Il Rigattiere dell'Alta Cucina

Il Rigattiere dell'Alta Cucina Questa pagina non è ne un blog di cucina, ne solo un negozio di antiquariato o una libreria. Seguitela e scoprirete molto di più :-)

Buona Pasqua!💖😘Oggi ci dilettiamo con il menu Pasquale di Artusi...🍖🍰🍽👀Menu di pranzo Pasquale di Pellegrino Artusi👉Mine...
17/04/2022

Buona Pasqua!💖😘

Oggi ci dilettiamo con il menu Pasquale di Artusi...🍖🍰🍽

👀Menu di pranzo Pasquale di Pellegrino Artusi
👉Minestra in brodo
Panata o Minestra del Paradiso
👉Fritto
Carciofi, animelle e Bocconi di pane ripieni
👉Umido
Manicaretto di piccioni
👉Tramesso
Soufflet di farina di patate o Gnocchi alla romana
👉Arrosto
Agnello e insalata
👉Dolci
Latte Brulé o Latte alla portoghese
Stiacciata livornese

11. Panata
Questa minestra, con cui si solennizza in Romagna la Pasqua d’uovo, è colà chiamata tridura, parola della quale si è perduto in Toscana il significato, ma che era in uso al principio del secolo XIV, come apparisce da un’antica pergamena in cui si accenna a una funzione di riconoscimento di patronato, che consisteva nell’inviare ogni anno alla casa de’ frati di Settimo posta in Cafaggiolo (Firenze) un catino nuovo di legno pieno di tridura e sopra al medesimo alcune verghe di legno per sostenere dieci libbre di carne di porco guarnita d’alloro. Tutto s’invecchia e si trasforma nel mondo, anche le lingue e le parole; non però gli elementi di cui le cose si compongono, i quali, per questa minestra sono:
Pane del giorno avanti, grattato, non pestato, gr. 130.
Uova, n. 4.
Cacio parmigiano, grammi 50.
Odore di noce moscata.
Sale, un pizzico.
Prendete una cazzaruola larga e formate in essa un composto non tanto s**o con gl’ingredienti suddetti, aggiungendo del pangrattato se occorre. Stemperatelo con brodo caldo, ma non bollente, e lasciatene addietro alquanto per aggiungerlo dopo.
Cuocetelo con brace all’ingiro, poco o punto fuoco sotto e con un mestolo, mentre entra in bollore, cercate di radunarlo nel mezzo scostandolo dalle pareti del vaso senza scomporlo. Quando lo vedrete assodato, versatelo nella zuppiera e servitelo.
Questa dose può bastare per sei persone.
Se la panata è venuta bene la vedrete tutta in grappoli col suo brodo chiaro all’intorno. Piacendovi mista con erbe o con piselli cuocerete queste cose a parte, e le mescolerete nel composto prima di scioglierlo col brodo.
18. Minestra del Paradiso
È una minestra sostanziosa e delicata; ma il Paradiso, fosse pur quello di Maometto, non ci ha nulla che fare.
Montate sode quattro chiare d’uovo, incorporateci dentro i rossi, poi versateci quattro cucchiaiate non tanto colme di pangrattato fine di pane duro, altrettanto di parmigiano grattato e l’odore della noce moscata.
Mescolate adagino onde il composto resti soffice e gettatelo nel brodo bollente a cucchiaini. Fatelo bollire per sette od otto minuti e servitelo.
Questa dose potrà bastare per sei persone.
Se scrivessi in francese, seguendo lo stile ampolloso di quella lingua, potrei chiamare questi bocconi: bouchées de dames; e allora forse avrebbero maggior pregio che col loro modesto nome.

223. Carciofi, animelle e Bocconi di pane ripieni
Prendete un fegatino o due, di pollo, qualche animella e, se lo avete, un ventriglio di pollo o di tacchino, che non guastano; ma quest’ultimi, che sono duri, lessateli prima a metà e levatene il tenerume. Tritate il tutto colla lunetta, mettetelo al fuoco con un battutino di cipolla, prosciutto, un pezzetto di b***o e conditelo con poco sale, pepe, e odore di noce moscata o di spezie. Quando comincia a grillettare versate un cucchiaino scarso di farina, mescolate perché s’incorpori e poi bagnatelo con sugo di carne o col brodo. Fate bollire e quindi versateci dentro a poco per volta un uovo frullato e, rimestando sempre, lasciate che il composto assodi. Ritiratelo dal fuoco, aggiungete un pizzico di parmigiano e versatelo in un piatto.
Ora prendete una pagnotta di pane raffermo, tagliatela a fette grosse un centimetro scarso, levatene la corteccia e fatene dei dadi larghi come un pezzo da 10 centesimi o poco più. Mettete abbondantemente il composto sopra ai medesimi da una sola parte, e questa, mezz’ora prima di friggere, infarinatela, e distendete i pezzetti di pane sopra un vassoio. Versate loro sopra dell’uovo frullato in abbondanza onde il pane s’inzuppi e il composto resti coperto e ben dorato: gettateli in padella dalla parte del composto stesso.
Vi prevengo che questo fritto fa molta comparita, talché colle rigaglie di un pollo, e due o tre animelle di agnello, potrete ottenere una ventina di bocconi i quali misti a un fritto di cervello o d’altro piaceranno molto. Si può fare anche a meno delle animelle; l’odore dei tartufi, se li avete, non potrà far che bene.

