08/07/2026
Anche nei libri, ahimè, anche in quelli destinati ai ragazzi vige il principio della semplificazione massima in nome della presunta conquista del lettore, è tutto un ripetersi di una manciata di vocaboli organizzati in frasi brevi, infarcite di slang “giovanile” e di termini mutuati dall’inglese, senza pensare minimamente alla musicalità del testo, a come un pensiero un poco più articolato abbia bisogno delle parole giuste per rimanere dentro e continuare a risuonare. Eppure la nostra lingua è così ricca, così musicale e varia, così piena di sfumature! E non mi addentro nella questione degli errori gravi presenti ormai in quantità non accettabili. Parlo di errori veri e propri, non di piccoli refusi. Manca la cura nella scelta delle parole, non sia mai che questi ragazzi incontrino un vocabolo sconosciuto, potrebbero rimanerne turbati. E nel frattempo l’italiano muore.
La lingua italiana non sta morendo.
Sta facendo un meeting.
Anzi, una call.
Con il team.
Per fare networking, definire la vision, ottimizzare il mindset, creare engagement, lavorare sulla customer journey, il KPI, il branding, il timing, il brief, il feedback e il follow-up.
Tradotto in italiano?
Boh.
Però suona da manager.
Una volta uno parlava italiano e sembrava colto.
Oggi, se non infili tre inglesismi ogni due frasi, sembri il custode del liceo.
Non hai un’idea.
Hai un concept.
Non hai un problema.
Hai una issue.
Non sbagli.
Faili.
Non copi.
Fai un restyling.
Non racconti.
Fai storytelling.
E se dici “riunione” invece di “meeting”, qualcuno ti guarda come se fossi appena sceso da una diligenza.
Poi ci sono le parole massacrate.
“Tanta roba.”
Qualunque cosa.
Una pizza, un tramonto, un dentifricio, una TAC andata bene.
“Tanta roba.”
“Iconico.”
Ormai è iconico anche il parcheggio del supermercato.
“Resiliente.”
Lo sono le aziende, i comuni, i cactus, i biscotti integrali.
Tra poco anche il Wi-Fi.
Il problema non è l’inglese.
Le lingue si sono sempre contaminate.
Il problema è che stiamo sostituendo il vocabolario con un piano marketing.
Abbiamo smesso di scegliere le parole.
Scegliamo quelle che fanno sembrare intelligenti.
Che è molto diverso.
E così, mentre diciamo “wow”, “top”, “cringe”, “CEO”, “POV”, “LOL”, “ASAP”, “FYI” e “next level”, perdiamo parole meravigliose come letizia, struggimento, garbo, incanto, pudore.
Abbiamo ridotto una delle lingue più ricche del pianeta a una presentazione PowerPoint.
Con trenta slide.
Nessun contenuto.
E tantissimo engagement.
Che, diciamolo…
è tanta roba.