Le Ali di Aldo

Le Ali di Aldo Livio Prati è milanese e nel 2015 e 2020 ha pubblicato "Le Ali di Saffo", una storia d'amore del '900

09/09/2026

9 settembre. Nasce Cesare Pavese.
Nel Mestiere di vivere, «tutto», «sempre», «assoluto» accompagnano la sua solitudine. Il «forse» è più raro: anche l'incertezza sembra avere, in Pavese, qualcosa di definitivo.

25/08/2026

Alzheimer...

Da oltre un’ora è sul terrazzo, nella carrozzina che ormai sembra essere diventata parte di lei: una protesi, più che un oggetto. L’aria appena ventilata le sfiora il viso, ma il resto del corpo rimane quasi immobile.

Ha ottantaquattro anni e da dieci convive con l’Alzheimer.

Eppure, a guardarla, non sembra triste. Lo sguardo è sereno, quieto, quasi rassegnato. Ma vaga altrove, in un luogo che soltanto lei sembra poter vedere.

Ogni tanto mormora.

Non sono propriamente parole. Sono bisbigli, piccoli borbottii, sillabe appena accennate, una nenia dolcissima che affiora e poi si interrompe. Poi una pausa. Come se stesse riflettendo. Come se cercasse, nella parte più remota della memoria, la sillaba successiva per continuare un discorso.

E allora viene spontaneo pensare che stia parlando con qualcuno.

Con sé stessa, forse. Con qualche ombra. Con volti che non possiamo più vedere. Con presenze rimaste vive soltanto nella sua mente.

Non so se sia ancora linguaggio. Forse è qualcosa che viene prima, o dopo, delle parole. Una sorta di conversazione senza parole, un dialogo di cui a noi è rimasto soltanto il suono.

Le sue vocalizzazioni sono dolci, tenere. A tratti sembrano quasi una preghiera, ma senza la solennità di un rosario: più intime, più primitive, come se appartenessero a un’età remotissima dell’uomo, quando per comunicare bastavano il tono della voce, una pausa, una sillaba.

Intorno a lei continuano a esistere le cose del nostro mondo.

La luce. Il vento. I rumori della strada.

Perfino una vespa le gira intorno, insistente, e per un momento le sfiora il viso con il suo ronzio. Lei non reagisce. È come se quel rumore appartenesse a un'altra realtà, distante quanto la nostra dalla sua.

E continua a mormorare.

Forse racconta qualcosa.

Forse ascolta qualcuno che noi non sentiamo.

Forse sta semplicemente cercando, una sillaba dopo l’altra, di tenere insieme i frammenti di un linguaggio che si sta dissolvendo.

E mi viene da pensare che non sia corretto chiamarlo un parlare "senza senso". Il senso può esserci, anche quando noi non siamo più capaci di raggiungerlo.

Lei sembra abitare un mondo che ci è diventato invisibile.

Non so se sia un mondo di ricordi, di persone, di immagini, di sogni o soltanto di frammenti. So soltanto che, mentre la guardo, ho l'impressione che stia conversando con qualcuno.

Con un mondo che non possiamo più vedere.

E forse è proprio questa la cosa più struggente: non che lei abbia smesso di parlare, ma che noi abbiamo ormai perso la chiave per capire ciò che dice.

Così rimango ad ascoltarla.

Senza interromperla, senza domandarle cosa stia dicendo.

Perché forse non è necessario capire.

Forse, qualche volta, basta essere lì.

Ad ascoltare un dialogo di cui ci è rimasto soltanto il suono.

Lpjr39 - 24.08.2026

Ancora Femminicidi!  e... non si fermano, nemmeno a Ferragosto!!"Le ALI di ZORAIDE": Femminicidio a BRERA. (di Livio Pra...
20/08/2026

Ancora Femminicidi! e... non si fermano, nemmeno a Ferragosto!!

