Carni bianche e rosse giovani zito

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04/09/2026
12/04/2026

Io queste scene le ho vissute davvero.
Mi ricordo quando papà tornava dalla campagna…
la sera… stanco… con le mani segnate dalla terra…
e quel passo lento di chi aveva lavorato tutto il giorno.
E mi ricordo mia madre.
Che lo sentiva arrivare ancora prima che aprisse la porta.
Non so come faceva…
ma lo sapeva.
Si affacciava…
lo guardava…
e in quello sguardo c’era tutto.
Non servivano parole.
Papà si sedeva.
Mia madre metteva il caffè sul fuoco.
E iniziavano a parlare piano…
della giornata…
dei problemi…
della famiglia…
della vita.
Io li guardavo in silenzio.
E senza rendermene conto… stavo imparando la cosa più importante.
Che dietro un uomo che lavora…
che si sacrifica…
che porta avanti la famiglia…
c’è sempre una donna.
Una donna forte.
Silenziosa.
Presente.
Quelle erano le famiglie di una volta.
Quelle vere.
Quelle semplici.
Quelle che oggi… quando ci pensi… ti viene quasi un nodo alla gola.
Perché il 90% di noi…
queste scene le ha vissute.
Chi con il papà contadino…
chi con il papà muratore…
chi con il papà pescatore…
ma quelle scene… erano le stesse.
E mi ricordo anche un'altra cosa.
Quando eravamo piccoli…
a volte i figli dei contadini… dei muratori… dei pescatori…
venivano pure presi in giro.
"Tu sei figlio del contadino…"
"Tu puzzi di campagna…"
"Tu sei figlio di chi lavora con le mani…"
Parole dette così…
senza pensarci.
E magari da piccoli…
facevano pure male.
Ma oggi…
se ci penso…
provo solo orgoglio.
Perché quei padri…
tornavano a casa stanchi…
ma non facevano mancare niente.
Perché quelle mani sporche…
erano mani pulite.
Perché quei lavori…
erano dignità.
E forse proprio quei figli…
oggi sono quelli che hanno capito davvero il valore della vita.
La porta che si apriva.
La mamma che aspettava.
Il caffè.
Due parole.
E la famiglia.
E sapete una cosa?
Oggi… quelle scene… le vivo ancora.
Solo che adesso…
sono io che torno stanco.
E trovo mia moglie.
Non ad aspettarmi sul divano…
ma accanto a me.
Perché oggi lavoriamo insieme.
In negozio.
Giorno dopo giorno.
Con gli stessi sacrifici.
E magari la sera… quando chiudiamo…
ci guardiamo stanchi…
ma con la stessa complicità di una volta.
Come facevano i nostri genitori.
Perché le tradizioni vere…
non sono mai finite.
Sono cambiate…
ma sono ancora qui.
Dietro un uomo…
c’è sempre una grande donna.
E dietro una famiglia…
ci sono sacrifici che nessuno vede.
Forse è proprio da qui…
che nascono i sapori di una volta.
Non solo dalla terra…
ma dalla vita vera.
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Se anche tu hai vissuto queste scene…
se anche tu hai questi ricordi…
condividi.
Perché certe emozioni…
non devono andare perdute. ❤️

