Alex Camilleri

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29/10/2025
07/07/2025

"Quando mi presentai alla prova scritta, il tema di italiano, non ricordavo neanche chi fosse Dante Alighieri. I miei piedi erano ghiacci, lo stomaco contratto mi rimandava in bocca il sapore dello zabaglione che la mamma mi aveva imposto per "tirarmi su", l'angoscia mi strozzava. Ma poi ci comunicarono il tema: "Il concetto di patria dalla polis greca ad oggi". E fu peggio che dar fuoco alle polveri delle mie infantili rivolte, delle mie infantili utopie. Il freddo sparì, insieme al sapore di zabaglione, l'angoscia dileguò. Brandii la stilografica, mi gettai come un lupo ringhioso sul foglio protocollo, e questo (più o meno) è il riassunto di ciò che scrissi per otto colonne piene.

"Patria, che vuol dire patria. La patria di chi? La patria degli schiavi e dei cittadini che possedevan gli schiavi? La patria di Meleto o la patria di Socrate messo a morte con le leggi della patria? La patria degli ateniesi o la patria degli spartani che parlavano la stessa lingua degli ateniesi però si squartavano tra loro come molti secoli dopo avrebbero fatto i fiorentini e i senesi, i veneziani e i genovesi, i fascisti e gli antifascisti? E' da quando ho imparato a leggere che mi si parla di patria: amor patrio, orgoglio patrio, patria bandiera. E ancora non ho capito cosa vuol dire. Anche Mussolini parlava di patria, anche i repubblichini che nel marzo del '44 arrestarono mio padre e fracassandolo di botte gli gridavano se-non-confessi-domattina-ti-fuciliamo-al-Parterre. Anche Hi**er. Anche Vittorio Emanuele III e Badoglio. Era patria la loro o la mia? E per i francesi la patria qual è? Quella di De Gaulle o quella di Pétain? E per i russi del '17 qual era? Quella di Lenin o quella dello zar? Io ne ho abbastanza di questa parola in nome della quale si scanna e si muore. La mia patria è il mondo e non mi riconosco nei costumi e nella lingua e nei confini dentro cui il caso mi ha fatto nascere."

Oriana Fallaci

03/06/2025

Un giorno, un serpente strisciò dentro una tana accogliente di conigli. Loro, impauriti, si strinsero contro le pareti. Mai avevano visto un ospite simile.

Ma il serpente parlò con voce dolce:

"Non abbiate paura… sono solo terribilmente solo. Non ho amici, e desidero solo un po’ di calore. Porto con me una saggezza antica che vorrei condividere."

I conigli, diffidenti, decisero di ascoltarlo. Le sue storie erano affascinanti, il suo sussurro ipnotico. Parlava come un filosofo…

Fino a quando morse uno di loro — e sparì.

La sera dopo, tornò.

"Vi prego, non cacciatemi via," implorò. "Sapete che sono un serpente… mi è difficile non mordere. Ma ci sto provando. Gli amici accettano i difetti, no?"

I conigli, ancora una volta, gli aprirono la tana.

Ancora parole gentili. Ancora racconti sussurrati.

E ancora… un morso improvviso.

Il terzo giorno, la tana era chiusa da una pietra.

Il serpente si avvolse intorno, sibilando, pregando, giurando di cambiare. Ma nessuno uscì.

"Non c’è posto in questo mondo per chi pensa troppo!" sibilò con rabbia, e scomparve nell’oscurità.

A volte, le creature più velenose si mascherano da anime profonde, si riempiono la bocca di saggezza e citazioni — solo per colpire di nuovo, appena le accogli nel cuore.

Ricorda: se qualcuno ti ferisce ancora e ancora, anche con parole dolci, anche con promesse sincere… non spalancargli più il cuore.

Essere gentili non significa sopportare il dolore all’infinito.

07/04/2025

Ottima riflessione...

Quando un uc***lo è vivo, si nutre di formiche.
Ma quando muore, sono le formiche a nutrirsi di lui.

Il tempo e le circostanze cambiano senza preavviso.
Nulla è eterno.

Non ferire e non sminuire nessuno.
Oggi puoi essere forte,
ma il tempo sarà sempre più forte di te.

Un albero può produrre mille fiammiferi,
ma basta un solo fiammifero per bruciare mille alberi.

Per questo, scegli sempre la gentilezza.
Fai del bene, senza chiederti a chi.

