Cittadinanza terrestre

Cittadinanza terrestre we will be human when we allow every living creature to exercise the right to exist and we feel a strong duty to protect it

Un'altra orrenda malvagia follia...
20/02/2026

Un'altra orrenda malvagia follia...

Tristezza infinita
19/02/2026

Tristezza infinita

In partenza nei prossimi giorni un esposto/segnalazione alla Procura della Repubblica in merito all’abbattimento di 80 stupendi cedri, patrimonio verde nel centro storico ennese. A sottoscriverlo un comitato provinciale spontaneo a difesa del verde.

Nei giorni 20/24 gennaio presso l’area adiacente alla Torre di Federico II, luogo simbolico e identitario della città di Enna, si è verificato l’abbattimento indiscriminato di circa 80 alberi secolari, prevalentemente cedri di alto pregio botanico, paesaggistico e storico. L’intervento si è presentato massivo, repentino e privo di qualsiasi forma visibile di comunicazione preventiva alla cittadinanza, nonché di cartellonistica informativa relativa ad autorizzazioni rilasciate, perizie agronomiche, valutazioni di stabilità o fitosanitarie, eventuali piani di compensazione o ripristino ambientale.

Il fatto ha suscitato emozioni e sentimenti complessi nei cittadini, certamente non positivi, verso una decisione presa non si comprende bene per quale ragione. Le prime reazioni nei social hanno palesato un senso di confusione e di disagio nella cittadinanza. Molti infatti erano al corrente della caduta di alcuni pini a causa del ciclone Harry, che proprio nei giorni immediatamente precedenti aveva colpito duramente il territorio ennese, lasciando segni evidenti su strutture e vegetazione. Vento impetuoso, piogge violente, alberi piegati e, in alcuni casi, crollati al suolo. Tra questi, alcuni pini, forse già fragili o compromessi, non hanno retto alla furia degli eventi atmosferici. Nessuno lo nega. Nessuno lo ha mai negato. Ma è proprio da qui che nasce il cortocircuito.

E’ apparso infatti evidente che quello che oggi appare agli occhi di cittadini e visitatori non è un intervento puntuale di messa in sicurezza, ma un vuoto improvviso, esteso e definitivo. Circa 80 alberi, cedri secolari, in pieno stato vegetativo, sani, maestosi , sono stati abbattuti in modo massivo, lasciando sul terreno sezioni di tronchi che raccontano età, storia, lentezza. Alberi che avevano superato guerre, intemperie, cambiamenti climatici. E che non erano caduti.

L’emergenza, si sa, accelera i tempi. Ma accelera anche le scorciatoie. Ed è lecito chiedersi se, sotto la spinta dell’urgenza, non si sia finito per confondere la necessaria prevenzione con una gestione drastica e irreversibile del verde pubblico. Se l’abbattimento di pochi esemplari realmente pericolanti non abbia aperto la strada a interventi più ampi, affidati tramite incarichi diretti giustificati dall’emergenza, ma scollegati, almeno in apparenza, da un quadro chiaro di autorizzazioni, pareri tecnici e tutele paesaggistiche.

La domanda che oggi attraversa la città è semplice, e proprio per questo pesante: tutto ciò è stato preceduto dalle dovute autorizzazioni? Sono stati acquisiti i pareri della Soprintendenza? È stata valutata la natura storica e paesaggistica del sito?
Per il comitato provinciale a difesa degli alberi non si tratta di nostalgia, né di romanticismo ambientale. Si tratta di legalità, trasparenza e responsabilità.

Perché quando si interviene su un luogo simbolico come la Torre di Federico, non si agisce su un’area qualunque: si tocca un patrimonio collettivo, materiale e immateriale. Da queste domande, rimaste finora senza risposte pubbliche chiare nasce l’esigenza di fare luce. Nasce la volontà di cittadini, professionisti, associazioni e semplici amanti del territorio di unirsi in un Comitato provinciale, con un obiettivo preciso: chiedere chiarezza, documenti, spiegazioni. Non per bloccare ogni intervento, ma per pretendere che ogni azione sia legittima, proporzionata e rispettosa.

Oggi, la Torre resta lì, immobile. Triste.
Ma il paesaggio che la circonda non è più lo stesso.
E quando il silenzio lasciato dagli alberi abbattuti diventa più assordante del rumore del vento che li ha preceduti, allora non si può più far finta di nulla.
Raffaella Motta

Nel primo commento il video dossier

UNA VOLTA PER TUTTE!Se qualche tecnico vuole aggiungere o smentire ciò che segue nel post , e’ ben accetto…!L’IMPORTANZA...
19/02/2026

UNA VOLTA PER TUTTE!
Se qualche tecnico vuole aggiungere o smentire ciò che segue nel post , e’ ben accetto…!

