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Ozzy approverebbe? Forse no… ma lo facciamo con amore (e tanto rispetto 🤘) - non è tutta colpa mia...idea rubata ad Ale ...
08/11/2025

Ozzy approverebbe? Forse no… ma lo facciamo con amore (e tanto rispetto 🤘) - non è tutta colpa mia...idea rubata ad Ale Deidda nel presentare la chiavetta FX MAX.

📸 Immagine via Herowall.net – CC BY 4.0

Mamma mia! Pizza, baffi neri e mandolino… mentre facevamo i flamacue, voi giravate ancora con le ruote quadre.
01/11/2025

Mamma mia! Pizza, baffi neri e mandolino… mentre facevamo i flamacue, voi giravate ancora con le ruote quadre.

Ero un ragazzino, casa di amici al lago, stereo scassato e un CD di Standards Live (1985). Non ho capito tutto, ma ho se...
29/10/2025

Ero un ragazzino, casa di amici al lago, stereo scassato e un CD di Standards Live (1985). Non ho capito tutto, ma ho sentito che lì c’era qualcosa di diverso. Poi scopro, guardando video, che a volte teneva il ride con la sinistra, palmo girato verso l’alto. Non da manuale, ma c***o: funzionale, sonoro, e soprattutto gli lasciava la destra libera per colpi e accenti.

Miles – Bi***es Brew (1970)
Altro che backbeat: qui Jack prende il tempo e lo smonta come se fosse un LEGO Technic, per poi rimetterlo insieme con pezzi che non ti aspetti. Ride e piatti fanno da colla elastica, la cassa entra a botte isolate: non una pulsazione, ma segni di interpunzione. È motion più che pattern, roba che oggi chiameresti “glitch” se fossimo nel mondo dell’elettronica.

Leader – Sorcery (1974)
Qui capisci che era fissato con il timbro: tom accordati su intervalli, piatti scuri che sembrano fondali di Blade Runner, mallets e spazzole che gonfiano e sgonfiano la musica come fiati. Non pensa “sto accompagnando”, pensa “sto orchestrando”.

Con Metheny/Hancock – Parallel Realities (1990)
Qua spinge come un batterista rock, ma con cervello jazz: ride in ottavi che pulsa, paradiddle che tagliano da rullante a ride, floating time e cassa che chiude le frasi come un punto a capo. È tipo vedere un mago usare combo di Street Fighter con le bacchette: tecnica e potenza fuse.

Jarrett/Peacock – Standards Vol. 1 (1983)
L’ascolto attivo portato all’estremo: interrompe il ride, mette ghost notes e micro-splash di hi-hat, rientra come se niente fosse. È come guardare un hacker che scrive codice: sembra caos, in realtà tutto fila liscio.

> Batteristi, fate outing: chi ha provato almeno una volta a copiare quel ride storto?

Non è ossessione: è che se non posso picchiarci sopra, non mi interessa.
25/10/2025

Non è ossessione: è che se non posso picchiarci sopra, non mi interessa.

Sant’Ilario d’Enza, festa dell’Unità, estate 2025. Panino con salamella, birra ormai tiepida nel bicchiere, e sul palco ...
22/10/2025

Sant’Ilario d’Enza, festa dell’Unità, estate 2025. Panino con salamella, birra ormai tiepida nel bicchiere, e sul palco una tribute degli Who. Bastano i primi colpi del cover-batterista per ricordarmi che a Keith Moon mancava qualche venerdì (e qualche sabato, random).

My Generation: si va senza hi-hat. Moon lo ignora quasi, mentre rullante e tom vanno a scarnificare il tempo. Rullate infinite, roll triplets… momenti in cui mi chiedo se il beat sia un pattern o uno sguaiatissimo urlo post-adolescenziale.

Won’t Get Fooled Again: lo so che c’è quel fill nell’ottava barra che spezza tutto. Qui Moon fa quello che nessun altro avrebbe osato: invece di tenere un flusso regolare, lascia dei vuoti. Poi li riempie con frasi improvvise tra tom e rullante, si lancia in accelerazioni e frenate improvvise. Non è “affidabile” nel senso classico, ma proprio quell’instabilità diventa la sua perfezione.

Baba O’Riley: qui la batteria stacca. Crash quasi fuori tempo, fill che entrano all’improvviso, rullante a c***o di cane ma con gusto. Un groove non linearissimo, ma da brividini lungo la schiena.

