Il bookshop del Teatro di Messina è stato inaugurato il 14 luglio 2018, nell'ambito delle inziative di “Open Teather” in cui il teatro è inteso come una struttura aperta da vivere quotidianamente, che rappresenta uno spazio di condivisione e scambio culturale per la città e i suoi abitanti.
Il piccolo spazio espositivo è stato immaginato sia come un servizio per visitatori e turisti, in cui poter trovare souvenir e merchandising legato al teatro ed alla città di Messina ma anche come vetrina e contenitore per artisti locali.
L’offerta editoriale predilige autori e case editrici locali con particolare attenzione alla storia della città ed ai miti e leggende legate al territorio. Guide turistiche, libri fotografici e di ricette sono proposti in più lingue così come i libri d’arte.
Il 2 Maggio 1838 Ferdinando II “inviava all’ intendente della Provincia di Messina, Don Giuseppe De Liguoro, un rescritto (N. Scaglione, 1933) disponendo la costruzione di un grande Teatro a conferma del suo atteggiamento liberale, precedente i moti del ‘48 nei confronti della città, cui peraltro aveva “restituito” l'Università soppressa in conseguenza del fallimento della rivolta antispagnola (1674-1678)All'antico, poco funzionale, “Teatro della Munizione”, in origine sede della Pubblica Armeria, fondato nel 1726 e oggetto di restauri del 1876 e nel 1895, si aggiunge quindi il teatro S. Elisabetta, così intitolato in onore della Regina Elisabetta di Aragona santificata che cambiò la sua denominazione in Teatro Vittorio Emanuele, per deliberazione del civico consesso il 13 settembre 1860.La sua costruzione, a conclusione delle procedure concorsuali al centro di numerose polemiche fu affidata al napoletano Pietro Valente, allievo di Antonio Niccolini, autore del San CarloPertanto fu il primo teatro in Sicilia ad essere realizzato in linea con i più aggiornati criteri tecnico progettuali dell'epoca mentre grande attenzione fu riservata agli ambienti “sociali” da destinare alle occasioni di rappresentanzaI lavori appaltati dalla ditta Manganaro e diretti dal Valente con la collaborazione del messinese Carlo Falconieri iniziano il 23 aprile del 1842, in un’area recuperata dalla demolizione del vecchio carcere sulla via Fernanda (attuale Via Garibaldi).Ma l'edificio venne inaugurato soltanto il 12 gennaio 1852 con l'opera Il Pascià di Scutari (Marin Faliero) di Gaetano Donizetti preceduta da una “ cantata celebrativa “, il trionfo della pace, composta da Felice Bisazza e Antonio Laudamo.
La decorazione plastica fu affidata allo scultore messinese Saro Zagari (1821-1897) cui si deve il gruppo marmoreo posto sul frontone con Il Tempo che scopre la verità a Messina, scolpito a Roma nel 1864 e, sulle porte laterali, i due lunghi bassorilievi con scene tratte dalla vita di Ercole mentre entro formelle poste simmetricamente sul portico sopravanzato campeggiano, a coppie, sedici profili di illustri commediografi e musicisti collocati nel 1857.L'edificio venne risparmiato dal terremoto del 28 dicembre del 1908, che lo rese tuttavia inagibile. Nel 1921 furono avviati i primi interventi di consolidamento e Restauro delle strutture esterne, ampliato il palcoscenico e realizzato un corpo di fabbrica, la sala “Antonio Laudamo” adibita ai concerti.Quando nel 1939 si stava per programmare un restauro integrale, incursioni belliche infersero danni ulteriori all'edificio.Sebbene il fabbricato, conservi oggi soltanto le mura perimetrali originarie, rimane una delle rare testimonianze dell'architettura neoclassica della città pre-terremoto, con il rivestimento in pietra a bugne lisce, le decorazioni scolpite e il portico avanzato a tre Archi sul prospetto anteriore con il doppio ordine di colonne, sul cui cornicione si legge l'iscrizione“HEIC POPOLUM MUSAE HEIC PRAEBANT SPECTACULA LUDI”Perdute invece le opere i decori ornavano la sontuosa sala, dal sipario dipinto a seguito del concorso bandito nel 1846, da Michele Panebianco, con Gelone che ordina ai cartaginesi di sospendere i sacrifici umani (1852), ai cinque ordini di palchi con le decorazioni in stucco dorato di Placido Di Bella, ai dipinti sul soffitto di Giacomo Conti (1859).Il ripristino dell’importante struttura fu oltremodo procrastinato, fra polemiche e lungaggini, e soltanto nel 1979 il Comune di Messina approvò il progetto per la ricostruzione ed il restauro.Il teatro, venne quindi ufficialmente inaugurato il 24 aprile 1985 con il concerto diretto da Giuseppe Sinopoli.Nel gennaio dell’anno dopo, all’avvio della stagione operistica, si concluse l’assemblaggio della sagoma a ferro di cavallo, predisposta nel soffitto, dei 43 pannelli dipinti ad acrilico da Renato Guttuso con La leggenda di Colapesce.