03/09/2026
La mia attività, specializzata nella vendita di calzature e accessori, è stata travolta dalle devastanti conseguenze dei lunghi lavori di ripavimentazione e rifacimento dei sottoservizi in Corso Federico II di Svevia ad Altamura. Il nostro è un settore che vive di accoglienza e decoro: lo shopping richiede la giusta atmosfera, un contesto che un cantiere rende semplicemente impossibile.
Tra tutti gli esercizi commerciali della via, il mio è stato tra i più penalizzati:
🔹 Cantieri bloccati: I lavori sono iniziati a due passi dalla mia vetrina per poi bloccarsi a lungo a causa di valutazioni tecniche.
🔹 Lavori invasivi: Gli interventi proprio davanti al locale hanno richiesto tempi infiniti. Per coprire il breve tratto dall'arco di Porta Bari al mio ingresso sono trascorsi ben sei mesi.
🔹 Mancanza di accesso: Per mesi sono stato costretto a rimanere chiuso quasi tutte le mattine per l'impossibilità fisica di lavorare. La sera l'accesso era soffocato da recinzioni, mezzi meccanici e cumuli di sabbia e basole.
🔹 Protrarsi dei lavori e mancata fruibilità totale: Oltre ai mesi necessari per il tratto antistante il mio locale, i cantieri sono proseguiti gradualmente per un lungo periodo prima che il corso tornasse fruibile come un tempo. Per tutto questo tempo la strada non è mai stata accessibile al 100%, limitando costantemente il passaggio della gente.
🔹 Il Natale 2024: Mentre la città festeggiava, la mia vetrina era letteralmente inghiottita dal cantiere.
Per far fronte ai costi fissi, come i canoni di locazione, alle spese di gestione e ai fornitori (con cui ho dovuto posticipare i pagamenti), mi sono visto costretto a svendere la merce sottocosto. Un gesto disperato che non è bastato: il blocco dell'attività mi ha causato una grave sofferenza finanziaria e generato un debito con l'Agenzia delle Entrate per contributi INPS e IVA.
I lavori, iniziati l'8 luglio 2024, si sono protratti fino a giugno 2026. In tutto questo tempo non mi è stato riconosciuto alcun indennizzo o sgravio; ho persino pagato regolarmente la TARI per il 2024 e il 2025, pur non essendo messo in condizione di lavorare.
La situazione è giunta al punto di non ritorno: sono stato costretto a recedere dal contratto di locazione ed ho lasciato il locale lo scorso lunedì 31 agosto, con il concreto rischio di non ricavare nulla neanche dalla vendita degli arredi e delle attrezzature, pur di recuperare qualcosa per far fronte ai debiti.
A fronte di un danno economico stimato in non meno di 50.000 €, rivolgo un appello accorato e pubblico all'Amministrazione Comunale: chiedo un sostegno concreto, sotto forma di indennizzo per i danni subiti o di un aiuto effettivo nel ricollocarmi lavorativamente.
Le Istituzioni non possono e non devono abbandonare chi ha sempre lavorato con onestà.
Vito Creanza