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🛹 QUANDO IL FRANCOBOLLO SALE SULLO SKATEBOARDPuò un foglietto filatelico trasformarsi in una tavola da skateboard? In Be...
07/09/2026

🛹 QUANDO IL FRANCOBOLLO SALE SULLO SKATEBOARD

Può un foglietto filatelico trasformarsi in una tavola da skateboard? In Belgio lo hanno fatto davvero.

Nel duemilaventisei bpost ha dedicato un’originalissima emissione alla “Skate Art”, partendo da un’idea semplice: lo skateboard non è soltanto uno sport, ma è diventato negli ultimi decenni una vera cultura urbana e la tavola stessa uno spazio sul quale gli artisti possono esprimersi.

La particolarità filatelica è evidente: i cinque francobolli sono raccolti in un foglietto che riproduce la forma allungata di una tavola da skateboard.

L’emissione è composta da cinque francobolli autoadesivi per spedizioni internazionali. Ogni francobollo misura cinquanta per venti millimetri, mentre l’intero foglietto raggiunge ben duecentoventiquattro per settanta millimetri. La stampa è in offset, la dentellatura è tredici e il progetto grafico del foglietto è di Luc Vandensteene.

I cinque soggetti portano nel piccolo spazio del francobollo linguaggi e opere provenienti dal mondo della skate art, trasformando un oggetto postale in una sorta di piccola galleria d’arte contemporanea.

L’emissione è stata posta in vendita il quindici giugno duemilaventisei.

Ed è proprio questo l'aspetto che troviamo più interessante: la filatelia sta cercando nuovi linguaggi. Cinema, fumetti, musica, street art, cultura pop e, adesso, skateboard diventano strumenti per avvicinare al francobollo anche persone che normalmente non frequenterebbero il mondo del collezionismo.

Un francobollo, quindi, può raccontare molto più della storia postale di un Paese. Può raccontare anche come cambiano i gusti, l'arte e la società.

E voi lo mettereste nella vostra collezione?

ARTI & COLLEZIONI
Storie, curiosità e cultura del collezionismo.

🎨 ANDY WARHOL ALL’ASTA DA GREGORY’S: MARILYN PARTE DA 25.000 EUROUna delle immagini più iconiche dell’intera Pop Art arr...
07/09/2026

🎨 ANDY WARHOL ALL’ASTA DA GREGORY’S: MARILYN PARTE DA 25.000 EURO

Una delle immagini più iconiche dell’intera Pop Art arriva all’asta.

La Gregory’s Casa d’Aste di Bologna propone il 10 settembre 2026 il lotto n. 10 della sua asta di Arte Moderna e Contemporanea: Andy Warhol, “Marilyn Monroe (Marilyn)”, 1967.

Si tratta di una serigrafia a colori su carta, delle dimensioni di 91,4 × 91,4 cm, appartenente alla celebre edizione di 250 esemplari. Quello offerto in asta è il n. 139/250, con firma a matita di Andy Warhol al verso. La scheda segnala un lieve difetto.

💰 Prezzo di partenza: 25.000 euro
📊 Stima: 25.000–80.000 euro

L’opera è accompagnata, secondo il catalogo, da autentica fotografica della Galleria d’Arte Il Cerchio di Milano, a firma Carlo Maria Rubboli, ed è censita nella bibliografia di riferimento dedicata alle stampe di Warhol. La stampa fu realizzata da Aetna Silkscreen Products, Inc. di New York e pubblicata da Factory Additions, la casa editrice fondata dallo stesso Warhol. Provenienza indicata: importante collezione privata milanese.

Ma perché questa Marilyn è così importante?

Nel 1967, pochi anni dopo la morte di Marilyn Monroe, Warhol trasformò definitivamente il volto dell’attrice in una delle immagini simbolo del Novecento. Attraverso ripetizione, colori artificiali e serigrafia, Marilyn smette quasi di essere soltanto una diva cinematografica e diventa un’icona riprodotta, consumata e continuamente reinventata.

Ed è proprio la serie Marilyn a rappresentare uno dei punti più riconoscibili e ricercati della produzione grafica di Warhol.

La forbice di stima molto ampia, da 25.000 a 80.000 euro, rende il lotto ancora più interessante da seguire: sarà il mercato a dirci fin dove i collezionisti saranno disposti a spingersi.

