06/06/2024
La radio passava The Final Countdown al minimo mentre nell’aria si respirava odore di primavera e idrocarburi aromatici.
Una a una le colonnine si iniziavano a riempire di schiamazzi sorridenti che coprivano i rombi di un millettré multijet e un Iveco sulla sei.
Il cielo era sereno sopra Campobasso e il castello che dominava la città benediceva tutte le attività commerciali compresa la stazione di servizio che al solito primo mattino fungeva da nodo senoatriale della p***a sociale cittadina.
Tutto taceva nel protopullulare di avventori assonnati. Anche Raffaele, che di solito pimpava come un cagnolino gettato in acqua, quel dì si trascinava a stento tra un buongiorno sorridente e un va******lo a denti serrati in una ben celata maschera pirandelliana.
Poi, all’improvviso un boato ruppe gli sbadigli. Un fragore tanto forte da destare preoccupazione persino dai balconi del vicinato che non si fa mai i cazzi suoi, nemmeno alle settetrentacinque del mattino.
Un botto istantaneo, senza eco né narciso, terminato nel tempo dello spavento che divenne preoccupazione.
Fu così che Raffaele, ormai sveglio, iniziò a indagare su cosa avesse mai potuto procurare tanta apprensione.
Apparentemente tutte le gomme dei veicoli sembravano integre e ancora non era iniziato il solito balletto di schiaffi mortali alle mosche cavalline, tipico del mezzogiorno a mezzogiorno.
Gira e rigira nel gioco di sguardi e piegamenti sulle braccia l’indagine terminò con la più amara delle sorprese.
La prima grande delle capitolate.
E forse era un segno.
O la bioplastica.
“Cazzo, la Spagna!”
“Ma non poteva esplodere la Francia?!?”
Q8italia