10/09/2026
La vita a volte ci riserva momenti che hanno davvero dell’incredibile
Le scuole stanno per riaprire e, per chi come noi vive ogni giorno in mezzo ai libri, questo è anche il periodo in cui si torna a sfogliarne tanti, a leggerli, a sceglierli, pensando soprattutto ai bambini e ai ragazzi che presto torneranno nelle loro classi.
E proprio in questi giorni, sul nostro bancone, ce n’è uno:
“Non chiamateli eroi”, di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso.
Un libro che racconta uomini e donne che hanno avuto il coraggio di guardare le mafie negli occhi e scegliere da che parte stare.
Tra quelle pagine c’è anche Lea Garofalo.
Il capitolo dedicato a lei porta un titolo che oggi sembra ancora più potente:
“Orgogliosamente libera”.
Lea scelse di ribellarsi alla ’ndrangheta e pagò quella scelta con la vita.
E poi c’era Denise.
Sua figlia.
La ragazza per la quale Lea aveva combattuto, la ragazza che dopo l’assassinio della madre trovò a sua volta la forza di testimoniare, di accusare, di cercare verità e giustizia.
Poi appena poco fa , mentre quel libro è ancora lì, sul nostro bancone, arriva come un fulmine una notizia terribile:
Denise Cosco si è tolta la vita. Aveva soltanto 35 anni.
Confesso che la notizia ci ha profondamente commossi e turbati come non mai !
Abbiamo guardato quel libro davanti a noi e, per qualche istante, è stato difficile perfino continuare a fare quello che stavamo facendo.
Perché improvvisamente quelle pagine non appartenevano più soltanto a una storia già raccontata.
Il dolore era tornato fuori dal libro.
E allora quel titolo, “Non chiamateli eroi”, ci è sembrato assumere un significato ancora più profondo.
Forse perché qualche volta, quando chiamiamo qualcuno “eroe”, rischiamo di dimenticare la persona che rimane dietro quella parola.
Le sue paure.
Le sue ferite.
Le notti che nessuno vede.
Il peso di una memoria dalla quale non esiste rifugio.
Non sappiamo e non vogliamo immaginare cosa sia accaduto nell’animo di Denise. Sarebbe ingiusto e persino irrispettoso provare a dare spiegazioni a un gesto così intimo e definitivo.
Possiamo soltanto pensare a quella bambina per la quale una madre aveva deciso di sfidare un intero mondo criminale.
A quella ragazza che, rimasta senza di lei, ebbe il coraggio di continuare la sua battaglia.
E infine a quella donna di 35 anni che oggi non c’è più.
Lea aveva 35 anni quando fu uccisa.
Denise aveva 35 anni quando ha deciso di andarsene.
Madre e figlia.
La stessa età.
Due destini diversi e terribili, legati da un filo che oggi fa davvero male persino provare a raccontare.
Una madre che si è sacrificata perché sua figlia potesse essere libera.
E una figlia che, sin dall’inizio, ha lottato con tutte le proprie forze per onorare il coraggio, la dignità e persino il sacrificio di quella madre.
Fino ad oggi.
Fino a quando qualcosa dentro di lei deve essere diventato troppo pesante da portare.
Possiamo soltanto immaginare quanto immenso e innaturale sia stato convivere per tutta la vita con ciò che le era accaduto intorno.
Il libro è ancora lì, sul nostro bancone.
Ma da oggi, inevitabilmente, lo guarderemo con occhi diversi.
Con un pensiero per Lea.
E con una carezza, almeno quella che possono dare le parole, per Denise. ❤️
Due donne che avrebbero avuto diritto a molto meno coraggio e a molta più vita. ❤️
E siano stramaledette le mafie , tutte