02/10/2026
FIOR DI LOTO
C’era una volta… se questa fosse una fiaba, sarebbe una di quelle più classiche, una di quelle in cui si mescolano orrore e meraviglia, e che al giorno d’oggi vengono censurate ed edulcorate per non impressionare i bambini. Però non si tratta di una vera e propria fiaba, piuttosto di una leggenda nera, creata per attribuire un’origine a una delle usanze più crudeli della storia recente, che tanto per cambiare ha come protagonista il genere femminile: la fasciatura dei piedi a cui sono state sottoposte milioni di donne cinesi. Anzi, per essere precisi le leggende sono due, una più poetica e l’altra più cruda, e ve le racconterò entrambe per darvi un’idea chiara del contesto nel quale ci troviamo.
La prima leggenda si svolge nella Cina del decimo secolo, e narra di una ballerina dai piedi minuscoli chiamata “Preziosa”, o “Cosa preziosa” – non so come tradurlo meglio in italiano 😅 – che incantava tutti danzando dentro un fiore di loto d’oro alto due metri ricoperto di pietre preziose, perle e nappe di seta. Per avere piedi piccoli e dalla forma affusolata, “Preziosa” li teneva avvolti e stretti in fasce di seta, e il suo aspetto così minuto e leggiadro finì per atti**re l’attenzione del principe Li Yu. Dal momento che all’epoca – e per molti altri secoli a ve**re – in Cina l’unica prospettiva per salvare una donna dalla miseria era quella di combinare un buon matrimonio, o quantomeno di guadagnarsi la protezione di un uomo potente, tutte le altre donne cominciarono ad invidiarla e ad attribuire il suo fascino e la sua fortuna ai suoi piedini da fata, modellati per assomigliare a un petalo di fiore di loto nella forma come nella misura. Secondo questa bella favola crudele, fu proprio cercando un modo per imitare i piedi della nostra preziosa e fortunata ballerina che nacque la tradizione delle scarpe oggi note come “loto”, un nome poetico che nasconde un vero e proprio strumento di tortura che afflisse le donne cinesi fino al XIX secolo inoltrato.
Ma come funzionava in pratica questo supplizio celato dietro un paio di graziose, minuscole scarpette ricamate come quelle che potete ammirare nelle immagini? Beh, naturalmente per poter arrivare a sfoggiare il tanto desiderato piedino “a fior di loto” era necessario iniziare da piccole, e già tra i cinque e i sette anni, quando il piede era già formato ma ancora flessibile, una donna esperta in questa pratica veniva incaricata di fasciare strettamente entrambi i piedi delle bambine. Subito dopo, a queste veniva imposto il primo paio di scarpette loto, di norma confezionate dalla madre con i materiali più pregiati che si potesse permettere. La suola di legno veniva ricoperta di strati di cotone, mentre la tomaia era tradizionalmente realizzata in seta ricamata con motivi benaugurali come, nel nostro caso, il celeberrimo Cane di Fo. I piedini delle bimbe venivano quindi serrati in una specie di morsa che ne impediva lo sviluppo e ne piegava la forma, impedendo loro di fatto di camminare se non a costo di dolori lancinanti… figuriamoci di correre o di giocare come dovrebbe essere naturale per tutti i bambini del mondo!
Questa pratica disumana, naturalmente, proseguiva nel corso degli anni: mentre erano costrette a camminare a piccolissimi passi, spesso sorrette da un bastone e comunque a rischio di infezioni di ogni genere, le bambine diventavano ragazze convinte che questa oggettiva deformità le avrebbe aiutate a trovare un buon partito, perché gli uomini disprezzavano le donne con i piedi grandi, le trovavano volgari e indegne di essere sposate. Pensate soltanto che la misura ideale di un “piede di loto” doveva assestarsi al di sotto degli otto centimetri! Eppure, nonostante la sofferenza, le possibili infezioni e la disabilità a cui erano costrette, molte ragazze cinesi finivano per sposare la tradizione consapevolmente. Appena ne erano in grado, iniziavano a fabbricarsi da sole il corredo di scarpe necessario – quattro paia per stagione era considerato un numero appropriato – e a volte prendevano addirittura parte a delle competizioni, una sorta di “concorsi di bellezza” che premiavano il piede più piccolo e più aggraziato.
Vi ho raccontato una storia terribile, lo so, ed è ancora più disturbante se la associamo a un paio di scarpette dalla grazia tutta orientale, che potrebbero sembrare innocue, pensate e costruite per il piede di un bambino molto piccolo, e invece nascondono tanto inutile dolore, tanta sofferenza in nome di una delle innumerevoli usanze che nei secoli hanno costretto e penalizzato il corpo femminile, spesso con il consenso ingenuo e inconsapevole delle donne stesse, magari in nome della moda… basti pensare, per citare solo qualche esempio, ai busti vittoriani stretti fino allo svenimento, o alle creme a base di piombo o di arsenico per sbiancare la pelle che in passato hanno mietuto tante vittime innocenti. Non posso fare a meno di pensare a quanto fossero inermi, queste donne prigioniere dei loro piedi “a fior di loto”: desiderabili come le voleva la società del tempo, ma impossibilitate a scappare di fronte a un pericolo, un incendio o un qualunque aggressore malintenzionato.
Sono un reperto prezioso, queste scarpe loto che ho scoperto in una delle tante case che visito in cerca di oggetti speciali, preziose come il nome della prima ballerina che le indossò danzando sulle punte per il principe Li Yu, e per più di un motivo: perché sono manufatti ottocenteschi davvero rari e in ottime condizioni, ma anche perché sono oggetti che raccontano una storia femminile lunga secoli, complessa e ricca di sfaccettature, che sembra lontana ma ci riguarda in fondo tutte da vicino… perché chi di noi può dire di non essersi mai sottoposta a qualche sacrificio doloroso in nome della moda, dell’omologazione rassicurante, della seduzione o dell’accettazione sociale? E’ una domanda retorica, lo so, e chi non si sente chiamato in causa ha davvero la mia massima stima.
A questo punto, il lettore più attento potrebbe chiedersi: e la seconda leggenda che ci avevi anticipato, quella più cruda e spietata sull’origine dei piedi “a fior di loto”, che fine ha fatto? Non l’ho dimenticata, ma l’ho voluta lasciare per ultima perché ci lascia con una morale che mette tutto in discussione.
Si narra, infatti, che un’Imperatrice cinese affetta da un piede deforme, stufa di essere derisa dalle altre donne, un giorno abbia confidato al suo regale consorte che la sua unica consolazione sarebbe state vederle tutte con i piedi storpiati come lei. L’Imperatore la prese in parola, e per compiacerla decretò che tutte le donne da quel giorno dovessero fasciarsi i piedi.
Niente grazia e leggiadria, niente fiori di loto dorati e pietre preziose: in primo piano questa volta c’è un dolore atroce protratto per secoli e un’insopportabile disabilità, una condanna arrivata dall’alto alla quale non si può sfuggire… dentro di sé, lo sapevano bene le donne cinesi quanto gli era costato questo lunghissimo sacrificio.
Le scarpe loto dell’ottocento che ancora lo testimoniano, lunghe appena una decina di centimetri, sono in vendita a € 150,00.
Buon fine settimana, amici miei, spero che questa storia così crudele da sembrare una fiaba di quelle più nere vi sia piaciuta… un abbraccio a tutti, ci sentiamo mercoledì! 🤗❤