04/10/2026
Sono trascorsi 800 anni dal 3 ottobre 1226, giorno della morte di Francesco, di cui la Chiesa cattolica celebra il dies natalis (il giorno della nascita alla vita eterna) oggi: il 4 ottobre.
Questo breve articoletto, privo di alcuna pretesa teologica per assoluta mancanza di competenza di chi scrive, e col dovuto riguardo della libertà di culto e di pensiero di ciascuno, celebra una cura medica, ritenendola ispiratrice del quotidiano e straordinaria nella sua attualità.
Ma come è possibile definire attuale una cura medievale?
Dipende solo da quanto il lettore sia disposto a distinguere il “cosa” dal “come”.
Nessun rimedio di quel tempo è utilizzato oggi allo stesso modo in terapia, nessuna conoscenza o tecnica mediche moderne sono paragonabili a quelle di allora.
Fatta eccezione per alcuni rimedi fitoterapici ancora in uso, nessun farmaco attuale era a quel tempo noto.
Allora come è possibile affermare che una cura legata alla storia della vita di Francesco sia attuale?
Distinguendo il “cosa”,
il rimedio, il medicamento,
dal “come”,
ovvero dal modo di condurlo agli ammalati.
Solo così, leggendo nella storia documentata di San Francesco d’Assisi il suo approccio alla cura degli infermi.
Un approccio rivoluzionario per la sua epoca.
In un’epoca in cui la malattia era vissuta con estrema vergogna, senso di colpa, cupa rassegnazione, conseguente emarginazione,
Lui ne stravolse il modo di affrontarla.
Dettò nuove “regole” che di fatto stravolgevano la Regola.
Tutti riconoscono nella povertà e nell’austerità i cardini di tale Regola, ma forse pochi ne ricordano alcuni aspetti legati alle cure e resteranno perciò stupiti nel leggere la parola che segue:
l’allegria.
Per San Francesco l’allegria non era un accessorio della cura, ma la cura stessa.
Secondo le fonti francescane l’allegria nel curare si esprimeva attraverso tre aspetti fondamentali:
❤️ La “perfetta letizia”. San Francesco rimproverava i frati che mostravano un volto malinconico dinanzi ai malati. Diceva che la tristezza apparteneva al demonio e perciò il cristiano doveva contrastarla mostrando la gioia dello Spirito. Così, un volto allegro consentiva all’ammalato di non sentirsi un peso nei confronti di chi doveva prendersi cura di lui, restituendogli dignità.
❤️ I “giullari di Dio”. Prima della sua conversione, Francesco amava le feste, la spensieratezza, la musica. I suoi frati, nei lazzaretti in cui erano ricoverati i lebbrosi, medicavano le ferite, lavavano le bende e, mentre lo facevano cantavano, suonavano, raccontavano storie. Trasformavano un luogo di sofferenza in un luogo di condivisione umana.
❤️La cura dell’animo del malato (e di chi lo cura). L’allegria era vissuta come un medicamento a “doppio senso”: per chi doveva prestare cure e per chi doveva riceverle. Francesco raccomandava ai suoi frati di conservare sempre l’ilarità ed esortava gli ammalati a mantenere sempre il buon umore, convinto che la serenità della mente potesse aiutarli a sopportare meglio il dolore.
Sapete, uno dei suoi frati si ammalò gravemente e gli confidò un suo desiderio: mangiare un po’ d’uva.
Contravvenendo alle regole di digiuno e penitenza, Francesco non si limitò ad assecondare quel desiderio.
Prese a mangiarne lui per primo nella vigna insieme al suo fratello, per allontanare da lui l’idea della malattia e il senso di colpa per aver mosso una richiesta.
Una meravigliosa prova di delicatezza nel prendersi cura del prossimo ❤️
Se leggendo fin qui avete riscontato tanti punti in comune con la terapia del sorriso praticata in molti ospedali pediatrici, con l’umanizzazione delle terapie, con l’importanza della vicinanza affettuosa, dell’empatia, della gioia, non meravigliatevi.
San Francesco soffriva di un’infezione oculare, molto probabilmente di tracoma, un’infezione causata dal batterio Chlamydia trachomatis.
Ai suoi tempi non si conoscevano i batteri e gli antibiotici, così, tale infezione, non curata adeguatamente, conduceva alla cecità.
San Francesco divenne quasi cieco, ma,
e questo è un fatto,
riuscì a vedere 800 anni lontano.
Buona Festa patronale italiana e
Tanti Auguri di Buon Onomastico a chi festeggia oggi.
Marco.
(Nell’immagine: Estasi di San Francesco di Guido Reni, 1622 circa, olio su tela, presso la Chiesa dei Girolamini di Napoli, foto da Fondazione Federico Zeri)