19/02/2026
Tristezza infinita
In partenza nei prossimi giorni un esposto/segnalazione alla Procura della Repubblica in merito all’abbattimento di 80 stupendi cedri, patrimonio verde nel centro storico ennese. A sottoscriverlo un comitato provinciale spontaneo a difesa del verde.
Nei giorni 20/24 gennaio presso l’area adiacente alla Torre di Federico II, luogo simbolico e identitario della città di Enna, si è verificato l’abbattimento indiscriminato di circa 80 alberi secolari, prevalentemente cedri di alto pregio botanico, paesaggistico e storico. L’intervento si è presentato massivo, repentino e privo di qualsiasi forma visibile di comunicazione preventiva alla cittadinanza, nonché di cartellonistica informativa relativa ad autorizzazioni rilasciate, perizie agronomiche, valutazioni di stabilità o fitosanitarie, eventuali piani di compensazione o ripristino ambientale.
Il fatto ha suscitato emozioni e sentimenti complessi nei cittadini, certamente non positivi, verso una decisione presa non si comprende bene per quale ragione. Le prime reazioni nei social hanno palesato un senso di confusione e di disagio nella cittadinanza. Molti infatti erano al corrente della caduta di alcuni pini a causa del ciclone Harry, che proprio nei giorni immediatamente precedenti aveva colpito duramente il territorio ennese, lasciando segni evidenti su strutture e vegetazione. Vento impetuoso, piogge violente, alberi piegati e, in alcuni casi, crollati al suolo. Tra questi, alcuni pini, forse già fragili o compromessi, non hanno retto alla furia degli eventi atmosferici. Nessuno lo nega. Nessuno lo ha mai negato. Ma è proprio da qui che nasce il cortocircuito.
E’ apparso infatti evidente che quello che oggi appare agli occhi di cittadini e visitatori non è un intervento puntuale di messa in sicurezza, ma un vuoto improvviso, esteso e definitivo. Circa 80 alberi, cedri secolari, in pieno stato vegetativo, sani, maestosi , sono stati abbattuti in modo massivo, lasciando sul terreno sezioni di tronchi che raccontano età, storia, lentezza. Alberi che avevano superato guerre, intemperie, cambiamenti climatici. E che non erano caduti.
L’emergenza, si sa, accelera i tempi. Ma accelera anche le scorciatoie. Ed è lecito chiedersi se, sotto la spinta dell’urgenza, non si sia finito per confondere la necessaria prevenzione con una gestione drastica e irreversibile del verde pubblico. Se l’abbattimento di pochi esemplari realmente pericolanti non abbia aperto la strada a interventi più ampi, affidati tramite incarichi diretti giustificati dall’emergenza, ma scollegati, almeno in apparenza, da un quadro chiaro di autorizzazioni, pareri tecnici e tutele paesaggistiche.
La domanda che oggi attraversa la città è semplice, e proprio per questo pesante: tutto ciò è stato preceduto dalle dovute autorizzazioni? Sono stati acquisiti i pareri della Soprintendenza? È stata valutata la natura storica e paesaggistica del sito?
Per il comitato provinciale a difesa degli alberi non si tratta di nostalgia, né di romanticismo ambientale. Si tratta di legalità, trasparenza e responsabilità.
Perché quando si interviene su un luogo simbolico come la Torre di Federico, non si agisce su un’area qualunque: si tocca un patrimonio collettivo, materiale e immateriale. Da queste domande, rimaste finora senza risposte pubbliche chiare nasce l’esigenza di fare luce. Nasce la volontà di cittadini, professionisti, associazioni e semplici amanti del territorio di unirsi in un Comitato provinciale, con un obiettivo preciso: chiedere chiarezza, documenti, spiegazioni. Non per bloccare ogni intervento, ma per pretendere che ogni azione sia legittima, proporzionata e rispettosa.
Oggi, la Torre resta lì, immobile. Triste.
Ma il paesaggio che la circonda non è più lo stesso.
E quando il silenzio lasciato dagli alberi abbattuti diventa più assordante del rumore del vento che li ha preceduti, allora non si può più far finta di nulla.
Raffaella Motta
Nel primo commento il video dossier