L’IMPORTANZA DELL’APPARATO RADICALE NEL PINO DOMESTICO…
Per capire l’importanza del fittone è bene soffermarsi un attimo sui contrafforti e sulla dissipazione di energia.�I contrafforti sono speciali strutture anatomiche che regolano la traslocazione dei carichi verso le radici ancoranti, fungendo da elemento di consolidamento meccanico tra tronco e apparato radicale.
Nel caso del Pino domestico abbiamo invece un tronco molto rigido che termina al suolo in modo lineare con totale assenza di contrafforti. Esso è quindi legato in maniera flessibile con le radici, compensando la mancanza delle strutture appena descritte con un fittone molto sviluppato e meccanicamente attivo per tutte le fasi della vita. Oltretutto, per ovviare a questa rigidità strutturale e combattere efficacemente la spinta del vento, un’altra strategia adottata è quella legata al raggiungimento di una forma sempre più aerodinamica con l’aumentare delle dimensioni.�Possiamo affermare quindi che il fittone funge nel caso del Pino domestico come dissipatore di tutta l’energia prodotta dalla chioma con la spinta del vento, rappresentando così un elemento di vitale importanza per la stabilità della pianta.
COSA ACCADE IN AMBIENTE URBANO
Veniamo ora al nocciolo della questione per capire quali sono le problematiche legate alla gestione di Pinus pinea in ambiente urbano e perché sempre più spesso si sente parlare di schianti improvvisi.�Per trovare le cause dobbiamo però risalire all’allevamento degli individui destinati a costituire le alberature stradali.�A causa delle lavorazioni della zolla e dei trapianti a cui è sottoposto il pino in fase di allevamento, la regolare crescita del fittone e delle radici orizzontali viene costantemente ostacolata.�Queste ultime oltretutto, una volta che l’albero è impiantato, tendono spesso a seguire la forma circolare della zolla continuando il loro sviluppo in tal direzione fino a diventare radici strozzanti.�In aggiunta a queste condizioni, il pino impiantato si trova frequentemente a dover fare i conti con condizioni pedologiche (del terreno) assai difficili.�Spesso si tratta di un suolo compattato ed asfittico, magari in prossimità di un manto stradale. A causa dell’eccezionale propensione all’adattamento del Pino domestico, in prossimità di elementi duri e di forte pressione (come asfalto o manufatti) si sviluppano radici inspessite e noduli che vanno a formare delle vere e proprie placche. Queste particolari conformazioni plastiche sono alla base della rottura delle strade ma anche fonte primaria di stabilità.�Sovente gli apparati radicali vengono letteralmente devastati per lavorazioni dei marciapiedi o del manto stradale. Non avendo quindi un apparato fittonante, l’unico sistema ancorante viene così indebolito diventando così la principale causa dei crolli improvvisi.
(Da Stefano Assogna-Fonti:
Nuove acquisizioni nello studio e nella cura del Pino domestico” di Giovanni Morelli

Curiosità sulle galline
18/01/2026

Curiosità sulle galline

"Con Sara abbiamo scelto una vita semplice; guadagnamo il giusto per poter pagare le spese, facciamo l'orto, io curo il ...
01/12/2025

"Con Sara abbiamo scelto una vita semplice; guadagnamo il giusto per poter pagare le spese, facciamo l'orto, io curo il bosco, lei cura i fiori fuori casa. Ci accontentiamo del raggio di sole che al mattino illumina le stanze, del monte davanti alla finestra di casa, e della bellezza di cui siamo circondati. Rinunciamo ai centri commerciali, ai vizi, allo shopping compulsivo, alle mode, o all'avere sempre tutto nuovo, e ai finanziamenti di qualsiasi tipo. Se possiamo, ce lo permettiamo.
E quindi, quel poco che ci basta per avere un tetto sopra la testa, un tè caldo d'inverno, e della verdura fresca del nostro orto, sono la nostra felicità, la nostra grande ricchezza".
Salvatore Liggeri

La parola a Diego Fusaro:"Perché tanto accanimento contro la famiglia Birmingham-Trevallion, colpevole soltanto di esser...
01/12/2025

