore dove il tempo presente e quello lontano si fondono.

Il Sogno di un Riscatto

Nelle pagine finali, il realismo cede il passo a una dimensione onirica. È in questo spazio sospeso che emerge la speranza di una nuova vita. Il romanzo si chiude non su una condanna definitiva, ma sulla possibilità di un riscatto: la trasformazione di una vita vissuta all'ombra della "forza" in un'esistenza che finalmente intravede, nelle ali della protezione e della memoria, una forma superiore di pace.

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Le Ali di Zoraide" di Livio Prati jr analizza il dramma dei femminicidi attraverso la figura di Leo, incarnazione dell'o...
20/04/2026

Le Ali di Zoraide" di Livio Prati jr analizza il dramma dei femminicidi attraverso la figura di Leo, incarnazione dell'ossessione per l' "uomo forte" e della supremazia maschile. Il romanzo decostruisce questo modello di dominio, collegandolo a un passato coloniale e alle attuali spinte sovraniste che alimentano una cultura della violenza.
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TRUMP... Lo chiamavano Trinità?🌍 Le Ali di Zoraide – Femminicidio a Brera (2024/25)Supremazia, Guerre, crollo della demo...
14/04/2026

TRUMP... Lo chiamavano Trinità?
🌍 Le Ali di Zoraide – Femminicidio a Brera (2024/25)

Supremazia, Guerre, crollo della democrazia, ritorno del colonialismo... l' "Uomo forte"!?
Nel degrado di Milano, Leo – come un vecchio pellerossa in attesa sul monte – rincorre nei sogni l’Amore perduto, la Bellezza, la Verità... e un fragile riscatto dalle colpe di una vita.

👉 Un romanzo che intreccia memoria, mistero e denuncia sociale.

📖 Disponibile qui:

Le Ali di Zoraide: Femminicidio a Brera

10/04/2026

MARZULLATA - È meglio essere giudicati per ciò che non si e fatto, oppure per ciò che si è fatto?

FILM - "Un’altra casa nel bosco"Un vecchio si aggira nella sua casa, isolato. Non come un leone in gabbia, ma come un pa...
28/03/2026

FILM - "Un’altra casa nel bosco"
Un vecchio si aggira nella sua casa, isolato. Non come un leone in gabbia, ma come un padrone assoluto — o forse, più ancora, come uno zelante maggiordomo, geloso custode dei suoi pochi beni.
Ogni gesto è parte di un film. Il suo film.
Lui ne è l’unico protagonista e l’unico spettatore.
Un sogno, un’illusione, forse un compiacimento.
Le scene si ripetono, quasi sempre uguali. Non sono studiate, non esiste un vero ciak. Eppure tutto sembra obbedire a una regia invisibile, a uno sguardo occulto che lo guida e lo osserva.
L’atmosfera è quella di un pubblico assente e presente insieme, venuto da un altrove immaginario: occhi che sono i suoi stessi occhi, pronti a giudicare o ad applaudire.
E tuttavia il vecchio lo sa: quel film non lo vedrà mai nessuno.
E forse è proprio questo che vuole. Essere l’unico spettatore delle proprie gesta, compiacersene o rifiutarle. La parte se l’è assegnata da solo, e la recita con rigore, quasi con devozione.
Gli altri — quelli veri — non ci sono. E, in fondo, è giusto così: hanno le loro vite, altro da fare.
Ma non è del tutto solo.
C’è sua moglie.
Allettata da anni, prigioniera di un Alzheimer avanzato.
È diventata fragile e buona come una bambina: le mani raccolte in grembo, come in castigo, ma già perdonata per una colpa dimenticata.
Sta lì, in silenzio, come in attesa di qualcosa che non appartiene più a questo mondo.
E ogni tanto gli regala un sorriso piccolo, timido, che arriva da lontano.
L’uomo, nonostante gli acciacchi della vecchiaia — del corpo e della mente — ha allontanato tutto: le quattro badanti premurose, anche per necessità economiche; le rare visite dei parenti; persino quel minimo sindacale di assistenza sociale, vissuto ormai come inutile.
Così il suo isolamento è diventato una casa nel bosco. Felicemente.
Eppure, un’alternativa l’aveva immaginata.
Non qualcosa di estremo o drammatico, ma una forma di resistenza. Di salvezza.
Si vedeva in cima a una montagna, come un vecchio pellerossa, in attesa di un’ispirazione — o di qualsiasi altra cosa.
Aveva sfiorato anche un pensiero più radicale, affascinante e terribile insieme, come quello di Mario Monicelli. Ma lo avevano fermato la responsabilità, forse la paura.
In ogni caso, sentiva che la zavorra andava alleggerita.
E sua moglie — senza colpa — era diventata la sua dolce carceriera.
Una catena che ormai aderiva alla carne, accettata quasi con gratitudine.
Come la madre della casa nel bosco, in una forma di dedizione ostinata, l’uomo ha deciso di restare. Senza più aiuti, senza più badanti, convinto di poter provvedere a tutto.
Non certo educare, come quella madre faceva con i figli, ma affrontare ogni gesto necessario: quelli più umili, più duri, più invisibili.
Un carico sproporzionato per il suo corpo.
Eppure, proprio lì, qualcosa sembra trasformarsi.
Quella fatica impossibile diventa, a tratti, una nuova linfa vitale.
Forse è questa la sua vera parte.
Forse è questo, alla fine, il suo film.
LPjr - 27.03.3026

È una regola...Edoardo Bennato - Allora, avete capito o no! - YouTube
12/03/2026

È una regola...

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Edoardo Bennato - Allora, avete capito o no!Ma chi l'ha detto? ma dove sta scritto? ma chi l'ha deciso? ma chi l'ha stabilito?E' una regola è una convenzione...

GLI ABBRACCI E LE CAREZZEPer oltre sessant’anni lui l’aveva stretta a sé, quasi senza accorgersene, in un rapporto fisic...
10/03/2026

GLI ABBRACCI E LE CAREZZE
Per oltre sessant’anni lui l’aveva stretta a sé, quasi senza accorgersene, in un rapporto fisico naturale, a volte persino giocoso, ma mai brutale. Non c’era morbosità, né trasgressione, né libidine; tanto meno quell’amore romanzesco o idilliaco che riempie le pagine dei libri.
Forse c’era soltanto la normalità.
Forse c’era il bisogno semplice e vitale di vivere, lo stesso bisogno di mangiare, di correre, di respirare.
Forse era l’entusiasmo di cullarsi a vicenda, di giocare come cuccioli all’aria aperta, di rotolarsi su un prato o fra le onde del mare, lasciando che il corpo parlasse con la leggerezza dell’infanzia.
Ora, invece, da ultraottuagenari, lei è rigida e immobile nella nebbia dell’Alzheimer...
Quasi muta: poche sillabe incomprensibili, qualche rara occhiata — non sempre perduta nel vuoto — e talvolta ancora viva come un tempo, accompagnata da un timido sorriso.
Ma più spesso sembra una bambina impaurita, come se fosse in castigo dopo una piccola marachella. Sta lì, con le mani conserte sul petto, come in attesa di prendere il volo.
Eppure, quasi per miracolo, qualcosa riaffiora ancora: un barlume di sensibilità, forse del corpo, forse anche della mente.
Forse sono proprio questi ultimi abbracci, queste carezze e questi baci che cercano di diventare, ancora una volta, una piccola, ostinata linfa di vita.
LPjr39 - 10.03.2025

Indirizzo

San Donato Milanese
20097

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