25/05/2026
La Regina Gioggia, il Generale che Avanza e il Regno nel Panico
Nel Regno dei Fozza Gioggia la situazione era precipitata rapidamente.
Per anni la Regina Gioggia aveva governato tranquilla, circondata dai suoi fedelissimi: il ministro Urloni Salvini detto Pipitone, il mago Fazzolarius delle Supercazzole Strategiche e il cavaliere Mantovanus, che parlava solo per enigmi ministeriali.
Tutto funzionava alla perfezione.
I Fozza Gioggia applaudivano.
I trombettieri di corte urlavano “record storico!” ogni dodici minuti.
E ogni problema del regno veniva elegantemente scaricato:
sui governi precedenti,
sull’Europa,
sui migranti,
sui comunisti,
sul meteo,
oppure direttamente sulla luna piena.
Ma un giorno apparve lui.
Il Generale.
Con gli stivali lucidi, i selfie patriottici e lo sguardo di uno che aveva letto metà Wikipedia e ora voleva conquistare il Regno.
Fondò il movimento Futuro Nazionale, che sembrava inizialmente una sagra di nostalgici, influencer arrabbiati e reduci dei commenti Facebook del 2017.
Eppure cresceva.
Eccome se cresceva.
“Maestà…” sussurrò una notte Fazzolarius entrando trafelato nella sala del trono.
“La situazione è grave.”
La Regina alzò lentamente lo sguardo.
“Che succede? Un’altra inchiesta?”
“No.”
“Un altro sciopero?”
“No.”
“Bruxelles?”
“No.”
Fece una pausa drammatica.
“Il Generale ci sta rubando i matti.”
Silenzio.
Un silenzio pesantissimo.
La Regina sbiancò.
“Impossibile.”
“Invece sì, Maestà. Sta promettendo ordine, identità, patria, sicurezza, remigrazione, disciplina e pure i parcheggi gratis.”
La Regina iniziò a camminare nervosamente nel salone.
“Ma… sono le nostre cose!”
“Appunto.”
Nel frattempo il Generale girava le piazze del Regno come un televenditore del nazionalismo premium.
Con lui sfilavano:
influencer tattici,
reduci della qualunque,
ex pistoleri di Capodanno,
nostalgici della Decima Mas,
commentatori seriali di TikTok
e pensionati convinti che il Wi-Fi fosse un complotto globalista.
E incredibilmente funzionava.
Persino Pipitone Salvini iniziò a perdere pezzi.
Ogni giorno un consigliere scappava verso il Generale urlando:
“Lì almeno il patriottismo è senza glutine!”
Una sera la Regina si chiuse nelle sue stanze private.
Ed ecco partire il suo lunghissimo soliloquio.
“Non è giusto…” mormorò davanti allo specchio.
“Ho passato anni a fare la patriota istituzionale…”
Si tolse lentamente la giacca.
“Ho imparato a sorridere a Bruxelles senza bestemmiare in diretta.”
Si versò un bicchiere d’acqua con mano tremante.
“Ho perfino fatto finta di amare l’Europa.”
Pausa.
“E ora arriva questo col carrarmato comunicativo e mi fa concorrenza da destra?”
Guardò fuori dalla finestra.
Nelle piazze già si sentivano cori:
“Generale! Generale!”
La Regina ebbe un piccolo mancamento.
“Ma io sono LA destra!”
Nel frattempo Salvini delirava nei sotterranei del castello.
“È un traditore! Un trasformista! Un futurista! Un democristiano militare!”
Nessuno lo ascoltava più.
Nemmeno i citofoni.
Così la corte dei Fozza Gioggia entrò nel panico.
“Alzate la soglia di sbarramento!”
“Cancellate i collegi!”
“Inventate il bonus anti-generale!”
“Fate qualcosa!”
E la Regina iniziò il suo grande monologo alla nazione dal balcone reale.
“Popolo dei Fozza Gioggia!”
Applausi.
“Noi difenderemo il Regno!”
Altro applauso.
“Difenderemo identità, patria, sicurezza e tradizioni!”
Dal fondo della piazza una vecchia urlò:
“Ma non era quello che dice pure il Generale?”
Silenzio glaciale.
La Regina sorrise nervosamente.
“Ma noi lo diciamo… istituzionalmente.”
Alla fine il Regno capì la tragedia:
la Regina non aveva paura della sinistra.
Aveva paura di essere superata a destra da qualcuno ancora più rumoroso, nostalgico e incontrollabile.
Nel Regno dei Fozza Gioggia funzionava così:
non vinceva chi governava meglio.
Vinceva chi urlava “patria” con più effetti speciali.