11/08/2026
PARTE 02 — la struttura interna dei brani del disco si esplicita nel tema intro iniziale di Evaporazione dove Stratos con la sua caratteristica teatralità “annuncia” l’incidente su un tappeto rumoristico di synth e rasoi elettrici che convogliano nell'irresistibile ritmo funky-jazz di Diforisma Urbano per poi passare in rassegna una per una le tre ipotesi di ricostruzione del mondo che ne costituiscono l’ossatura: il potere agli anziani, il potere alle donne, il potere ai bambini.
È interessante osservare come queste tre possibilità non siano soltanto un espediente narrativo, ma diventino altrettante occasioni per spingere la musica verso territori differenti. Da Gerontocrazia, la cui intro è una ninna nanna tradizionale greca cantata dagli anziani ai bambini, molto dolce e rassicurante che ha lo scopo di simboleggiare ciò che verrà descritto nel brano e cioè il potere agli anziani come sinonimo di sicurezza e stabilità, ma anche come forma quasi soffocante e narcotizzante della creatività in favore di dogmi precostituiti e “rassicuranti”, con la voce di Stratos e la progressiva esplosione free jazz, passando a Scum, che cita lo SCUM Manifesto di Valerie Solanas di fine anni 60, un manifesto femminista molto duro che denunciava in maniera forte una società maschilista in cui la donna aveva poche possibilità di espressione e che (parere personale) oggi il femminismo da “socia-societyl” ha purtroppo perso nella sua identità concentrandosi su istanze superficiali che hanno il solo scopo di puntare il dito verso una presunta “tossicità” senza mai entrare nel merito delle vere e reali problematiche che le donne devono affrontare, per arrivare infine al potere ai bambini con Giro Giro Tondo e Caos parte seconda, dove l’idea di creatività infantile viene trasformata in un vero dispositivo di improvvisazione.
Un brano difficile da ascoltare, quest'ultimo, ma perfettamente coerente con l’idea di creatività, immaginazione del potere ai bambini. Ai musicisti venivano consegnati dei biglietti, ciascuno contenente una diversa sensazione, che dovevano poi interpretare e improvvisare per circa novanta secondi. La sovrapposizione di queste improvvisazioni produce inevitabilmente un risultato caotico, ma è proprio in quel caos che prende forma il senso dell’esperimento.
Anche la formazione, più ampia rispetto al quintetto abituale, contribuisce a rendere Maledetti un oggetto ancora più particolare nella discografia degli Area.
Un disco difficile, tutt’altro che accomodante, e nonostante questo, o forse proprio per questo, ancora oggi il mio preferito.
Se non avete mai affrontato gli Area, è un buon momento per cominciare!
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