La parola a Diego Fusaro:
"Perché tanto accanimento contro la famiglia Birmingham-Trevallion, colpevole soltanto di essersi ritirata dalla civiltà tecnologica compiendo una fuga “into the wild”?
La risposta è semplice ma non scontata, sta nel fatto che la civiltà dei consumi e della tecnica non perdona chi provi a compiere la secessione rispetto ai suoi spazi blindati e reificati.
Non è possibile infatti compiere il passaggio al bosco, come parlava Jünger quando parlava del ribelle Waldgänger.
La civiltà dei consumi, apparentemente permissiva, edonista e tollerante, reprime non solo chi compie la rivoluzione stile Lemax, ma anche chi compie un semplice passaggio nel bosco stile “Yünger”.

𝐁𝐨𝐬𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐏𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨, 𝐚𝐥 𝐯𝐢𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐏𝐧𝐫𝐫 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 (𝐩𝐢𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐜𝐭𝐨𝐧𝐞) 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐫𝐞𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐝𝐚 𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧 𝐭...
27/11/2025

𝐁𝐨𝐬𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐏𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨, 𝐚𝐥 𝐯𝐢𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐏𝐧𝐫𝐫 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 (𝐩𝐢𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐜𝐭𝐨𝐧𝐞) 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐫𝐞𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐝𝐚 𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧 𝐭𝐨𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝟔𝟎𝟎 𝐞𝐭𝐭𝐚𝐫𝐢 (𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝟏𝟎𝟎), 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨𝐬𝐨𝐫𝐯𝐞𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐚𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞. 𝐋’𝐀𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐞: “𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐭𝐫𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐝𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐜𝐮𝐬𝐭𝐨𝐝𝐢𝐫𝐞”
𝐐𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 per un progetto di riforestazione del bosco di Santo Pietro e, in particolare, delle aree percorse dagli incendi. Il Comune di Caltagirone si accinge a mettere in campo risorse consistenti, assegnate nell’ambito di una misura del Pnrr il cui coordinamento è stato affidato alla Città metropolitana di Catania. Previsti interventi in complesso su 600 ettari di bosco, con la messa a dimora di piante autoctone come sughere, lecci, olivastri, palme nane, piante di timo e altre, con l’irrigazione e le cure colturali per 5 anni. La conferenza di servizi svoltasi fra i diversi enti coinvolti ha sancito il via libera all’iniziativa.
"Si tratta – sottolinea l’assessora alla Transizione ecologica 𝐋𝐚𝐫𝐚 𝐋𝐨𝐝𝐚𝐭𝐨 - di un imponente progetto. A breve partirà la prima tranche che interesserà oltre 100 ettari, dove saranno messi a dimora circa 80 mila alberi tra querce, sughere, lecci, olivastri e 30mila specie arbustive come erica, timo, cisto, palma nana. Trattandosi di area Sic (Sito d'interesse comunitario) gli interventi saranno il meno invasivi possibile e a basso impatto”. “Prevista, inoltre – dichiara il sindaco 𝐅𝐚𝐛𝐢𝐨 𝐑𝐨𝐜𝐜𝐮𝐳𝐳𝐨 -. l’installazione di un impianto di videosorveglianza satellitare per proteggere dal rischio di incendi il prezioso patrimonio naturalistico, sia quello preesistente sia quello di nuova piantumazione".

"Questo bosco sacro nessuno profani, né alcuno asporti su carro o a braccia ciò che al bosco sacro appartenga, ne lo tag...
27/11/2025

"Questo bosco sacro nessuno profani, né alcuno asporti su carro o a braccia ciò che al bosco sacro appartenga, ne lo tagli, se non nel giorno in cui sarà fatto il sacrificio annuo; in quel giorno sia lecito tagliarlo senza commettere azione illegale in quanto lo si faccia per il sacrificio. Se qualcuno [contro queste disposizioni] lo profanerà, faccia espiazione offrendo un bue a Giove; se lo farà consapevole di commettere azione illegale, faccia espiazione offrendo un bue a Giove ed inoltre paghi 300 assi di multa. Il compito di far rispettare l’obbligo tanto dell’espiazione quanto della multa sia svolto dal dicator"
Lex Spoletina, documento epigrafico tra le più antiche testimoniante italiche sulla protezione e salvaguardia dei boschi.
due cippi riportano il testo, in latino arcaico, di una legge che doveva proteggere dei boschi sacri “luci”, incisa su una pietra calcarea rosata di provenienza locale e datata nella seconda metà del III sec. a.C.

