04/05/2026
Kolchoz era il nome che la madre di Emmanuel Carrère dava a un rito domestico: nelle notti in cui il padre era via, i tre fratelli portavano i materassi nella camera dei genitori e dormivano tutti insieme intorno al letto. Decenni dopo, gli stessi tre fratelli ripeteranno quel rito nella camera di un hospice, raccogliendosi attorno alla madre per trascorrere con lei l’ultima notte della sua vita.
Carrère mette da parte la fiction e passa all’autobiografia più profonda — quella delle radici — ricostruendo la storia della genealogia della sua famiglia, e in particolare della madre, in quello che lui stesso chiama un libro di pietà filiale. Hélène Zourabichvili, dal cognome impronunciabile, era diventata la più influente storica francese dell’Unione Sovietica, fino a essere eletta segretaria perpetua dell’Académie française.
Carrère osserva la vita della madre con uno sguardo che unisce lucidità ed emozione, evitando qualsiasi forma di sentimentalismo o autocelebrazione. Nel libro regna più la gioia che l’angoscia, nonostante sia intriso di morte: le biografie di persone che dalla Georgia alla Russia, alla Francia, hanno vissuto a volte mille vite in una.