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La duchessa di Nala di JarroLa duchessa di Nala è bella, ricca, desiderata, ma nasconde un segreto che se venisse alla l...
03/09/2026

La duchessa di Nala di Jarro

La duchessa di Nala è bella, ricca, desiderata, ma nasconde un segreto che se venisse alla luce la priverebbe del rispetto e dell’ammirazione che gode in società e forse anche dell'uomo che ama. Il su feroce orgoglio non le permetterebbe di subire una simile onta ed è disposta a fare di tutto perché il suo segreto rimanga tale, forse anche a uccidere….

27/08/2026

I misteri dell’Acqua tofana di Alessandro Ademollo

“Era venuta in Roma dalla Sicilia per mezzo di alcune malvagie femmine certa maniera di veleno tanto fiero ed agevole a comporsi, quanto impossibile a conoscersi non distinguendo egli né il sapore né il colore dell’acqua pura ed uccidendo con malattia di pochi giorni senza verun di quegli accidenti che non sono comuni alle infermità ordinarie, per mezzo di una morte desiderabile ad ogni sorte di cristiano, come quella che dava tempo ed agio di provvedere all’eterna salute coi sagramenti”

L’Acqua Tofana è il nome di un celebre veleno diffuso in Italia nel XVII. La sua origine viene tradizionalmente collegata a Giulia Tofana, una donna vissuta probabilmente nella prima metà del Seicento e attiva soprattutto nell’Italia meridionale e, in seguito, a Roma.
Secondo le testimonianze dell’epoca, l’Acqua Tofana sarebbe stata un liquido incolore, inodore e insapore, impossibile da individuare una volta mescolato al cibo. La sua presunta composizione è ancora oggetto di discussione, anche se molte ricostruzioni storiche la collegano a sostanze arsenicali e ad altri composti altamente tossici.
Il nome di Giulia Tofana e della sua “Acquetta” è rimasto legato a uno dei più famosi casi di avvelenamento della storia europea e molti studiosi si sono occupati della vicenda anche nei secoli successivi, come Alessandro Ademollo che alla fine dell’800 scrisse questo saggio, basandosi su fonti d’archivio.

20/08/2026

Parigi e i parigini di Carlo del Balzo
“Ho scritto questo libro con criterio assai diverso da quello seguito finora da quanti hanno parlato di Parigi. In queste pagine non troverete né il Lussemburgo, né il Louvre, né Notre-Dame né la dorata cupola degli Invalidi. Mi è parso che di tutto questo debbansi occupare le Guide, rimpinzate di minugie e di date. Altro compito è il mio. Io disegno la vita parigina vera; io studio la nevrosi del centro più vivente del mondo; io voglio far fiutare il fosforo di cui quell’aria è satura.”

Non la Parigi turistica quindi, ma una Parigi “domestica”, la Parigi dei parigini.
Alla fine dell’800 Carlo del Balzo visitò la Ville Lumière e raccolse le sue osservazioni e appunti di viaggio in questo libro. Alcuni dei luoghi che descrive esistono ancora, altri non più o sono profondamente cambiati: I mercati centrali, ventre di Parigi, il Bois de Boulogne meta prediletta di poveri e ricchi per le passeggiate, i café chantant e l’operetta che animavano la vita notturna, i Grands Magasins du Louvre dove dame e grisette si facevano sedurre dall’enorme varietà di merci...

13/08/2026

Il rubino dell'emiro di Delly

Quando Aimery, duca de La Roche-Lausac, arriva a Montaulieu, per stabilirsi a La Fougerolles, una vecchia residenza di famiglia, trascurata per molti anni, suscita molta curiosità e aspettative nella piccola nobiltà locale.
Ma il duca e la sua famiglia non si comportano come ci si aspetterebbe da persone del gran mondo: niente feste o ricevimenti; e frequentano regolarmente solo la famiglia del comandate de Grelles, imparentata con loro.
La causa di questo isolamento è Flora, la moglie del duca: una bella donna ma capricciosa e viziata, e sono i suoi eccessi che hanno costretto il marito a trasferirsi nella sperduta Montaulieu. La donna tuttavia non si rassegna alla situazione e i due sono ai ferri corti.
Così quando Flora viene trovata morta e il rubino dell’emiro, una pietra d’inestimabile valore che la duchessa indossava sempre, è scomparsa, i sospetti ricadono inevitabilmente su Aimery, perché non sembra il furto il motivo dell’omicidio, e lui aveva più di una ragione per desiderarne la morte, soprattutto i suoi sentimenti per la dolce e gentile Meryem de Grelles, così diversa da sua moglie.

