28/07/2026
Una frase, una storia
A Delfi, sul frontone del tempio dedicato ad Apollo, c'era una iscrizione. Per chi varcava quella sacra soglia, era un monito sacro: ricordava la finitezza dell'essere umano, mortale e fragile al cospetto del dio e della Vita stessa. Ma non era l'unica che si poteva leggere camminando sul sacro suolo di Delfi. Le massime delfiche sono più di 140 e, a quel tempo, erano i precetti religiosi pronunciati dal mitico Oracolo, la sacerdotessa Pizia, voce in terra del Dio Sole Apollo.
Poi, quella frase divenne un simbolo tra le mani di Socrate e, poi tra quelle furbette di Platone, e via così, tra il raccontare di Sant'Agostino, sino agli aforismi alla Pinterest di oggi.
Il significato, così, è andato un po' ad affievolirsi e, com'è giusto che sia, a trasformarsi nei tempo, diventando introspezione psicologica, sfida dei proprio limite, invito a trovare in se stessi le risposte che si vogliono cercare.
Vi invito però a pensarla, ancora oggi, in modo socratico, come l'invito a seguire un esercizio quotidiano, una piccola rivoluzione interiore da praticare ogni giorno?
Una pratica antica che ci spinga a interrogare le nostre convinzioni, a smontare ciò che crediamo ovvio, a leggere la realtà attraverso il dialogo e a prenderci cura della nostra anima. E allora, che l'augurio di oggi sia proprio "conosci te stesso"
In foto: uno scorcio delle rovine di Tipasa (Algeria)