"Le ALI di ZORAIDE": Femminicidio a BRERA. (di Livio Prati jr)

Clicca per anteprima:

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Più che un manifesto contro la violenza dell'‘uomo forte’ sulle donne, il romanzo sembra raccontare un ‘riscatto onirico’ del protagonista, un percorso profondamente personale e introspettivo. La lotta contro la violenza di genere resta sullo sfondo, quasi come una cornice tematica, mentre al centro emerge la tensione tra la memoria e l’oblio, il desiderio di redenzione e la complessità della natura umana.

Le Ali di Zoraide: Femminicidio a Brera

17/08/2026

17 agosto 2026

Viviamo in un tempo di metamorfosi.

Kafka ci ha mostrato Gregor Samsa che, trasformato in insetto, diventa improvvisamente estraneo alla propria famiglia e, infine, sacrificabile. Ovidio, molto prima, aveva fatto delle Metamorfosi il racconto di un mondo in cui tutto cambia forma: uomini, dèi, identità, potere.

E oggi? Forse la metamorfosi più inquietante è quella di una società che trasforma le persone in numeri, il dolore in spettacolo, la tragedia in audience e l'indignazione in pochi secondi di attenzione.

Anche i media rischiano di diventare parte di questa trasformazione: non più lo specchio della realtà, ma il laboratorio in cui la realtà viene continuamente deformata per essere consumata.

La domanda, allora, non è soltanto in cosa ci stiamo trasformando, ma chi sta decidendo la forma che dobbiamo assumere.

Perché una società che smette di interrogarsi sulle proprie metamorfosi rischia, prima o poi, di non riconoscersi più allo specchio.

Lpjr39

04/08/2026

NON SE NE ESCE...

R€NZI & Co, coi vari infiltrati, è il male assoluto del PD e del CSX.
Lui è pronto per guidare FORZA ITALIAVIVA (col morto che rivive!)

(copio e incollo)

IL MURO DI GHIACCIO DEL "CAMPO LARGO": LA MUTAZIONE GENETICA DEL PD E L'ABISSO DELLA GUERRA

"La risposta di Elly Schlein non è una risposta, è un gioco di parole. Richiamare Giuseppe Conte sul metodo è ridicolo e fuorviante: la verità è che il nodo da sciogliere è la guerra, il riarmo e la totale subalternità alle agende atlantiche."

È tempo di mettere da parte le ipocrisie e guardare in faccia la realtà di un centrosinistra lacerato da contraddizioni insanabili. La polemica scoppiata attorno alle parole di Giuseppe Conte e alla replica della segretaria del PD conferma ciò che molti cittadini denunciano da tempo: il cosiddetto "campo largo" è tenuto insieme da un filo sottilissimo, destinato a spezzarsi davanti alle scelte cruciali per il Paese.

La mutazione genetica: che cosa è diventato davvero il PD?
Non è rimasto più nulla della sinistra nei corridoi del Nazareno. Il Partito Democratico ha completato da tempo una mutazione genetica irreversibile, trasformandosi in un coacervo di ex margheritiani, reduci del giglio magico e sodali di Matteo Renzi. Non hanno più alcuna vicinanza reale al popolo, ai lavoratori, alle periferie o ai ceti in difficoltà: sono l'espressione politica delle élite, dei salotti buoni, delle tecnocrazie europee e delle lobby delle armi.

Questo blocco moderato, conservatore e atlantista non si è mai liberato della sua anima profonda. Quando Renzi ha scisso la sua corrente per fondare Italia Viva, ha lasciato dentro al PD una folta schiera di fedelissimi e colonnelli — organizzati storicamente nell'area di Base Riformista — che fungono da veri e propri cavalli di T***a. Sono loro la spina dorsale che impedisce qualsiasi svolta progressista e garantisce l'asservimento del partito ai diktat militari e finanziari.

I "Cavalli di T***a" che blindano la linea moderata e atlantica:

Lorenzo Guerini: Capofila storico di Base Riformista ed ex ministro della Difesa, architetto di una linea militare e atlantista intransigente che ha legato indissolubilmente il PD alle logiche della NATO.