278. Manicaretto di piccioni
Tagliateli a quarti o a pezzi grossi nelle giunture e metteteli al fuoco con una fetta di prosciutto, un pezzetto di b***o e un mazzetto guarnito, condendoli con sale e pepe. Quando cominciano ad asciugare bagnateli con brodo e, a mezza cottura, aggiungete le loro rigaglie, delle animelle a pezzi, e funghi freschi tagliati a fette, od anche secchi ma fatti prima rinvenire nell’acqua calda, oppure tartufi; questi però vanno messi a cottura quasi compita. Dopo averli bagnati con del brodo, versateci, se i piccioni son due, mezzo bicchiere di vino bianco che avrete prima fatto scemare di metà al fuoco, in un vaso a parte. Continuate a farli bollire dolcemente, poi aggiungete altro pezzetto di b***o intriso nella farina, oppure farina sola, per legarne la salsa, e per ultimo, avanti di mandarli in tavola, levate il prosciutto e il mazzetto, e strizzate sui piccioni un limone. Le animelle scottatele prima e spellatele se sono di bestia grossa.
In questo stesso modo si possono cucinare i pollastri giovani, guarnendoli di rigaglie invece che di animelle.

705. Soufflet di farina di patate
Zucchero, grammi 100.
Farina di patate, grammi 80.
Latte, mezzo litro.
Uova, n. 3 e due o tre chiare.
Odore di vainiglia o di scorza di limone.
Ponete lo zucchero e la farina in una casseruola e versateci il latte diaccio a poco per volta, mescolando. Mettete il composto al fuoco affinché assodi, girando il mestolo, senza curarvi di farlo bollire. Aggiungete la vainiglia, o la scorza di limone, e quando sarà tiepido mescolateci i tre rossi delle uova, poi montate le chiare ed unitecele bel bello. Versatelo in un vassoio di metallo e collocato sopra il fornello, copritelo col coperchio del forno da campagna fra due fuochi e aspettate che gonfi e ròsoli leggermente. Allora spolverizzatelo di zucchero a velo e mandatelo subito in tavola che sarà lodato per la sua delicatezza e, se ne resta, sentirete che è buono anche diaccio. Questa dose potrà bastare per cinque persone.

231. Gnocchi alla romana
Questi gnocchi, che io ho modificato e dosati nella seguente maniera, spero vi piaceranno come sono piaciuti a quelli cui li ho imbanditi. Se ciò avviene fate un brindisi alla mia salute se sarò vivo, o mandatemi un requiescat se sarò andato a rincalzare i cavoli.
Farina, grammi 150.
B***o, grammi 50.
Cacio gruviera, grammi 40.
Parmigiano, grammi 20.
Latte, mezzo litro.
Uova, n. 2.
Si dice che a tavola non si dovrebbe essere in meno del numero delle Grazie, né in più del numero delle Muse. Se vi aggirate intorno al numero delle Muse, raddoppiate la dose.
Intridete la farina colle uova e col latte versato a poco per volta entro una casseruola, aggiungete il cacio gruviera a pezzettini e mettete l’intriso al fuoco mescolando continuamente. Quando sarà assodato per la cottura della farina, salatelo e aggiungete la metà del detto b***o. Lasciate che il composto diacci e poi, nella stessa guisa degli gnocchi di farina gialla, mettetelo a tocchetti in un vassoio che regga al fuoco e conditeli via via col resto del b***o a pezzetti e col parmigiano suddetto grattato; ma non alla superficie, perché il parmigiano col fuoco sopra prende l’amaro. Rosolateli sotto a un coperchio di ferro o nel forno da campagna e serviteli caldi.

Agnello
▪ 527. Arrosto morto coll’odore dell’aglio e del ramerino
Se, piacendovi questi odori, non amate che tornino a gola, non fate come coloro che steccano un pollo, un pezzo di filetto o altra carne qualunque con pezzi d’aglio e ramerino; ma regolandovi, quanto alla cucinatura, come nel caso precedente, gettate nella casseruola uno spicchio di aglio intero e due ciocche di ramerino. Quando mandate l’arrosto in tavola passate il suo sugo ristretto senza spremerlo e contornate, se credete, il pezzo della carne con patate, od erbaggi rifatti a parte. In questo caso, piacendovi, potete anche aggraziare la carne con pochissimo sugo di pomodoro o conserva. Il cosciotto d’agnello viene assai bene in questa maniera, cotto tra due fuochi
▪ 529. Arrosto d’Agnello all’aretina
L’agnello comincia ad esser buono in dicembre, e per Pasqua o è cominciata o sta per cominciare la sua decadenza. Prendete un cosciotto o un quarto d’agnello, conditelo con sale, pepe, olio e un gocciolo d’aceto. Bucatelo qua e là colla punta di un coltello e lasciatelo in questo guazzo per diverse ore. Infilatelo nello spiede e con un ramoscello di ramerino ungetelo spesso fino a cottura con questo liquido, il quale serve a levare all’agnello il sito di stalla, se temete che l’abbia, e a dargli un gusto non disgradevole. Piacendovi più pronunziato l’odore del ramerino potete steccare il pezzo con alcune ciocche del medesimo, levandole prima di mandarlo in tavola.