📌 Gregory’s Casa d’Aste – Bologna
📅 10 settembre 2026
🖼️ Lotto 10
💶 Base d’asta: 25.000 euro

👉 Secondo voi a quale cifra verrà aggiudicata?

07/09/2026

Titolo annuncio Libro antico 1780 – “Abrégé de l’Histoire générale des voyages” Tome XIV Descrizione Vendo volume antico “Abrégé de l’Histoire générale des voyages, contenant ce qu’il y a de plus remarquable, de plus utile & de mieux avéré dans les pays où les voyageurs ont ...

🗺️ ARTI & COLLEZIONI | MANTOVA RACCONTATA DALLE MAPPE ANTICHEIn vista di Mantova Libri Mappe Stampe 2026, in programma i...
07/09/2026

🗺️ ARTI & COLLEZIONI | MANTOVA RACCONTATA DALLE MAPPE ANTICHE

In vista di Mantova Libri Mappe Stampe 2026, in programma il 19 e 20 settembre, Arti & Collezioni ha chiesto agli espositori di segnalarci alcune delle opere più interessanti che porteranno alla manifestazione.

La Botteghina d’Arte – Galleria Kúpros ci ha inviato le fotografie e le schede di due affascinanti carte geografiche antiche dedicate a Mantova e al suo territorio.

🔎 MANTOVA VISTA DA MATTHÄUS SEUTTER – CIRCA 1730

La prima è opera di Matthäus Seutter (1678-1757), uno dei più importanti cartografi ed editori tedeschi del Settecento.

Si tratta di “Mantua la Città principale, et Fortezza incomparabile, del Ducato medesimo in Italia”, realizzata ad Augusta intorno al 1730.

È un'incisione in rame all'acquaforte di circa 50 × 58 cm, impreziosita da coloritura coeva. La parte superiore è dominata dalla pianta della città, mentre in basso compare una spettacolare veduta prospettica di Mantova ripresa dal Borgo di San Giorgio.

Particolarmente interessante è la rappresentazione dell'isola del Te, con il palazzo, le fortificazioni e il sistema delle acque del lago di Paiolo.

Seutter non era un cartografo qualunque: lavorò inizialmente come incisore per Johann Baptist Homann e divenne successivamente Geografo Imperiale di Carlo VI.

🗺️ IL DUCATO DI MANTOVA SECONDO VINCENZO MARIA CORONELLI

La seconda carta ci porta ancora più indietro.

È “Il Ducato di Mantova nella Lombardia” di Vincenzo Maria Coronelli, tratta dall'Atlante Isolario pubblicato intorno al 1696.

Coronelli fu uno dei grandissimi protagonisti della cartografia europea tra Sei e Settecento: cosmografo della Serenissima Repubblica di Venezia, è celebre anche per i suoi monumentali globi.

L'incisione misura circa 46,5 × 61 cm e presenta una coloritura d'epoca. Vi troviamo Mantova, il territorio del Ducato, il Po e i suoi affluenti, stemmi gentilizi e un grande cartiglio con dedica al marchese Claudio Gonzaga. Sul verso compare inoltre una descrizione di Mantova accompagnata da un'incisione del Monte Baldo e del Lago di Garda.

❤️ PERCHÉ QUESTE CARTE SONO INTERESSANTI PER UN COLLEZIONISTA?

Una carta geografica antica non è semplicemente una vecchia rappresentazione del territorio.

È contemporaneamente documento storico, opera grafica e testimonianza di come gli uomini di un'altra epoca percepivano lo spazio nel quale vivevano.

Nel valutarla contano autore ed edizione, naturalmente, ma anche stato di conservazione, margini, carta, eventuali restauri e soprattutto la coloritura: stabilire che questa sia effettivamente coeva e non applicata in epoca successiva può incidere sensibilmente sull'interesse collezionistico.

In questo caso le schede fornite dalla galleria descrivono la Seutter come rara, in buon esemplare, su ottima carta, con bella coloritura e margini; anche la Coronelli viene indicata come buon esemplare, con coloritura tenue e margini stretti.

