06/08/2026
* L’arte dell’incipit *
“Altra acqua calda Olai, dice la vecchia levatrice Anna
Adesso non startene lì impalato sulla porta della cucina, dice
No, no, dice Olai
e avverte un calore e un gelo che si diffondono su tutta la pelle e la fanno accapponare e la gioia che pervade tutto il suo essere gli preme negli occhi sotto forma dí lacrime e si affretta a raggiungere la stufa della cucina e comincia a versare l'acqua calda e fumante in un piccolo catino di legno, acqua calda, sì, sarà fatto, sì certo, pensa Olai e con il mestolo ne versa ancora e sente la levatrice Anna dirgli che adesso è sicuramente sufficiente, adesso sarà sicuramente abbastanza, dice e Olai alza lo sguardo e la vecchia levatrice Anna è in piedi accanto a lui e prende il recipiente
Ci penso io a portarlo dentro, dice la levatrice Anna
poi si sente provenire dalla camera un grido soffocato e Olai guarda la vecchia levatrice Anna negli occhi e le fa un cenno con la testa e forse sta anche ridendo appena con le labbra mentre se ne sta lì così
Adesso devi avere pazienza, dice la vecchia levatrice Anna
Se sarà maschio, si chiamerà Johannes, dice Olai
Vedremo, dice la levatrice Anna [...]”
Un ingresso ‘in medias res’ e senza fiato nel microcosmo letterario di Jon Fosse, romanziere norvegese premio Nobel per la letteratura nel 2023 e definito dal New York Times come “l’erede di Ibsen e Beckett”.
Jon Fosse
MATTINO E SERA
La nave di Teseo, Milano, 2019