STORiE di Schiribis e Puntoacapo

STORiE di Schiribis e Puntoacapo STORiE è lo spazio dove puoi trovare: una libreria, giocattoli e articoli di design, eventi cultura Ed è così che le parole decisero di restare. Ma dove?

Dopo tanto vagare le parole s'imbatterono nella loro casa ideale. Qui c'erano tanti libri dove ritrovarsi, giocattoli, bambini e esploratori pronti a raccontarle, ascoltarle, immaginarle, inventarle. STORiE è lo spazio dove puoi trovare:
una libreria indipendente
giocattoli e articoli di design
iniziative culturali
laboratori creativi
e uno studio di comunicazione
e organizzazione di eventi

STORi

E nasce dall’incontro fortunato e fulminante tra Puntoacapo – una coraggiosa libreria specializzata in letteratura di montagna, per l’infanzia e case editrici indipendenti, fondata a Pisogne nel 2011 – e Schiribis – una società che si occupa di comunicazione ed organizzazione di eventi fin dal 2012. Corre l’estate del 2014 quando le Schiribis, a Pisogne per organizzare la 17^ edizione della Mostra Mercato, vengono accolte e supportate dai Puntoacapo. Iniziano a nascere idee, progetti, e “ah, come sarebbe bello lavorare insieme”. L’anno nuovo porta fortuna e uno spazio ideale, che è un negozio, un ufficio, un piano interrato dove tutto ancora può succedere.
È STORiE, e apre i battenti il 5 giugno del 2015.

Geopoeta, nelle terre della percezione.Per chi volesse iniziare a esplorare questo lavoro di Davide Sapienza, ecco qui l...
04/12/2025

Geopoeta, nelle terre della percezione.
Per chi volesse iniziare a esplorare questo lavoro di Davide Sapienza, ecco qui la prima puntata di una serie di racconti attorno al libro.

A stasera, vi aspettiamo!

Geopoeta, nelle terre della percezione è un podcast di Meltemi EditoreTesti e voce di Davide S. SapienzaCoordinamento e montaggio di Alessandro BucagliaIl br...

🥳🥳🥳 Due presentazioni pre-natalizie importanti, e anche un buon modo per farsi gli auguri.👉 Giovedì 04 dicembre ospitere...
28/11/2025

🥳🥳🥳 Due presentazioni pre-natalizie importanti, e anche un buon modo per farsi gli auguri.

👉 Giovedì 04 dicembre ospiteremo Davide Sapienza col suo Geopoeta. L'avete già sentito, sì, questa però non è una semplice ristampa ma una vera e propria riedizione ampliata, il lavoro che Sapienza considera definitivo.
IN LIBRERIA, ALLE 20.45

👉 Mercoledì 10 dicembre un ritorno e una prima volta assieme. Perché che Wu Ming presenti qui libri del collettivo non è più una novità, è anzi ormai una prassi consolidata, che venga Wu Ming 1 nemmeno, ma udite udite: è la prima volta che approda a STORiE Wu Ming 2 per presentare il suo ultimo lavoro solista: Mensaleri, una storia geografica e operaia (e molto molto altro, nello stile a cui il collettivo ci ha abituato) ambientata non distante da qui, nella bergamasca di Crespi d'Adda.
IN SALA DE LISI, alle 20.45

Tutto pronto per stasera.Ci immergeremo nell'incanto diun libro prezioso:𝟮𝟬.𝟰𝟱, 𝙇𝙖 𝙨𝙩𝙖𝙜𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙣𝙤𝙣 𝙘'𝙚𝙧𝙖 𝗱𝗶 𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗘𝗹𝘃𝗶𝗿...
21/11/2025

Tutto pronto per stasera.
Ci immergeremo nell'incanto diun libro prezioso:

𝟮𝟬.𝟰𝟱, 𝙇𝙖 𝙨𝙩𝙖𝙜𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙣𝙤𝙣 𝙘'𝙚𝙧𝙖 𝗱𝗶 𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗘𝗹𝘃𝗶𝗿𝗮 𝗠𝘂𝗷𝗰̌𝗶𝗰́

A DOMANI!Questo venerdì, il 21 novembre, alle 20.45 presentiamo il nuovo romanzo di Elvira Mujčić, La stagione che non c...
20/11/2025

A DOMANI!