692. Latte Brulé
Latte, un litro.
Zucchero, grammi 180.
Rossi d’uovo, n. 8 e due chiare.
Mettete al fuoco il latte con 100 grammi del detto zucchero e fatelo bollire per un’ora intera, poi ritiratelo dal fuoco perché diacci. Sciogliete in una cazzaruola a parte gli 80 grammi di zucchero che resta e quando sarà ben liquefatto versatene in uno stampo liscio tanto che ne ricuopra il fondo come di un velo; quello che rimane nella cazzaruola continuate a tenerlo al fuoco finché sia diventato nero. Allora fermatelo con un ramaiolino d’acqua e lo sentirete stridere aggrumandosi; ma continuate a tenerlo al fuoco girando il mestolo per ottenere un liquido denso e scuro. Mettetelo da parte e frullate in un pentolo le dette uova, poi mescolate ogni cosa insieme, cioè: il latte, le uova e lo zucchero bruciato. Assaggiatelo se è dolce a sufficienza, passatelo da un colatoio di latta non tanto fitto e versatelo nello stampo già preparato. Cuocetelo a bagno-maria con fuoco sopra e quando la superficie comincia a colorarsi ponete sotto al coperchio un foglio unto col b***o. Per accertarsi della cottura, immergete uno steccolino di granata e se questo esce pulito ed asciutto sarà segno che va tolto dal fuoco. Lasciatelo diacciar bene e prima di versarlo nel vassoio, con tovagliuolo o senza, distaccatelo giro giro con un coltello sottile. In estate, prima di sformarlo, potete gelarlo col ghiaccio. Lo stampo da preferirsi è di forma ovale e sarebbe bene che avesse un orlo all’ingiro largo un dito, onde non vi schizzasse l’acqua dentro quando bolle,
Questa dose potrà bastare per dieci persone.
▪ 693. Latte alla portoghese È del tutto simile all’antecedente (692. Latte burlé), meno lo zucchero bruciato. Dunque anche per questo: Latte, un litro. Zucchero, grammi 100. Rossi d’uovo, n. 8 e due chiare. Odore di vainiglia, o di coriandoli, o di caffè, che sono quelli che più si addicono. Se preferite quest’ultimo, macinate diversi chicchi di caffè tostato; se aggradite l’odore de’ coriandoli, che è grato quanto quello di vainiglia, soppestatene un pizzico e, tanto l’uno che gli altri, metteteli a bollire nel latte che poi passerete. Se il latte non è di molta sostanza, fatelo bollire anche un’ora e un quarto. Non dimenticate mai il velo di zucchero fuso in fondo allo stampo.