📍 Arti & Collezioni seguirà Mantova Libri Mappe Stampe 2026, raccontandovi alcuni dei libri, delle mappe, delle stampe e delle curiosità che gli antiquari porteranno alla manifestazione.

Ringraziamo Cecilia Cantini e Botteghina d’Arte – Galleria Kúpros per aver messo a disposizione di Arti & Collezioni le schede e le fotografie delle opere.

Quale delle due preferireste nella vostra collezione: la Mantova settecentesca di Seutter o il Ducato di Mantova di Coronelli?

🔥 ARTI & COLLEZIONI | GHOST RIDER: PERCHÉ QUESTO FUMETTO È COSÌ RICERCATO?Ci sono fumetti che diventano costosi perché s...
07/09/2026

🔥 ARTI & COLLEZIONI | GHOST RIDER: PERCHÉ QUESTO FUMETTO È COSÌ RICERCATO?

Ci sono fumetti che diventano costosi perché sono rari. Altri perché introducono un personaggio destinato a entrare nella cultura popolare. Marvel Spotlight #5 appartiene soprattutto alla seconda categoria.

Pubblicato negli Stati Uniti nel 1972 al prezzo di appena 20 centesimi, questo albo rappresenta un passaggio fondamentale nella storia della Marvel: contiene la prima apparizione di Johnny Blaze nei panni di Ghost Rider, il motociclista dal teschio infuocato destinato a diventare uno dei personaggi più riconoscibili dell'universo Marvel.

Ma perché, oltre cinquant'anni dopo, i collezionisti sono disposti a spendere cifre importanti per averlo?

🔥 LA PRIMA APPARIZIONE

Nel mercato dei fumetti americani le first appearances costituiscono una categoria a sé. Possedere Marvel Spotlight #5 significa possedere il fumetto nel quale nasce il Ghost Rider moderno.

Il nome Ghost Rider era già stato utilizzato in precedenza per un personaggio western, ma Johnny Blaze è il personaggio soprannaturale che oggi associamo immediatamente al nome: motociclista, catene, pelle nera e soprattutto il celeberrimo teschio avvolto dalle fiamme.

Il personaggio viene generalmente accreditato a Gary Friedrich, Roy Thomas e Mike Ploog, con Ploog protagonista anche della componente grafica dell'albo.

🏍️ UN SUPEREROE COMPLETAMENTE DIVERSO

Ghost Rider arriva in un momento particolare della storia dei comics americani. Nei primi anni Settanta il pubblico comincia ad apprezzare sempre più horror, occulto e personaggi moralmente più tormentati.

Johnny Blaze non ottiene i suoi poteri grazie alla scienza o a un incidente.

La sua storia nasce da un patto soprannaturale, compiuto nel tentativo di salvare una persona amata.

È proprio questa miscela fra fumetto supereroistico, horror, motociclismo e cultura americana degli anni Settanta a rendere Ghost Rider immediatamente riconoscibile.

📈 PERCHÉ IL MERCATO LO PREMIA

Marvel Spotlight #5 riunisce alcune delle caratteristiche che i collezionisti cercano maggiormente:

prima apparizione + personaggio importante + Marvel + Bronze Age + copertina iconica + forte riconoscibilità internazionale.

E qui entra in gioco un altro fattore decisivo: la conservazione.

Una copia certificata CGC 8.5 non appartiene allo stesso mercato di una copia molto vissuta. Salendo verso 9.2, 9.4, 9.6 e soprattutto 9.8, l'offerta di esemplari di qualità eccezionale diminuisce drasticamente e i prezzi possono crescere in maniera non lineare.

Nel 2026 una copia CGC 9.8 di Marvel Spotlight #5 ha raggiunto addirittura 177.300 dollari. Un risultato eccezionale, legato proprio alla rarità del fumetto in quello straordinario stato di conservazione.

⚠️ Questo però non significa che ogni Marvel Spotlight #5 valga decine di migliaia di dollari.

È una distinzione fondamentale per chi colleziona: rarità dell'albo e rarità della conservazione non sono la stessa cosa.

Ed è esattamente ciò che rende interessante osservare il lotto che stiamo seguendo: una copia CGC 8.5, proposta con una base di 1.000 dollari e una stima dichiarata di 2.000-3.000 dollari.

