Luise Danilo srl

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GROVIGLIO IDRAULICO
12/09/2026

GROVIGLIO IDRAULICO

Agrivoltaico, nella Piana di Catania il più grande impianto operativo d'ItaliaIl progetto Big Fish-Sardella nella Piana ...
11/09/2026

Agrivoltaico, nella Piana di Catania il più grande impianto operativo d'Italia

Il progetto Big Fish-Sardella nella Piana di Catania
Tra gli interventi di maggiore rilievo figura il complesso agrivoltaico "Big Fish - Sardella", situato nella Piana di Catania, alle pendici dell'Etna.

L'impianto rappresenta attualmente il più grande sistema agrivoltaico in esercizio in Italia e si sviluppa su una superficie di circa 500 ettari, interessando diversi comuni del territorio etneo. La capacità installata raggiunge 273 MW, contribuendo alla produzione di energia rinnovabile attraverso un modello che integra la generazione fotovoltaica con il mantenimento delle attività agricole.

L'approccio agrivoltaico consente infatti di preservare la vocazione produttiva dei terreni, favorendo al tempo stesso la diversificazione del reddito delle aziende agricole e gli obiettivi di decarbonizzazione del sistema energetico.

Nel progetto, Geostudiogroup ha svolto il ruolo di Direzione Lavori, coordinando le attività di cantiere e seguendo il rispetto delle prescrizioni ambientali e delle norme in materia di sicurezza attraverso l'incarico di Coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione (CSE).

L'esperienza maturata nel settore è stata successivamente trasferita ad altri impianti per la produzione di energia rinnovabile, tra cui i progetti Cannellazza a Carlentini, gli impianti di Pachino e Noto e il progetto Landolina, nel territorio di Donnalucata, oltre ad altri interventi sviluppati nel Centro e nel Nord Italia.

Costo dell'energia, Assoclima: utilizzare i fondi UE per incentivare le pompe di calore e ridurre le bolletteL'associazi...
10/09/2026

Costo dell'energia, Assoclima: utilizzare i fondi UE per incentivare le pompe di calore e ridurre le bollette

L'associazione chiede di destinare la flessibilità concessa dalla Commissione europea a misure strutturali: detrazioni al 50% per le pompe di calore e riduzione del divario tra il prezzo dell'elettricità e quello del gas

Le risorse aggiuntive che l'Italia potrà utilizzare grazie alla maggiore flessibilità concessa dalla Commissione europea sul fronte del caro energia dovrebbero finanziare interventi strutturali capaci di accelerare l'elettrificazione dei consumi e ridurre in modo permanente il costo delle bollette. È la posizione espressa da Assoclima, che invita il Governo a destinare parte dei fondi alla diffusione delle pompe di calore elettriche e alla revisione della fiscalità applicata all'energia elettrica.

L'appello arriva dopo il confronto svoltosi a Palazzo Chigi tra il Presidente del Consiglio e i leader della maggioranza sulla possibilità di utilizzare i margini di flessibilità riconosciuti da Bruxelles. La Commissione europea ha infatti subordinato l'accesso a tali risorse all'adozione di misure in grado di favorire la transizione energetica e la diffusione delle tecnologie alimentate da fonti pulite.

Detrazioni fiscali e riduzione del costo dell'elettricità
Secondo Assoclima, le risorse dovrebbero essere indirizzate su due interventi prioritari.

Il primo riguarda il mantenimento dell'aliquota del 50% per le detrazioni fiscali relative agli interventi di riqualificazione energetica che prevedono l'installazione di pompe di calore elettriche. In assenza di nuovi provvedimenti, dal 1° gennaio 2027 l'agevolazione è destinata a ridursi al 36%.

L'associazione stima che il mantenimento dell'attuale livello di incentivo potrebbe garantire ai nuclei familiari un risparmio annuo compreso tra 280 e 400 euro, superiore agli importi riconosciuti dagli interventi straordinari adottati negli ultimi anni contro il caro bollette.

La seconda proposta riguarda la revisione di accise e oneri che gravano sull'energia elettrica, con l'obiettivo di ridurre il differenziale di costo rispetto al gas naturale. Il riferimento è all'Electrification Action Plan pubblicato dalla Commissione europea il 17 luglio, che individua in un rapporto tra prezzo dell'elettricità e prezzo del gas non superiore a 2,5 una condizione favorevole alla diffusione delle tecnologie elettriche ad alta efficienza.

