06/09/2026
🐦 QUANDO LA POSTA AVEVA LE ALI: LA STRAORDINARIA STORIA DEI COLOMBOGRAMMI
Una busta, un francobollo, un annullo. Fin qui nulla di insolito per chi ama la storia postale.
Ma questa volta il “postino” aveva le ali.
Nel catalogo dell’Asta Neapolis di settembre 2026 compare un oggetto davvero curioso: il lotto 537, proveniente dall’India, è uno dei soli 250 messaggi trasportati da piccioni viaggiatori in occasione della manifestazione filatelica LEOPEX ’81 di Calcutta. La base d’asta è fissata a 180 euro. �
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Nell’esemplare che abbiamo esaminato si legge addirittura il numero progressivo 00179.
Il 6 aprile 1981 i piccioni del Calcutta Racing Pigeon Club trasportarono 250 missive dal Great Eastern Hotel a Sarat Bose Road, a Calcutta, per celebrare LEOPEX ’81. �
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Sulla busta sono ancora riconoscibili il francobollo indiano, l’annullo del 6 aprile 1981, la vignetta LEOPEX e le indicazioni relative al trasporto.
Ma il pezzo indiano rappresenta soltanto l'ultimo capitolo di una storia molto più antica.
📜 Il colombogramma: il messaggio prima del telefono
Il principio era semplice e geniale.
Il piccione viaggiatore possiede una straordinaria capacità di ritrovare la propria colombaia. Il messaggio veniva quindi scritto su un foglio leggerissimo, arrotolato e fissato alla zampa o inserito in un piccolo contenitore.
Il volatile non veniva mandato verso una destinazione sconosciuta: tornava a casa.
Questa caratteristica trasformò il piccione, per secoli, in uno dei più affidabili mezzi di comunicazione quando strade, telegrafi, telefoni o collegamenti militari erano inesistenti o interrotti.
E da quei piccoli foglietti nacque quello che oggi i collezionisti chiamano colombogramma.
🇫🇷 Parigi 1870: migliaia di lettere sopra una zampa
Uno dei più straordinari utilizzi della posta colombofila avvenne durante l'assedio di Parigi del 1870-71, nella guerra franco-prussiana.
Parigi era isolata.
I piccioni venivano portati fuori dalla città attraverso i celebri palloni aerostatici e successivamente liberati perché tornassero nella capitale.
Ma come far trasportare grandi quantità di corrispondenza a un animale così piccolo?
La soluzione fu rivoluzionaria: la microfotografia.
Intere pagine di messaggi venivano fotografate e ridotte su sottilissimi supporti. Una volta giunte a Parigi venivano proiettate, ingrandite, trascritte e consegnate ai destinatari.
Il National Postal Museum dello Smithsonian conserva ancora microfilm originali trasportati mediante pigeon post durante l'assedio. �
Postal Museum +1
Era, in un certo senso, una sorta di compressione dei dati dell'Ottocento.
🇳🇿 Nuova Zelanda: la prima vera “posta aerea”
Ancora più affascinante per il filatelista è la storia della Great Barrier Island, in Nuova Zelanda.
L'isola era isolata da Auckland e i collegamenti erano difficili. Nel 1897 nacque un servizio regolare di posta tramite piccioni tra l'isola e la terraferma.
Non un esperimento militare.
Non una manifestazione commemorativa.
Un vero servizio di comunicazione.
Presto entrarono in concorrenza due compagnie, che arrivarono persino a emettere speciali francobolli per pagare il trasporto dei messaggi. Il museo nazionale neozelandese Te Papa li considera, di fatto, i primi francobolli di posta aerea del mondo, precedenti persino al volo dell'aeroplano. �
Te Ara Enciclopedia della Nuova Zelanda +1
Il servizio funzionò fino al 1908, quando il collegamento telegrafico sottomarino lo rese inutile. �
Te Ara Enciclopedia della Nuova Zelanda
Oggi quei piccoli francobolli triangolari e i pigeongrammi originali sono ricercatissimi.
🇮🇳 E arriviamo all'India
L'India possiede una lunga tradizione colombofila e nel Novecento continuò ad utilizzare i piccioni anche per voli commemorativi.
Nel 1974, ad esempio, 125 messaggi furono trasportati a Calcutta per AEROPEX 74.