Questo venerdì, il 21 novembre, alle 20.45 presentiamo il nuovo romanzo di Elvira Mujčić, La stagione che non c'era.
Elvira ha scritto un libro a cui teniamo molto, un romanzo delicato e potente su un tema più che attuale: come raccontare qualcosa che non c'è più, come mantenere acceso il lume dell'umanità quando tutto attorno precipita e è brutale.
Lo sfondo è quello della Jugoslavia, dei conflitti che l'hanno incendiata negli anni '90, il punto di fuoco è la cittadina di S., quella Srebrenica che ha subito uno dei più ignobili massacri della storia di questi anni, il tempo quello in cui i rapporti si lacerano e antichi rancori tornano a galla in tutta la loro brutalità.
Elvira fa ruotare il libro principalmente attorno a due famiglie, ai loro sogni e ai piccoli scampoli delle loro quotidianità, ne espande la valenza inserendo fonti giornalistiche d'epoca, e le rende capaci di raccontare il dramma universale di un'eopca: l'abbrutimento che scava divisioni in comunità un tempo unite, per farne polvere.
Elvira ha saputo scendere agli inferi raccontandoli, guardando nelle piaghe delle psicologie che hanno preceduto la guerra senza mai arrivare alla sua cronaca, evocandola soltanto. Ha saputo ricostruire minuziosamente l'odio e il terrore, le paure e gli slanci, le disgregazioni che hanno portato al crollo di una nazione e alla distruzione delle sue genti.
Vicende immani che comprimono ma non riescono a asfissiare i micro-cosmi di trame familiari dolci, fatte di piccole gioie, di progetti e sogni, di riconciliazioni che il libro custodisce in un perfetto contrappunto in grado di rendere ancora più ingombrante e accecante una delle grandi illusioni della sua macro-storia: quante volte ci siamo immaginati fratelli e complici, quante ci siamo ripetuti "mai più"?

ELVIRA MUJČIĆ – La stagione che non c’era (Guanda) VENERDÌ 21 NOVEMBRECi sono ritorni che pesano come macigni e ritorni ...
05/11/2025

ELVIRA MUJČIĆ – La stagione che non c’era (Guanda) VENERDÌ 21 NOVEMBRE

Ci sono ritorni che pesano come macigni e ritorni lieti; ci sono occasioni che sfumano o che si raccolgono sovrappensiero.
Ci sono ritorni di cui quasi nemmeno ci si accorge e poi ci sono attese febbrili e colme di primavera, anche quando fuori dicembre è alle porte, anche quando tutta l’umanità che ci circonda pare volerci inghiottire nei suoi gorghi.

Partiamo da qui: da stagioni tanto sospese da non esserci, perché le crepe che le allargano hanno trascinato tutto con sé. Stagioni che avrebbero potuto essere, altrimenti, ma che non ci sono, perché sono state divorate da chi le popolò.
Cosa rimane di quei non-luoghi sospesi in non-tempi?
È utile, e in che modo può essere possibile ricomporne i brandelli?

Le storie degli abissi vanno raccontate, di sicuro, in ogni storia, in ogni fatto o esperienza c’è qualcosa da salvare. Ma servono voci che non siano fatte solo per incantare, che sappiano aprire squarci nel pensiero. Per illuminarlo, per farlo tendere a qualcosa di universale.

Proprio per questo ci sono ritorni preziosi, come quello di Elvira, e ci sono attese febbrili, fatte di vuoti e pensiero e appunti nel lasso di tempo di decompressione tra lettura e presentazione del suo ultimo La stagione che non c’era.

Noi con questo lancio non vogliamo togliere la sorpresa della pagina, del tono di voce che anima la riflessione profonda, della minuzia nella scelta del dettaglio e di ogni parola.
Per questo ci fermiamo qui, lasciando solo due note: quelle dell’editore e qualche riga di una recensione che ci ha colpito.