Un parco installato ancora poco sfruttato
A sostegno delle proprie richieste, Assoclima richiama il potenziale già presente nel patrimonio impiantistico nazionale.

Secondo i dati diffusi dall'associazione, in Italia sono installate 23,7 milioni di pompe di calore, presenti nelle abitazioni di oltre la metà delle famiglie. Tuttavia, soltanto 3,7 milioni vengono oggi utilizzate come sistema principale di riscaldamento.

Per Assoclima, una maggiore convenienza economica dell'energia elettrica consentirebbe di valorizzare questo patrimonio tecnologico, favorendo l'utilizzo delle pompe di calore in sostituzione o in integrazione degli impianti alimentati a gas, con benefici in termini di riduzione dei consumi di combustibili fossili, contenimento delle emissioni e stabilizzazione della spesa energetica delle famiglie.

Il ruolo della filiera industriale italiana
L'associazione sottolinea inoltre la rilevanza della filiera nazionale delle pompe di calore. Citando uno studio di TEHA Group, evidenzia come la produzione italiana copra il 59% delle principali componenti delle pompe di calore elettriche, percentuale che sale all'87% considerando l'intera filiera europea.

Secondo Assoclima, questo patrimonio industriale rappresenta un ulteriore elemento a favore di politiche di sostegno all'elettrificazione degli edifici, in grado di coniugare obiettivi ambientali, competitività del sistema produttivo e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.

Le richieste al Governo
Per il presidente di Assoclima, Maurizio Marchesini, la maggiore flessibilità concessa dall'Unione europea rappresenta un'opportunità per introdurre misure capaci di incidere in modo strutturale sul costo dell'energia e favorire la diffusione delle pompe di calore.

L'associazione ritiene che la continuità degli incentivi fiscali e una revisione del rapporto di prezzo tra elettricità e gas possano ridurre i tempi di ritorno degli investimenti per la sostituzione delle vecchie caldaie, valorizzando una tecnologia che, oltre a garantire il riscaldamento invernale, consente anche il raffrescamento estivo, contribuendo ad affrontare gli effetti delle sempre più frequenti ondate di calore.

Legionella, oltre 4.600 casi nel 2024: una guida per prevenire il rischio negli edifici residenzialiAVR e Aqua Italia ri...
09/09/2026

Legionella, oltre 4.600 casi nel 2024: una guida per prevenire il rischio negli edifici residenziali

AVR e Aqua Italia richiamano l'attenzione sulla corretta gestione degli impianti idrici condominiali e pubblicano una guida gratuita rivolta ad amministratori e cittadini con indicazioni operative per ridurre il rischio di proliferazione del batterio

Con l'aumento delle temperature estive torna al centro dell'attenzione il tema della prevenzione della Legionella pneumophila, il batterio responsabile della legionellosi che può proliferare negli impianti idrici se non vengono adottate adeguate misure di controllo e manutenzione.

A ribadire l'importanza della prevenzione sono i dati diffusi dall'Istituto Superiore di Sanità, secondo cui nel 2024 in Italia sono stati notificati oltre 4.600 casi di legionellosi, con una media superiore a dieci casi al giorno e un incremento significativo rispetto all'anno precedente. L'incidenza risulta particolarmente elevata nelle regioni del Nord e tra la popolazione con più di 60 anni.

Economia, l'Italia mantiene il ritmo di crescita ma le tensioni geopolitiche frenano le prospettiveLa Congiuntura Confco...
08/09/2026

Economia, l'Italia mantiene il ritmo di crescita ma le tensioni geopolitiche frenano le prospettive

La Congiuntura Confcommercio conferma un PIL in aumento dello 0,4% nel secondo trimestre 2026 e stima una crescita vicina all'1% sull'intero anno. Restano però le incognite legate allo scenario internazionale e ai mercati energetici

L'economia italiana continua a mostrare segnali di tenuta, nonostante un contesto internazionale caratterizzato da nuove tensioni geopolitiche e da un clima di crescente incertezza. È quanto emerge dall'ultima Congiuntura Confcommercio, secondo cui i principali indicatori relativi al primo semestre del 2026 confermano un andamento positivo dell'attività economica, pur in presenza di fattori di rischio che potrebbero incidere sulle prospettive dei prossimi mesi.

