10/09/2026
Chi lavora la terra sa che ogni stagione porta con sé le sue incognite, ma l'estate che ci stiamo lasciando alle spalle ha messo a dura prova l'intero comparto agricolo.
Non facciamo un discorso generico, parliamo di ciò che vediamo ogni giorno nei campi:
🔹 Mesi di caldo estremo e prolungato, che hanno inevitabilmente modificato i cicli fisiologici di maturazione.
🔹 Precipitazioni scarse e, quando presenti, violente, torrenziali, devastanti, capaci di danneggiare i raccolti anziché irrigarli.
🔹 Un carico di lavoro straordinario per gestire lo stress idrico delle piante, rimodulare i tempi di raccolta e proteggere le colture e soprattutto proteggere la salute dei lavoratori e delle lavoratrici.
Tutto questo ha un impatto visibile sui prodotti che ormai hanno forme, pezzature e sfumature di colore diverse dal solito, hanno la "firma" di un clima che cambia.
Siamo a settembre, ma le temperature continuano a spingere sull'acceleratore e l'incertezza sul futuro dei prossimi cicli colturali rimane altissima.
Come filiera agricola abbiamo il dovere di parlare di più di questi temi. Dobbiamo fare cultura di prodotto e spiegare ai consumatori e a tutti coloro che si occupano di ortofrutta, che spesso fanno fatica a comprendere, che il vero miracolo non sta nella perfezione estetica omologata, nelle grandi pezzature, ma nel riuscire ad averlo un prodotto, nella resilienza, nella sostenibilità economica, nel sapore e nel valore del lavoro agricolo, che resiste alle catastrofi.
Questo, purtroppo, se e finché riuscirà a resistere…