Luca Lotti: Il custode della continuità di potere e delle trame di apparato dietro le quinte del Nazareno.

Simona Malpezzi: Voce di punta della linea centrista e governista, lontana da qualsiasi istanza radicale o popolare.

Dario Parrini: Renziano di ferro della prima ora, installato nei gangli vitali del partito per sterilizzare ogni ritorno alle radici laburiste.

Il metodo Conte contro le furbizie del Nazareno
Giuseppe Conte ha sempre sostenuto una linea limpida: il programma della coalizione viene prima della scelta del leader e solo successivamente, attraverso un percorso di partecipazione popolare e aperta — come quello promosso a Nova e attraverso le primarie —, si sceglie il miglior interprete di quei contenuti. Pretendere di capovolgere questo ordine o liquidare la proposta di far decidere ai cittadini significa voler aggirare il problema.
La Schlein sa benissimo che il vero nodo gordiano è rappresentato dalla guerra e dal riarmo. La posizione di Conte è netta: nessun voto a favore di ulteriori invii di armi. Ma qual è la posizione reale del Partito Democratico? Le interviste e la linea atlantista non lasciano spazio a dubbi, rendendo inevitabile la spaccatura in Parlamento. Se la distanza sul terreno della pace si sancisce con il voto, lo slogan dell'unità a tutti i costi assume un sapore tragicomico.

Quando la Schlein afferma che il futuro leader deve guidare "tutta la coalizione e non solo il suo partito", traduce implicitamente un diktat: i paletti posti da Conte contro il riarmo sono considerati incompatibili con la linea del PD. Il messaggio è che Conte deve abbassare la cresta e accettare di stare nella coalizione alle loro condizioni, facendosi da parte se non si allinea.

I peccati originali e l'orizzonte dell'abisso
Se oggi ci troviamo sull'orlo del baratro, gran parte della responsabilità risiede nelle scelte storiche compiute da una classe dirigente che ha smarrito la bussola:

Se il PD avesse scelto con coraggio la via negoziale tracciata dall'articolo 11 della Costituzione;
Se avesse rifiutato di suonare la grancassa dell'agenda Draghi;
Se si fosse opposto — anziché subire passivamente — a quel colpo di spugna che fece saltare l'accordo di Istanbul a soli due mesi dall'inizio del conflitto in Ucraina per chiudere la guerra;
..oggi non saremmo a fare i conti con bollette insostenibili, con la paura viscerale che i nostri figli vengano chiamati al fronte, e con il terrore di sprofondare nell'abisso economico e sociale programmato dai tecnocrati.

Il governo Meloni e la difesa del sistema
Dall'altra parte della barricata, il governo di Giorgia Meloni porta la prima e principale responsabilità di questa deriva: deliri patriottici di facciata uniti a un'indifferenza totale verso le reali condizioni di vita di milioni di italiani. Un esecutivo che ha scelto di servire la guerra, schierato a difesa del mercato, della speculazione finanziaria, dei produttori di armi e delle lobby che l'hanno voluto come testa d'ariete per difendere il sistema con il bastone anziché con la carota.

Questo governo non si sconfigge con le ambiguità, con i tatticismi di palazzo e con coalizioni forzate. Si batte unicamente tornando a una chiara scelta di campo, chiamando a raccolta il popolo italiano intorno a obiettivi inequivocabili, che impongono di pronunciare molti NO coraggiosi:

No al riarmo e alla follia dell'economia di guerra;

No alla subalternità economica che affama i lavoratori;

No a un'Europa ridotta a caserma della NATO.

Il PD questi "NO" non ha mai avuto il coraggio di pronunciarli. Continuare ad attendere un "ravvedimento operoso" di chi custodisce le chiavi delle élite dentro il partito significa solo camminare bendati verso l'abisso.

Indirizzo

San Donato Milanese
20097

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