Moving Records and Comics

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Babele, dell'organizzazione e sponsorizzazione di incontri ed
eventi in ambito artistico, culturale e musicale.

17 RE LIVE 1986–2026 | EDIZIONE LIMITATA📢 Solo in prevendita e disponibile esclusivamente su ordinazioneAvete tempo fino...
25/08/2026

17 RE LIVE 1986–2026 | EDIZIONE LIMITATA

📢 Solo in prevendita e disponibile esclusivamente su ordinazione

Avete tempo fino al 30 agosto 2026 per ordinare la vostra copia in edizione limitata di 17 RE LIVE 1986–2026, la versione live registrata durante il tour che celebra i 40 anni di uno degli album cult dei Litfiba.

L’album contiene la versione live di tutti i brani dell’originale “17 Re”, oltre alla title track “17 Re”, la canzone esclusa all’epoca dalla tracklist originale e pubblicata solo quest’anno, in occasione del 40° anniversario.

Disponibile in: 2LP Black 180gr oppure in CD

ATTENZIONE: la prevendita termina il 30 agosto 2026!

22/08/2026

Parte 2

Anche la dimensione live è uno dei punti di forza espressivi dei GY!BE, con queste premesse compositive facile non attendersi un “semplice intrattenimento": I nostri mettono in scena un vero e proprio rituale sonoro dove, come detto, l'arte “materiale” va di pari passo anche con con il loro impegno politico e sociale viscerale, e quindi prende forma l’ulteriore plus alla loro musica che è l’aspetto visivo e cinematografico, che accompagna le esibizioni sonore con stranianti proiezioni fatte di montaggi fotografici apparentemente caotici ma molto centrati con il mood espressivo, una vera e propria cinematografia d’avanguardia applicata alla musica.

In sostanza la loro è una miscela unica che parte dal post-rock per fondere drone, avanguardia concreta e rigore classico, esplodendo poi in quei tipici crescendo devastanti. Sono cavalcate epiche e travolgenti e, quando l'epica prende il sopravvento, si raggiungono picchi emozionali da brividi.

I GY!BE vanno ben oltre la concezione semplicistica di fare musica. Per questo rilancio la mia provocazione iniziale: per me questa è la vera espressione moderna della musica classica.

Se un genio dell'avanguardia come Stravinsky fosse vivo oggi, probabilmente suonerebbe proprio così…forse..chissà…

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21/08/2026

Parte 1
E se band come i Godspeed You! Black Emperor fossero la vera evoluzione ed espressione moderna della musica classica?
Ovviamente la mia è una provocazione, di quelle che fanno drizzare i peli ai puristi, ma da un certo punto di vista può anche avere un senso a mio parere (ricordando che comunque si sta parlando di ambito rock)

Se negli anni '70 il Progressive Rock ha tentato per primo di allacciare e abbracciare in questo ambito il mondo del sinfonismo classico e di spezzare i confini dei 3 minuti della classica canzone per lanciarsi in territori e minutaggi decisamente più liberi e avventurosi, recuperando in un certo senso dettami classici dei grandi compositori del passato, la vera mutazione genetica di quel sinfonismo si è compiuta con l'avvento di certo Post-Rock, quello più dilatato e meno ruvido e matematico. Ed in questo ambito con i Godspeed You! Black Emperor non si tratta neppure di un semplice genere, ma di un'estensione dell'espressione: composizioni che si dilatano in vere e proprie suite, rinunciando alle strutture convenzionali per abbracciare l'ampiezza del sinfonismo.

Il collettivo canadese politicizzato è strutturato come una comune, il cui impegno sociale ne ha segnato l'estetica, la proposta, e persino le loro architetture armoniche: Dall'esordio di F♯ A♯ ∞ (1997/1998) costruito su tensioni in Fa # e La # proiettate all'infinito fino al capolavoro del 2000, Lift Your Skinny Fists Like Antennas to Heaven si presentano con un approccio compositivo denso, tra improvvisazione e rigore, che per audacia e visione mi azzardo provocatoriamente (per molti) e idealmente ad accostare con i grandi spessori di Stravinsky o Bartók, pur ovviamente con le dovute ed enormi differenze del caso per ciò che concerne il risultato finale

Continua in Parte 2

🎧

14/08/2026

Buon Ferragosto dal Moving!