06/08/2026

Nacociù, la venere Americana. Avventure degli emigranti al nuovo mondo di Adolfo Ross
Nel 1879, Adolfo Rossi, irrequieto e insoddisfatto della sua vita ordinaria e tranquilla in un piccolo paese di provincia, ad appena 22 anni decise di partire per gli Stati Uniti con molto entusiasmo e pochi soldi.
“Nacociù, la venere Americana” (ristampato poi con il titolo “Vita d’America”) è la narrazione delle sue esperienze oltreoceano, dove per mantenersi svolse diversi lavori: operaio, pasticcere, cameriere, giornalista per il quotidiano “Il Progresso Italo-Americano”, dipendente delle ferrovie…
Sbarcato a New York e spintosi fino nelle vaste pianure del Colorado, condivise la vita di tutti quegli emigrati che in quegli anni andavano a cercare fortuna e un’esistenza migliore nel Nuovo Mondo, raccontandone le condizioni con onestà e lucidità.

31/07/2026

La bastarda di Carolina Invernizio

Torino, 1868.
L’inverno è stato rigidissimo, e anche la notte dell’ultimo giorno di carnevale un un’intensa nevicata ha ricoperto tutta la città con uno spesso, candido strato.
Alle prime luci del mattino dopo, mentre stanno spalando la neve davanti al castello del Valentino, degli operai ne notano uno strano cumulo e quando provano a rimuoverlo fanno una macabra scoperta.
Sotto la neve c’è il corpo di una giovane donna vestita in maschera.
Viene portata all’interno del castello, in attesa dell’intervento delle autorità. Casualmente il giovane Adriano la vede e rimane fortemente colpito dalla bellezza della ragazza. E quando viene identificata come Lucia Ariaudi, detta la Diavolina, non può credere che quel viso angelico appartenga a una donna dalla così triste fama.
Anche in seguito non riesce a togliersi dalla testa l’immagine della morta e quindi quando la madre gli annuncia l’arrivo della fidanzata che ha scelto per lui non ne è felice; ma quando la incontra non può trattenere lo choc. La ragazza è identica a Diavolina: stessi capelli, stesso viso, stessi occhi. Com’è possibile?
La spiegazione è semplice: le due ragazze sono sorelle, ma una è luce, l’altra oscurità. Adriano non può che essere felice che la sua futura sposa abbia le fattezze di quella che l'ha tanto impressionato ma con un'anima innocente.
Diavolina però continuerà a gettare la sua tetra ombra su un avvenire in apparenza così radioso.

23/07/2026

Il Vascello del Diavolo di Guglielmo Stocco

"Hanno chiamato la mia nave il Vascello del Diavolo. Può darsi che lo sia, poichè il turbine, al quale siamo ora in preda potrebbe esserci stato mandato da Satana in persona. È forse la condanna della nostra ultima impresa?...."

Narra la leggenda che il pirata Grammont e la sua nave siano affondati da qualche parte sulla costa del Venezuela portando con sé un favoloso tesoro e che una maledizione colpisca chiunque cerchi di impadronirsene…
Il giovane Paolo Possignac, riceve in eredità da un vecchio marinaio delle carte che sembrano indicare la posizione esatta del relitto del Vascello del Diavolo e decide di tentare l'impresa; ma per riuscire dovrà fare i conti con il fratello del marinaio, Il capitano Rosmer che non esiterà a usare ogni mezzo per impadronirsi di quella fortuna.

Guglielmo Stocco è stato un prolifico autore di romanzi fantastico-avventurosi di inizio novecento sullo stile di Salgari, e uno dei precursori della fantascienza italiana.

16/07/2026

La piccola contessa di Max Du Veuzit

Myette sta per sposarsi, e non lo fa per amore ma per salvarsi la vita.
Orfana, è stata per anni segregata in una soffitta dalla matrigna, sostenendo fosse pazza, per potersi appropriare del suo patrimonio.
Ora che ha raggiunto la maggior età rischia di venir rinchiusa in manicomio, ma grazie a un servo affezionato riesce a sfuggire al suo destino. Tuttavia per sottrarsi definitivamente alla tutela della matrigna non c’è che un modo: sposarsi.
E il caso mette sulla sua strada il conte Philippe d’Armons che, oppresso dai debiti e per salvare dal disonore la sua famiglia, accetta di sposarla.
Quando però, dopo la cerimonia, la vede non può trattenere un moto d’orrore. Perché Myette non era solo prigioniera, per annichilirne lo spirito e il corpo è stata sottoposta a crudeltà e privazioni che l’anno trasformata in “un essere da incubo e allucinazione”. Philippe, già deciso a tenere a distanza questa sposa imposta, l’abbandona e parte per l’Egitto.
Myette, pur ferita dalle parole crudeli di questo marito appena intravisto, ora è libera e può intraprendere il lungo cammino per rinascere, essere felice, viva
Passano due anni... e quando Myette finalmente conduce un’esistenza appagante e si è adattata a vivere come una vedova, Philippe ritorna.
Quando la vede non la riconosce, come potrebbe? Non c’è nessuna somiglianza la sua orribile moglie e questa brunetta dai magnifici occhi che ha attirato subito la sua attenzione.
Myette non è, però, disposta a perdonargli tanto facilmente il disgusto e il disprezzo che le ha dimostrato.