Entrambi gli esemplari furono ritrovati dall’archeologo spoletino Giuseppe Sordini: il primo, rinvenuto nel 1876, era stato inserito tra le mura di una piccola chiesa in località San Quirico di Castel Ritaldi a circa 13 km da Spoleto e riportava questo testo:
“HONCE LOUCUM – NEQU(I)S VIOLATOD – NEQUE EXVEHITO NEQUE – EXFERTO QUOD LOUCI – SIET NEQUE CEDITO – NESEI QUO DIE RES DE/INA – ANUA FIET EOD DIE – QUOD REI DINAI CAUSA – FIAT SINE DOLO CEDIRE – LICETOD SEIQUIS – VIOLASID IOVE BOVID – PIACLUM DATOD – SEIQUIS SCIES – VIOLASIT DOLO MALO – IOVEI BOVID PIACLUM- DATOD ET A(SSES) CCC – MULTAI SUNTOD – EIUS PIACLI – MOLTAIQUE DICATOR – EXACTIO ESTOD”.
Il testo rappresenta un’importante testimonianza per lo studio di fonti del diritto romano ma soprattutto ci racconta di quanto, in un periodo così antico, fosse importante rispettare e tutelare l’ambiente: tramite leggi scritte veniva sancito cosa era vietato fare, quando veniva ammesso il taglio del bosco (solo in occasione delle cerimonie religiose annuali una volta all’anno, nel giorno sacro a Giove), quali fossero i sacrifici pacificatori o le ammende in caso di trasgressione e chi era preposto al controllo e alla riscossione della multa stabilita.

Evidentemente era fondamentale per la collettività la capacità di salvaguardare aree dal disboscamento e mantenere l’equilibro idrogeologico del territorio, in rapporto con il progetto generale di pianificazione e suddivisione territoriale tipico della fondazione di colonie romane (la colonia di diritto latino di Spoletium fu appunto dedotta nel 241 a.C.).

Questi testi rappresentano una fondamentale testimonianza di norme vincolanti, regolamenti su protezione e tutela concernenti un bosco sacro e contengono tutt’ora dei concetti incredibilmente attuali.

Nel 1975 una giovane scienziata polacca prese una decisione che sconcertò tutti.Il suo nome era Simona Kossak. Aveva un ...
23/11/2025

Nel 1975 una giovane scienziata polacca prese una decisione che sconcertò tutti.
Il suo nome era Simona Kossak. Aveva un dottorato, credenziali impeccabili e proveniva da una delle famiglie artistiche più prestigiose della Polonia: suo nonno Wojciech Kossak era un pittore leggendario. Avrebbe potuto avere un appartamento moderno a Varsavia, una carriera universitaria confortevole, una vita ordinaria.

Invece fece una sola valigia e si trasferì nella foresta di Białowieża, l’ultimo frammento dell’antica foresta primordiale che un tempo ricopriva gran parte d’Europa.
Lì i lupi ululano ancora di notte, i bisonti europei vagano liberi e gli alberi sembrano toccare il cielo.
Simona trovò una capanna di legno senza elettricità né acqua corrente, circondata solo da silenzio e natura.
Quella che per molti sarebbe stata una settimana di disagio, per lei diventò una vita intera: oltre trent’anni.

Non era sola.
Condivideva il letto con Żabka, una lince orfana che faceva le fusa come un tuono lontano.
Aveva salvato un cinghiale che la seguiva come un cane fedele.
E viveva con Korasek, un corvo dispettoso che rubava oggetti luccicanti ai turisti e li lasciava davanti alla sua porta come regali.
I locali la chiamavano “la strega della foresta”, perché gli animali la seguivano, gli uccelli le si posavano sulla mano e i cervi si avvicinavano senza paura.
Ma Simona non lanciava incantesimi. Lei ascoltava la natura.

Mentre altri scienziati studiavano gli animali dai laboratori, lei li studiava vivendo tra loro.
Osservava, documentava, scriveva: dimostrò che gli animali selvatici hanno emozioni, personalità e legami sociali complessi.
Le sue ricerche cambiarono il modo in cui la scienza guardava alla fauna selvatica.

Ma il suo lavoro più importante non fu solo nei libri, bensì nella difesa della foresta.
Affrontò compagnie del legno, burocrati e bulldozer. Scrisse lettere, fece ricorsi, rilasciò interviste.
Divenne una voce potente per la natura, dicendo:

> “Questa foresta è sopravvissuta per diecimila anni.
Chi siamo noi per decidere che debba finire sotto la nostra guardia?”