598. Stiacciata livornese
Le stiacciate alla livornese usansi per Pasqua d’uovo forse perché il tepore della stagione viene in aiuto a farle lievitar bene e le uova in quel tempo abbondano. Richiedono una lavorazione lunga, forse di quattro giorni, perché vanno rimaneggiate parecchie volte. Eccovi la nota degl’ingredienti necessari per farne tre di media grandezza, o quattro più piccole:
Uova, n. 12.
Farina finissima, chilogrammi 1,800.
Zucchero, grammi 600.
Olio sopraffine, grammi 200.
B***o, grammi 70.
Lievito di birra, grammi 30.
Anaci, grammi 20.
Vin santo, decilitri 11/2.
Marsala, 1/2 decilitro.
Acqua di fior d’aranci, decilitri l.
Mescolate le due qualità di vino e in un po’ di questo liquido ponete in fusione gli anaci dopo averli ben lavati. A tarda sera potrete fare questa.
• 1a Operazione. Intridete il lievito di birra con mezzo bicchiere di acqua tiepida, facendogli prender la farina che occorre per formare un pane di giusta consistenza, che collocherete sopra il monte della farina, entro a una catinella, coprendolo con uno strato della medesima farina. Tenete la catinella riparata dall’aria e in cucina, se non avete luogo più tiepido nella vostra casa.
• 2a Operazione. La mattina, quando il detto pane sarà ben lievitato, ponetelo sulla spianatoia, allargatelo e rimpastatelo con un uovo, una cucchiaiata d’olio, una di zucchero, una di vino e tanta farina da formare un’altra volta un pane più grosso, mescolando ogni cosa per bene senza troppo lavorarlo.
Ricollocatelo sopra la farina e copritelo come l’antecedente.
• 3a Operazione. Dopo sei o sette ore, che tante occorreranno onde il pane torni a lievitare, aggiungete tre uova, tre cucchiaiate d’olio, tre di zucchero, tre di vino, e farina bastante per formare il solito pane e lasciatelo lievitar di nuovo, regolandovi sempre nello stesso modo. Per conoscere il punto della fermentazione calcolate che il pane deve aumentare circa tre volte di volume.
• 4a Operazione. Cinque uova, cinque cucchiaiate di zucchero, cinque d’olio, cinque di vino e la farina necessaria.
• 5a ed ultima operazione. Le tre rimanenti uova e tutto il resto, sciogliendo il b***o al fuoco, si mescoli ben bene per rendere la pasta omogenea. Se il pastone vi riuscisse alquanto morbido, il che non è probabile, aggiungete altra farina per renderlo di giusta consistenza.
Dividetelo in tre o quattro parti formandone delle p***e e ponete ognuna di esse in una teglia sopra un foglio di carta che ne superi l’orlo, unta col b***o, ove stia ben larga; e siccome via via che si aumenta la dose degli ingredienti, la fermentazione è più tardiva, l’ultima volta, se volete sollecitarla, ponete le stiacciate a lievitare in caldana e quando saranno ben gonfie e tremolanti spalmatele con un pennello prima intinto nell’acqua di fior di arancio, poi nel rosso d’uovo.
Cuocetele in forno a temperatura moderatissima, avvertendo che quest’ultima parte è la più importante e difficile perché, essendo grosse di volume, c’è il caso che il forte calore le arrivi subito alla superficie, e nell’interno restino mollicone.
Con questa ricetta, eseguita con accuratezza, le stiacciate alla livornese fatte in casa, se non avranno tutta la leggerezza di quelle del Burchi di Pisa, saranno in compenso più saporite e di ottimo gusto.

Un abbraccio a tutti!😘💕

Ciao bellissima gente💖,🔊Oggi vi voglio parlare di Charles- Elme Francatelli e del suo libro: „Un Semplice libro di cucin...
12/03/2022

Ciao bellissima gente💖,

🔊Oggi vi voglio parlare di Charles- Elme Francatelli e del suo libro: „Un Semplice libro di cucina per le classi lavoratrici”. E vi avverto: sarà un articolo lunghissimo, ma abbiate pazienza, lo devo presentare cosi come merita!

L🤓'idea generale che molte persone hanno della cucina e dei libri di cucina nell'età vittoriana è che ci fosse Mrs Beeton e nessun altro. Tuttavia Charles Elme Francatelli (1805-1876) fu una delle celebrità culinarie del suo tempo. Un inglese di estrazione italiana che viaggiò in Francia per studiare sotto il leggendario Antonin Carême, il fondatore dell'alta cucina francese e venerato per la sua fusione del meglio della cucina italiana e francese, Francatelli era considerato uno chef di primo piano nella Londra vittoriana e trascorse la maggior parte della sua carriera in Gran Bretagna dirigendo le cucine di reali e nobili, tra cui la Regina Vittoria, i Conti di Chesterfield e Dudley e gestendo sia Crockfords, un club privato e casa da gioco, sia il Reform Club.

👉Tuttavia, il suo più grande amore era il semplice atto di cucinare e nonostante lavorasse per alcuni dei più illustri esponenti dell'aristocrazia e della nobiltà britannica per produrre banchetti costosi ed elaborati, Francatelli era conosciuto come un economista culinario.

Spesso citato, non solo una volta ha dichiarato che "potrebbe nutrire ogni giorno mille famiglie con il cibo che viene sprecato a Londra". A questo scopo nel 1852 pubblicò „A Plain Cookery Book for the Working Classes”-( Un semplice libro di cucina per le classi lavoratrici) che conteneva informazioni di valore pratico.

Questo includeva delizie economiche come il brodo di tacco di mucca, il bubble and squeak, la coratella di pecora e un budino fatto di piccoli uccelli- che ho già menzionato nei articoli precedenti.

👉Qui non ci sono ricette per il fagiano o la pernice o i panini all'aragosta per le cene di gala, né istruzioni per il cuoco su quando mandare su un piatto.

👉Francatelli inizia con quali utensili comprare e quanto dovrebbero costare, affinché le vostre famiglie siano ben nutrite e le vostre case rese confortevoli - la comodità e l'essere ben nutriti erano chiaramente molto importanti per lui, sia per i ricchi che per i poveri.

👉 In tutta l'opera si rivolge al lettore come "voi", sottintendendo che il lettore è anche il cuoco: le ricette sono brevi e puntuali (anche se per un lettore moderno sono fastidiosamente corte di misure precise), e sono rivolte al buon cuoco semplice che non ha tempo o cibo da sprecare. Si ha la sensazione di qualcuno che torna a casa, getta il suo cappotto su una sedia e appiattisce il libro sul tavolo mentre prepara il cibo per una famiglia affamata.