A preoccupare sono soprattutto gli sviluppi dello scenario internazionale, che potrebbero ripercuotersi sui prezzi dell'energia, sull'inflazione e, di conseguenza, sugli investimenti e sulla crescita.

Crescita confermata nel secondo trimestre
Secondo le stime di Confcommercio, il PIL italiano è aumentato dello 0,4% nel secondo trimestre del 2026 rispetto ai tre mesi precedenti, mentre il confronto con lo stesso periodo del 2025 evidenzia una crescita dell'1,2%.

Un risultato che conferma la capacità dell'economia nazionale di mantenere un ritmo di espansione positivo anche in un quadro internazionale complesso.

Le tensioni internazionali tornano a incidere
Dopo alcuni mesi caratterizzati da una relativa stabilizzazione dei mercati delle materie prime energetiche, che aveva contribuito a migliorare le aspettative su inflazione e crescita, il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente riporta al centro dell'attenzione i rischi legati allo scenario geopolitico.

L'incertezza riguarda in particolare l'evoluzione dei costi energetici e le possibili ripercussioni sulle attività produttive, sui consumi e sulla fiducia di famiglie e imprese nella seconda parte dell'anno.

Obiettivo crescita vicino all'1%
Nonostante il quadro internazionale, le prospettive per il 2026 restano favorevoli.

Secondo il direttore dell'Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, la crescita già acquisita nella prima parte dell'anno consente di guardare con moderato ottimismo ai risultati complessivi del 2026.

Le stime indicano infatti come ormai consolidato l'obiettivo di un incremento del PIL vicino all'1% sull'intero anno, salvo eventuali revisioni derivanti dai dati ufficiali attesi nelle prossime settimane.

Le ricadute per il settore delle costruzioni

Per il comparto delle costruzioni, la tenuta dell'economia rappresenta un elemento di stabilità in una fase caratterizzata dal progressivo ridimensionamento degli incentivi edilizi e da un mercato sempre più selettivo.

L'evoluzione del contesto internazionale continuerà tuttavia a essere un fattore determinante. L'andamento dei prezzi dell'energia e delle materie prime, insieme al costo del credito e agli investimenti pubblici e privati, potrebbe influenzare la domanda di nuove costruzioni, gli interventi di riqualificazione e la capacità delle imprese di programmare gli investimenti.

Secondo Confcommercio, eventuali effetti di rallentamento sembrano destinati a manifestarsi soprattutto nel 2027, mentre per il 2026 le basi della crescita appaiono ormai sufficientemente solide.

Lo stato della qualità dell’aria in EuropaIl rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente sulla qualità dell’aria 2026 pr...
07/09/2026

Lo stato della qualità dell’aria in Europa

Il rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente sulla qualità dell’aria 2026 presenta gli ultimi dati ufficiali sui livelli dei principali inquinanti atmosferici nel nostro continente. E confronta queste concentrazioni con gli standard UE di qualità dell’aria attuali e previsti per il 2030, nonché con i livelli guida basati sulla salute stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità

Gli ultimi dati raccolti e analizzati sulla qualità dell’aria – si legge nel rapporto dell’EEA– mostrano che gli standard dell’Unione europea sono stati rispettati nella maggior parte delle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria in Europa per il particolato fine (PM2,5) e per il biossido di azoto. Tuttavia, in circa il 20% delle stazioni di monitoraggio, l’inquinamento atmosferico è ancora superiore agli attuali standard dell’Unione europea, soprattutto per il particolato più piccolo con un diametro pari o inferiore a 10 micron (PM10) , l’ozono troposferico e il benzo(a)pirene.

Inoltre, secondo un documento informativo separato dell’Agenzia europea dell’ambiente, dal titolo “Affrontare l’inquinamento da ozono a livello del suolo in Europa”, l’ozono troposferico rappresenta una fonte di particolare preoccupazione. Il documento afferma, infatti, che i livelli di ozono a livello del suolo non sono diminuiti in modo significativo, nonostante la riduzione complessiva delle emissioni dei principali inquinanti precursori dell’ozono. Questo inquinante complesso – ricorda l’ Agenzia europea dell’ambiente – si forma nella bassa atmosfera quando la luce solare innesca reazioni fotochimiche tra gli inquinanti che contribuiscono alla formazione dell’ozono, come gli ossidi di azoto e i composti organici volatili. Di conseguenza, ridurre i livelli di ozono è più difficile che ridurre altri importanti inquinanti atmosferici.