I nostri consigli per superare la giornata:

🎶 Un Sacco Bello (Colonna Sonora), Ennio Morricone
🎶 Blues for the Red Sun, Kyuss
🎶 A Trip To The Moon, Ghost Funk Orchestra
🎬 Il Grande Passo, Antonio Padovan

11/08/2026

PARTE 02 — la struttura interna dei brani del disco si esplicita nel tema intro iniziale di Evaporazione dove Stratos con la sua caratteristica teatralità “annuncia” l’incidente su un tappeto rumoristico di synth e rasoi elettrici che convogliano nell'irresistibile ritmo funky-jazz di Diforisma Urbano per poi passare in rassegna una per una le tre ipotesi di ricostruzione del mondo che ne costituiscono l’ossatura: il potere agli anziani, il potere alle donne, il potere ai bambini.
È interessante osservare come queste tre possibilità non siano soltanto un espediente narrativo, ma diventino altrettante occasioni per spingere la musica verso territori differenti. Da Gerontocrazia, la cui intro è una ninna nanna tradizionale greca cantata dagli anziani ai bambini, molto dolce e rassicurante che ha lo scopo di simboleggiare ciò che verrà descritto nel brano e cioè il potere agli anziani come sinonimo di sicurezza e stabilità, ma anche come forma quasi soffocante e narcotizzante della creatività in favore di dogmi precostituiti e “rassicuranti”, con la voce di Stratos e la progressiva esplosione free jazz, passando a Scum, che cita lo SCUM Manifesto di Valerie Solanas di fine anni 60, un manifesto femminista molto duro che denunciava in maniera forte una società maschilista in cui la donna aveva poche possibilità di espressione e che (parere personale) oggi il femminismo da “socia-societyl” ha purtroppo perso nella sua identità concentrandosi su istanze superficiali che hanno il solo scopo di puntare il dito verso una presunta “tossicità” senza mai entrare nel merito delle vere e reali problematiche che le donne devono affrontare, per arrivare infine al potere ai bambini con Giro Giro Tondo e Caos parte seconda, dove l’idea di creatività infantile viene trasformata in un vero dispositivo di improvvisazione.
Un brano difficile da ascoltare, quest'ultimo, ma perfettamente coerente con l’idea di creatività, immaginazione del potere ai bambini. Ai musicisti venivano consegnati dei biglietti, ciascuno contenente una diversa sensazione, che dovevano poi interpretare e improvvisare per circa novanta secondi. La sovrapposizione di queste improvvisazioni produce inevitabilmente un risultato caotico, ma è proprio in quel caos che prende forma il senso dell’esperimento.

Anche la formazione, più ampia rispetto al quintetto abituale, contribuisce a rendere Maledetti un oggetto ancora più particolare nella discografia degli Area.
Un disco difficile, tutt’altro che accomodante, e nonostante questo, o forse proprio per questo, ancora oggi il mio preferito.

Se non avete mai affrontato gli Area, è un buon momento per cominciare!

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08/08/2026

PARTE 1- Maledetti (Maudits) compie 50 anni! È stato il mio primo disco degli Area acquistato motivo per il quale per certi versi è il mio preferito, anche se parlare di dischi preferiti relativi agli Area è abbastanza inutile, visto che a mio parere sono tutti sullo stesso piano e fondamentali a loro modo. ma Maledetti mi interessa soprattutto per la sua costruzione. È il primo album degli Area concepito esplicitamente come concept album: una storia che definiscono di “socio-fantapolitica” che parte da un’ipotesi futuribile (la perdita della memoria e della coscienza di una società) per arrivare a interrogarsi sulle possibili forme di ricostruzione del mondo e del potere, affidandolo via via ai 3 pilastri dell’umanità: gli anziani, le donne e i bambini.

E qui musica e concetto diventano inseparabili. La sperimentazione, il free jazz, il rumore, la recitazione di Stratos e i diversi linguaggi musicali semplicemente non convivono, ma sono parte fusa e imprescindibile l’una all’altra della stessa architettura.

Ed è probabilmente questo che rende Maledetti ancora oggi un disco così interessante da analizzare soprattutto per il modo con cui riesce a organizzare materiali molto diversi attorno a un’idea precisa, pur non potendo contare appieno della formazione storica, visto il “mezzo-servizio” di Tavolazzi e Capiozzo nelle registrazioni, ma ancor di più dimostrando grazie a queste “mancanze” la loro idea di “progetto -open” al quale chiunque potrebbe unirsi condividendone gli orizzonti espressivi.

…continua in Reel PARTE 2

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05/08/2026

🦇 La serie TV del 1966, ideata e prodotta da William Dozier, è stata una splendida parentesi “flower-power-pop” che ha rivoluzionato il personaggio trasformando il cupo e gotico Cavaliere Oscuro in un’icona pop, perfettamente inserita nell’estetica beat degli anni ‘60 e contaminata dalla pop art. Un Batman ironico, coloratissimo e inconfondibile, reso celebre anche dalle classiche onomatopee fumettose come ad es. KAPOW!, BAM! e POW!, che accompagnavano gli esilaranti combattimenti contro il villain di turno e le sue squinternate squadre di ceffi al seguito.

Anche i personaggi contribuivano a rendere unica la serie: Batman e Robin con le loro tutine super aderenti che certamente non ne esaltavano la fisicità statuaria, erano al centro di avventure sempre sopra le righe,ma il vero punto forte era la nutrita pattuglia di villain, anch’essi ridisegnati e magistralmente adattati al colorito pop della serie che erano semplicemente straordinari e hanno contribuito a rendere la serie indimenticabile.

