14/09/2026
Una giornata con Filippo Monti / Mercoledì 16 settembre
Appuntamento dedicato a una grande figura dell'arte e della cultura della nostra città, l'architetto Filippo Monti.
L'Ordine degli Architetti della provincia di Ravenna e il Cineclub Il Raggio Verde organizzano una giornata in due tappe per ricordare e omaggiare l'opera di Monti.
Mercoledì 16 settembre alle ore 16 visita al complesso residenziale Santa Margherita, via Firenze 75/77 . Una occasione unica per "toccare con mano" alcune sue realizzazioni.
Chi fosse interessato dovrà prenotare la visita telefonando alla Bottega Bertaccini al numero 0546 681712.
Alle ore 18 ci si sposterà alla Arena Borghesi in viale Stradone per la presentazione del volume di Claudio Piersanti «Filippo Monti, l’opera nel tempo e nei luoghi» (Editore Rubbettino) in dialogo con Ennio Nonni.
Filippo Monti (1928-2015) si può considerare uno degli architetti più importanti del Novecento in Emilia Romagna.
Sul suo lavoro esisteva solo un’unica monografia risalente al 2009, a cura di Franco Bertoni e Davide Rava, ormai da tempo quasi introvabile.
La nuova pubblicazione di Claudio Piersanti riunisce tutte le opere e traccia una prima ricognizione critica con una esaustiva selezione di immagini fotografiche.
Lo scopo è quello di riportare alla luce un autore locale di grande valore, fornire una base per ulteriori studi e ricerche specifiche, e stimolare visite sul territorio alla ricerca delle sue opere.
A proposito del proprio lavoro, c'è una frase di Monti che rimane scolpita sulla pietra: «Il rispetto del passato e la speranza di quello che verrà: questo è il fondamento della mia architettura».
Una frase che ben si sposa con quella di un altro grande romagnolo, Aldo Spallicci, che a proposito di scrittura e poesia scriveva: “Fare del nuovo senza dimenticare l’antico”.
Ma a Filippo Monti, architetto geniale, innovativo e fuori dagli schemi, persona riservata e gentile, mi sento legato per almeno due motivi in più.
Primo, perché come libraio ho seguito la presentazione della sua traduzione in dialetto romagnolo delle tre cantiche della Divina Commedia, accompagnato dall'amico Claudio Marabini, dall'architetto Franco Bertoni e dall'editore Antonio Ronconi, in una sala San Carlo gremita. Era il 2003.
Tre dediche, "A mi mê" e "A mi fiôla" e "A la garnê" (la scopa che tutto spazza via) che raccontano una vita intera in poche - essenziali - parole.
Secondo, perché nel dicembre del 2015 ospitammo alla Bottega Bertaccini la mostra delle sue ceramiche, insieme a quelle di Ennio Nonni. E' stata la sua ultima mostra, inaugurata pochi giorni prima della sua scomparsa. I suoi vasi hanno un’estetica quasi minimalista, nata dall’uso radicale della nuda terra(cotta) come n**e sono, spesso, le pareti esterne dei suoi edifici. Poche - essenziali - forme.
Arrivederci a mercoledì 16.