La stima della casa d'aste, naturalmente, non deve essere confusa con il valore reale di mercato. Sarà il prezzo di aggiudicazione, confrontato con vendite recenti di copie CGC dello stesso grado, a dirci se il compratore avrà fatto un buon affare.

🎯 PERCHÉ ARTI & COLLEZIONI LO STA SEGUENDO

Perché Marvel Spotlight #5 permette di capire perfettamente come funziona il mercato moderno dei fumetti.

Non basta che un fumetto sia vecchio.

Non basta che sia Marvel.

Non basta nemmeno che sia in ottime condizioni.

Ciò che crea valore è l'incontro fra importanza storica, domanda dei collezionisti, stato di conservazione e disponibilità sul mercato.

Nel 1972 costava 20 centesimi.

Oggi una delle sue migliori copie conosciute ha superato 177.000 dollari.

🔥 E tutto cominciò con un motociclista e un teschio in fiamme.

Secondo voi Ghost Rider continuerà a crescere nel mercato dei grandi fumetti Marvel oppure i prezzi hanno già raggiunto livelli troppo elevati?

Arti & Collezioni seguirà l'asta e vi racconterà il risultato.

🚀🪙 ARIANE 6: LA GERMANIA PORTA LO SPAZIO SULLE MONETEIl conto alla rovescia è iniziato.Il 10 settembre 2026 la Germania ...
07/09/2026

🚀🪙 ARIANE 6: LA GERMANIA PORTA LO SPAZIO SULLE MONETE

Il conto alla rovescia è iniziato.

Il 10 settembre 2026 la Germania emetterà una nuova moneta da collezione da 5 euro dedicata ad Ariane 6, il grande lanciatore spaziale europeo.

E non si tratta di una semplice emissione isolata.

🌌 NASCE UNA NUOVA SERIE NUMISMATICA

“Ariane 6” sarà infatti la prima di cinque monete della nuova serie tedesca “Esplorazione dello spazio”, che accompagnerà i collezionisti dal 2026 al 2028.

Una serie che promette di essere particolarmente interessante anche dal punto di vista estetico: le monete presenteranno infatti motivi parzialmente colorati.

🪙 LA MONETA

Valore facciale: 5 euro

⚖️ Peso: 9,68 grammi

📏 Diametro: 27,25 mm

🔩 Metallo: lega rame-nichel

🎨 Elementi del disegno: parzialmente colorati

Il lato principale mostra diverse rappresentazioni tecniche del razzo Ariane 6 e il lanciatore nello spazio davanti alla Terra.

Proprio il nostro pianeta viene evidenziato attraverso l'uso del colore, creando un forte contrasto con la sagoma del razzo e con le orbite che attraversano la composizione.

L'autore del lato figurativo è Sascha Morawetz, mentre il lato con il valore è opera di Till Mainz.

💶 UNA PARTICOLARITÀ INTERESSANTE

La versione ordinaria Stempelglanz sarà distribuita in Germania dalla Bundesbank al valore facciale di 5 euro.

La versione destinata maggiormente ai collezionisti, in qualità Spiegelglanz, sarà invece commercializzata dalla Münze Deutschland a un prezzo superiore al facciale.

🚀 PERCHÉ ARIANE 6?

Ariane 6 rappresenta una delle più importanti infrastrutture spaziali europee e il tentativo dell'Europa di mantenere una propria capacità autonoma di accesso allo spazio.

La Germania inaugura così una serie numismatica che racconta non soltanto la tecnologia, ma una delle grandi sfide scientifiche e strategiche del nostro tempo.

📅 Segnate la data: 10 settembre 2026.

Noi di Arti & Collezioni seguiremo l'emissione e soprattutto l'andamento delle prime quotazioni sul mercato collezionistico.

❓Vi piace l'idea di una serie interamente dedicata all'esplorazione dello spazio?

