10/06/2026
DICIAMO GRAZIE A LEA MELANDRI / FIRMA ANCHE TU L'APPELLO
In genere i miei post annunciano la presentazione di un libro, l'inaugurazione di una mostra, un incontro, un dibattito, un convegno.
Questa volta invece voglio parlare di una persona.
E' stato lanciato a metà maggio un appello in favore di Lea Melandri, scrittrice, intellettuale e femminista, per chiedere che le venga assegnato il contributo economico previsto dalla Legge Bacchelli a favore di persone che si sono distinte per meriti eccezionali nei campi della cultura, delle arti, della ricerca scientifica e dell’innovazione ma si trovano in condizioni di particolare ristrettezza.
Si legge nel testo del Comitato promotore: “Lea Melandri ha dedicato la sua vita al movimento femminista, alla giustizia sociale, alla liberazione di donne e di uomini. Lo ha fatto con il suo attivismo, con il suo pensiero, con la sua scrittura. I suoi testi teorici, spesso tradotti all’estero, sono oggi considerati manifesti del femminismo italiano e riferimenti imprescindibili nello studio dell’oppressione di genere. Oggi anziana e indigente, rischia di non avere i mezzi per curarsi. Il vitalizio sarebbe il dovuto riconoscimento materiale da parte della Repubblica nei confronti di una vita spesa per cause giuste e per un’opera che oggi è patrimonio della cultura italiana”.
Per firmare l'appello potete inviare una mail a [email protected] oppure andare sul sito https://bacchelliperlea.org/ per leggere il testo completo e le firme già raccolte.
Voglio condividere un ricordo personale che mi lega a Lea. Nel 2018 ho curato la pubblicazione di un libro collettivo, "Il Sessantotto a Faenza - Storie, testimonianze, immagini" (Tipografia Valgimigli). Tramite l'amico Giuseppe Bellosi mi misi in contatto con lei che fu subito disponibile a mandare il suo scritto che compare nel libro. Il titolo del suo intervento è "Il mio Sessantotto antiautoritario e femminista" e comincia con queste parole: "Sono arrivata a Milano nel novembre 1966, abbandonando all’improvviso due famiglie - quella d’origine e quella in cui ero entrata da pochi mesi per un matrimonio infelice -, e il liceo scientifico dove avevo appena preso servizio come insegnante di ruolo. Avevo 25 anni, venivo da un paese di provincia, in Romagna, cresciuta in una famiglia molto povera di contadini mezzadri - tre nuclei famigliari in una cascina di poche stanze -, ma figlia unica che aveva avuto il privilegio di studiare".
Per "ricambiare la cortesia", le inviai la foto che vedete, una giovanissima Lea Melandri con la sua classe del Liceo Scientifico Severi di Faenza durante una gita scolastica a Pomposa nel 1966.
Grazie Lea.