👉Il suo libro sembra essere stato pensato per persone che non avevano alcuna servitù. Quella che Francatelli chiamava la classe operaia era divisa in due categorie. Nella categoria superiore c'erano i lavoratori qualificati che lavoravano con le mani, come i falegnami e i fabbri. La categoria inferiore comprendeva le masse di uomini e donne che fornivano manodopera non qualificata e pagata alle fabbriche, alle fattorie e ai negozi, o che facevano i lavori più sporchi come la pesca e la macellazione. Questa era anche la classe più alta in cui le donne potevano lavorare senza ripercussioni sociali. I servitori erano raggruppati in questa categoria, ma a livelli diversi; ai servitori delle case aristocratiche o ai servitori di livello superiore era accordato più rispetto.

👉Lo stile di Francatelli è autorevole - come ci si aspetterebbe da qualcuno che stava scrivendo per istruire - ma anche loquace e ci sono momenti in cui lo si può quasi sentire parlare con se stesso mentre scrive le ricette. Io stessa, mentre stavo traducendo il libro e anche quando lo usato per provare le sue ricette, mi sembrava di sentire Francatelli sulla mia spalla mentre lavoravo "fai molta attenzione a come maneggi il budino mentre togli il panno, in modo da non rovesciare o sprecare il sugo che contiene, perché questo andrebbe per rovinare il budino che hai avuto tutta la fatica di preparare".

👉Riconosceva che ci sarebbero stati giorni in cui la famiglia avrebbe potuto spingersi al largo e mangiare bene (se avessero ricevuto in regalo una lepre o un coniglio dai "gentiluomini premurosi del posto", o avessero avuto un giardino dove avrebbero potuto allevare un'oca), e giorni in cui i soldi erano pochi e c'era bisogno di cibo di riempimento a buon mercato ("una guancia di bue, gestita correttamente, sarà, seguendo le precedenti istruzioni, fornirà un'ampia quantità di cibo sostanzioso e nutriente, pari alle esigenze di una grande famiglia, per tre giorni") - e anche che alcuni dei suoi lettori non avevano un forno a casa ("cuocilo nel tuo forno o mandalo ai panettieri") e che non avevano né i soldi né i mezzi (come una cucina o un forno) per cucinare il cibo di cui scriveva.

👉Francatelli si mostra anche affezionato ai bambini: riconosce che possono essere molto affamati ("gli gnocchi di Norfolk sono anche ottime cose per supplire a un'insufficienza di carne per la cena di una famiglia numerosa di bambini"); sa che amano le cose dolci (una ricetta di conserva di frutta mista da spalmare sul pane per loro nei mesi invernali) e si preoccupa del loro benessere ("mele o pere al forno, con pane, formano una cena economica, sana e giusta per i bambini").

👉Non presupponeva grandi conoscenze culinarie da parte dei suoi lettori e le sue ricette "How To" dovevano essere una manna per una moglie e madre che cucinava per la sua famiglia: senza nessuno a cui rivolgersi quando non era sicura che venisse bene ma che non aveva il lusso di poter buttare via un fallimento culinario. Le sue indicazioni di cottura sono semplici e chiare, nessuna delle sue ricette è elaborata e alcune sembrano piuttosto gustose - un budino di riso con pimento e zucchero di canna, bouillabaisse, budino di melassa. Mi piacerebbe provare alcune delle sue ricette, ma naturalmente molti dei suoi ingredienti sono ora introvabili (carne di maiale in salamoia) o difficili da trovare (teste di pecora, sego,).

👉Lui stava scrivendo per persone che non avevano cucine moderne e nemmeno un forno - una cucina poteva essere variabile e capricciosa come il tempo, o come il cuoco.
Quindi non ci sono istruzioni per cucinare a una data temperatura e per quanto tempo - si trattava di cucinare su un fuoco aperto senza regolazione della temperatura e Francatelli lasciava che fosse il cuoco, che conosceva la sua cucina, a decidere quando il cibo era pronto.

👉Non c’e tanto utilizzo della frutta o verdura, se non di sfuggita come parte di un piatto - ci sono tre ricette di insalata (lattuga, cipolle, aceto, pepe e sale), una zuppa di verdure ma undici ricette o descrizioni di come cucinare le patate e nove per il riso. Questo non era l'eccesso delle tavole dell'aristocrazia e della nobiltà dove venivano servite molte portate, ma cibo pesante di carboidrati per nutrire e riempire lo stomaco dopo una dura giornata di lavoro manuale, ed evitare la necessità di servire carne costosa.

👉Non e stato comunque concepito come un libro per i disperatamente poveri o per il sottoproletariato. Francatelli dedicò più di tre pagine a “Come fabbricare la propria birra”, e alla fine del libretto ci sono tre articoli su come fare una buona, economica e sostanziosa zuppa per i poveri: così riconosceva che mentre stava scrivendo per le classi lavoratrici c'erano persone sotto di loro in termini di status sociale che stavano molto peggio. E da notare la giustapposizione di ca**tà pratica, economia ma anche il riconoscimento che solo perché i poveri erano poveri non significava che dovevano essere nutriti con brodaglia ma invece con una buona zuppa.