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🐦 QUANDO LA POSTA AVEVA LE ALI: LA STRAORDINARIA STORIA DEI COLOMBOGRAMMIUna busta, un francobollo, un annullo. Fin qui ...
06/09/2026

🐦 QUANDO LA POSTA AVEVA LE ALI: LA STRAORDINARIA STORIA DEI COLOMBOGRAMMI

Una busta, un francobollo, un annullo. Fin qui nulla di insolito per chi ama la storia postale.
Ma questa volta il “postino” aveva le ali.
Nel catalogo dell’Asta Neapolis di settembre 2026 compare un oggetto davvero curioso: il lotto 537, proveniente dall’India, è uno dei soli 250 messaggi trasportati da piccioni viaggiatori in occasione della manifestazione filatelica LEOPEX ’81 di Calcutta. La base d’asta è fissata a 180 euro. �
astaneapolis.bidinside.com +1
Nell’esemplare che abbiamo esaminato si legge addirittura il numero progressivo 00179.
Il 6 aprile 1981 i piccioni del Calcutta Racing Pigeon Club trasportarono 250 missive dal Great Eastern Hotel a Sarat Bose Road, a Calcutta, per celebrare LEOPEX ’81. �
rainbowstampnews.blogspot.com
Sulla busta sono ancora riconoscibili il francobollo indiano, l’annullo del 6 aprile 1981, la vignetta LEOPEX e le indicazioni relative al trasporto.
Ma il pezzo indiano rappresenta soltanto l'ultimo capitolo di una storia molto più antica.
📜 Il colombogramma: il messaggio prima del telefono
Il principio era semplice e geniale.
Il piccione viaggiatore possiede una straordinaria capacità di ritrovare la propria colombaia. Il messaggio veniva quindi scritto su un foglio leggerissimo, arrotolato e fissato alla zampa o inserito in un piccolo contenitore.
Il volatile non veniva mandato verso una destinazione sconosciuta: tornava a casa.
Questa caratteristica trasformò il piccione, per secoli, in uno dei più affidabili mezzi di comunicazione quando strade, telegrafi, telefoni o collegamenti militari erano inesistenti o interrotti.
E da quei piccoli foglietti nacque quello che oggi i collezionisti chiamano colombogramma.
🇫🇷 Parigi 1870: migliaia di lettere sopra una zampa
Uno dei più straordinari utilizzi della posta colombofila avvenne durante l'assedio di Parigi del 1870-71, nella guerra franco-prussiana.
Parigi era isolata.
I piccioni venivano portati fuori dalla città attraverso i celebri palloni aerostatici e successivamente liberati perché tornassero nella capitale.
Ma come far trasportare grandi quantità di corrispondenza a un animale così piccolo?
La soluzione fu rivoluzionaria: la microfotografia.
Intere pagine di messaggi venivano fotografate e ridotte su sottilissimi supporti. Una volta giunte a Parigi venivano proiettate, ingrandite, trascritte e consegnate ai destinatari.
Il National Postal Museum dello Smithsonian conserva ancora microfilm originali trasportati mediante pigeon post durante l'assedio. �
Postal Museum +1
Era, in un certo senso, una sorta di compressione dei dati dell'Ottocento.
🇳🇿 Nuova Zelanda: la prima vera “posta aerea”
Ancora più affascinante per il filatelista è la storia della Great Barrier Island, in Nuova Zelanda.
L'isola era isolata da Auckland e i collegamenti erano difficili. Nel 1897 nacque un servizio regolare di posta tramite piccioni tra l'isola e la terraferma.
Non un esperimento militare.
Non una manifestazione commemorativa.
Un vero servizio di comunicazione.
Presto entrarono in concorrenza due compagnie, che arrivarono persino a emettere speciali francobolli per pagare il trasporto dei messaggi. Il museo nazionale neozelandese Te Papa li considera, di fatto, i primi francobolli di posta aerea del mondo, precedenti persino al volo dell'aeroplano. �
Te Ara Enciclopedia della Nuova Zelanda +1
Il servizio funzionò fino al 1908, quando il collegamento telegrafico sottomarino lo rese inutile. �
Te Ara Enciclopedia della Nuova Zelanda
Oggi quei piccoli francobolli triangolari e i pigeongrammi originali sono ricercatissimi.
🇮🇳 E arriviamo all'India
L'India possiede una lunga tradizione colombofila e nel Novecento continuò ad utilizzare i piccioni anche per voli commemorativi.
