21/05/2022
A proposito di “Beatrice” e “Paradiso” (2016), tempera su carta, di Marina Sagona.
Primo premio della riffa organizzata per la prossima assemblea nazionale di IBBY Italia, del 28 maggio prossimo, che avrà luogo al Museo Diocesano di Padova.
Post scriptum da “La commedia delle donne”, Longo Editore e RavennaFestival 2021
Chi sono queste donne?
Luigi Pirandello direbbe che sono una, nessuna e centomila.
Se fossero una sola donna, sarebbero una donna sull’orlo dellandisperazione, che perde se stessa, sprofonda giù in basso, ritorna su arrampicandosi e si ritrova nuovamente in un viaggio che è al tempo stesso spaventoso e purificante, simile a quello di Dante nell’aldilà.
Se queste donne fossero una sola donna probabilmente sarebbero una donna che soffre di depressione e che, schiacciata in un abisso senza fondo, viaggia nelle viscere dell’inferno. Vorrebbe evitare quel viaggio interiore più di ogni altra cosa. Ma non può tornare indietro, procede in avanti nell’oscurità. Ansimante, accecata, cammina come su una corda tesa tra viscere che le si chiudono intorno, e dopo soli tre giorni (tre anni?) si ritrova in un sentiero capovolto, che sale.
Qualcuno e qualcosa hanno modificato quel sentiero, sfidando la gravità. Il nord è adesso sud, il basso è l’alto, la terra è diventata acqua, cielo. La guarigione è cominciata. Il lungo e faticoso sentiero in salita a prima vista sembra insormontabile. Ma la donna non è sola. Ha una guida, che le parla, che le dice quello che ha bisogno di ascoltare così da non dover voltarsi indietro, così da potere continuare, come ha scritto Thomas Hardy, a correre via dalla pazza folla.
Il nero si fa da parte, sfuma nel grigio, lentamente il suo dolore diventa meno incessante, il pungolo della carne la lascia più tranquilla. La donna indossa ancora il suo involucro terrestre, ma le pesa di meno. Può salutare la sua guida, se lo desidera, e continuare da sola.
Se invece queste donne fossero nessuna, il loro viaggio sarebbe un viaggio all’incontrario, cominciando dall’alto sprofonderebbero nell’abisso, nella selva oscura, nel nulla.
Ma se fossero centomila, sarebbero tutte noi, abitanti dell’infernale e paradisiaco purgatorio quotidiano.
Testo di Marina Sagona