15/08/2026
𝐏𝐄𝐑 𝐒𝐈𝐋𝐕𝐀𝐍𝐎 𝐂𝐎𝐑𝐑𝐀𝐃𝐎 𝐀𝐏𝐏𝐎𝐋𝐋𝐎𝐍𝐈
"LEGGETE IL MIO NOME, COSÌ CONTINUERETE A TENERMI IN VITA"
Queste parole affermano un tema antichissimo e profondamente umano: la sopravvivenza di una persona attraverso il ricordo e, soprattutto, attraverso la pronuncia del suo nome.
Il morto chiede ai vivi di non lasciarlo scomparire nell'oblio. Finché il suo nome viene pronunciato, letto, ricordato, egli continua simbolicamente a vivere.
È un'idea presente già nell'antichità. Nella cultura egizia, per esempio, il nome scritto e pronunciato era considerato parte essenziale dell'esistenza della persona: cancellare il nome significava, in qualche modo, cancellare la persona stessa dalla memoria e dall'eternità.
Ed è forse questo il senso più profondo che possiamo attribuire oggi al ricordo di Corrado Silvano Appolloni: continuare a pronunciare il suo nome significa riconoscere che una parte della storia di Avola è passata attraverso il suo lavoro, la sua curiosità, la sua passione e la sua ostinata volontà di sottrarre all'oblio uomini, avvenimenti, edifici e vicende della nostra città.
𝐂𝐎𝐑𝐑𝐀𝐃𝐎 𝐒𝐈𝐋𝐕𝐀𝐍𝐎 𝐀𝐏𝐏𝐎𝐋𝐋𝐎𝐍𝐈, 𝐒𝐓𝐔𝐃𝐈𝐎𝐒𝐎 𝐄 𝐂𝐔𝐒𝐓𝐎𝐃𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐄𝐌𝐎𝐑𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐀𝐕𝐎𝐋𝐀
Corrado Silvano Appolloni è stato una delle figure più significative della cultura avolese tra la seconda metà del Novecento e i primi anni Duemila.
Docente, maestro elementare stimato e benvoluto dai suoi alunni e dai colleghi, collaboratore alla dirigenza del 1° Circolo didattico di Avola, fu soprattutto un ricercatore appassionato della storia della propria città.
La sua curiosità intellettuale non si limitò alla storia dell'arte o all'architettura. Appolloni studiò con passione la vita politica, civile e sociale di Avola nei secoli XIX e XX, cercando nelle biblioteche, nei documenti, nelle testimonianze e persino nelle cronache scolastiche le tracce di una città che voleva comprendere e raccontare.
Non fu uno storico accademico nel senso tradizionale del termine. Fu qualcosa di altrettanto prezioso per una comunità: uno storico della propria città, mosso dalla necessità di conoscere le proprie radici e di consegnarle alle generazioni future.
La sua ricerca si caratterizzò per precisione, pazienza e attenzione documentaria, ma anche per una qualità che chi lo conobbe gli riconosceva: la pacatezza.
I suoi saggi, dettagliati e documentati, erano generalmente lontani dalla retorica e dalle interpretazioni gridate. Appolloni lasciava parlare i documenti, confrontava le testimonianze e cercava di ricostruire gli avvenimenti con equilibrio e imparzialità.
𝐀𝐕𝐎𝐋𝐀 𝐓𝐑𝐀 𝐈𝐋 𝟏𝟖𝟑𝟕 𝐄 𝐈𝐋 𝐑𝐈𝐒𝐎𝐑𝐆𝐈𝐌𝐄𝐍𝐓𝐎
Una parte fondamentale della sua ricerca riguardò la storia politica e civile dell'Ottocento avolese.
A lui dobbiamo ricostruzioni minuziose della vita della città durante gli anni delle rivoluzioni antiborboniche del 1837 e del 1848, nonché delle trasformazioni che seguirono l'annessione della Sicilia al Piemonte e la nascita dello Stato unitario.
In questa prospettiva Appolloni affrontò anche temi delicati e controversi, come la questione del plebiscito del 1860, richiamando documenti e testimonianze che ponevano interrogativi sulla reale rappresentatività e sulle modalità con cui si svolse il referendum che avrebbe sancito l'annessione della Sicilia al Regno d'Italia.