Nel 1974, ad esempio, 125 messaggi furono trasportati a Calcutta per AEROPEX 74.
Nel 1977 furono realizzati 500 pigeongrammi per APPEX.
E nel 1981 arriviamo proprio al nostro LEOPEX: 250 pezzi numerati. �
rainbowstampnews.blogspot.com
La busta proposta da Neapolis è quindi interessante non soltanto per la tiratura limitatissima, ma perché testimonia la sopravvivenza nel XX secolo di una tradizione postale dalle origini remotissime.
E poi c'è l'Italia.
🇮🇹 I COLOMBI DEL REGIO ESERCITO
In Italia la storia è differente.
Non abbiamo avuto un grande servizio civile equivalente a quello della Great Barrier Island. Il vero protagonista italiano fu il Servizio Colombofilo Militare.
Tra la fine dell'Ottocento e il Novecento l'Esercito organizzò colombaie militari, allevò migliaia di piccioni e costruì una vera rete alternativa di telecomunicazioni.
Durante la Prima guerra mondiale, quando un bombardamento poteva distruggere in pochi secondi le linee telefoniche, il piccione diventava preziosissimo.
Osservatori d'artiglieria, reparti avanzati e comandi potevano affidargli un piccolo dispaccio.
Il colombo partiva.
E tornava alla propria colombaia con il messaggio.
Un piccione contribuì alla battaglia della Bainsizza
Nel 1917 avvenne un episodio straordinario.
Un piccione della colombaia di Cormons trasportò informazioni ottenute da un prigioniero austriaco che si rivelarono importanti nell'azione italiana sulla Bainsizza.
Durante la crisi di Caporetto, invece, furono colombi provenienti dalla colombaia di Udine a portare alcune delle prime notizie dell'avanzata nemica. �
La Stampa +1
Erano quindi vere comunicazioni di guerra.
Ed è questa la grande differenza collezionistica: un autentico colombogramma militare 1915-18 non è una busta commemorativa creata per una manifestazione. Può essere un messaggio scritto da un reparto mentre una battaglia era realmente in corso.
La tecnologia non riuscì subito a sostituirli
Telefono e radio avrebbero dovuto rendere obsoleto il sistema.
Non accadde.
Durante la Seconda guerra mondiale l'Esercito italiano disponeva ancora di un'organizzazione colombofila impressionante.
Al 1° luglio 1943, tra territorio italiano e costa dalmata, risultavano:
43 colombaie fisse,
26 colombaie mobili,
65 colombaie ausiliarie.
Totale: 134 colombaie.
E soltanto nei primi sei mesi del 1943 furono affidati ai colombi 17.467 messaggi.
Ne arrivarono a destinazione 16.756. �
Carabinieri
Una percentuale di successo superiore al 95%.
Altro che curiosità folkloristica: era una vera rete di comunicazione militare.
📮 E oggi cosa collezioniamo?
Qui il mondo della filatelia incontra quello della storia.
Possiamo trovare:
piccoli colombogrammi militari originali, moduli delle colombaie, astucci portadispacci, fotografie delle colombaie mobili, documentazione dei reparti e, naturalmente, pigeongrammi commemorativi come quello indiano di LEOPEX ’81.
E bisogna fare attenzione alle parole.
La busta di LEOPEX è propriamente una pigeon-flown cover, cioè una busta realmente trasportata in un volo colombofilo commemorativo.
Il colombogramma militare classico, invece, è normalmente il piccolo foglio contenente il messaggio operativo affidato al piccione.
Due oggetti diversi, accomunati dallo stesso incredibile postino.
🐦 Un piccolo pezzo di carta, una grande storia
Oggi inviamo un messaggio dall'altra parte del mondo in una frazione di secondo.
Per questo guardare quella busta indiana del 1981 produce una sensazione particolare.
Solo quarantacinque anni fa, per celebrare una tradizione antichissima, 250 messaggi tornarono ancora una volta a volare sopra Calcutta legati a dei piccioni.
E cent'anni prima, da Parigi alla Nuova Zelanda, dalle trincee italiane alle città dell'India, quegli stessi animali potevano portare una notizia, un ordine militare, una richiesta d'aiuto o semplicemente poche parole destinate a qualcuno.
La storia della posta è fatta di francobolli.
Ma qualche volta ha anche le ali.
Arti & Collezioni
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06/09/2026