07/04/2025

Quella sera, il termometro segnava -3°C. Il vento mi tagliava il cappotto e i fiocchi di neve mi pungevano le guance. Tutto ciò che desideravo era tornare a casa, farmi un bagno caldo e sorseggiare una tazza di cioccolata. Ma mentre mi avvicinavo allo stand di shawarma vicino all’angolo, i miei passi vacillarono.
Lì, davanti al chiosco, c’era un uomo avvolto in tessuti lacerati, tremante come un cane randagio che si stringeva a lui per riscaldarsi. La sua voce ruvida e implorante ruppe il silenzio gelido:
— Solo una tazza di acqua calda, per favore.
— Esci da qui! — sbottò il venditore, senza nemmeno degnarlo di uno sguardo.
Il cane guaì piano, e qualcosa dentro di me si ruppe. Le parole di mia nonna riecheggiarono nella mia mente: "La gentilezza non costa nulla, ma può cambiare tutto." Feci un passo avanti.
— Due caffè e due shawarma, per favore.
Il venditore mi lanciò un’occhiata scettica, ma preparò l’ordine. Arrossendo, consegnai la busta e le tazze al signore.
— Ecco — borbottai, cercando di evitare il suo sguardo.
Mentre mi allontanavo, la sua voce roca mi fermò:
— Aspetta.
Mi girai e lui mi porse un pezzo di carta stropicciata, con uno strano sorriso.
— Leggilo a casa.
Presi il foglio e lo infilai in tasca senza dargli troppa importanza, proseguendo tra pensieri, mail di lavoro e le solite mille banalità della vita moderna.
Fu solo quella sera, mentre ripulivo la tasca del cappotto, che trovai il foglio. Era sgualcito e consumato, ma le parole erano chiare. Aprii il biglietto e lessi:
---
"La vita è come un inverno lungo e freddo per chi non ha niente. Ogni piccolo raggio di calore che riceviamo, ogni gentilezza, è come una coperta invisibile che ci permette di resistere un giorno in più. Tu oggi mi hai dato quella coperta.
Ma non sono sempre stato qui, al freddo. Un tempo, ero seduto al tuo posto, con un lavoro, una casa, una famiglia. Avevo tutto e credevo di essere invincibile. Ma la vita è imprevedibile. Un errore, una malattia, e tutto mi è scivolato via. Mi sono ritrovato solo, perso e invisibile agli occhi del mondo.
Ti scrivo questo perché voglio che tu sappia una cosa: ogni atto di gentilezza che fai non è mai sprecato. Forse oggi ho ricevuto shawarma e caffè, ma quello che mi hai davvero dato è stata dignità. Mi hai fatto sentire di nuovo umano.
Non ti dimenticherò mai. E spero che, quando il mondo sembrerà troppo freddo anche per te, qualcuno ti offra un caffè caldo e un raggio di speranza."
---
Il foglio mi scivolò dalle mani e rimasi lì, senza parole. Mi sussurrai:
— È vero?
La mia mente corse a quel momento al chiosco, agli impegni del giorno, a quante persone avevo ignorato senza nemmeno vederle. Il giorno dopo tornai allo stesso angolo, con il cappotto addosso e un nodo in gola. Ma l’uomo non c’era più.
Chiesi al venditore dello shawarma.
— Lui? — disse, accigliandosi. — Non l’ho più visto da ieri.
Il vento gelido mi colpì in pieno viso mentre fissavo il marciapiede vuoto, con un senso di vuoto crescente. Forse se n’era andato in cerca di un altro angolo. O forse...
Quel pensiero mi fece stringere il cappotto più forte. Ma poi, mentre tornavo verso casa, notai una donna seduta sul marciapiede. Era avvolta in coperte logore, con gli occhi stanchi e il corpo tremante.
Senza esitazione, mi avvicinai al chiosco.
— Due caffè e uno shawarma, per favore.
Consegnai il cibo alla donna, che mi guardò con occhi pieni di gratitudine. Non disse nulla, ma il suo sorriso mi trafisse l’anima, familiare e dolce.
In quel momento capii: la gentilezza può sembrare piccola, ma crea onde che arrivano lontano. Non importa chi sei o cosa hai, ciò che offri di te stesso può cambiare un destino.
E mentre mi allontanavo, per la prima volta, sentii che il freddo non era poi così insopportabile.

