24/08/2026
POST LUNGO CHE NON VUOLE ESSERE LA SOLITA LAMENTELA, ANCHE SE AD ALCUNI POTREBBE APPARIRE TALE.
Roma è ancora deserta, ormai le città si svuotano nella seconda parte del mese di Agosto. Ma Settembre è alla porte e ho riaperto oggi. Solo soletto ne approfitto per sistemare scaffali, rendere invenduti, fare spazio alle novità che già dalla prossima settimana invaderanno la libreria in vista del Natale e in generale cercare di recuperare tutto quello rimasto indietro da tempo.
Perché, sì, vi svelo un segreto: quello del libraio non è il mestiere romantico che film come "C'è posta per te" e tanti altri romanzi hanno voluto farvi credere, soprattutto quando si è da soli (o quasi: per fortuna quando ne ho bisogno ho l'aiuto di Cristina) e bisogna occuparsi di tutto, dalle pulizie quotidiane alle fatture, gli ordini, i rifornimenti, le rese, le novità (mediamente 500 titoli a settimana solo dalla grande distribuzione), le gare, i bandi, gli eventi, gli incontri con gli autori, il gruppo di lettura, i millemila libri da leggere per proporre titoli, autori e case editrici alternativi (eh, sì, leggere in continuazione, in ogni ritaglio di tempo, anche mentre si gira il sugo, fa parte del lavoro), i reel e i post sui social e così via. Insomma nessun libraio è Meg Ryan con lo sguardo sognante e il libro sotto il braccio, scordatevelo. Quello del libraio è un mestiere duro, forse non come quello del minatore, ma vi assicuro che non è facile. Anche se lo ritengo uno dei mestieri più belli al mondo: lo dico sempre, non potrei vendere altro, perché per me la libreria non è solo un negozio, ma uno spazio in cui la gente parla e si confronta, cosa sempre utile. E' con questa visione che organizzo gli incontri con gli autori, per esempio: non la mera presentazione del libro appena uscito, ma un attimo di riflessione e di scambio di idee con i lettori, che cerco di coinvolgere in una chiacchierata piacevole. E di questo vado orgoglioso, lo ammetto: è una formula che piace e i feedback che ricevo sono sempre gratificanti.
Quello del libraio è un mestiere, dicevo, non facile, perché assediato da ogni fronte: e-book e colossi online, certamente, insieme a margini di guadagno ridotti all'osso e nessun ricarico possibile, visto il prezzo fisso (il libraio paga solitamente le spese di spedizione sia quando il libro arriva, sia quando viene reso; senza alcun ricarico sull'articolo - anzi solitamente viene preteso uno sconto, cosa che in altri negozi non si chiede mai - dall'incasso deve togliere i soldi per buste, carta per pacchetti e spese varie, oltre che per le utenze solite e così via).
Ma il problema principale è che la gente non legge più. Sempre più dedica il suo tempo ai social e alle serie tv e i suoi soldi alle cene al ristorante. Il cibo ormai è diventato un'ossessione, per la quale si spende senza ba***re ciglio. Il libro, no: gli italiani continuano a guardare alla lettura come a un'attività faticosa, un compito di scuola, non a un divertimento. Guardano un libro e hanno l'incubo della prof di Italiano. Avrebbero voglia di leggere qualcosa, ma poi sentono l'alito di Proust col collo e scappano. Quanti clienti acquistano l'ultimo episodio di una serie di gialli leggeri e divertenti e si giustificano "Ah, io ormai i classici li ho letti tutti! Ora solo gialletti!", come fosse qualcosa di cui vergognarsi! No, la lettura, qualsiasi lettura, è invece in primis divertimento: davvero ognuno può e deve leggere quello che vuole. Perché, come dico sempre, al di là del valore letterario che un testo può avere o meno, quando si legge, ci si immerge in una situazione, in un punto di vista, in un carattere differenti dal proprio e già solo quello apre la mente. E quindi può essere il testo di un Premio Nobel o un romance per adolescenti, un horror, un giallo o una saga familiare: tutto è utile per aprire gli occhi e avere uno sguardo più aperto sulle persone accanto e sul mondo. Forse se tutti leggessimo di più, non avremmo quelle rovine di governi che ci ritroviamo, chissà.
Ma sicuramente se tutti leggessimo di più, avremmo più librerie aperte. Ormai sono sempre di meno, quasi una rarità, chiudono anche quelle storiche che tutti vedevamo intoccabili e incrollabili e invece. I lettori sono sempre di meno, gli incassi ormai ridicoli, le librerie si basano più che altro su eventi, bande e gare, non certo sul numero di lettori; dovessero basarsi solo su questi, chiuderebbero tutte nel giro di pochi mesi.
Se continua così, saremo costretti tutti a chiudere presto. Non è una minaccia e spero non sia una profezia, ma è la fotografia della realtà.
Piangere sui social per l'ennesima chiusura di una libreria non serve a nulla. Anzi, diciamolo, trovo il tutto molto ipocrita.
Se preve**re è meglio che curare, fermate il pollice dallo swipe su TikTok, rifiutate di guardare la decima stagione di una serie tv che poteva dire tutto in tre puntate e invece continua a farvi perdere ore di vita per niente, rinunciate a una cena in un ristorante stellato e andate in libreria, fatevi consigliare da un libraio se non avete idea di cosa voler leggere, accomodatevi sul divano o dove più siete comodi, immergetevi in un mondo diverso da quello che conoscete e imparerete qualcosa su chi vi sta a fianco e a volte anche su voi stessi.
E avrete salvato un libraio.