27/05/2026
Nel leggere le testimonianze di questi con-tadini friulani, uomini e donne, vissuti tra '500 e '600, si è afferrati, come lo furono gli inquisitori, dallo stupore che si prova di fronte a qualcosa di assolutamente ina-spettato.
Di notte, in casa mia, et poteva essere quattro h**e di notte sul primo somno» racconta il benandante Paolo Ga-sparutto mi apparse un angelo tutto tut-to d'oro, come quelli delli altari, et mi chiamò, et lo spirito andò fuori... Egli mi chiamò per nome dicendo:
"Paulo, ti man-darò un benandante, et ti bisogna andare a combattere per le biade"...
Io gli resposi:
"Io andarò et son obediente"».
Spinti dal destino perché nati con la camicia - cioè involti nel cencio amniotico-i benandan-ti combattevano in spirito, tre o quattro volte all'anno, armati di mazze di finoc-chio, contro gli stregoni armati di canne di sorgo, per assicurare l'abbondanza dei raccolti.
Gli inquisitori si convinsero che dietro questi racconti si nascondeva il sab-ba diabolico: i benandanti non erano ne-mici di streghe e stregoni, come afferma-vano, bensi streghe e stregoni essi stessi.
Dalle voci di Anna la Rossa, di Olivo Caldo, di Michele Soppe e di tanti altri, pur filtra-te dai notai dell'Inquisizione, emerge u-no strato profondo di credenze contadine, altrove cancellate. Oggi i benandanti, per tanto tempo dimenticati, viaggiano in spiri-to per il mondo: dall'Europa, alle Ameri-che, alla Cina.
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