catalogo sassone 2026 in ottimo stato

🐦 QUANDO LA POSTA AVEVA LE ALI: LA STRAORDINARIA STORIA DEI COLOMBOGRAMMIUna busta, un francobollo, un annullo. Fin qui ...
06/09/2026

🐦 QUANDO LA POSTA AVEVA LE ALI: LA STRAORDINARIA STORIA DEI COLOMBOGRAMMI

Una busta, un francobollo, un annullo. Fin qui nulla di insolito per chi ama la storia postale.

Ma questa volta il “postino” aveva le ali.

Nel catalogo dell’Asta Neapolis di settembre 2026 compare un oggetto davvero curioso: il lotto 537, proveniente dall’India, è uno dei soli 250 messaggi trasportati da piccioni viaggiatori in occasione della manifestazione filatelica LEOPEX ’81 di Calcutta. La base d’asta è fissata a 180 euro.

Nell’esemplare che abbiamo esaminato si legge addirittura il numero progressivo 00179.

Il 6 aprile 1981 i piccioni del Calcutta Racing Pigeon Club trasportarono 250 missive dal Great Eastern Hotel a Sarat Bose Road, a Calcutta, per celebrare LEOPEX ’81.

Sulla busta sono ancora riconoscibili il francobollo indiano, l’annullo del 6 aprile 1981, la vignetta LEOPEX e le indicazioni relative al trasporto.

Ma il pezzo indiano rappresenta soltanto l'ultimo capitolo di una storia molto più antica.

📜 Il colombogramma: il messaggio prima del telefono

Il principio era semplice e geniale.

Il piccione viaggiatore possiede una straordinaria capacità di ritrovare la propria colombaia. Il messaggio veniva quindi scritto su un foglio leggerissimo, arrotolato e fissato alla zampa o inserito in un piccolo contenitore.

Il volatile non veniva mandato verso una destinazione sconosciuta: tornava a casa.

Questa caratteristica trasformò il piccione, per secoli, in uno dei più affidabili mezzi di comunicazione quando strade, telegrafi, telefoni o collegamenti militari erano inesistenti o interrotti.

E da quei piccoli foglietti nacque quello che oggi i collezionisti chiamano colombogramma.

🇫🇷 Parigi 1870: migliaia di lettere sopra una zampa

Uno dei più straordinari utilizzi della posta colombofila avvenne durante l'assedio di Parigi del 1870-71, nella guerra franco-prussiana.

Parigi era isolata.

I piccioni venivano portati fuori dalla città attraverso i celebri palloni aerostatici e successivamente liberati perché tornassero nella capitale.

Ma come far trasportare grandi quantità di corrispondenza a un animale così piccolo?

La soluzione fu rivoluzionaria: la microfotografia.

Intere pagine di messaggi venivano fotografate e ridotte su sottilissimi supporti. Una volta giunte a Parigi venivano proiettate, ingrandite, trascritte e consegnate ai destinatari.

Il National Postal Museum dello Smithsonian conserva ancora microfilm originali trasportati mediante pigeon post durante l'assedio.

Era, in un certo senso, una sorta di compressione dei dati dell'Ottocento.

🇳🇿 Nuova Zelanda: la prima vera “posta aerea”

Ancora più affascinante per il filatelista è la storia della Great Barrier Island, in Nuova Zelanda.

L'isola era isolata da Auckland e i collegamenti erano difficili. Nel 1897 nacque un servizio regolare di posta tramite piccioni tra l'isola e la terraferma.

Non un esperimento militare.
Non una manifestazione commemorativa.

Un vero servizio di comunicazione.

Presto entrarono in concorrenza due compagnie, che arrivarono persino a emettere speciali francobolli per pagare il trasporto dei messaggi. Il museo nazionale neozelandese Te Papa li considera, di fatto, i primi francobolli di posta aerea del mondo, precedenti persino al volo dell'aeroplano.

Il servizio funzionò fino al 1908, quando il collegamento telegrafico sottomarino lo rese inutile.

Oggi quei piccoli francobolli triangolari e i pigeongrammi originali sono ricercatissimi.

🇮🇳 E arriviamo all'India

L'India possiede una lunga tradizione colombofila e nel Novecento continuò ad utilizzare i piccioni anche per voli commemorativi.

