16/04/2026
Prendendo spunto dallo studio di una giovane amica, Giulia, appena laureatasi con una tesi su “Giuseppe Ungaretti poeta-archeologo”, riporto i bellissimi versi che aprono, come una dedica, “Il Porto Sepolto”. La dedica è in ricordo dell’amico Moammed Sceab, suicida nel 1913 a Parigi, “suicida perché non aveva più patria”, dopo aver distrutto tutti i suoi scritti. Di lui non rimane nulla, solo il ricordo di Ungaretti. Ricordiamone il nome:
Si chiamava
Moammed Sceab
Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome
Fu Marcel
ma non era francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè
E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono
L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa.
Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera
E forse io solo
so ancora
che visse