13/02/2024

Un giovane monaco è appena arrivato in quello che sarà il suo monastero, il suo primo compito è quello di aiutare gli altri monaci a copiare i testi canonici. Mettendosi al lavoro nota che le copie non vengono fatte dagli originali ma da precedenti copie.
Va a parlare con il priore e gli fa notare che se viene fatto un errore, questo verrà copiato poi in tutte le copie successive aggiungendosi ad altri possibili errori. Il priore risponde:
"Eh figliuolo, ma noi abbiamo sempre fatto così! Comunque la tua osservazione è giusta. Andrò io stesso a verificare gli originali!".
E così scende nel profondo degli scantinati dove sono conservati gli originali.
Alla fine della giornata non si fa vedere. Neanche per cena, ne tutta la serata. A notte inoltrata i monaci, preoccupati, decidono di scendere per vedere cos'è successo.
Quando arrivano giù, trovano il priore che piange disperato sbattendo la testa contro un vecchissimo testo, ripetendo:
"Voto di ca**tà!!! Non di castità!"

Pensare che per motivi simili oggi ci troviamo pieni di regolette di "buon costume" che ci hanno allontanato così tanto dalla nostra umanità naturale!!!!

31/08/2023

Buongiorno, quasi a tutti.

19/08/2023
19/08/2023

Buonanotte 😘

17/08/2023
06/08/2023

[6/8, 11:03] +39 392 035 1808: HIROSHIMA
6 AGOSTO 1945
ORE 8:14 E 45 SECONDI
ORA LOCALE

I TRE BOMBARDIERI DELL'ATTACCO AVEVANO QUESTI NOMI

ENOLA GAY, CHE AVEVA A BORDO "LITTLE BOY", L'ORDIGNO ATOMICO

THE GREAT ARTIST, IN RICOGNIZIONE

E NECESSARY EVIL, IL MALE NECESSARIO

LA BOMBA ATOMICA ESPLOSE A 600 METRI DAL SUOLO, UCCIDENDO CIRCA 80MILA PERSONE

I SOPRAVVISSUTI PERDEVANO LEMBI DI CARNE PER STRADA, PER LE ENORMI USTIONI RICEVUTE DALL'IMPRESSIONANTE E FULMINEO CALORE, PRODOTTO DA "LITTLE BOY"

MOLTI MORIRONO NEI GIORNI E NELLE SETTIMANE SUCCESSIVE, TRA ATROCI SOFFERENZE

ALTRI, NEGLI ANNI A VE**RE.

TRE GIORNI DOPO, TOCCO' A NAGASAKI

DISTRUZIONE PRESSOCHE' TOTALE DI ENTRAMBE LE CITTA'

L'AMERICA IN QUEI GIORNI, A GUERRA FINITA, COMINCIAVA AD ESPORTARE LA DEMOCRAZIA NEL MONDO...
...E NON HA MAI SMESSO!
[6/8, 11:11] +39 392 035 1808: Un giorno nella storia

Circa 140.000 persone morirono a Hiroshima il 6 agosto 1945 e 74.000 a Nagasaki tre giorni dopo, quando gli Stati Uniti sganciarono le bombe atomiche sulle due città giapponesi, pochi giorni prima della fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, nel suo messaggio sul bombardamento nucleare di Hiroshima, non ha menzionato una sola volta gli Stati Uniti ma ha affermato che esiste una minaccia nucleare da parte della Russia.

Per il secondo anno consecutivo, in occasione dell'anniversario di Hiroshima, il Giappone sta diligentemente cancellando la memoria storica e per il secondo anno consecutivo, nei discorsi ufficiali dei vertici del Paese, omette deliberatamente di nominare chi ha sganciato le bombe nucleari. La verità è scomoda nell'attuale momento politico per l'alleanza USA-Giappone.

Ma ricorderò ancora le parole del presidente americano Harry Truman quando spiegò la sua decisione di bombardare le città giapponesi: "Mi è venuto in mente che un quarto di milione dei nostri ragazzi nel fiore degli anni vale un paio di città giapponesi".

Indirizzo

Via Tortosa 159 R
Genova
16139

Orario di apertura

Lunedì 07:30 - 13:30
15:30 - 19:30
Martedì 07:30 - 13:30
15:30 - 19:30
Mercoledì 07:30 - 13:30
15:30 - 19:30
Giovedì 07:30 - 13:30
15:30 - 19:30
Venerdì 07:30 - 13:30
15:30 - 19:30
Sabato 07:30 - 13:30
15:30 - 19:30

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