24/06/2026
In seguito alla notizia della donna che ha strang0lato la figlia tredicenne per poi imp1ccarsi, ho pubblicato una riflessione su come si usi con superficialità il termine depressione.
Apprendo che la donna si sarebbe rivolta al CSM e avrebbe ottenuto un appuntamento a tre mesi.
Inizio con una sintesi: è omicidio di Stato.
Sì, non garantire l'incolumità di un cittadino per incapacità di riconoscere la gravità delle sue condizioni di salute o perché la struttura ha carenze di vario tipo, nel momento in cui egli manifesta il bisogno di essere aiutato, è omicidio.
Io ho vissuto e vivo la stessa situazione, e con molta fatica provo a raccontarla perché spero possa far riflettere e salvare qualcuno, visto che io in quella lista di vittime della sanità pubblica e privata ci finirò molto presto.
Non starò a farvi il riassunto dettagliato della mia storia, cercherò di essere il più sintetico possibile.
Quando ho tentato il suic1dio, nel settembre di trent'anni fa, dopo sette anni di terrore, panico, ansia, doc, depressione, anoressia, completamente ignorati dalla mia 'famiglia', in seguito a un sorta di fuga che desta grande preoccupazione, vengo accompagnato nel reparto di neuropsichiatria infantile nel quale mi propongono un ricovero che io, terrorizzato dagli ospedali, rifiuto e quindi vengo rimandato a casa rassicurando sul fatto che non mi su1cidero'.
Naturalmente mento, per me m0rire è meno spaventoso che stare in un ospedale che a quel tempo ospitava anche i malati di sclerosi multipla, non una facile visione, e ho nello zaino un intero flacone di Lexotan che nessuno pensa di togliermi.
Poche ore dopo purtroppo lo prenderò tutto.
In un anno e mezzo vengo ricoverato due volte.
A diciotto anni non hai più diritto ad essere seguito in quel reparto e ti indirizzano al CSM dove io entro poco prima di compiere diciannove anni ed è già evidente che il servizio è scadente e i professionisti sono molto poco empatici e cambiano da un momento all'altro come se instaurare nel tempo un rapporto di fiducia non sia alla base di questo mestiere.
Abbandono quindi quel luogo e solo tre anni dopo, con grandi rinunce perché non avevo nessun supporto affettivo ed economico, inoltre vivevo da solo in una catapecchia non a norma, inizio una psicoterapia che in qualche modo mi aiuta nella quotidianità ma non affronta i miei traumi.
Lascio perché mi accorgo dopo diverso tempo che non sto andando da nessuna parte.
Riprendo la psicoterapia con lo stesso terapeuta, non sapevo a chi rivolgermi per avere altri nominativi, quando nel 2008 inizio a soffrire di quella che viene definita sindrome dolorosa cronica del pavimento pelvico, che è un modo per dire non sappiamo esattamente che hai, e ancora oggi non so l'origine dei sintomi che ancora ho.
Per sintetizzare, tra le cose più assurde sparate da questo conosciuto terapeuta, il fatto che il mio fosse un trama da separazione, avevo chiuso non per mia scelta una relazione sei mesi prima, il fatto di non 'sgrullare' bene il pene (con tanto di risatina) che giustificava le perdite urinarie.
Aggiungiamo che rispondeva al telefono durante la seduta, partiva la segreteria telefonica, chiudeva gli occhi e non capivi se dormisse.
Chiudo questa esperienza e mi parlano bene di un terapeuta che fa ipnosi e che sta fuori Cagliari quindi per uno che non guida richiede un grande sforzo ma si prova perché il dolore fisico e psichico è grande e non si può lasciare nulla di intentato.
Dopo tre anni mi dice che ho un disturbo schizoide di personalità e che non può seguirmi.
Me la butta così.
E quindi da chi vado?
Non mi sento di darle dei nominativi.
Soldi, tempo ma soprattutto energie e speranze buttati.
Mi rivolgo al CSM di Oristano, in quel periodo vivevo lì, e mi accoglie una gentile psichiatra che mi dà dei farmaci e mi ascolta una volta al mese, ma non mi viene offerto un servizio di psicoterapia.
Ovviamente non ho nessun disturbo di personalità.
Nel 2012, rientrato a Cagliari, mi rivolgo al CSM e lo psichiatra mi dà dei farmaci ma non mi concede la Legge 20 perché non sono grave.