La sua ricerca non cercava una storia celebrativa, ma una storia da interrogare.
Ed è proprio questo uno dei meriti più importanti del suo lavoro: aver insegnato che la storia di una comunità non è fatta soltanto di date e monumenti, ma anche di conflitti, contraddizioni, interessi, entusiasmi, paure e speranze degli uomini che l'hanno vissuta.
𝐈𝐋 𝟏𝟗𝟒𝟑 𝐄 𝐋𝐎 𝐒𝐁𝐀𝐑𝐂𝐎 𝐃𝐄𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐋𝐋𝐄𝐀𝐓𝐈
Un altro grande capitolo della ricerca di Appolloni fu rappresentato dalla Seconda guerra mondiale e dallo sbarco alleato in Sicilia del luglio 1943.
Con una ricerca che arrivò fino alle cronache scolastiche e alle testimonianze della vita quotidiana, ricostruì il clima che si respirava ad Avola nei mesi precedenti lo sbarco.
Non si limitò alla grande storia militare.
Cercò di raccontare la storia vissuta dalla popolazione: le paure, le attese, i bombardamenti, la presenza dei soldati, l'incertezza dei giorni immediatamente precedenti l'arrivo degli Alleati.
E poi le concitate giornate del 9 e 10 luglio 1943, quando Avola fu direttamente coinvolta nelle operazioni dello sbarco anglo-americano.
Una sua testimonianza sullo sbarco, pubblicata nell'ottobre 2003, racconta proprio la drammaticità di quei giorni e conserva anche immagini e memorie della città del luglio 1943.
Con il generale Michele Favaccio collaborò alla realizzazione di 1943. La Sicilia si arrende, contribuendo così a fissare sulla pagina un passaggio decisivo della storia siciliana e avolese.
La rivista Gli Avolesi nel Mondo ricorderà successivamente proprio Corrado Appolloni come una delle firme più importanti della sezione storica, sottolineando i suoi scritti sullo sbarco anglo-americano e quelli dedicati ai grandi avvenimenti dell'Ottocento.
𝐋𝐀 𝐒𝐔𝐀 𝐀𝐕𝐎𝐋𝐀 𝐋𝐈𝐁𝐄𝐑𝐓𝐘
Ma il nome di Corrado Appolloni è legato indissolubilmente anche all'arte e all'architettura.
Nel 1985, ad Avola, pubblicò con le Grafiche Motta il volume Avola Liberty.
Fu un libro importante perché contribuì a far comprendere agli stessi avolesi il valore di un patrimonio architettonico che per troppo tempo era stato considerato quasi semplicemente parte del paesaggio quotidiano.
Appolloni seppe guardare quelle facciate con occhi diversi.
Vide nei balconi, nelle ringhiere in ferro battuto, nelle decorazioni, negli elementi floreali e nelle linee sinuose degli edifici la testimonianza di una stagione culturale e artistica che aveva attraversato Avola nei primi decenni del Novecento.
Oggi il volume è ancora riconosciuto come riferimento bibliografico fondamentale per lo studio del Liberty avolese: il Comune di Avola lo inserisce infatti nella bibliografia ufficiale del progetto “Avola Città Esagonale”.
La sua attenzione per l'architettura non si esaurì con quel libro.
Nel 2004 pubblicò Raffaele Scalia decoratore liberty, dedicato a uno dei protagonisti della decorazione artistica avolese. Il lavoro di Appolloni su Scalia è documentato anche dalla rivista Gli Avolesi nel Mondo, che nel 2001 gli dedicò un ampio contributo.
Il suo interesse per il Liberty non fu dunque una semplice passione estetica: fu un'opera di rivalutazione del patrimonio storico e artistico della città.
Grazie anche a lui, molti avolesi impararono a guardare con occhi nuovi edifici che avevano sempre avuto davanti.
𝐋'𝐀𝐍𝐓𝐈𝐂𝐀 𝐀𝐕𝐎𝐋𝐀 𝐄 𝐈𝐋 𝐓𝐄𝐑𝐑𝐄𝐌𝐎𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐋 𝟏𝟔𝟗𝟑
La sua ricerca si spinse ancora più indietro nel tempo.