Il documento avverte poi che i cambiamenti climatici dovrebbero peggiorare l’inquinamento da ozono in Europa a causa dell’aumento della frequenza e dell’intensità delle condizioni meteorologiche legate al calore che favoriscono la formazione di ozono. L’ozono troposferico è un forte ossidante e può danneggiare sia la salute umana che l’ambiente. I dati più recenti indicano che nell’UE è responsabile di 63.000 decessi e di danni per miliardi di euro. Inoltre, svolge un ruolo importante come fattore determinante dei cambiamenti climatici, essendo un gas serra.

Il documento sottolinea la necessità di ulteriori azioni da parte degli Stati membri, ai sensi della direttiva UE rivista sulla qualità dell’aria ambiente, per contrastare l’inquinamento da ozono. Tuttavia, le azioni a livello nazionale e locale potrebbero non essere sufficienti. L’ozono e i suoi precursori possono percorrere lunghe distanze, il che significa che un’efficace mitigazione dipende anche da una maggiore cooperazione europea e internazionale per affrontare l’inquinamento atmosferico transfrontaliero. Una migliore comprensione del ruolo dei diversi inquinanti chiave che contribuiscono alla formazione dell’ozono troposferico aiuterebbe a individuare il modo migliore per ridurre i livelli di ozono.

I nuovi standard di qualità dell’aria, che entreranno in vigore dal 2030 – afferma perciò l’ Agenzia europea dell’ambiente – richiederanno agli Stati membri di mantenere e intensificare le misure per contrastare l’inquinamento atmosferico. Considerato anche che nella maggior parte d’Europa i livelli di inquinamento atmosferico rimangono al di sopra dei limiti più stringenti stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la tutela della salute umana.

L’inquinamento atmosferico – commenta in conclusione l’Agenzia europea dell’ambiente – rimane il principale rischio ambientale per la salute in Europa: peggiora la qualità della vita, causa malattie e porta a decessi prevenibili. Ridurre l’inquinamento atmosferico diminuisce l’impatto sulla salute e i relativi oneri economici, come le spese sanitarie, la riduzione della produttività e l’assenteismo (secondo le stime, l’inquinamento atmosferico costa agli Stati membri dell’Unione europea 600 miliardi di euro all’anno, pari al 4% del prodotto interno lordo). Sono quindi necessarie ulteriori riduzioni per soddisfare le attuali prescrizioni dell’Unione europea, ma anche i nuovi limiti fissati per il 2030 in base alla direttiva UE rivista sulla qualità dell’aria ambiente, che sono significativamente più stringenti. Per alcuni inquinanti, la distanza dagli standard del 2030 è significativa. Ciò vale soprattutto per il particolato (PM).

Infine – sottolinea l’Agenzia europea dell’ambiente – per la maggior parte degli inquinanti atmosferici, le concentrazioni rimangono ben al di sopra ancor più severi livelli stabiliti dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla qualità dell’aria, con oltre 9 cittadini europei su 10 esposti a concentrazioni di inquinamento atmosferico superiori a tali livelli per quanto riguarda il particolato (PM2.5) e l’ozono troposferico, soprattutto negli agglomerati urbani.

SORPRESA! (dentro l'armadio a muro)
05/09/2026

SORPRESA! (dentro l'armadio a muro)

Efficienza energetica, ENEA: raggiunto l'85% dell'obiettivo PNIEC 2025Il 15° Rapporto annuale ENEA evidenzia risparmi en...
04/09/2026

Efficienza energetica, ENEA: raggiunto l'85% dell'obiettivo PNIEC 2025

Il 15° Rapporto annuale ENEA evidenzia risparmi energetici pari a 5,08 Mtep nel periodo 2021-2025. Le detrazioni fiscali si confermano il principale motore dell'efficienza, mentre rallenta il contributo del SuperEcobonus

Tra il 2021 e il 2025 l'Italia ha conseguito un risparmio energetico di 5,08 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) grazie alle misure di efficienza energetica monitorate. Un risultato che corrisponde all'85% dell'obiettivo intermedio fissato dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), pari a 6 Mtep, ed equivalente a oltre i consumi elettrici annuali di due regioni ad alta vocazione industriale come Emilia-Romagna e Veneto.

È quanto emerge dal 15° Rapporto annuale ENEA sull'efficienza energetica, presentato a Roma nel corso di un convegno che ha visto la partecipazione, tra gli altri, della presidente ENEA Francesca Mariotti e della direttrice del Dipartimento Efficienza Energetica Ilaria Bertini.

