22/10/2025
Sant’Ilario d’Enza, festa dell’Unità, estate 2025. Panino con salamella, birra ormai tiepida nel bicchiere, e sul palco una tribute degli Who. Bastano i primi colpi del cover-batterista per ricordarmi che a Keith Moon mancava qualche venerdì (e qualche sabato, random).
My Generation: si va senza hi-hat. Moon lo ignora quasi, mentre rullante e tom vanno a scarnificare il tempo. Rullate infinite, roll triplets… momenti in cui mi chiedo se il beat sia un pattern o uno sguaiatissimo urlo post-adolescenziale.
Won’t Get Fooled Again: lo so che c’è quel fill nell’ottava barra che spezza tutto. Qui Moon fa quello che nessun altro avrebbe osato: invece di tenere un flusso regolare, lascia dei vuoti. Poi li riempie con frasi improvvise tra tom e rullante, si lancia in accelerazioni e frenate improvvise. Non è “affidabile” nel senso classico, ma proprio quell’instabilità diventa la sua perfezione.
Baba O’Riley: qui la batteria stacca. Crash quasi fuori tempo, fill che entrano all’improvviso, rullante a c***o di cane ma con gusto. Un groove non linearissimo, ma da brividini lungo la schiena.
A Quick One, While He’s Away: qui The Loon sembra davvero parlare attraverso i tamburi che, ogni tanto, preferiva non sfasciare. Niente di scolastico, tutto improvvisato, errori compresi. Me lo immagino in studio: arriva, si siede, suona sulla traccia, registra tutto e alla fine “take one, la teniamo così!”. Un po’ alla Vinnie.
La tribute ha spaccato, e non è da tutti stare dietro a Mad Moon se vieni da studi canonici fatti di pad e paradiddle. Io comunque mi ascolterei mille volte Pinball Wizard solo per il gusto di impazzire in macchina fermo al semaforo.
👉 Dai, almeno una volta nella vita non hai desiderato anche tu sfasciare una batteria sul palco?