Appolloni curò infatti Storia dell'Antica Avola e del terremoto dell'anno fatale 1693, recuperando e rendendo disponibile una memoria storica legata alla città antica e alla catastrofe che nel gennaio del 1693 sconvolse il Val di Noto.
Anche questo lavoro testimonia la vastità dei suoi interessi: dalla storia medievale e moderna alla città ottocentesca, dal Risorgimento alla Prima e alla Seconda guerra mondiale, fino all'architettura e all'arte del Novecento.
𝐋𝐀 𝐏𝐎𝐋𝐈𝐓𝐈𝐂𝐀 𝐄 𝐋'𝐈𝐌𝐏𝐄𝐆𝐍𝐎 𝐂𝐈𝐕𝐈𝐋𝐄
Appolloni non fu soltanto osservatore della storia: fu anche uomo impegnato nella vita civile e politica della sua città.
Socialista, fu segretario della locale sezione del PSI.
Questa esperienza politica si inseriva in una visione della cultura intesa non come esercizio separato dalla società, ma come strumento per comprendere meglio la comunità e partecipare alla sua vita.
Anche nei suoi studi sulla politica avolese dell'Ottocento e del Novecento emergeva questa attenzione per la dimensione civile della storia.
Per lui studiare il passato significava anche comprendere come Avola fosse diventata quella che conosciamo.
𝐋𝐀 𝐂𝐎𝐋𝐋𝐀𝐁𝐎𝐑𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐂𝐎𝐍 “𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐕𝐎𝐋𝐄𝐒𝐈 𝐍𝐄𝐋 𝐌𝐎𝐍𝐃𝐎”
Un altro capitolo importante della sua attività culturale fu la collaborazione con la rivista Gli Avolesi nel Mondo.
Il suo nome compare nella redazione della rivista già nel 2005, insieme a personalità importanti della cultura avolese.
La sua collaborazione fu particolarmente apprezzata dai lettori.
Nel corso degli anni pubblicò numerosi articoli, affrontando personaggi e vicende della storia avolese.
Nel numero del dicembre 2001, per esempio, firmò un ampio articolo dedicato a Raffaele Scalia pittore decoratore, mentre altri suoi contributi affrontarono personaggi e avvenimenti della storia locale.
E la stessa rivista, ricostruendo il proprio percorso culturale, indicò Corrado Appolloni tra le firme più autorevoli della sezione storica.
Nel 2005 lasciò l'incarico nella redazione per motivi personali, ma continuò a fornire articoli, segno di un rapporto con la rivista che andava ben oltre un semplice incarico editoriale.
𝐋𝐀 𝐂𝐔𝐋𝐓𝐔𝐑𝐀 𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐈𝐍𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎
Appolloni credeva nella cultura come momento di incontro e di condivisione.
Un episodio particolarmente significativo risale al maggio del 1997, quando, nel saloncino del Teatro Comunale di Avola, allora comunemente chiamato “Ridotto”, tenne quattro appuntamenti dedicati a più di mezzo secolo di storia musicale italiana.
Era il tempo in cui quel piccolo spazio del teatro veniva messo a disposizione delle iniziative culturali senza particolari formalità, senza passarella di sindaco o assessori e coi locali pubblici concessi gratuitamente al primo che ne faceva richiesta.
A promuovere quegli incontri fu Paolo Nanè, presidente de “Il Circolo”, una struttura che cercava di offrire alla città occasioni di cultura, confronto e partecipazione.
Appolloni vi portò la sua intelligenza, la sua competenza e quella capacità di raccontare la storia senza trasformarla in una lezione fredda, ma facendola diventare occasione di ascolto e di riflessione.
È un episodio che aiuta a comprendere un tratto importante della sua personalità: la cultura per Appolloni aveva senso quando diventava patrimonio condiviso.
𝐔𝐍 𝐑𝐈𝐂𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐎𝐑𝐄 𝐈𝐍𝐒𝐓𝐀𝐍𝐂𝐀𝐁𝐈𝐋𝐄
Il valore del lavoro di Corrado Silvano Appolloni sta anche nel metodo.
Andava a cercare le tracce dove altri non pensavano di cercarle.
Documenti, vecchi giornali, cronache, testimonianze, fotografie, archivi e persino cronache scolastiche diventavano per lui tessere di un grande mosaico.
Il suo obiettivo era ricostruire la vita vera della città.