Le 120 puntate sono state raccolte in un bellissimo cofanetto Blu-ray, diventato un’edizione di riferimento per tutti gli appassionati, con anche nutrite sezioni di contenuti speciali.
Recentemente per la collana DC Omnibus la Panini Comics ha pubblicato la raccolta della serie Batman ‘66 che Jeff Parker aveva sceneggiato in 30 uscite tra il 2013 e 2016 per omaggiare la serie TV, conservandone i tratti distintivi principali e l’estetica dei personaggi, una vera chicca.
E voi siete d’accordo con Adam West che in una mitica puntata di Big Bang Theory si è definito l’unico vero Batman? E qual’è la vostra onomatopea preferita? La mia senza ombra di dubbio KAPOW!


Panini Comics Italia

01/08/2026

I Litania sono una formazione italo-serba che ha esordito nel 2025 con un omonimo full lenght uscito per la sempre vigile Heavy Psych Sounds. Per i più attenti e curiosi Elli De Mon (Elisa De Munari) non è certamente un nome nuovo del panorama musicale visti già i 3 album all’attivo a suo nome e avevamo anche avuto il piacere di ospitarla e conoscerla qui al Moving durante un incontro de La Musica Parla, confermandone l’enorme spessore artistico e umano.

Dal vivo, però, la sua presenza assume una dimensione ulteriore: una forza espressiva che non ha bisogno di teatralità per imporsi, ma che nasce da una consapevolezza profonda del proprio linguaggio musicale.

Ed è proprio il tema delle radici a costituire il centro di questa esperienza. Una ricerca identitaria che attraversa la musica di Elli De Mon e che nei Litania trova una nuova forma collettiva, diventando terreno condiviso. La territorialità, il legame con l'origine, la memoria e la spiritualità si trasformano in materia sonora, senza mai diventare esercizio stilistico.

Accanto a Elli De Mon, Enrico Baraldi al basso elettrico e ai droni, Emilio Torreggiani e Marco Degli Esposti alla chitarra elettrica e Vlad Markoski alla batteria costruiscono una struttura doom compatta e poderosa. Su questa base si innestano harmonium, sitar e dilruba, insieme a canti ispirati agli antichi raga dell'India, dando vita a un linguaggio che intreccia la densità del doom con una dimensione ipnotica e contemplativa.

In questo equilibrio tra muro sonoro e sospensione, tra peso e trascendenza, Litania trova la propria identità. Prima di parlarne ho atteso di poterli vedere nella dimensione Live. Il cerchio si è chiuso il 24 Luglio al Padova Metal Fest, e oggi posso finalmente dire che questo disco merita di essere riconosciuto per ciò che è: un esordio di grande valore.

Con l'augurio che sia soltanto il primo capitolo di un percorso lungo e ricco di nuova musica.

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Litania Elli de Mon Enrico Baraldi Emilio Torreggiani Marco Priori

29/07/2026

🎵 La Soul Jazz Records è una di quelle etichette a cui sono particolarmente affezionato, a mio avviso una delle realtà più interessanti in circolazione. Fondata nel 1991 da Stuart Baker, nasce dalla sua passione per il reggae, il dub, il funk e la musica latina, una passione che si riflette fin da subito nell'identità stessa dell'etichetta.
Il focus è incentrato alla ricerca e riscoperta di cataloghi culto in un periodo temporale che va dai primi sixties in poi e in tal senso tante gemme sono state recuperate in compilation varie, con un'attenzione particolare alle pubblicazioni provenienti dalla Giamaica o comunque dai paesi latini, centro e sudamericani. Diverse sono le compilation fatte in collaborazione con gli archivi della gloriosa Studio One Records, riportando alla luce come detto non solo dei classici intramontabili ma anche delle vere e proprie chicche oscure uscite solo in ricercatissimi 45 giri diventati di culto.
Tra le pubblicazioni dedicate alle band contemporanee, due nomi sono diventati tra i miei preferiti. I Brown Spirits, dall'Australia, propongono una psichedelia a tratti ruvida e fortemente legata al motorik tedesco e i Trees Speak, duo di Tucson, Arizona, costruiscono invece un suono che unisce kosmische musik, elettronica, psichedelia e persino elementi pop, dando vita a una miscela davvero affascinante.
Se ancora non conoscete la Soul Jazz Records, il mio consiglio è semplice: andate a scoprirla. Sono convinto che rimarrete sorpresi dalla quantità di gemme e di perle che il suo catalogo ha da offrire.

Indirizzo

Via Newton 32
Villorba
31020

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 20:00
Martedì 10:00 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 20:00
Giovedì 10:00 - 20:00
Venerdì 10:00 - 20:00
Sabato 10:00 - 20:00
Domenica 10:00 - 13:00
15:00 - 20:00

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