26/11/2016
Poiché l'alba si accende...
di Paul Verlain
Poiché l'alba si accende, ed ecco l'aurora,
poiché, dopo avermi a lungo fuggito, la speranza consente
a ritornare a me che la chiamo e l'imploro,
poiché questa felicità consente ad esser mia,
facciamola finita coi pensieri funesti,
basta con i cattivi sogni, ah! soprattutto
basta con l'ironia e le labbra strette
e parole in cui uno spirito senz'anima trionfava.
E basta con quei pugni serrati e la collera
per i malvagi e gli sciocchi che s'incontrano;
basta con l'abominevole rancore! basta
con l'oblìo ricercato in esecrate bevande!
Perché io voglio, ora che un Essere di luce
nella mia notte fonda ha portato il chiarore
di un amore immortale che è anche il primo
per la grazia, il sorriso e la bontà,
io voglio, da voi guidato, begli occhi dalle dolci fiamme,
da voi condotto, o mano nella quale tremerà la mia,
camminare diritto, sia per sentieri di muschio
sia che ciottoli e pietre ingombrino il cammino;
sì, voglio incedere dritto e calmo nella Vita
verso la meta a cui mi spingerà il destino,
senza violenza, né rimorsi, né invidia:
sarà questo il felice dovere in gaie lotte.
E poiché, per cullare le lentezze della via,
canterò arie ingenue, io mi dico
che lei certo mi ascolterà senza fastidio;
e non chiedo, davvero, altro Paradiso.
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Firenze, 10 giugno 2015 – Ha scritto con assoluta pertinenza, a proposito della poesia di Paul Verlaine, Mario Luzi: «Verlaine applica sempre più decisamente la metamorfosi musicale delle emozioni, fino ad esprimere per questa via l'essenza ineffabile dell'anima e il mistero dei suoi legami con il mondo. La sua musica esala da uno spirito che è posseduto e non possiede, ma ha dalla sua la grazia di comunicare il suo inconoscibile come tale.
La convinta naivetè della sua poesia non esclude che in essa sia stata portata a compimento l'opera magica di evocazione e l'opera di ricostruzione dell'unità tra l'anima e il mondo, mediante quell'unico esorcismo musicale che dissolve e ricompone l'interiore e l'esterno; opera che la grande premessa romantica aveva affidato alla poesia. E una deduzione rivoluzionaria tratta nell'umiliazione, come gli altri due maestri, Rimbaud e Mallarmé, l'avevano tratta nell'orgoglio consapevole. I decadenti videro nell'arte di Verlaine il lato dissolutivo, i simbolisti intuirono l'altro della ricostruzione e lo annetterono senz'altro, come maestro, al loro movimento».
Alla «metamorfosi delle emozioni», al suo trattamento lirico, non si sottrae il top dei sentimenti, l'amore. E al fascino della musica in versi della poesia di Paul Verlaine non si è a suo tempo sottratto un musicista del calibro di Gabriel Faurè, raffinato compositore di una propria intima, rivissuta e ammaliante La Bonne Chanson.
Marco Marchi