27/07/2026
Morrovalle, 23 luglio 2026 - È stato accertato un caso di infezione da virus Toscana a Morrovalle. Di cosa si tratta? A spiegarlo è il professore Guido Favia, docente di parassitologia alla Scuola di bioscienze e medicina veterinaria nonché prorettore alla ricerca dell’Università di Camerino. “Il riscontro di casi di Toscana virus non deve generare particolare allarme – premette -. Il virus è presente da tempo nel nostro Paese e nella maggior parte delle persone provoca un’infezione lieve o addirittura asintomatica”. Ma in una piccola percentuale di casi il virus può interessare il sistema nervoso centrale, provocando forme neuro-invasive, come meningite o meningoencefalite. Ecco quali sono le raccomandazioni. Professore, come si prende il virus? “Il Toscana virus viene trasmesso attraverso la puntura dei flebotomi, piccoli insetti ematofagi comunemente chiamati pappataci. La trasmissione avviene durante il pasto di sangue effettuato dalle femmine, che pungono per completare lo sviluppo delle uova”. Quali sono i sintomi? “La maggior parte delle infezioni nell’uomo decorre in modo asintomatico o con sintomi lievi. Quando presenti, le manifestazioni più comuni sono febbre, cefalea, malessere generale, nausea e talvolta vomito. L’esordio è generalmente improvviso e, nella maggior parte dei casi, i sintomi si risolvono spontaneamente nell’arco di pochi giorni senza necessità di una terapia specifica. In una piccola percentuale di casi il virus può interessare il sistema nervoso centrale, provocando forme neuro-invasive, come meningite o meningoencefalite. Più raramente sono state descritte anche neuropatie periferiche”.
In quali zone si sviluppa? “Il Toscana virus è presente in diversi Paesi del bacino del Mediterraneo ed è considerato un patogeno emergente dal punto di vista della salute pubblica, non tanto perché sia un virus nuovo, quanto perché negli ultimi anni è aumentata l’attenzione epidemiologica e diagnostica nei suoi confronti. In Italia vengono segnalati casi con una certa regolarità, soprattutto nelle regioni centro-meridionali, anche se la sua reale diffusione è probabilmente sottostimata. Le Marche rientrano tra le regioni italiane nelle quali sono stati notificati casi di infezione da Toscana virus nell’ambito della sorveglianza nazionale. Pertanto, non si può parlare di una prima comparsa del virus sul territorio regionale, anche se si tratta di un’infezione relativamente poco frequente e probabilmente sottodiagnosticata. È importante sottolineare che, pur essendo un virus emergente, le forme gravi sono relativamente rare e la maggior parte delle infezioni decorre senza sintomi o con una lieve sindrome febbrile”.
Quali sono i rischi per l’uomo? “Per la maggior parte delle persone il rischio è limitato a una malattia febbrile di breve durata o addirittura a un’infezione asintomatica. Tuttavia, in una minoranza di casi, soprattutto nei soggetti vulnerabili, possono svilupparsi complicanze neurologiche che richiedono assistenza ospedaliera. È importante sottolineare che il riscontro di casi di Toscana virus non deve generare particolare allarme. Il virus è presente da tempo nel nostro Paese e nella maggior parte delle persone provoca un’infezione lieve o addirittura asintomatica”. Colpisce qualsiasi età? Quali sono gli effetti sui bambini? “L’infezione può colpire persone di tutte le età, compresi i bambini. Secondo i dati epidemiologici italiani relativi al periodo 2016-2021, l’età media dei casi è stata di 46 anni (range 0-89 anni), con una maggiore frequenza nella fascia di età compresa tra i 20 e i 59 anni. Nei bambini l’infezione è generalmente lieve o asintomatica, anche se, come negli adulti, sono possibili forme neurologiche, fortunatamente poco frequenti”. Come si cura? “Non esiste una terapia antivirale specifica. Il trattamento è di supporto e principalmente sintomatico e prevede riposo, adeguata idratazione e, se necessario, farmaci antipiretici e analgesici per controllare febbre e dolore. Nei casi con interessamento neurologico può essere necessario il ricovero ospedaliero”. Cosa fare per prevenire? “Attualmente non sono disponibili vaccini né terapie preventive specifiche. La prevenzione si basa quindi soprattutto sull’evitare le punture dei pappataci. È consigliabile utilizzare repellenti cutanei, indossare indumenti che coprano braccia e gambe. A differenza delle zanzare, i pappataci sono insetti molto piccoli, con un volo silenzioso, attivi soprattutto dal tramonto all'alba. Per questo motivo, oltre all’impiego di repellenti, è importante limitare l’esposizione nelle ore serali e utilizzare zanzariere a maglia molto fine, poiché i flebotomi sono significativamente più piccoli delle comuni zanzare e possono attraversare reti con maglie troppo larghe”.