👉Ci sono anche nove pagine di ricette per rimedi e cucina per gli invalidi - questo è prima del Servizio Sanitario Nazionale, quando chiamare un medico costava parecchio e per molte famiglie era l'ultima risorsa. Una bevanda calmante per la tosse, tè di semi di lino per la gotta e tè di balsamo e burrage per persone il cui sistema si è riscaldato per qualsiasi causa (e la mente si blocca) sono alcune delle offerte. Non parliamoci poi di tutti gli altri rimedi, per esempio un semplice rimedio contro il vento sullo stomaco, mal di denti o puntura delle api o ustioni.

👉Nel libro che ho curato la traduzione:✨✨✨ „ Un semplice libro di cucina”✨✨✨ e che troverete nella sezione Shop della pagina, mi sono permessa di aggiungere un capitolo con: 👀„ Appunti sull’alimentazione nell’epoca vittoriana” 👀dove ho scritto qualche curiosità tra quali- l’adulterazione dei cibi e il cibo di strada.

👉💖I libri di Francatelli sono pieni di amore per il buon cibo e mostrano non solo il desiderio dell'autore di impartire quell'amore e il suo interesse per il modo in cui quel cibo viene cucinato, ma anche come le classi lavoratrici e medie si stavano espandendo e richiedevano cibo che si adattasse alle loro vite e ai loro budget, oltre a fornire qualcosa per quell'occasione speciale.

👉🤓Non ho dubbi che se fosse vivo oggi, Charles Francatelli scriverebbe come un matto sul suo blog, utilizzerebbe i social media e forse avrebbe anche i suoi programmi televisivi e le sue rubriche sui principali giornali e riviste che gli permetterebbe di coinvolgere il maggior numero di persone possibile.

🤔🤓Se siete arrivati alla fine di questo articolo, senza presuntuosità posso immaginarmi che v’interessano sia la storia della gastronomia che la ricerca di nuove idee nella cucina, partendo dalle origini.

👉🔊Perciò, vi svelo anche gli altri libri scritti da Francatelli per quali ho curato la traduzione, e che trovate o troverete a breve sulla mia pagina:

- Un Semplice libro di cucina per le classi lavoratrici- 1852- già disponibile nel formato cartaceo o PDF https://www.facebook.com/IlRigattieredellAltacucina/shop/?referral_code=page_shop_tab&preview=1.

👉e disponibili a breve sulla mia pagina:

-✨ Il Cuoco moderno- Ed.1845- quasi 700 pagine con più di 1450 ricette, tavole con impiattamenti delle ricette e più di 40 menu di gala
✨- La guida del Cuoco, Maggiordomo e la Governante- Ed.1861- quasi 700 pagine d ricette, consigli per abbinamenti dei vini, attrezzature di cucina e menu
✨-Il Libro della Pasticceria reale, inglese e internazionale- Ed.1862- 490 pagine di ricette, consigli di impiattamento e utilizzo delle attrezzature e tavole dipinte in bianco e nero o colori

🙏Fatemi sapere per favore nei commenti se v’interessano questi libri o se volete trovare altro sulla mia pagina.

💖E non dimenticate che c'è anche un regalo per tutti quelli che sono interessati acquistare i libri: https://www.facebook.com/IlRigattieredellAltacucina/offers/?ref=page_internal

Un abbraccio e buon weekend!🤩😘

02/03/2022

C’è anche un po’ di Il Rigattiere dell'Alta Cucina presso il nostro Homerestaurant!!

03/02/2022

"Mi sento bloccato, Lloyd"
"Credo sia solo finito impantanato in un periodo funesto, sir"
"Però io sto iniziando a sprofondare, Lloyd"
"Capita quando si prova ad accelerare la vita per uscire da una situazione paludosa, sir"
"E allora, che posso fare per tirarmi fuori?"
"Facendo leva su alcuni amici certi e ponendosi davanti un sogno da realizzare come traino, sir"
"Basteranno i sogni e gli amici per uscire da questo periodaccio?"
"Non importa che bastino, l'importante è che ci siano, sir"

👑LA REGINA VITTORIA- REGINA DELLA GOLOSITA- parte 2:✨Durante la storia, ogni reale ha avuto più di qualche stranezza. Ma...
01/02/2022

👑LA REGINA VITTORIA- REGINA DELLA GOLOSITA- parte 2:

✨Durante la storia, ogni reale ha avuto più di qualche stranezza. Ma le abitudini alimentari della regina Vittoria erano particolarmente degne di nota. Mentre molte persone nell'epoca vittoriana prendevano decisioni discutibili e praticavano diete pericolose, il modo di mangiare della regina era, beh, completamente fuori dalla norma. La maggior parte delle donne di quel periodo si privava del cibo, arrivando persino a ingoiare vermi solitari per rimanere pericolosamente magre.