Le detrazioni fiscali trainano i risultati
Il principale contributo ai risparmi energetici è arrivato dai meccanismi di detrazione fiscale, che nel periodo 2021-2025 hanno generato 2,67 Mtep di risparmi, pari a circa il 52% del totale.

Nel solo 2025, tuttavia, il contributo delle detrazioni si è ridotto a 0,24 Mtep, registrando una flessione del 37% rispetto al 2024, in linea con il progressivo ridimensionamento degli incentivi.

Anche i Certificati Bianchi hanno evidenziato una contrazione, con risparmi pari a 0,115 Mtep nel 2025 (-4,5% rispetto all'anno precedente), mentre il dato cumulato del quinquennio raggiunge 0,83 Mtep, in linea con gli obiettivi intermedi del PNIEC.

Crescono Conto Termico e interventi per la mobilità sostenibile
Tra gli strumenti in crescita si distingue il Conto Termico, che nel 2025 ha generato risparmi pari a 0,131 Mtep, portando il valore cumulato del quinquennio a 0,476 Mtep.

Le misure dedicate alla mobilità sostenibile, pur registrando una lieve flessione rispetto al 2024 (-6%), continuano a rappresentare uno dei contributi più significativi, con risparmi pari a 0,404 Mtep nel solo 2025.

Restano invece sostanzialmente stabili gli effetti dei progetti finanziati attraverso i fondi di coesione, che hanno prodotto risparmi pari a circa 0,022 Mtep.

SuperEcobonus in calo, restano importanti Ecobonus e Bonus Casa
Il Rapporto evidenzia come la conclusione della fase espansiva del SuperEcobonus abbia determinato un marcato ridimensionamento del suo contributo nel 2025, pari a 0,113 Mtep, pur mantenendo un beneficio cumulato di 1,47 Mtep nel periodo 2021-2025.

Anche le altre agevolazioni fiscali mostrano segnali di rallentamento. Il Bonus Casa ha generato nel 2025 risparmi pari a 0,057 Mtep, tornando su livelli più contenuti dopo la crescita registrata nel 2024, mentre l'Ecobonus è sceso da 0,161 Mtep del 2024 a 0,072 Mtep.

Nel medio periodo, tuttavia, entrambe le misure continuano a offrire un contributo rilevante: nel quinquennio i risparmi energetici cumulati raggiungono infatti 0,791 Mtep per l'Ecobonus e 0,375 Mtep per il Bonus Casa.

Diagnosi energetiche: nel 2025 realizzati interventi per quasi 30 ktep
Sul fronte dell'efficienza energetica negli usi finali, il 2025 rappresenta un anno intermedio del nuovo ciclo delle diagnosi energetiche obbligatorie.

A dicembre risultavano caricate sul portale ENEA 671 diagnosi da parte di 438 soggetti obbligati, con una diminuzione del 20% rispetto al 2024, andamento ritenuto coerente con la ciclicità del meccanismo.

Gli interventi realizzati hanno consentito un risparmio di circa 29,7 ktep all'anno di energia primaria, mentre quelli individuati attraverso le diagnosi presentano un potenziale di risparmio pari a 68,2 ktep annui.

ENEA: l'efficienza energetica leva strategica per competitività e decarbonizzazione
Commentando i risultati del Rapporto, la presidente di ENEA, Francesca Mariotti, ha sottolineato come l'efficienza energetica produca benefici che vanno ben oltre la riduzione dei consumi, contribuendo alla competitività delle imprese, alla sostenibilità ambientale e al miglioramento della qualità della vita.

La direttrice del Dipartimento Efficienza Energetica, Ilaria Bertini, ha invece evidenziato la necessità di un approccio integrato che unisca innovazione tecnologica e cambiamento culturale, confermando il ruolo di ENEA nel supportare istituzioni, imprese e cittadini nel raggiungimento degli obiettivi nazionali di decarbonizzazione, sicurezza energetica e competitività.