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Jugoslavia, 1990. L’aria è tesa, le voci dei nazionalisti si fanno sempre più insistenti. Ma c’è ancora tempo, c’è ancora spazio per scongiurare gli allarmi che arrivano dalle zone di confine. In questa atmosfera elettrica, due giovani fanno ritorno alla loro cittadina nella Bosnia orientale. Nene è un artista ossessionato dall'eventualità che il suo Paese possa d’improvviso non esistere più, che nessuno ricordi più cosa significa essere jugoslavi, e immagina di realizzare un’opera che testimoni il mondo in cui la sua generazione è cresciuta. Merima, l’amica degli anni della scuola, crede nella politica, nel sogno di «fratellanza e unità» dei popoli, e cerca di contrastare i venti burrascosi che soffiano nel Paese, sperando così anche di distrarsi da una ferita d’amore. E poi c’è Eliza, la figlia di Merima, una bambina di otto anni che sta pianificando un viaggio per raggiungere il padre che non ha mai conosciuto e di cui conserva solo un biglietto di auguri. Elvira Mujčić, che durante le guerre jugoslave era una bambina come Eliza, racconta i destini individuali attraverso cui si muove il destino di un Paese intero, animato dagli stessi sogni dei suoi protagonisti, che inevitabilmente si scontrano con la fine delle proprie utopie. La Jugoslavia diventa così il simbolo di ciò che accade quando il culto del passato si esaspera e si trasforma in violenza, teatro di paure e inquietudini così simili a quelle del nostro presente.
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Ho ascoltato Mujcic in più occasioni, legate alla sua vita di scrittrice italiana nata a Srebrenica e ai suoi pensieri sulle lingue, sulle appartenenze e le disappartenenze. Ho visto che è molto intelligente, di un'intelligenza minuziosa e pronta a scartare, e mi sono detto - deplorevolmente - che un'intelligenza così potesse nuocere alla scrittura narrativa,
esponesse persone luoghi e fatti all'arringa, che è una delle ragioni per cui non so scrivere un romanzo. Forse si dev'essere o un po' meno intelligenti, o molto più.
Come lei.
E poi Mujcic chiama Sarajevo "Sarajevo", e solo S., qui e altrove, il paese della Bosnia orientale in cui si svolge la sua storia, come per allontanare l'effetto travolgente del nome di Srebrenica - o del fiume, al Drina, e per far dimenticare la sua biografia, salvo farla sentire più forte dopo la lettura. La bambina Eliza tiene un diario, poetico e smascheratore, è dunque una scrittrice, insieme coprotagonista e conarratrice, e rivelatrice delle altre persone. Le insegnano che è male fare la spia, e che se scopre qualcuno che fa al spia deve denunciarlo; ma allora non farei io la
spia? - obietta. Per lei, Mujcic decide di scrivere come scriverebbe Dostoevskij delle sue madri e delle sue bambine: "Merima, sua madre / è scesa giù, pallida come i muri della sua stanza, magra che quasi non la trovavi in mezzo ai vestiti. Si è seduta a terra, ha preso posto al tavolo basso, suo padre accanto, io di fronte. Dovevi vedere
la bambinetta! Non stava più nella pelle tanta era la gioia, non ci aveva mai visti tutti e tre insieme, si sperticava in capriole, girava su se stessa fino allo svenimento, batteva le mani, poi si lanciava in braccio a Merima...".

29/07/2025
12/05/2025

Il 15 maggio si avvicina e allora su, iniziamo a raccontarlo, questo Risto reich.
Anzi no, noi ne racconteremo bene e lo approfondiremo giovedì, e così lasciamo che oggi a parlare siano altri.

Questa intervista, ad esempio, ci è piaciuta molto: inizia a mettere sul piatto alcune delle questioni che affronteremo, eppoi qui Luigi le ha "servite" in maniera magistrale.
Non solo, se Risto reich è un gran bel romanzo e parla di lavoro, quale miglior data per la sua messa in onda originaria? Ovviamente il primo maggio!

E allora gustatevi Farenheit, radio Rai 3, Luigi Chiarella e il libro del giorno (per i frettolosi, per chi non ha tempo da dedicare alla musica introduttiva, dal minuto 6.10 circa ;))

https://www.raiplaysound.it/audio/2025/05/Fahrenheit-del-01052025-ab38e88d-13c7-456a-8c1f-a93b70d6ee0f.html

Indirizzo

Piazza Vescovo Corna Pellegrini
Pisogne
25055

Orario di apertura

Lunedì 16:00 - 19:00
Martedì 09:30 - 12:30
16:00 - 19:00
Mercoledì 09:30 - 12:30
16:00 - 19:00
Giovedì 09:30 - 12:30
16:00 - 19:00
Venerdì 09:30 - 12:30
16:00 - 19:00
Sabato 09:30 - 12:30
16:00 - 19:00
Domenica 10:00 - 12:30
16:00 - 19:00

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