01/09/2026
Cominciamo con le uscite di settembre ✨
Settembre è arrivato, il caldo tarda a dileguarsi (destinato com'è a rimanere) e noi si insiste sui 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶. Siamo fatti così. E i prossimi giorni saranno gravidi di tante novità importanti.
La prima è questa: il 𝟮𝟱 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 arriva in Italia un gigante della forma breve, qui in veste di studioso, in una raccolta di saggi (la prima che pubblichiamo!) schietta e illuminante sulla nostra forma letteraria preferita. Il libro si chiama 𝙇𝙖 𝙫𝙤𝙘𝙚 𝙨𝙤𝙡𝙞𝙩𝙖𝙧𝙞𝙖, l'ha scritto 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗸 𝗢'𝗖𝗼𝗻𝗻𝗼𝗿 e l'ha tradotto e curato una nostra vecchia conoscenza: 𝗦𝘁𝗲𝗳𝗮𝗻𝗼 𝗙𝗿𝗶𝗮𝗻𝗶.
𝘊𝘰𝘴𝘢 𝘤𝘪 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘦𝘳𝘦𝘵𝘦?
Frank O’Connor ha contribuito a definire il canone del racconto sia da autore sia da studioso. In questo libro, divenuto un classico nelle scuole di scrittura americane, analizza con piglio franco e talvolta brusco i più grandi scrittori che si sono cimentati con la forma breve: da Babel’ e Hemingway, accomunati dalla medesima fascinazione estetica per la violenza, a 𝗖̌𝗲𝗰𝗵𝗼𝘃 e 𝗠𝗮𝘂𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝗻𝘁, che hanno creato un modello al contempo imitatissimo e inarrivabile. Senza riverenze di sorta O’Connor bistratta James 𝗝𝗼𝘆𝗰𝗲, Rudyard 𝗞𝗶𝗽𝗹𝗶𝗻𝗴 e Katherine 𝗠𝗮𝗻𝘀𝗳𝗶𝗲𝗹𝗱, prende in esame D.H. 𝗟𝗮𝘄𝗿𝗲𝗻𝗰𝗲 e 𝗧𝘂𝗿𝗴𝗲𝗻𝗲𝘃, 𝗟𝗲𝘀𝗸𝗼𝘃 e Sherwood 𝗔𝗻𝗱𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻. Tutti questi scrittori, ci dice, sembrano avere in mente un particolare tipo di personaggi che possono esistere soltanto nello spazio liminale del racconto. Ciascuno di loro individua una propria tribù da rappresentare, e chi ne fa parte è un sommerso, un individuo marginalizzato dalle roboanti narrazioni della società contemporanea e dal romanzo. Una voce solitaria di cui solo l’autore di racconti può farsi carico e interprete.
A sentire un suo grande ammiratore, il romanziere Julian Barnes, Frank O’Connor è stato «uno scrittore di prosa orale, le sue storie miravano all’orecchio più che all’occhio». Non è un caso se questa sua indagine si concentri proprio sulla voce, il tassello che riconduce la forma breve alla sua natura originaria. Per dirla con le sue parole: «Nel racconto c’è qualcosa che non troviamo spesso nel romanzo: un’intensa consapevolezza della solitudine umana».