05/09/2026
A dialoghi di fine estate
Venerdì 18 Settembre a Villa crastan ore 18:30!!!
Segnatelo!
Quanto splende questo nero – Marco Amerighi
Un saggio? Naaa. Sarebbe stato un prodotto di nicchia.
Una biografia? Meglio, ma se fosse stato così, non sarebbero venute fuori tutte le qualità letterarie di Amerighi.
E allora, per parlare del pittore Lorenzo Viani, l'autore sceglie una prospettiva interna facendo sì che il libro sia raccontato direttamente dalla voce dell'artista. Ma non basta.
Molto di quello che conosciamo di lui lo si deve a Enrico Dei, curatore d'arte ed esperto culturale tra l'altro conterraneo di Viani. Amerighi sceglie di inserirlo nel suo testo per illustrare come il famoso critico toscano avesse nel suo spirito forti affinità con Viani. Non si parla certo di ma di come, a volte, la vicinanza al di un artista porti poi ad approfondire la persona nella sua totalità.
Anche per Dei si ricorre ad un io-narrante in prima persona. Lo stratagemma narrativo permette di evidenziare la formazione sia dell'uno sia dell'altro. Si vengono così ad alternare momenti biografici di entrambi i protagonisti del romanzo. Per quanto la cronologia degli eventi sia rispettata, passare dall'epoca dell'uno a quella dell'altro mi ha fatto pensare al libro come a una galleria d'arte con una ricca mostra personale dedicata sia a Viani sia a Dei. Gli episodi narrati appaiono come quadri fatti e finiti, oppure come bozzetti, a volte sembrano disegni appena accennati da rifinire/intensificare in un momento successivo. E Amerighi risulta l'attento curatore di questa esposizione.
Spicca di Viani un contesto che lo pone come per caso vicino a personalità di rilievo e di come la sua epoca -tutti lo sanno- fosse una tra le più ricche per quanto riguarda le influenze artistiche e politiche. Con questo, non dico che a quei tempi fosse facile distinguersi nell'arte né che, in qualità di uomo giusto al momento giusto, Viani avesse avuto una corsia preferenziale grazie alle sue conoscenze. Viani ha saputo emergere grazie ad un suo linguaggio che non aveva precedenti e che forse per questo è stato subito compreso solo da una parte degli addetti ai lavori.
Spicca di Dei quella che potrebbe definirsi una per Viani. Non solo, come dicevo prima, c'è la scoperta di una comunanza di sensazioni, ma anche la volontà di essere portavoce e divulgatore di un talento così importante. Come se il fine ultimo fosse quello di fondersi con lui...
Parlando espressamente di arte figurativa, è interessante notare l'importanza che nel libro viene data al colore nero. E' una cifra ricorrente nella produzione di Viani. E' l'elemento che connota di cupezza le sue diverse opere. E' anche vero che nell'immaginario collettivo questa tonalità è sempre associata a concetti sinistri, a qualcosa che abbia lo scopo di fare paura e da tenere a distanza. Eppure, nel testo di Amerighi, leggendo anche i soggetti di Viani, il assume caratteristiche nobili, supreme se non addirittura sublimi.
Concludendo, Amerighi fa affiorare tutto questo (e non solo) con un romanzo...