09/07/2026

Isabella d’Este. La sua corte e i suoi tempi di Alessandro Luzio e Rodolfo Renier

D'opere illustri e di bei studî amica,
Ch'io non so ben se più leggiadra e bella
Mi debba dire, o più saggia e pudica,
Liberale e magnanima Isabella,
Che del bel lume suo dì e notte aprica
Farà la terra che sul Menzo siede

Con questi versi Lodovico Ariosto celebrava Isabella d'Este nell'Orlando furioso, lodandone la cultura e il mecenatismo.
E Isabella, primogenita di Ercole I d'Este duca di Ferrara e di Eleonora d'Aragona, era realmente molto colta: fin da giovanissima venne educata da illustri precettori, come l'umanista Battista Guarino, con cui studio storie e letteratura classica, teologia, filosofia; imparò il greco e il latino ma anche musica, canto e danza.
Sedicenne sposò il marchese di Mantova, Francesco II Gonzaga, e nella sua nuova corte Isabella, continuando la tradizione della sua famiglia, intessé relazioni con alcuni tra i più grandi letterati (Ludovico Ariosto, Pietro Bembo, Baldassare Castiglione) e artisti (Tiziano, Mantegna, Leonardo) e costituendo una delle più grandi collezioni d'arte dell'epoca; fu anche una innovatrice della moda, sua l'invenzione della capigliara, imitata dalle altre dame.
Fu inoltre un'abile diplomatica e mantenne importanti relazioni politiche; che le permisero, tra l'altro, di reggere le sorti del suo piccolo stato durante la prigionia del marito.
Non è quindi immotivato l'elogio di Niccolò da Correggio che la definì "la prima donna del mondo".

Gli storici Luzio e Renier pubblicarono tra la fine dell'800 e i primi del '900 numerosi saggi sulla marchesa di Mantova, tra i quali quelli presenti in questa pubblicazione, aiutati anche dalla copiosa documentazione dell'Archivio Gonzaga.

02/07/2026

Memorie sull’Egitto. E specialmente sui costumi delle donne orientali e gli harem di Amalia Nizzoli

"veniva di continuo interrogata su ciò che aveva visto in Egitto, e specialmente sui costumi delle donne orientali e sugli harem. Ciò fe’ nascere in me l’idea di appagare in qualche modo l’altrui curiosità pubblicando qualche cosa sull’Egitto, e massime sui costumi e gli usi femminili di quel paese"

Nel 1819, appena tredicenne, Amalia si trasferisce con la sua famiglia in Egitto su invito dello zio, il dottor Filiberto Marucchi, medico del ministro delle Finanze di Muhammad Ali. Appena un anno dopo sposa Giuseppe Nizzoli, cancelliere del Consolato austriaco.
La sua è una condizione privilegiata, data la posizione del marito e dello zio, e grazie anche alla conoscenza della lingua araba, imparata all’inizio del suo soggiorno, che le consentiva di avvicinare l’élite ottomana; in particolare, poteva aver accesso agli harem, preclusi agli uomini.
Amalia viaggiò anche per il paese, descrivendo quello che colpiva la sua mente curiosa e osservatrice; fu anche la prima donna a sovraintendere una missione di scavo, finanziata dal marito, appassionato egittologo e collezionista (gli oggetti che raccolsero oggi si trovano nei musei di Firenze, Torino e Milano).
Le sue memorie, pubblicate nel 1841, "sono d’un genere nuovo tra la copia dei libri che trattano delle cose egizie, per quella parte almeno che si riferisce ai costumi delle donne". Spesso, in effetti, i resoconti sull’Egitto, e sull’oriente in generale, ne riportavano più un’immagine stereotipata e fantasiosa che reale e la vita delle donne rinchiuse nei ginecei ispiravano stravaganti e pruriginose illusioni, molto lontane dalla realtà, come si deduce facilmente dalle memorie della Nizzoli.

Indirizzo

Via Genova, 14
Diano Marina
18013

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