28/03/2026
29/05/2025

Non mi spaventa la vecchiaia, no. Non mi fanno paura le rughe, né i capelli bianchi, né i malanni del corpo. È naturale. Il tempo passa per tutti, e io l'ho visto passare con i miei occhi, come chi osserva un fiume scorrere. All'inizio lento, tranquillo; poi, più veloce, più vertiginoso. No, questo non mi spaventa.
Ciò che mi spaventa davvero è non riuscire più a fare affidamento su me stessa. Che un giorno le mie mani, che tanto hanno lavorato, non rispondano più. Che le mie gambe, che mi hanno portato in tanti posti, restino immobili. Che la mia testa, sempre curiosa, si perda nel suo stesso labirinto. Questo sì che mi terrorizza.
Non voglio essere un peso. Non voglio che la mia indipendenza, il mio bene più prezioso, mi scivoli via come sabbia tra le dita. Perché sono stata forte, tutta la mia vita. Ho risolto i miei problemi, ho curato i miei cari, ho costruito il mio cammino. E ora, quando la vita si accorcia, l'unica cosa che chiedo è di mantenere ciò che sono, ciò che sono sempre stata: una donna capace, ferma, padrona di me stessa.
Non è orgoglio, no. È la necessità di sentire che posso ancora decidere, che la mia volontà è intatta. Che se voglio alzarmi a preparare un caffè, lo farò. Che se decido di uscire in giardino, camminerò fino a dove posso. Che se mi viene voglia di un libro, i miei occhi continueranno a abbracciare le parole.
La vecchiaia in sé non è cattiva. Ha la sua bellezza, la sua calma. Ma perdere il controllo, dipendere dagli altri, questo sì che mi fa male. Perché so che non è facile nemmeno per loro. Nessuno vuole vedere una madre, una nonna, immobile, fragile, bisognosa.
Eppure, penso anche che se quel momento arriva, se un giorno il mio corpo o la mia mente cedono, dovrò imparare ad accettarlo. Accettare che, così come un tempo fui bambina e fui accudita, forse la vita mi restituirà quella condizione di vulnerabilità. E forse non sarà così male se c'è amore, se c'è pazienza, se c'è dignità.
Ma finché posso, finché il tempo me lo permette, sarò io. Indipendente, libera. Perché è questo che mi tiene viva. Non la giovinezza che se n'è andata, non gli anni che mi restano, ma la certezza di essere ancora padrona della mia vita.

Heather Parisi

04/05/2025
20/09/2024

"Per le donne è così: più invecchi, più hai voglia di giocare. Quando avevo trent'anni e cantavo testi importanti, pensavo di dover mostrare un'immagine seria, quasi come una suora laica. Mi dicevo: e se pensano che sono più bella che intelligente? Oggi, ditemi pure che sono bella, va benissimo.

Alla mia età, l'unica cosa che mi spaventa è annoiarmi. Non credo nell'età: la vecchiaia non esiste. Certo, il corpo cambia, ma se hai la salute, puoi andare ovunque tu voglia.

La vera bellezza sta nell'energia e nella voglia di vivere, indipendentemente dall'età.”

Fiorella Mannoia

17/09/2024

Richard Gere, a 74 anni, ha pronunciato queste sagge parole: "Sono invecchiato, ma il mio cuore è ancora giovane, abbiamo sempre la stessa età nella nostra anima. So che questa è l'età perfetta, ogni anno è speciale e prezioso. Non rimpiangere di invecchiare, è un privilegio che non tutti hanno." E ha assolutamente ragione!

21/01/2024
17/01/2024

SANT'ANTONIO ABATE, UNO DI NOI
E' il protettore degli animali, degli allevamenti e degli allevatori. Un uomo che nella sua vita ha fatto scelte importanti, segnato da una coerenza e da una fedeltà senza limiti.
A lui da secoli in campagna ci si affida per chiedere protezione e, come ogni anno, ci piace ricordarne la figura.

20/07/2023

Penso che la cattiveria gratuita sia sintomo di insoddisfazione personale e professionale. Potrebbe trattarsi anche di invidia ma la stessa invidia è generata dall'incapacità di migliorarsi, vedendo nell'altro un nemico da combattere, da annientare. Anche qui c'è una grande frustrazione.
Il mio consiglio è quello di imparare ad apprezzare e a valorizzare ciò che abbiamo, di scegliere dei buoni modelli da cui prendere esempio, di metterci in discussione sempre e di avere l'umiltà accettare i nostri limiti.

🤘Rock and roll forever 🤘

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