07/02/2026
Cancellati.
Non dal tempo, ma da una scelta.
Un giorno c’erano, il giorno dopo erano altrove. Senza spiegazioni, senza una voce che dicesse “tornerò”.
I bambini del bosco non sono un capitolo chiuso: sono respiri corti nella notte, passi piccoli che non sanno dove andare. Sono stanze sconosciute, letti freddi, nomi storpiati o dimenticati. Sono l’amore interrotto come se fosse un errore, come se crescere accanto ai propri genitori fosse un privilegio revocabile.
Quel bosco non urla. Fa peggio: tace.
E nel silenzio restano le domande che nessuno ha voluto ascoltare. “Quando li rivedo?” “Ho fatto qualcosa di male?” “Perché non mi hanno scelto?”
Domande che un bambino non dovrebbe mai portare sulle spalle.
Si cresce così: imparando a non chiedere troppo, a non affezionarsi troppo, a non aspettarsi nulla. E dentro restano buchi invisibili, assenze che diventano carattere, difesa, solitudine. Non fanno rumore, ma scavano.
Perché separare un bambino da chi lo ama non è una pratica, non è burocrazia, non è tutela astratta.
È una ferita che attraversa gli anni.
È un’infanzia che resta in sospeso.
E c’è una verità che resiste a tutto: nessuna decisione dovrebbe mai spezzare con leggerezza il legame più indifeso che esista. Perché quando si porta via un bambino, non si sposta solo un corpo. Si cambia per sempre una vita.