05/04/2020
Venerdì il mio papà ha vinto la sua battaglia con la vita e si è ricongiunto a colui che io voglio credere
si chiami Dio.
Tutti Voi, e ognuno nella sua personale maniera, state affrontando la difficile situazione mondiale,
che fra gli altri ben peggiori disagi, comporta anche l’impossibilità di unirsi a celebrare il ricordo.
Mi dilungherò qui nel scrivere alcune parole, chiedendo a chi lo vorrà di unirsi spiritualmente a me e a mia sorella
Bimba in una preghiera per ricordare e ringraziare una persona che ha vissuto tutta
la vita nel tentativo di rendere questo mondo un posto migliore dove vivere.
In questi giorni pasquali in cui dovremmo vivere il calvario del Signore mi è capitato la surreale
esperienza di vedere mio papà scalare per l’ultima volta il Golgota con la stessa dignità con cui l’ha
fatto ogni qualvolta la vita glielo ha messo di fronte. Ora non Vi scrivo queste poche righe nel
tentativo di lodare chi oggi non è più tra noi, ma per condividere con Voi quello che ci è capitato in
questi ultimi giorni.
Insomma inspiegabilmente questo stato di emergenza ha trasformato una città fredda e distaccata
come Milano nella capitale mondiale dell’amore facendoci ritrovare nel “prossimo”, nei medici,
negli infermieri, nei vicini di casa e persino negli sconosciuti, quell’umanità quella fratellanza che
per tanto tempo mio papà ha tentato invano d’insegnarmi. Un piccolo mondo di Simoni di Cirene,
che se solo lo volessimo ci aiuterebbero ogni giorno a portare la croce, trasformando piano piano
noi stessi in lui. Questa catastrofe sta tirando fuori il meglio in molti tra noi!
Non permettiamo dunque che questo momento angosciante per la nostra nazione ci sovrasti,
costringendoci a “bruciare” i nostri cari senza un pensiero o una preghiera, combattiamo insieme
uniti per onorare le centinaia, le migliaia, i milioni di Giorgio che hanno creduto nell’amore per il
prossimo. E soprattutto quando tutto questo sarà terminato e l’umanità avrà vinto questa battaglia,
perchè noi vinceremo questa battaglia!, costringiamoci e costringiamo i nostri figli a ricordare che
tutto questo è avvenuto per i nostri comportamenti e la nostra smania di volere di più, parafrasando
Primo Levi “Meditate che questo è stato” in modo che nessuno di Voi si trovi un domani a seppellire
un caro senza una preghiera e senza un abbraccio.
FILIPPO LANDMANN