La sua lotta attirò l’attenzione internazionale. L’UNESCO intervenne, e grazie anche alla sua instancabile difesa la foresta di Białowieża ottenne maggiori protezioni.
Gli alberi che amava furono salvati.

Simona visse nella sua baita fino al 2007, quando la malattia la costrinse a tornare in città.
Morì quello stesso anno, a 64 anni.
Ma la sua eredità continua a vivere: oggi la foresta rimane uno degli ultimi veri paradisi selvaggi d’Europa.
I turisti percorrono i sentieri dove lei camminava con Żabka, i bisonti pascolano nei prati che difese, e forse — tra gli alberi antichi — un discendente di Korasek ruba ancora qualcosa di luccicante a un escursionista ignaro.

La chiamavano strega perché parlava con gli animali.
Lei si definiva scienziata, perché li ascoltava.
E grazie a lei, quella foresta è ancora in piedi.

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📚 Questo racconto è basato su fatti reali e documentati della vita di Simona Kossak (1943–2007), biologa e ambientalista polacca.

Nell'antica religione romana (anteriore al Cristianesimo) era cosa risaputa da tutti che quando in un bosco ci si imbatt...
30/08/2025

Nell'antica religione romana (anteriore al Cristianesimo) era cosa risaputa da tutti che quando in un bosco ci si imbatteva in un albero come questo era CERTO che un dio o uno spirito potente dimorasse in esso. Nessuno dubitava su questo, nè i sommi sacerdoti nè i semplici cittadini dell'Urbe eterna. Se per esempio in un bosco si elevava fra tutte una quercia particolarmente grande e maestosa, non vi erano dubbi che lì vi dimorasse Zeus in persona o una AMADRIADE, uno spirito potente che diveniva un tutt'uno con l'albero stesso. Il culto degli alberi era tale in quanto la venerazione, più che verso l'albero in sè, era verso la divinità che aveva eletto quell'albero a sua dimora, e la dimostrazione era la sua grandiosa forma e le dimensioni insolite rispetto a tutti gli altri alberi di quel bosco. Non erano da meno i druidi di tutta Europa in questa credenza, tant'è che nessuno osava abbattere o danneggiare alberi per non incorrere nella furia degli spiriti che vi dimoravano. Cesare dichiarò di non credere a queste credenze e massacrò una grande quercia sacra... di lì a pochi mesi fece una morte crudele e orrenda. L'abbattè al culmine della sua arroganza nonostante i sacerdoti lo avessero avvertito della furia che si sarebbe scatenata non appena l'amadriade o Zeus stesso fossero usciti dal tronco violentato. Quella in foto è la Quercia Mosaica (Quercus suber), la più anziana d'Europa ed è custodita nella sughereta di Niscemi...

In ogni momento e in ogni circostanza possiamo voltarci completamente dall'altra parte e non percepire più la sofferenza...
14/03/2025