👀La regina Vittoria, tuttavia, aveva un appetito vorace, e tutti lo sapevano. Amava mangiare, e mangiava molto.

💖Noi, comunque, non la stiamo certo giudicando; l'appetito della regina per il cibo rifletteva il suo grande appetito per la vita. E questo non è un male!

🔊Ecco a voi, come promesso, alcune delle sue abitudini alimentari più sorprendenti:

👉Preferiva mangiare cibo di stagione.
È ovvio che la regina Vittoria ne sapeva qualcosa di cibo.
Mangiava solo il cibo quando era più fresco e al meglio. Infatti, un resoconto anonimo pubblicato nel 1901, The Private Life of the Queen by a Member of the Royal Household, notava: "La regina Vittoria non permette mai che alla sua tavola o a quella della sua famiglia venga servito qualcosa che sia fuori stagione". Si può supporre che la regina apprezzasse solo il cibo a chilometro zero.

👉Le piaceva darsi molte opzioni per la colazione.
La regina Vittoria non credeva nel saltare il suo pasto mattutino. No, sembrava davvero considerare la colazione il pasto più importante. Di tutte le sue diverse scelte, però, la maggior parte delle voci del menu aveva un alto contenuto di proteine. Lo chef di palazzo poteva preparare cose come porridge, pesce, uova su pane tostato, pane di lusso ed eglefino affumicato ma Vittoria amava anche una buona costoletta d'agnello per colazione.

👉Le piacevano molto le zuppe particolarmente difficili.
Anche le zuppe "semplici" della regina Vittoria erano complesse. Infatti, Francatelli ha creato specialmente per lei vari ricette di zuppe, di qualli la” zuppa brown Windsor”, piatto famosissimo nel XIX e rimasto fino ad oggi. Non sceglieva le normali zuppe di pomodoro o di pollo. Invece, il consommé pallido era una delle sue opzioni preferite. Per perfezionare questo brodo difficile da preparare, il cuoco reale doveva chiarire il brodo di vitello usando un guscio d'uovo rotto e una miscela di carne di petto tritata. Ci ricorda qualcosa?...

👉Le cene di Victoria includevano sempre un tavolino pieno di carni.
I membri della casa reale chiamavano il buffet della regina Vittoria il tavolo laterale. Il tavolo conteneva carni come cervo, soppressata, ossa di midollo e manzo. Se gli ospiti della cena o la regina stessa si sentivano affamati durante la cena, potevano scegliere i cibi che volevano dalla superficie extra. Apparentemente, questo amore per i buffet portava spesso a delle critiche, dato che era così poco comune e molto innovativo per l’epoca.

👉Non voleva perdere il tempo quando mangiava e gli altri dovevano tenere il passo con lei:.
Se c'era una cosa per cui la regina Vittoria era famosa, era mangiare velocemente... molto velocemente. E presumibilmente, la regina affamata "trangugiava" i suoi pasti in continuazione. A Vittoria non piaceva che i pasti durassero più di mezz'ora. Supponiamo che non le piacesse perdere tempo quando si trattava di cibo.
Non solo la regina Vittoria mangiava molto, molto velocemente, ma pretendeva anche che tutti smettessero di mangiare esattamente quando lei aveva finito. Il galateo di corte imponeva che Vittoria ricevesse il suo cibo prima di chiunque altro. Inoltre, tutti i piatti venivano rimossi dal tavolo non appena la regina finiva. Di conseguenza, tutti gli ospiti della cena reale dovevano mangiare altrettanto velocemente della loro padrona di casa regnante. Altrimenti, avrebbero sofferto la fame.

👉Parlava a malapena durante la cena.
E come poteva?
Con tutto quel mangiare veloce, non sorprende che la regina Vittoria non avesse tempo per parlare molto. Secondo quanto riferito, un politico che ha condiviso un pasto con Vittoria l'ha trovata eccezionalmente scortese. Egli affermò: "Personalmente non l'ho mai sentita dire qualcosa a cena che ricordassi il giorno dopo. Le sue maniere non erano affabili; parlava molto poco durante i pasti, mangiava velocemente e rideva molto raramente". Chi potrebbe mai parlare quando sta mangiando più portate in mezz'ora, però.
In altre occasioni, le cene erano lunghe e conviviali, in particolare nelle serate per sole donne a Balmoral, che le piaceva perché si apriva più di quanto non facesse in compagnia mista.
Ruggisce dalle risate - cosa che normalmente non viene associata a Victoria - e delizia tutti quelli che la circondano.
Più spesso, però, era lunatica e timida, soprattutto in presenza di politici.

👉Non faceva pause tra le portate:
Vittoria non si limitava a mangiare velocemente i singoli piatti, ma consumava interi pasti a tempo di record. La regina mangiava tutto, anche formaggio e una pera dopo cena. Non ci sono vere portate: la cena viene servita direttamente, e quando si finiva un piatto si prendeva il successivo, senza una pausa per respirare. Almeno era efficiente!