Nel 1974, ad esempio, 125 messaggi furono trasportati a Calcutta per AEROPEX 74.

Nel 1977 furono realizzati 500 pigeongrammi per APPEX.

E nel 1981 arriviamo proprio al nostro LEOPEX: 250 pezzi numerati.

La busta proposta da Neapolis è quindi interessante non soltanto per la tiratura limitatissima, ma perché testimonia la sopravvivenza nel XX secolo di una tradizione postale dalle origini remotissime.

E poi c'è l'Italia.

🇮🇹 I COLOMBI DEL REGIO ESERCITO

In Italia la storia è differente.

Non abbiamo avuto un grande servizio civile equivalente a quello della Great Barrier Island. Il vero protagonista italiano fu il Servizio Colombofilo Militare.

Tra la fine dell'Ottocento e il Novecento l'Esercito organizzò colombaie militari, allevò migliaia di piccioni e costruì una vera rete alternativa di telecomunicazioni.

Durante la Prima guerra mondiale, quando un bombardamento poteva distruggere in pochi secondi le linee telefoniche, il piccione diventava preziosissimo.

Osservatori d'artiglieria, reparti avanzati e comandi potevano affidargli un piccolo dispaccio.

Il colombo partiva.

E tornava alla propria colombaia con il messaggio.

Un piccione contribuì alla battaglia della Bainsizza

Nel 1917 avvenne un episodio straordinario.

Un piccione della colombaia di Cormons trasportò informazioni ottenute da un prigioniero austriaco che si rivelarono importanti nell'azione italiana sulla Bainsizza.

Durante la crisi di Caporetto, invece, furono colombi provenienti dalla colombaia di Udine a portare alcune delle prime notizie dell'avanzata nemica.

Erano quindi vere comunicazioni di guerra.

Ed è questa la grande differenza collezionistica: un autentico colombogramma militare 1915-18 non è una busta commemorativa creata per una manifestazione. Può essere un messaggio scritto da un reparto mentre una battaglia era realmente in corso.

La tecnologia non riuscì subito a sostituirli

Telefono e radio avrebbero dovuto rendere obsoleto il sistema.

Non accadde.

Durante la Seconda guerra mondiale l'Esercito italiano disponeva ancora di un'organizzazione colombofila impressionante.

Al 1° luglio 1943, tra territorio italiano e costa dalmata, risultavano:

43 colombaie fisse,
26 colombaie mobili,
65 colombaie ausiliarie.

Totale: 134 colombaie.

E soltanto nei primi sei mesi del 1943 furono affidati ai colombi 17.467 messaggi.

Ne arrivarono a destinazione 16.756.

Una percentuale di successo superiore al 95%.

Altro che curiosità folkloristica: era una vera rete di comunicazione militare.

📮 E oggi cosa collezioniamo?

Qui il mondo della filatelia incontra quello della storia.

Possiamo trovare:

piccoli colombogrammi militari originali, moduli delle colombaie, astucci portadispacci, fotografie delle colombaie mobili, documentazione dei reparti e, naturalmente, pigeongrammi commemorativi come quello indiano di LEOPEX ’81.

E bisogna fare attenzione alle parole.

La busta di LEOPEX è propriamente una pigeon-flown cover, cioè una busta realmente trasportata in un volo colombofilo commemorativo.

Il colombogramma militare classico, invece, è normalmente il piccolo foglio contenente il messaggio operativo affidato al piccione.

Due oggetti diversi, accomunati dallo stesso incredibile postino.

🐦 Un piccolo pezzo di carta, una grande storia

Oggi inviamo un messaggio dall'altra parte del mondo in una frazione di secondo.

Per questo guardare quella busta indiana del 1981 produce una sensazione particolare.

Solo quarantacinque anni fa, per celebrare una tradizione antichissima, 250 messaggi tornarono ancora una volta a volare sopra Calcutta legati a dei piccioni.

E cent'anni prima, da Parigi alla Nuova Zelanda, dalle trincee italiane alle città dell'India, quegli stessi animali potevano portare una notizia, un ordine militare, una richiesta d'aiuto o semplicemente poche parole destinate a qualcuno.

La storia della posta è fatta di francobolli.

Ma qualche volta ha anche le ali.

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