Non soltanto quella dei personaggi illustri, ma anche quella degli uomini comuni.
Non soltanto i grandi avvenimenti, ma il modo in cui quegli avvenimenti erano stati vissuti dagli avolesi.
Per questo il suo lavoro assume oggi un valore che va oltre i singoli libri.
È una fonte della memoria collettiva di Avola.
𝐋'𝐔𝐎𝐌𝐎 𝐃𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎 𝐋𝐎 𝐒𝐓𝐎𝐑𝐈𝐂𝐎
Eppure, nel ricordare Appolloni, non bisogna dimenticare l'uomo.
Un uomo che, secondo le testimonianze di chi lo conobbe, operò con modestia, in silenzio e spesso attraverso uno sforzo personale non indifferente.
Non cercò necessariamente la ribalta. Non aveva bisogno di trasformare ogni ricerca in celebrazione personale.
La sua soddisfazione era soprattutto quella di aver trovato un documento, recuperato una memoria, spiegato un personaggio, restituito dignità a un edificio o ricostruito una pagina dimenticata della storia cittadina.
Era, in fondo, un figlio amoroso della propria città.
La amava studiandola.
La studiava per comprenderla.
E la raccontava perché non andasse perduta.
𝐔𝐍𝐀 𝐏𝐈𝐄𝐓𝐑𝐀 𝐀𝐍𝐆𝐎𝐋𝐀𝐑𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐓𝐎𝐑𝐈𝐀 𝐀𝐕𝐎𝐋𝐀
Oggi, guardando alla sua opera nel suo insieme, appare evidente che Corrado Silvano Appolloni ha lasciato ad Avola qualcosa che non può essere misurato soltanto nel numero dei libri o degli articoli pubblicati.
Ha lasciato una maniera di guardare la città.
Ha insegnato a vedere la storia dietro una facciata Liberty.
A riconoscere, dietro una vecchia fotografia, una generazione di uomini.
A cercare, dietro una data, le inquietudini e le speranze di una comunità.
A non accettare passivamente la storia ricevuta, ma a confrontarla con i documenti.
A capire che anche una piccola città possiede una storia grande, complessa e degna di essere raccontata.
I suoi saggi, precisi e dettagliati, esposti con pacatezza e attenzione alle fonti, sono destinati a rimanere una pietra angolare per la conoscenza della storia di Avola.
𝐈𝐋 𝐒𝐔𝐎 𝐍𝐎𝐌𝐄
Ed è qui che ritorniamo alle parole da cui siamo partiti:
“Leggete il mio nome, così continuerete a tenermi in vita.”
Forse Corrado Silvano Appolloni non ha mai pronunciato queste parole pensando a sé. Le pronuncia chi scrive queste parole e pretende che abbiano senso.
Ma oggi possiamo farle di tutti noi, se solamente pensiamo positivamente.
Perché un uomo continua davvero a vivere quando ciò che ha fatto continua ad essere utile agli altri.
E Appolloni continuerà a vivere ogni volta che qualcuno aprirà Avola Liberty per capire la storia di un balcone o di una ringhiera.
Ogni volta che qualcuno cercherà di ricostruire ciò che accadde ad Avola nel 1837 o nel 1848.
Ogni volta che qualcuno vorrà capire cosa accadde nei giorni dello sbarco del 9 e 10 luglio 1943.
Ogni volta che uno studioso consulterà un suo articolo.
Ogni volta che un giovane avolese scoprirà, attraverso una sua pagina, che quella strada, quella casa, quel palazzo o quel personaggio appartengono alla storia della propria città.
Allora Corrado Silvano Appolloni sarà ancora presente.
Non come una statua.
Non come un nome inciso su una lapide.
Ma nel modo forse più bello in cui può sopravvivere uno studioso: attraverso la conoscenza che ha lasciato agli altri.
E per questo il suo nome merita di essere letto.
Merita di essere pronunciato.
Merita di essere ricordato.
Perché ricordare Appolloni significa ricordare una parte della storia di Avola.
E ricordare la storia di Avola significa, in qualche modo, tenere ancora in vita Corrado Silvano Appolloni, l'uomo che per tutta la sua vita cercò di tenere in vita la memoria della sua città.
Avola 15 agosto 2026
Francesco Urso
Via Huss n. 16
96012