In ogni momento e in ogni circostanza possiamo voltarci completamente dall'altra parte e non percepire più la sofferenza degli esseri viventi, oppure possiamo intraprendere il nobile sentiero della COMPASSIONE, e confrontarci con chi è già più avanti di noi. Nella prefazione al libro in foto così scrivono Pietro e Andrea:
"La gallina è un nobile e antichissimo animale, un volatile legato alla terra e all’uomo, diffuso sulla gran parte del Pianeta.
Per tantissime popolazioni rurali ancora oggi la gallina rappresenta una certezza quotidiana di cibo, un’entrata economica, una piccola banca, una produttrice di concime; in più essa mantiene gli spazi puliti da insetti, sarchia i terreni e fa compagnia. Il canto del gallo al mattino, il razzolare, la chioccia con i pulcini, i movimenti indaffarati durante la ricerca del cibo si fondono armoniosamente con il territorio. La presenza della gallina integrata con il paesaggio suscita emozioni e ricordi costanti.
Dopo millenni di convivenza all’aperto, cosa è successo nel rapporto tra uomo e galline? Come mai in pochi decenni LE ABBIAMO RINCHIUSE IN MILIARDI DI GABBIE O IN SPAZI INNATURALI SENZA PERMETTERE LORO DI POTER RAZZOLARE, APPOLLAIARSI, GODERE DELLA LUCE DEL SOLE E CIBARSI DI INSETTI?
Nel secolo scorso ci sono stati cambiamenti strutturali importanti in Europa. Gran parte dei contadini si è trasferita in città con l’obiettivo di un lavoro fisso nelle fabbriche, e le fabbriche si sono impossessate degli animali ammassandoli e chiudendoli nei capannoni. La terra e gli animali sono diventati un elemento senza vita da sfruttare al massimo, un contenitore di dimensioni “illimitate” da cui estrarre il più possibile e ad ogni costo. La terra non è più stata la casa nella quale vivere e convivere.
I dati odierni relativi alla condizione di benessere di questo ancestrale e meraviglioso compagno di viaggio ci mettono di fronte a numeri e percentuali a dir poco drammatici. La gestione INDUSTRIALE di questo animale rappresenta uno dei simboli più eclatanti dell’attuale distanza che intercorre tra l’uomo e la natura, la dicotomia che si è creata tra il Pianeta e le sue forme di vita. Abbiamo paura dell’esterno, abbiamo paura della convivenza, costringiamo la gallina a una perenne incarcerazione, chiusa in spazi inaccettabili e inadeguati, privata delle sue necessità etologiche minime.
La gallina rappresenta uno degli emblemi della zootecnia industriale. La situazione delle galline (e non solo) nel mondo E’ ATTUALMENTE INSOSTENIBILE, abbiamo bisogno di trovare altri sistemi di convivenza, abbiamo bisogno di progettarne di nuovi. La progettazione in permacultura ci stimola a incamminarci verso un benessere condiviso e questo manuale esprime la volontà e il desiderio di dare una svolta sistemica, di mettere le basi per un cambio di relazione tra la gallina e noi. Un ritorno al passato, ma in chiave moderna. Buona lettura! "
Pietro e Andrea

Invito alla lettura.  Quando nel 1975 uscì Liberazione animale, di Peter Singer si trattò di una vera rivoluzione. Il te...
09/02/2025

Invito alla lettura.
Quando nel 1975 uscì Liberazione animale, di Peter Singer si trattò di una vera rivoluzione. Il testo divenne fondativo per tutti i movimenti animalisti nel mondo; oggi esce una nuova edizione, alla luce di tutti gli studi scientifici verso la cognizione e il comportamento animali. Condivido con voi alcune parole di Yuval Noah Harari che ha curato la prefazione:
"Gli animali sono le principali vittime della storia, e il trattamento subito dagli animali domestici negli allevamenti intensivi è forse il crimine peggiore della storia...Il destino degli animali in questi stabilimenti industriali è diventato uno dei problemi etici più urgenti del nostro tempo, soprattutto per i numeri in gioco. Oggi, infatti, la maggior parte dei grandi animali del pianeta vive in allevamenti industriali: decine di miliardi di esseri senzienti, ciascuno con il proprio complesso mondo di sensazioni ed emozioni, che vivono come ingranaggi di una catena di produzione industriale. Se Peter Singer ha ragione, le tecniche adottate negli allevamenti industriali sono responsabili di più dolore e infelicità di tutte le guerre della storia messe assieme. (...) Gli studi scientifici hanno dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che gli animali d'allevamento sono essere senzienti, con relazioni sociali intricate e sofisticati pattern psicologici. Possono non essere intelligenti come noi, ma senza dubbio sanno cosa sono il dolore, la paura, la solitudine, e l'amore. Anch'essi possono soffrire ed essere felici. (...) Nuova liberazione animale solleva questioni etiche che ogni uomo dovrebbe avere a cuore. Non tutti possono essere d'accordo con le tesi di Singer. Ma, alla luce dell'immenso potere che l'umanità ha sulle altre specie animali, è nostro dovere discuterne con attenzione."
Lo stesso Peter Singer, alla termine della sua introduzione di questa edizione aggiornata, dichiara: " Nuova Liberazione animale dimostra che, nonostante la maggiore importanza del movimento per i diritti degli animali, continuiamo a bistrattarli a un livello incomprensibile. Eppure la fine dell'allevamento intensivo produrrebbe benefici per l'ambiente, ripulendo i fiumi inquinati, migliorando la qualità dell'aria respirata da molte popolazioni rurali e riducendo draticamente le morti da malattie cardiache e tumori dell'apparato digerente. Questo libro promuove una nuova etica su cui basare i nostri rapporti con gli animali, fondata sulla premessa che anch'essi sono esseri senzienti con una vita da vivere, e che non hanno fatto nulla per meritarsi le sofferenze che infliggiamo loro. Questo libro è un invito a unirsi per cambiare radicalmente il modo in cui li trattiamo".

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