Detrazioni edilizie 2025-2027, guida alle aliquote e ai limiti di spesa dopo il riordino dei bonusDal Bonus ristrutturaz...
03/09/2026

Detrazioni edilizie 2025-2027, guida alle aliquote e ai limiti di spesa dopo il riordino dei bonus

Dal Bonus ristrutturazioni all'Ecobonus, passando per il Sismabonus e il Bonus mobili, ecco come cambiano aliquote, tetti di spesa e agevolazioni nel triennio 2025-2027 alla luce delle modifiche introdotte dalla normativa

Il sistema delle detrazioni fiscali per gli interventi edilizi è stato profondamente ridisegnato dalla normativa che ha riordinato i bonus casa, introducendo aliquote differenziate in funzione dell'anno di sostenimento della spesa e della destinazione dell'immobile. Per cittadini, professionisti e imprese diventa quindi fondamentale conoscere le regole applicabili nel triennio 2025-2027 per pianificare correttamente gli interventi di recupero edilizio, efficientamento energetico e riduzione del rischio sismico.

Bonus ristrutturazioni: aliquote differenziate tra abitazione principale e altri immobili
Per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio resta confermato il limite massimo di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare, mentre cambiano le percentuali di detrazione.

Per le spese sostenute nel 2025 e nel 2026, l'agevolazione è pari al 50% se gli interventi riguardano l'abitazione principale e sono effettuati dal proprietario o dal titolare di un diritto reale di godimento. Negli stessi anni, per gli altri immobili, la detrazione scende al 36%.

Dal 2027 è prevista un'ulteriore riduzione delle aliquote: 36% per gli interventi sull'abitazione principale e 30% per le altre unità immobiliari, fermo restando il limite di spesa di 96.000 euro. La diversa percentuale può incidere in modo significativo sul beneficio fiscale complessivo, soprattutto per gli interventi di importo elevato.

Ecobonus e Sismabonus seguono lo stesso schema
Il riordino interessa anche gli incentivi destinati all'efficientamento energetico e alla messa in sicurezza sismica degli edifici.

Anche per Ecobonus e Sismabonus le aliquote sono state uniformate secondo lo stesso criterio: percentuali più elevate per gli interventi sull'abitazione principale nel biennio 2025-2026 e riduzione dal 2027, con aliquote inferiori per gli immobili diversi dall'abitazione principale. Restano invece invariati i massimali di spesa previsti dalle singole discipline agevolative, che continuano a variare in funzione della tipologia di intervento realizzato.

Bonus mobili confermato
Tra le agevolazioni confermate rientra anche il Bonus mobili, riconosciuto per l'acquisto di arredi e grandi elettrodomestici destinati ad immobili oggetto di interventi di recupero edilizio.

L'agevolazione continua ad essere subordinata alla realizzazione di un intervento di ristrutturazione agevolato e mantiene le modalità di fruizione già previste dalla normativa vigente.

Pianificazione degli interventi sempre più strategica
Il nuovo assetto delle detrazioni rende la tempistica degli interventi un elemento determinante nella pianificazione degli investimenti.

A parità di spesa, infatti, il beneficio fiscale può risultare sensibilmente diverso a seconda dell'anno in cui viene sostenuto il costo e della destinazione dell'immobile. Per questo motivo, professionisti e contribuenti sono chiamati a valutare con attenzione il calendario dei lavori e le modalità di accesso alle agevolazioni, considerando anche l'impatto delle nuove limitazioni introdotte dal legislatore.

Il riordino dei bonus edilizi conferma inoltre la volontà di superare il modello delle agevolazioni straordinarie, privilegiando un sistema di incentivi più stabile e sostenibile sotto il profilo della finanza pubblica, pur continuando a sostenere gli interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio e di miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici.

Costruzioni: dal 2027 il settore entra in una nuova fase. Tra fine dei bonus e incognite globali cresce l'incertezzaIl 4...
02/09/2026

Costruzioni: dal 2027 il settore entra in una nuova fase. Tra fine dei bonus e incognite globali cresce l'incertezza

Il 40° Rapporto Congiunturale e Previsionale fotografa un mercato ancora sostenuto nel 2026, ma con i primi segnali di inversione. Sullo sfondo pesano la conclusione delle misure straordinarie, il PNRR, l'aumento dei costi e le tensioni geopolitiche

Il mercato delle costruzioni si prepara a voltare pagina. Dopo anni di crescita sostenuta dagli incentivi fiscali, dagli investimenti del PNRR e dalla forte ripresa del mercato immobiliare nel periodo post-pandemia, il settore si avvicina a un'inversione di fase che potrebbe manifestarsi già dal 2027.