Nel 1977 furono realizzati 500 pigeongrammi per APPEX.
E nel 1981 arriviamo proprio al nostro LEOPEX: 250 pezzi numerati. �
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La busta proposta da Neapolis è quindi interessante non soltanto per la tiratura limitatissima, ma perché testimonia la sopravvivenza nel XX secolo di una tradizione postale dalle origini remotissime.
E poi c'è l'Italia.
🇮🇹 I COLOMBI DEL REGIO ESERCITO
In Italia la storia è differente.
Non abbiamo avuto un grande servizio civile equivalente a quello della Great Barrier Island. Il vero protagonista italiano fu il Servizio Colombofilo Militare.
Tra la fine dell'Ottocento e il Novecento l'Esercito organizzò colombaie militari, allevò migliaia di piccioni e costruì una vera rete alternativa di telecomunicazioni.
Durante la Prima guerra mondiale, quando un bombardamento poteva distruggere in pochi secondi le linee telefoniche, il piccione diventava preziosissimo.
Osservatori d'artiglieria, reparti avanzati e comandi potevano affidargli un piccolo dispaccio.
Il colombo partiva.
E tornava alla propria colombaia con il messaggio.
Un piccione contribuì alla battaglia della Bainsizza
Nel 1917 avvenne un episodio straordinario.
Un piccione della colombaia di Cormons trasportò informazioni ottenute da un prigioniero austriaco che si rivelarono importanti nell'azione italiana sulla Bainsizza.
Durante la crisi di Caporetto, invece, furono colombi provenienti dalla colombaia di Udine a portare alcune delle prime notizie dell'avanzata nemica. �
La Stampa +1
Erano quindi vere comunicazioni di guerra.
Ed è questa la grande differenza collezionistica: un autentico colombogramma militare 1915-18 non è una busta commemorativa creata per una manifestazione. Può essere un messaggio scritto da un reparto mentre una battaglia era realmente in corso.
La tecnologia non riuscì subito a sostituirli
Telefono e radio avrebbero dovuto rendere obsoleto il sistema.
Non accadde.
Durante la Seconda guerra mondiale l'Esercito italiano disponeva ancora di un'organizzazione colombofila impressionante.
Al 1° luglio 1943, tra territorio italiano e costa dalmata, risultavano:
43 colombaie fisse,
26 colombaie mobili,
65 colombaie ausiliarie.
Totale: 134 colombaie.
E soltanto nei primi sei mesi del 1943 furono affidati ai colombi 17.467 messaggi.
Ne arrivarono a destinazione 16.756. �
Carabinieri
Una percentuale di successo superiore al 95%.
Altro che curiosità folkloristica: era una vera rete di comunicazione militare.
📮 E oggi cosa collezioniamo?
Qui il mondo della filatelia incontra quello della storia.
Possiamo trovare:
piccoli colombogrammi militari originali, moduli delle colombaie, astucci portadispacci, fotografie delle colombaie mobili, documentazione dei reparti e, naturalmente, pigeongrammi commemorativi come quello indiano di LEOPEX ’81.
E bisogna fare attenzione alle parole.
La busta di LEOPEX è propriamente una pigeon-flown cover, cioè una busta realmente trasportata in un volo colombofilo commemorativo.
Il colombogramma militare classico, invece, è normalmente il piccolo foglio contenente il messaggio operativo affidato al piccione.
Due oggetti diversi, accomunati dallo stesso incredibile postino.
🐦 Un piccolo pezzo di carta, una grande storia
Oggi inviamo un messaggio dall'altra parte del mondo in una frazione di secondo.
Per questo guardare quella busta indiana del 1981 produce una sensazione particolare.
Solo quarantacinque anni fa, per celebrare una tradizione antichissima, 250 messaggi tornarono ancora una volta a volare sopra Calcutta legati a dei piccioni.
E cent'anni prima, da Parigi alla Nuova Zelanda, dalle trincee italiane alle città dell'India, quegli stessi animali potevano portare una notizia, un ordine militare, una richiesta d'aiuto o semplicemente poche parole destinate a qualcuno.
La storia della posta è fatta di francobolli.
Ma qualche volta ha anche le ali.
Arti & Collezioni
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