09/09/2026
La Regina Gioggia non si è persa nel labirinto della politica. È rimasta impigliata nel filo delle sue stesse parole.
E quando uno comincia a inciampare nelle proprie dichiarazioni, di solito fa una cosa molto semplice: parla ancora.
Poi spiega.
Poi corregge.
Poi precisa.
Poi dà la colpa a qualcun altro.
E ogni parola aggiunge un nodo.Questo significa “incartarsi”: cercare di uscire da una contraddizione e finire per costruirsene un’altra.
Più la Regina parla, più la matassa si stringe.
E allora niente urla, niente proclami, niente fumo negli occhi.
Seguiamo il filo.
Perché quando una storia è davvero solida, non ha bisogno di mille spiegazioni.
E quando invece bisogna spiegare tutto…
forse è arrivato il momento di ascoltare bene le parole della Regina.
La Contestatissima favola della Regina Gioggia dei Fozza Gioggia 2.0 sta per arrivare
Gli 88 boss e del Grande Libro della Memoria — Nel Regno d’Italica accadde un fatto curioso. Per mesi i cortigiani della Regina Gioggia avevano rassicurato gli abitanti della grande Isola di Sardegna: nessun nuovo detenuto sottoposto al 41-bis sarebbe arrivato a Uta e Bancali. Poi ne arrivarono 88. Il popolo rimase senza parole. «Maestà, non avevate detto che non sarebbe arrivato nessuno?» La Regina guardò il soffitto, poi la finestra, infine il Ministro delle Percentuali Creative. «È arrivato qualcuno?» «Ottantotto, Maestà.» «Ah.» Una pausa. «Allora dobbiamo trovare qualcuno a cui dare la colpa.» «A chi?» La Regina prese il Grande Libro delle Responsabilità. Lo sfogliò. «il Cavaliere Conte costituzione !» «Maestà, il Governo del cavaliere costituzione non c’entra con questi trasferimenti.» «Non importa.» «E con il reparto di Uta?» «Nemmeno.» «Allora perché accusarlo?» La Regina sorrise. «Perché quando la storia non ci piace, cambiamo la storia.» Nel Regno dei Fozza Gioggia la Regina possedeva una biblioteca gigantesca: la Biblioteca della Memoria Selettiva. Ogni volta che un fatto diventava scomodo, qualche pagina spariva misteriosamente. Il Vecchio Gufo della Memoria, però, aveva l’abitudine di conservarne una copia. Un giorno entrò nel Palazzo. «Maestà, dobbiamo parlare degli 88 detenuti trasferiti al 41-bis.» «Certamente. Ne sono felicissima.» «Per mesi avete rassicurato i sardi che non sarebbe arrivato nessuno.» «Non ricordo.» Il Gufo aprì il libro. «A dicembre alcuni vostri parlamentari parlavano di paure infondate.» «Una pagina difettosa.» «A febbraio accusavano gli altri di creare allarmismi.» «Un’altra pagina difettosa.» «Il 2 marzo il vostro sottosegretario alla Giustizia assicurava che il numero sarebbe rimasto invariato.» «Un refuso.» «Il giorno dopo un vostro parlamentare dichiarava: “Nessun boss mafioso arriverà in Sardegna”.» La Regina si irrigidì. «Quella pagina va strappata.» «Perché?» «Perché adesso è diventata scomoda.» Il Gufo chiuse il libro. «Peccato che nel frattempo ne siano arrivati 88.» La Regina sospirò. «Cambiamo argomento.» Il Ministro delle Percentuali Creative entrò di corsa. «Ho trovato il colpevole!» «Chi?» «Conte!» «Magnifico!» esclamò la Regina. «Ma il reparto di Uta era già stato deciso nel 2009, durante il Governo Berlusconi, con Alfano alla Giustizia.» «Silenzio!» gridò la Regina. «E il 41-bis era già diventato una disciplina stabile nel 2002, durante il secondo Governo Berlusconi, con Castelli alla Giustizia e Pisanu all’Interno.» «SILENZIO!» urlò ancora più forte. Entrò il Cavaliere della Costituzione con un enorme volume sotto il braccio. «Maestà, possiamo fare un piccolo ripasso?» «No.» «È storia.» «Peggio ancora.» Il Cavaliere aprì il libro. «La legge 279 del 23 dicembre 2002 rese stabile il 41-bis nell’ordinamento penitenziario. La legge 94 del 15 luglio 2009 introdusse il principio della collocazione preferenziale dei detenuti sottoposti al 41-bis nelle aree insulari.» La Regina si mise le mani nei capelli. «Perché continuate a leggere?» «Perché le date aiutano a capire.» «Le date sono pericolose.» «Solo per chi vuole dimenticarle.» Il giorno dopo i giornali del Regno pubblicarono la nuova versione della storia: “Tutta colpa dEl cavaliere onte!” Il Gufo lesse il titolo e scosse la testa. «Quando fu deciso il reparto di Uta?» «Nel 2009.» «Chi governava?» «Berlusconi.» «Chi era ministro della Giustizia?» «Alfano.» «E