05/09/2026
IL PREZZO DEL POTERE
Se non ci fosse l’avidità,
se la ricchezza non fosse una corsa
a possedere sempre di più,
forse non servirebbero guerre
per conquistare terre, risorse, mercati,
per difendere ciò che già abbiamo
o strappare agli altri ciò che desideriamo.
Potremmo sederci allo stesso tavolo,
dividere il pane,
scambiare conoscenze,
costruire insieme
invece di costruire muri.
Ma il potere conosce un’arte antica:
seminare paura,
dividere gli uni dagli altri,
trasformare il vicino in un nemico,
perché un popolo diviso
è più facile da guidare.
E allora il potere
non diventa più servizio,
ma strumento per conservarsi:
favori agli amici degli amici,
porte aperte ai parenti,
stipendi importanti,
pensioni garantite,
privilegi che diventano diritti
solo perché qualcuno li ha conquistati.
C’è persino chi si indebita
per comprare un’elezione,
perché quella poltrona
può diventare una sistemazione per la vita.
Ma quanti sono
quelli che ancora concepiscono il governare
come un servizio pubblico?
Quanti entrano nelle istituzioni
per restituire qualcosa alla comunità
e non per prendere qualcosa da essa?
Pochi, forse.
Ma ci sono.
E allora spetta a noi cercarli,
riconoscerli,
ascoltarli senza delegare
la nostra capacità di giudicare.
Non accontentiamoci
di ciò che passa davanti ai nostri occhi,
delle voci che ogni giorno
ci raccontano il mondo
secondo una narrazione già confezionata.
Cerchiamo, confrontiamo,
andiamo oltre il rumore.
Perché la democrazia
non vive soltanto nel voto,
ma nella libertà di conoscere,
di dubitare,
di cercare la verità
anche dove nessuno
ha interesse a mostrarcela.
E forse il vero cambiamento
comincia proprio da qui:
non quando troviamo qualcuno
che decida per noi,
ma quando impariamo
a scegliere chi merita
di farlo.
Gianpaolo Cappello