12/08/2026
Impossibile dimenticare.
Il 12 agosto il generale Max Simon aveva inviato le sue SS e una ventina di fascisti della 36ª brigata "Mussolini", travestiti con divise tedesche, a Sant’Anna. Partendo dal paese di Mulina fino a quello di Capezzano Pianore, i nazifascisti bruciarono, massacrarono, fucilarono chiunque gli capitasse a tiro.
Quando il 13 agosto 1944 don Giuseppe Vangelisti salì a piedi verso Sant’Anna di Stazzema e Valdicastello immaginava cosa avrebbe trovato ma non era pronto a certe orribili visioni. L’odore di carne umana bruciata anticipava la vista dei cadaveri che, coperti di sangue e di materia cerebrale, spuntavano da ogni casa, da ogni cantina, dalla piazza e perfino dalla chiesa. Lì davanti un rogo di morti ormai carbonizzati esalava ancora fumo. Il prete scattò di nascosto alcune immagini dalla sua macchina fotografica, poi tornò indietro per chiedere aiuto.
C’erano troppi corpi da seppellire.
Il giorno seguente con altre trenta persone mise sotto terra 400 individui. Ma ancora molti mancavano all’appello. Alla fine del conteggio le vittime saranno 560, di cui 130 bambini.
Tra di loro la più piccola, appena venti giorni, era Anna Pardini.
Quando le SS entrarono in casa sua, nella frazione di Coletti, era insieme a quattro sorelle e alla madre, il padre nei campi con un’altra figlia a lavorare per sfamare la famiglia. I soldati della sedicesima Panzergrenadier-Division "Reichsführer" presero le donne e le misero al muro insieme ad altre venti persone, poi aprirono il fuoco. Anna era tra le braccia della madre che colpita alla testa cadde aprendo una porta, dietro cui una delle sorelle, Adele, riuscì a rifugiarsi. Si salvò anche Cesira, la maggiore, che cercando tra i morti trovò proprio la sorellina ferita ma ancora viva.
La portò subito all’ospedale più vicino, ma per la piccola non ci fu nulla da fare. Dopo pochi giorni d’agonia spirò.
Anna divenne così il simbolo di uno degli eccidi più sanguinari operati dalle truppe tedesche e dai collaborazionisti della Repubblica Sociale nel corso dell’occupazione in Italia.
A lungo dimenticata, come molte altre, la strage di Sant’Anna, dal 2004 al 2007, sarà oggetto di un iter processuale che alla fine dei tre gradi di giudizio condannerà alcuni ufficiali e sottufficiali nazisti all’ergastolo e stabilirà che l’eccidio non fu una rappresaglia ma un atto terroristico premeditato, il cui unico scopo era quello di terrorizzare la popolazione locale ed impedire futuri collegamenti tra i partigiani e gli abitanti della zona.
I dieci ergastoli comminati ad SS ancora in vita (tutti ultraottantenni) non saranno mai scontati perché la Germania non concederà l’estradizione dei propri cittadini.
Cronache Ribelli
Abbiamo parlato della violenza fascista in ogni ambito - contro operai, donne, partigiani, minoranze - nel nostro libro Ventennio di sangue. Lo trovate nel primo commento.
Abbiamo parlato della violenza fascista in ogni ambito - contro operai, donne, partigiani, minoranze - nel nostro libro Ventennio di sangue. Lo trovate scontato, link nel primo commento.