È questa la principale evidenza contenuta nel 40° Rapporto Congiunturale e Previsionale del CRESME, che analizza l'evoluzione del comparto nel quadriennio 2026-2029. Se il 2026 si conferma ancora un anno di crescita, i primi segnali di rallentamento sono già visibili e aprono interrogativi sull'intensità della correzione che seguirà alla stagione dei superbonus.

Quanto peserà la fine dei "booster" sul settore?
Secondo il CRESME, il vero tema non è più stabilire se il mercato rallenterà, ma comprendere quanto sarà profonda la contrazione e con quali tempi si manifesterà.

Negli scenari elaborati nei mesi scorsi, il Centro studi aveva ipotizzato un ridimensionamento graduale degli investimenti: -0,2% nel 2027, -1% nel 2028 e -3,1% nel 2029, dopo i livelli eccezionali raggiunti negli ultimi anni.

Oggi, però, lo scenario appare più complesso. L'aumento dei costi energetici, la ripresa dell'inflazione, il rialzo dei prezzi delle materie prime e le tensioni geopolitiche internazionali introducono nuovi elementi di incertezza che potrebbero modificare le prospettive del comparto.

PNRR e opere pubbliche restano il principale fattore di tenuta
Uno dei nodi centrali del Rapporto riguarda la capacità degli investimenti pubblici di compensare il ridimensionamento dell'edilizia incentivata.

Le previsioni ufficiali continuano a indicare livelli elevati di spesa anche dopo il 2026, ma il CRESME invita a interrogarsi sulla reale disponibilità delle risorse e sulla capacità di trasformare gli stanziamenti in cantieri.

Sul tavolo restano le risorse residue del PNRR, i fondi della politica di coesione europea ancora da utilizzare e il programma delle infrastrutture strategiche nazionali. Tuttavia, la necessità del cofinanziamento nazionale e l'incremento dei costi delle opere rischiano di ridurre la capacità effettiva di investimento.

Anche il piano delle opere strategiche evidenzia alcune criticità: solo una quota limitata degli interventi risulta completata, mentre una parte significativa è ancora in fase di progettazione, con coperture finanziarie che potrebbero non essere più sufficienti alla luce dell'aumento dei prezzi.

Mercato immobiliare: prezzi, compravendite e domanda abitativa sotto osservazione
Tra i temi affrontati dal Rapporto vi è anche l'evoluzione del comparto immobiliare.

Il CRESME si interroga sulla tenuta delle compravendite, sull'andamento dei prezzi delle abitazioni e sull'impatto che il nuovo aumento dei costi di costruzione potrebbe avere sulla domanda.

Resta inoltre aperta la questione dell'offerta abitativa: il fabbisogno di nuove abitazioni continua a crescere, ma rimangono da definire quantità, tempi e localizzazione degli interventi necessari a rispondere alle esigenze del mercato.

Innovazione e trasformazione strutturale della filiera
Accanto agli aspetti congiunturali, il Rapporto evidenzia come il settore stia vivendo una trasformazione profonda.

Digitalizzazione, intelligenza artificiale, edilizia off-site, nuovi materiali, impiantistica evoluta e infrastrutture intelligenti stanno modificando l'organizzazione delle imprese e i processi produttivi.

Parallelamente, crescono gli squilibri territoriali, con mercati sempre più differenziati e una competitività che tende a concentrarsi nelle aree economicamente più dinamiche del Paese.

Un osservatorio strategico per leggere il mercato delle costruzioni
Con la sua quarantesima edizione, il Rapporto Congiunturale e Previsionale del CRESME offre una lettura complessiva delle dinamiche che accompagneranno il settore fino al 2029.

Il documento analizza gli effetti della conclusione della stagione degli incentivi, le prospettive degli investimenti pubblici, l'evoluzione del mercato immobiliare e le trasformazioni tecnologiche in atto, delineando gli scenari con cui imprese, professionisti e operatori della filiera dovranno confrontarsi nei prossimi anni.

Il messaggio che emerge è chiaro: il 2026 rappresenta probabilmente l'ultimo anno di un ciclo straordinario, mentre dal 2027 il comparto dovrà misurarsi con un mercato più selettivo, caratterizzato da minori spinte straordinarie e da un contesto economico internazionale sempre più incerto.

Indirizzo

Via Andorra 26
Padua
35127

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 19:00
Martedì 08:00 - 19:00
Mercoledì 08:00 - 19:00
Giovedì 08:00 - 19:00
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