04/01/2026
Ho 100.000 euro sul conto corrente, ma rubo la carta igienica in ufficio e ho perso l'amore della mia vita perché non volevo pagare un supplemento aereo
Mi chiamo Serena, ho 34 anni. Per i miei amici sono "la formichina", quella attenta, quella che sa gestire i soldi. Mi ammirano perché a 30 anni avevo già comprato casa (senza mutuo), perché ho una macchina affidabile, perché non ho mai debiti. Mi dicono: "Beata te che sei così saggia, io arrivo a fine mese con l'acqua alla gola".
Il mio segreto inconfessabile è che io non sono saggia. Io sono malata. Il mio conto in banca ha sei zeri. Potrei permettermi una vacanza alle Maldive, borse firmate, cene stellate. Invece, vivo come se fossi sull'orlo della bancarotta, ogni singolo giorno. Ho un file Excel dove annoto anche gli 1,10€ del caffè (che prendo raramente). Se devo comprare un paio di scarpe nuove perché le vecchie hanno i buchi, mi viene la tachicardia. Passo notti insonni a cercare il prezzo più basso online, e quando clicco "paga", sento un dolore fisico allo stomaco, come se mi stessero strappando un pezzo di carne.
La mia non è parsimonia. È terrore. È la convinzione irrazionale che domani succederà qualcosa di terribile: perderò il lavoro, mi ammalerò, ci sarà una guerra. E allora quei soldi saranno il mio unico scudo. Il denaro non è un mezzo per vivere, è il mio ansiolitico. Vedere il saldo crescere è l'unica cosa che mi calma, vederlo scendere mi manda nel panico.
Questa ossessione mi ha reso una persona arida e sola. Due anni fa stavo con Luca. Lo amavo. Volevamo fare il nostro primo vero viaggio insieme, in Giappone. Lui era entusiasta. Io ho trasformato l'organizzazione in un incubo. Bocciavo gli hotel perché "troppo cari", proponevo ostelli squallidi lontani dal centro per risparmiare 10 euro a notte. Lo costringevo a camminare per chilometri per non pagare la metro. Il punto di rottura è stato in aeroporto, al ritorno. La mia valigia pesava 2 kg in più. Dovevo pagare 50 euro di supplemento. Ho fatto una scenata isterica. Ho iniziato a togliere vestiti e a indossarli uno sopra l'altro, sudando, urlando contro l'addetta, umiliando Luca davanti a tutti per 50 maledetti euro che per me non erano nulla, ma che in quel momento sembravano la fine del mondo.
Luca mi ha guardata in silenzio. Non era imbarazzato, era triste. Mi ha detto: "Serena, tu sei la persona più povera che io conosca". Mi ha lasciata una settimana dopo. Mi ha detto che non poteva costruire una vita con una donna che ama il suo conto in banca più delle esperienze condivise.
Aveva ragione. Oggi sono sola nel mio appartamento arredato con mobili presi usati su Marketplace (anche se potrei permettermi il design). Mangio pasta in bianco per non comprare il condimento. Rubo i rotoli di carta igienica dai bagni dell'ufficio per non doverli mettere nel carrello della spesa. Guardo il mio estratto conto: è una cifra bellissima, rassicurante, potente. Poi guardo la mia vita: è vuota. Ho comprato la mia sicurezza al prezzo della mia felicità. Sono la donna più ricca del cimitero.
Mi chiamo Serena, ho 34 anni. E ho capito che i soldi che non spendi per vivere, sono solo carta colorata con cui stai tappezzando la tua prigione.
Iscriviti all’Anonima Ipocondriaci. Inviaci un messaggio.