gli 88 trasferimenti?» «Nel 2026.» «E chi governa nel 2026?» Silenzio. Tutti guardarono verso il Palazzo. La Regina si affacciò dal balcone. «Non guardate me!» Il Gufo sollevò il documento. «Maestà, qui c’è scritto il nome del Governo.» «È un documento politicamente ostile.» «È un atto ufficiale.» «Peggio ancora.» Quella sera la Regina si chiuse nelle sue stanze. Davanti allo Specchio della Propaganda pronunciò il suo soliloquio. «Che cosa terribile la memoria. Finché nessuno ricorda, posso raccontare qualsiasi cosa. Posso dire che il problema è nato ieri, che la colpa è dell’avversario, che le decisioni del passato non contano e quelle del presente sono inevitabili.» Si guardò allo specchio. «Quando una decisione è popolare, è merito nostro. Quando è impopolare, è sempre eredità di qualcun altro.» Lo Specchio domandò: «E se qualcuno controllasse?» La Regina esitò. «È proprio quello che temo.» «Perché?» «Perché potrebbe scoprire che la storia non comincia dalla pagina che scelgo io.» Il giorno dopo il Ministro delle Percentuali Creative convocò i Fozza Gioggia. «Non guardate la storia nel suo insieme!» ordinò. «È troppo complicata. Guardate soltanto l’ultima pagina.» Un giovane Fozza Gioggia alzò la mano. «E se volessimo leggere anche le precedenti?» Il Ministro impallidì. «Perché?» «Per capire.» «Pericoloso.» «E se controllassimo le date?» «Ancora più pericoloso.» «E se leggessimo gli atti?» «Gravissimo.» La Regina arrivò di corsa. «Che sta succedendo?» Il giovane la guardò. «Stiamo facendo una domanda.» La Regina impallidì. «No! Quello è il primo passo!» «Verso cosa?» «Verso il pensiero.» Il giovane sorrise. «E dopo?» Il Vecchio Gufo rispose: «Dopo il pensiero arriva il cittadino.» La Regina tornò nelle sue stanze. Questa volta parlò allo Specchio senza sorridere. «Io non ho paura degli avversari. Non ho paura dei giornali. Non ho paura delle opposizioni.» Si avvicinò al vetro. «Ho paura di chi verifica.» «Perché?» «Perché chi verifica non deve più credermi. Guarda le date, legge le leggi, consulta gli atti, confronta quello che dicevo ieri con quello che dico oggi.» Fece una pausa. «E allora diventa libero.» Lo Specchio annuì. «Esatto.» La Regina abbassò lo sguardo. «Io preferivo quando erano Fozza Gioggia.» «Perché?» «Perché applaudivano prima di sapere.» Il Vecchio Gufo convocò allora gli abitanti del Regno. «Ascoltate. Questa storia non riguarda soltanto la Regina. Riguarda un vizio molto più antico: raccontare la storia come conviene.» Aprì il grande libro. «Una legge ha una data. Un Governo ha una responsabilità. Una decisione ha un atto. Un’opera ha una storia. Un trasferimento ha un’autorità che lo dispone.» Il Cavaliere della Costituzione aggiunse: «Si può essere di destra, di sinistra o di qualunque altra parte. Si possono difendere le proprie scelte e criticare quelle degli altri. Ma una cosa dovrebbe essere uguale per tutti: la verità dei fatti.» Il Gufo chiuse il libro. «La memoria non è una clava politica. È lo specchio davanti al quale ogni Governo, prima o poi, deve riconoscersi.» La Regina tornò sul balcone. «Popolo! Ho una spiegazione!» Nessuno applaudì. «Gli 88 detenuti…» Un giovane alzò la mano. «Prima possiamo controllare le date?» Un altro: «Possiamo leggere gli atti?» Un terzo: «Possiamo verificare chi ha deciso cosa?» La Regina lasciò lentamente il microfono. Il Ministro delle Percentuali Creative le corse incontro. «Maestà, cosa facciamo?» La Regina lo guardò terrorizzata. «Per la prima volta…» «Sì?» «…lasciamo parlare i fatti.» Il Ministro impallidì. «Ma è terribile!» La Regina annuì. «Lo so. I fatti hanno un difetto imperdonabile.» «Quale?» «Non fanno propaganda.» Il Vecchio Gufo sorrise. «E soprattutto non dimenticano.» Morale della favola: La politica può difendere le proprie scelte, criticare quelle degli avversari e perfino sbagliare. Ma non dovrebbe riscrivere la storia per liberarsi delle proprie responsabilità. Le responsabilità politiche hanno date, leggi e atti. Si possono discutere, ma non trasferire da un Governo all’altro come si trasferiscono 88 detenuti. Perché la storia non è un comunicato stampa. E il cittadino che controlla le date, legge gli atti e confronta le parole con i fatti non è più un suddito che applaude. È diventato, semplicemente, un cittadino.