22/05/2020
Vino e religione cattolica sono sempre stati due elementi inscindibili ed è proprio grazie all’attività dei monasteri che la viticoltura ha prosperato nei secoli in Europa. In Alto Adige ci sono esempi eccellenti di questo connubio, come Muri-Gries, la cantina-convento di Bolzano, simbolo del Lagrein. La sua storia più recente inizia nel 1845, quando un gruppo di monaci benedettini arrivò dalla svizzera Muri a Gries, allora un borgo alle porte di Bolzano, oggi quartiere residenziale a ridosso del centro città; dai canonici agostiniani rilevarono l’abbazia, che comprendeva anche un’attività vinicola fiorente da secoli, e si presero cura delle vigne (e dei meleti) che ancora oggi circondano il luogo. Al vigneto Klosteranger, racchiuso dalle mura dell’abbazia e coltivato a lagrein, si sommano i vigneti di Moritzing, sempre nella conca di Bolzano, e quelli del comune di Appiano, dove sono coltivati pinot bianco, grigio e nero, schiava e gewürztraminer.
La produzione annua della cantina-convento si attesta sulle 650.000 bottiglie, di cui oltre 400.000 sono di Lagrein, il vitigno a bacca rossa, autoctono dell’Alto Adige, che viene vinificato in tre tipologie, Kretzer, cioè rosato, d’annata e Riserva. Il Lagrein d’annata, con 300.000 bottiglie, è l’etichetta di gran lunga più prodotta e conosciuta di Muri-Gries.
Avrei voluto assaggiare il loro Lagrein Vigna Klosteranger riserva 2015 che si è preso le quattro Viti dalla guida Vitae 👏, ma ci dobbiamo accontentare del loro ottimo Pinot nero 2018.
A domenica per la degustazione !!!
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