Ero venuto a sapere di questa legge da una persona che ogni domenica guadagnava cifre importanti in un mercatino cittadino e che mi aveva raccontato di percepirla da sei anni perché riusciva a piangere e a fare scenate a comando e mi spiegava che era l'unico modo. Questa persona lavorava regolarmente.
La ottengo per un anno nel 2013 quando una psicoterapeuta del centro che dovrebbe seguirmi una volta al mese mi dice 'siccome per me hai ancora la possibilità di salvarti, tu vedrò ogni settimana e insistero' per farti avere la Legge 20 perché ne hai pieno diritto'.
Ottengo questo assegno di cinquecento euro mensili e l'assistente sociale con lo psichiatra mi dicono 'per questa volta passa ma non prendertela a vizio'.
Il contratto a sei mesi della psicoterapeuta scade ma non viene rinnovato, lei mi chiede se voglio essere seguito a pagamento a un prezzo di favore, accetto, continuo a farmi seguire in pubblico dallo psichiatra che non mi affida ad altri terapeuti e non mi rinnova la Legge 20.
La mia psicoterapia finisce dopo tre anni perché secondo la terapeuta con la quale avevo un legame di grande fiducia, il fatto che io paghi meno non mi fa impegnare abbastanza, e per farmi reagire deve farmi cercare un'altra strada, naturalmente senza indirizzarmi.
Siamo nel 2016 e inizio a soffrire di un importante doc da contaminazione che mi limita nel lavoro (faccio vendite online, per ovvie ragioni non posso avere un lavoro 'normale') e di sintomi di fatica cronica che ho ancora oggi.
Nonostante un peggioramento delle mie condizioni, smetto di cucinare, pulire, lavarmi, fare movimento, lo psichiatra del CSM non mi concede la Legge 20 e anzi, mi consiglia di trasferirmi a Londra per trovare nuove energie.
Otterrò l'assegno solo dopo il ricovero in psichiatria per un episodio psicotico in cui volevo buttarm1 dalla finestra e che quasi non ricordo. È marzo 2019.
Nello stesso anno perdo la casa perché non riesco a lavorare e lo psichiatra che mi seguiva mensilmente in privato mi dice che ho evidente diritto all'invalidita' e mi invita ad insistere col CSM, cosa che faccio senza risultati. Lo psichiatra privato decide di non seguirmi più perché pensa che in qualche modo il fatto che io non sia convincente col CSM possa dipendere dal fatto che trovi in lui una sicurezza.
Vero che essere seguito mensilmente per un'ora mi dava una maggiore sicurezza, ma al CSM spiegavo chiaramente il mio stare male e l'impossibilità di lavorare.
Successivamente, mi sono presentato spontaneamente due volte perché avevo paura di farmi del male.
La prima volta nel 2020 prima del Covid, e vengo aggredito perché avevo dimenticato un appuntamento, ero imbottito di antidepressivi
e antipsicotici, e mi viene detto che quella struttura non è lì per i miei comodi e rispedito a casa.
Durante il Covid, per dieci mesi, il CSM non esiste.
La seconda volta a dicembre 2022, e il nuovo psichiatra, che era sicuramente migliore del precedente, mi dice che era colpa mia perché non avevo seguito bene la terapia e si rifiuta di fare una richiesta di ricovero ma mi invita a tornare la settimana successiva.
Mi presento da solo in psichiatria e dopo un colloquio di un'ora il medico mi spiega che in quelle condizioni non può mandarmi a casa e che almeno per qualche giorno starò in una stanza dove potranno controllarmi. Starò lì due settimane.
Una volta a casa, non mia perché non ne ho una, il CSM si rende disponibile a fornire una relazione ma devo farla scrivere a qualcuno a pagamento perché lo psichiatra non ha tempo. Trovo una ex dipendente che per circa 400 euro, perché vuole vedermi più volte la scrive. Lo psichiatra del CSM la copia e la firma e in pochi mesi ottengo invalidità, inabilità lavorativa e accompagnamento.
È il 2023.
A fine 2022 avevo iniziato una nuova psicoterapia, mi era stata consigliata una terapeuta, mi sono trovato bene, avevo fiducia.
Poi sono successe due cose che mi hanno fatto perdere speranza e che avrebbero dovuto spingermi a chiudere ma che ho capito solo dopo aver deciso di smettere, a inizio 2026.