👉La regina era anche molto golosa di dolci.
Non sappiamo con certezza quale parte del pasto fosse la preferita di Vittoria.
Ma sappiamo quanto amasse i dolci: un buon dolce era la sua debolezza! Dai libri di Francatelli, con i suoi menu di gala, ho visto che per îl esempio il dessert includeva tipicamente opzioni come il vin brulé, il gelato, le torte e i pasticcini. E secondo un resoconto, la regina Vittoria amava "spugne al cioccolato, spugne semplici, wafer di due o tre forme diverse, langues de chat, biscotti e torte a goccia di tutti i tipi, pastiglie, petit fours, torte di principessa e di riso, praline, dolci di mandorle e una grande varietà di dolci miști.

La monarca britannica sembrava non trovare mai una torta che non le piacesse. Infatti, un ospite di corte condivise che "Sua Maestà è molto affezionata a tutti i tipi di torte, e una crostata di mirtilli con crema è uno dei suoi piatti preferiti". Si può davvero biasimarla, però? La torta è deliziosa, e una versione ai mirtilli rossi sembra molto, molto buona.

👉La regina Vittoria sapeva rimediare un drink, e amava il whisky.
Certamente non credeva nello stare lontano dagli alcolici.
Gli storici riferiscono che la monarca aveva un gusto per il buon whisky, presumibilmente, ha ereditato la preferenza da John Brown, un caro amico scozzese. Infatti, c'era una piccola distilleria vicino a Balmoral che produceva un whiskey speciale solo per lei. La regina lo beveva con acqua gassata. , o un bel bicchiere di Atholl Brose( un mix di miele e whisky).

👉Le sue cene potevano essere piuttosto avventurose.
Vittoria amava il cibo francese elaborato, quindi le sue cene di solito consistevano in pesanti piatti francesi. E la regina non aveva certo paura di provare nuovi cibi. Alcuni rapporti indicano che provò la zuppa di nido d'uccello in Cina e una frittata di uova di struzzo in Francia. Inoltre, dopo essere diventata imperatrice dell'India nel 1877, iniziò a mangiare l’otarda e la tartaruga. Vittoria amava anche un buon curry.

👉Le sue abitudini alimentari le davano indigestione e gas.
C'è da stupirsi che Vittoria avesse dei problemi di digestione?
La sua inclinazione a mangiare molto cibo molto velocemente le incasinava lo stomaco. E le grandi quantità di cibo malsano che mangiava certamente non aiutavano le cose. Si dice che il medico della regina Vittoria, il dottor James Reid, una volta notò che la sua paziente pensava di avere un attacco di cuore. In realtà, la regina aveva solo molta flatulenza. In altre parole, era davvero gonfia e piena di gas.

👉Mangiatrice per lo stress o depressione?
Cominciò a mangiare molto di più quando morì suo marito.
Quando Alberto morì, la regina Vittoria subì un duro colpo. E la monarca britannica si rivolse al cibo per trovare conforto. Questo è proprio quando ha iniziato a prendere molto peso. A quanto pare dopo la morte di Alberto, è diventata una mangiatrice compulsiva anche se senza gioia, [arando] attraverso una portata dopo l'altra, sempre trangugiando.

👉E la sua salute, direte voi?
Si rifiutò di seguire il consiglio del suo medico e di limitare il suo cibo.
Quando i medici suggerivano a Victoria di mettersi a dieta, la regina mangiava semplicemente "cibi dietetici" in aggiunta a tutti gli altri cibi che le piacevano regolarmente, i suoi ricchi manicaretti.

A settant'anni, la regina continuava a preferire pasti di sei portate. L'Aga Khan scrisse della sua esperienza a mangiare con la regina alla fine del 1800, notando:
„La cena era lunga ed elaborata - portata dopo portata - tre o quattro scelte di carne, un budino caldo e un budino ghiacciato, un salato e tutti i tipi di frutta di serra - lento e maestoso nel suo servire. Ci sedemmo alle nove e un quarto e dovevano essere le undici e un quarto prima che tutto fosse finito. La regina, nonostante la sua età, mangiò e bevve con entusiasmo - ogni tipo di vino offerto e ogni portata, compresi il budino caldo e quello ghiacciato.”

Non fu fino a quando la regina Vittoria fu vicina alla morte che il suo appetito diminuì e smise di mangiare così tanto. È così che la gente sapeva che stava morendo. Secondo The Royal Central, l'ultimo diario della regina nel gennaio 1901 menzionava come fosse stata in grado di ingerire solo un po' di latte al mattino.

😢💖Questo è piuttosto deprimente se ci si pensa.

💕💕💕Per rallegrarvi, vi allego un suo menu e le foto di Testa di cinghiale ( the Boar’s Head) anche in variante dolce creata da Francatelli 💕💕💕

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