04/08/2026
La musica come bisogno vitale, primario, incontrollato, come bere acqua, come dormire, respirare, mangiare.
Una necessità radicata nel profondo, nelle ossa, nel sangue, nei gangli nervosi.
Un mezzo per placare una fame che si annida oltre una bocca che si apre, oltre uno stomaco che reclama, oltre un intestino che non sbaglia.
Oltre barriere e diaframmi, fino ad una radice che ci connette alla terra, alla vita.
Un bisogno antico. Di bellezza, di stupore, di purezza, di echi, di richiami lontani.
Eppure mai fine a se stesso.
Una urgenza di condivisione incessante, immediata, come strumento al servizio di un qualcosa di più grande anche del proprio abisso o della propria salvezza. Usata per unire mondi, intrecciare nodi piani, connettere i puntini di isole che si credono lontane. Cartografie di battiti.
Per farsi spazio d’acqua, che quelle isole non le separa, ma le unisce e le abbraccia. Tutte.
Per farsi mare che bagna le coste e il costato, respiro che nutre, silenzio che dilaga, sorriso che gemma.
A est a est
T’inganni bussola
Menti sulla rotta
Non sul nome
A est a est