Propormi l'EMDR con manopole difettose e quindi inefficaci, continuare a dirmi per un anno che dovevo concentrarmi sulle cose che mi facevano stare bene quando spiegavo che nulla mi dava una carezza, che percepivo una crescente perdita di speranza e di congelamento rispetto alle sensazioni positive.
Perché continuare?
Per solitudine, perché seppur a pagamento, è l'unica persona che ti ascolta.
Perché se ti mollano anche i terapeuti, almeno quella che rimane te la tieni.
Errore, ma è andata così.
Dopo la metà del 2024 iniziano a cancellarmi gli appuntamenti senza spiegazioni.
A novembre dello stesso anno ricevo la convocazione dall'INPS per il rinnovo dell'invalidità ad aprile, quindi chiamo il CSM e mi spiegano che ora c'è una nuova psichiatra e che lasceranno un messaggio.
Nei mesi successivi chiamerò altre volte e una segretaria mi spiegherà che la dottoressa entra in segreteria ma non legge i loro, quindi i messaggi dei pazienti.
Avrò un appuntamento quattro mesi dopo.
La prima cosa che mi dice la psichiatra è che sto bene, che comunque non ho avuto altri ricoveri, che mi conferma la terapia perché se andava bene allo psichiatra precedente va bene anche a lei, che non scriverà una relazione nuova per il rinnovo dell'invalidità ma copiera' quella precedente e che non c'è bisogno che torni perché sto bene. Le chiedo se abbia letto la mia cartella, risponde no, ma che vede che sono seguito dal 2019. Specifico che sono seguito dal 1999 e la saluto. Mezz'ora di colloquio.
La relazione me la farà avere un mese e mezzo dopo l'appuntamento con la commissione, nonostante avessi comunicato un mese prima la data, e quindi dovrò farla a pagamento attraverso l'Amnic al costo di 150 euro + 50 di tesseramento.
La commissione mi chiede spiegazioni sul perché non abbia una relazione del CSM e dico come stanno le cose.
Mi rinnovano invalidità e inabilità lavorativa ma non l'accompagnamento.
Ho fatto ricorso tramite l'Amnic e attendo ancora risposta. Qualora mi venisse concesso, la spesa è di millecinquecento euro.
Da marzo 2025 non ho avuto contatti con medici del CSM.
Tra fine novembre 2025 e oggi ho affrontato, sempre senza avere una stabilità abitativa della quale il comune di Cagliari è al corrente dal 2021, una sospetta diagnosi di tumore maligno all'occhio che mi ha obbligato a fare consulti a Roma e Milano, un intervento a Roma, sempre accompagnato perché non viaggio da solo in aereo, una sospetta diagnosi di sclerosi multipla, un sospetto danno renale e diversi nuovi sintomi fisici di cui non si capisce la causa ma che fanno pensare a una malattia autoimmune scaturita dal continuo stato di terrore e allerta degli ultimi mesi. A dicembre sono svenuto su un pullman, mi sono spaccato la fronte, ho trascorso undici ore su una barella spinale tra dolori fortissimi al coccige e terrore di morire, e si sono aggiunti nuovi traumi.
Vivo costantemente con la certezza della fine imminente, tra sintomi alla pelle, dolori vari, un problema alle cornee di cui nessuno sa spiegarmi la causa, visite, ecografie, analisi, quasi sempre a pagamento perché ho un medico di base che urla e ti dice no a quasi tutto.
Sono stato da un'internista di cui tutti parlano benissimo che mi ha detto che devo curare l'aspetto mentale, che non ho niente.
So che avrei bisogno di un ricovero, di avere dei medici intorno perché dopo l'ultimo pronto soccorso a fine aprile qualcosa nel corpo ha cominciato a non funzionare, ma ho chiesto aiuto a tanti medici e alla fine smettono di rispondere nonostante io non chieda consulenze gratuite.
Ho visto uno psichiatra a dicembre, mi ha prescritto una cura e non ha più risposto dopo un mese al mio messaggio in cui l'aggiornavo.
Ora aspetto solo la fine, da un momento all'altro, perché ho perso la speranza, le risorse di ogni tipo e ho nuovi sintomi fisici ogni giorno e sto avendo sempre più difficoltà ad alzarmi dal letto, a mangiare bene, a lavarmi.
Il mio unico desiderio sarebbe capire se i mali fisici di cui sto soffrendo siano risolvibili, ma dopo gli ultimi sette mesi e la vita infernale che ho vissuto, spero solo di m0rire all'istante.
Inutile dire che da fine novembre ho speso migliaia di euro, che non ho più niente, la metà di quello che percepisco lo spendo per una stanza e sessantacinque euro a settimana da un mese li destino a una psicoterapia che sembrava offrire un approccio diverso ma non è così.
Inutile dire che con tutti i soldi che ho speso in psicoterapia, cure per il pavimento pelvico inutili, prevenzione al fine di abbassare lo stato di terrore che vivo dall'età di nove anni, ora ne ho quarantasei, assistenza negli spostamenti, affitti a breve termine perché a un disabile col cavolo che fanno un contratto di affitto, tutti gli specialisti che ho visto negli ultimi sette mesi, mi sarei comprato una casa.
Chi legge potrebbe dire: hai scelto.
Per la maggior parte delle persone quelli come me scelgono di stare così.
Non abbiamo volontà, non amiamo la vita, ci piangiamo addosso, siamo deboli.
Può darsi, ma invito a una riflessione: cercare di rimanere incollati alla vita nonostante una vita da incubo non è sinonimo di forza?
Rivolgersi a fantomatici guaritori o team su internet che non gratis ti promettono la guarigione come ho purtroppo fatto per disperazione vuol dire che non tengo alla vita?
Io non mi posso salvare, anche perché il nostro è un mondo che gira solo attorno al denaro, e se crepa chi ne ha tanto, figuriamoci noi poveri cristi che secondo il sentire comune inventiamo malattie immaginarie.
Scrivo questo post perché spero che qualche genitore pensi ai propri figli e capisca che voltarsi dall'altra parte di fronte al dolore che non puoi toccare con mano è come attivare una bomba a orologeria.
Voglio che le persone ricordino, una volta che non ci sarò più, che ho bussato a centinaia di porte, ho raccontato il mio dolore per anni, ho denunciato il degrado dell'assistenza pubblica e la disonestà di quella privata.
Ho spiegato la solitudine, l'invisibilita', l'abbandono, l'ingiustizia, l'impotenza, la tristezza, la rabbia, e infine la perdita di speranza di chi poi cerca la fine, perché se ti rompi un osso hai diritto a piangere di dolore e al gesso, ma se i traumi ti rompono dentro e fanno ammalare psiche e corpo, non stare in silenzio fa di te una persona da evitare.
E se vuoi stare tra la gente fingi sorrisi e vivacità che non hai, sentendomi ancora più solo.
E capisci di essere inguaribile, inaggiustabile.
Una prigione delle più buie.
So che qualcuno si riconoscerà in ciò che dico, so che siamo sempre di più.
Spero però che a capire siano coloro che ancora hanno le forze di combattere.
Io ho lavorato un anno a un progetto bellissimo per dare assistenza psicologica ai bambini. Ho migliaia di oggetti del mio vecchio lavoro e li avrei venduti per aprire un'associazione, ma la vita ha presa una piega ancora più drammatica. Finiranno in un cassonetto.
A voi chiedo di svegliarvi come i nostri fratelli albanesi, che conosco bene, e di pretendere il diritto alla cura, perché se perdete la salute avete perso tutto.
E vi chiedo di aprire la mente, ascoltare davvero voi stessi e chi avete di fronte, non i guru su Instagram, pieni di nozioni inutili, creatori di imperi su dolori interiore sempre più dilaganti, ma le persone che amate, e non nella distanza di uno schermo, ma faccia a faccia.
La distruzione di un essere umano è un processo che può essere molto lungo e lento, fatto di crepe silenziose che a un certo punto sfociano in crollo finale.
È qualcosa che può durare una vita che non è vita.
Vi prego di ricordarlo, quando vi chiederete perché una persona che sembrava 'normale' ha scelto di lasciarsi m0rire o ha ammazzat0 i propri figli senza motivo apparente.
Credo che le guerre inizino prima dentro di noi e poi diventino conflitti mondiali.
Non smettete di desiderare molto denaro, ma qualche volta esercitate il dono della gratuità.
Si può anche dare senza ricevere qualcosa di materiale in cambio, ma un nutrimento spirituale che al contrario di un conto banca non andrà mai disperso.
Andrea