A Quick One, While He’s Away: qui The Loon sembra davvero parlare attraverso i tamburi che, ogni tanto, preferiva non sfasciare. Niente di scolastico, tutto improvvisato, errori compresi. Me lo immagino in studio: arriva, si siede, suona sulla traccia, registra tutto e alla fine “take one, la teniamo così!”. Un po’ alla Vinnie.

La tribute ha spaccato, e non è da tutti stare dietro a Mad Moon se vieni da studi canonici fatti di pad e paradiddle. Io comunque mi ascolterei mille volte Pinball Wizard solo per il gusto di impazzire in macchina fermo al semaforo.

👉 Dai, almeno una volta nella vita non hai desiderato anche tu sfasciare una batteria sul palco?

Traduzione reale: motore della band, mulo da palco e psicologo gratuito per i colleghi.
18/10/2025

Traduzione reale: motore della band, mulo da palco e psicologo gratuito per i colleghi.

Profumo di mosto. Passeggio tra vigneti di Corvina e Rondinella: la mia Valpolicella non mi delude mai. Cuffiette con no...
15/10/2025

Profumo di mosto. Passeggio tra vigneti di Corvina e Rondinella: la mia Valpolicella non mi delude mai. Cuffiette con noise canceling: fuori il silenzio, dentro i Police.

Outlandos d’Amour (1978), traccia 2 – Roxanne.
Il buon Stu attacca subito con il suo hi-hat alto e nervoso: non accompagna, strattona. Ogni colpo sembra scappare fuori tempo e invece è la molla che tiene tutto sospeso.

Reggatta de Blanc (1979), traccia 2 – Walking on the Moon.
Qui senti quanto Copeland avesse divorato reggae e dub. Ma non è copia: è un reggae storto, filtrato da un batterista jazz-punk. Charleston che respira, rullante stoppato con pezze di tessuto, groove che crea spazio. È aria e tensione allo stesso tempo.

Synchronicity (1983), traccia 2 – Synchronicity II.
Il BFF di Sting qui è una belva: crash come fendenti, ride continuo e dinamiche che schizzano su e giù. Copeland traina la band in avanti a forza di rimshot e accenti storti, e il brano diventa un reattore nucleare al colmo della produzione.

Ma come faccio a non chiudere con il mio prefe? Driven to Tears (Zenyatta Mondatta, 1980) mi spacca ogni volta. Rullante secco, tirato, quasi militaresco; cassa che spezza la linearità, ghost piazzate con mano da chirurgo. È nervoso, tagliente, ma incredibilmente musicale. Per me questo brano è l’istantanea perfetta di Copeland: il suo drumming è un c***o di flubber impazzito, geniale e incontrollabile.

👉 E tu? Qual è il brano dei Police che ti ha fatto capire che Copeland non era “solo il batterista”, ma parlava una lingua tutta sua al servizio di Sting e Summers?

14/10/2025

23 combinazioni di colore, infiniti groove.

FH D!LLA nasce da un floppy disk da 3,5”, unito a un originale sistema di attacco a incastro stampato in 3D e realizzato in TPU ultra flessibile e resistente.

Crea un effetto gate analogico per tamburi: ogni colpo solleva la superficie e genera un secondo suono complementare, lo-fi, vivo — per un feel naturale e un groove che respira.

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Accordare è un’arte. Ignorarlo è una tradizione.
11/10/2025

Accordare è un’arte. Ignorarlo è una tradizione.

Le mie AKG K240 (vecchio regalo di un amico fonico) le tengo sempre in studio quando lavoro al PC, disegnando nerdate e ...
08/10/2025

Le mie AKG K240 (vecchio regalo di un amico fonico) le tengo sempre in studio quando lavoro al PC, disegnando nerdate e modellando idee in 3D. Oggi però non servono reference: servono p***e di fuoco. Metto Are You Experienced (1967).

Traccia 2 – Manic Depression.
Mitch Mitchell è jazz travestito da rock psichedelico: ride aperto, frasi di rullante infinite, colpi che sembrano dialoghi improvvisati con Hendrix. Non accompagna: incalza, risponde, sfida.

Poi Fire.
Pattern che saltano fuori a ogni battuta, energia elastica, liquida: ondeggia, scivola, si piega. Groove che sembra caos, ma non lo è (come il talco di Pollon).

Third Stone from the Sun.
Batteria eterea, sospesa. Mitchell porta il jazz nel rock senza chiedere il permesso: alleggerisce i piatti, respira, gioco con lo spazio. Una lezione di interplay che ha fatto scuola.

E infine Voodoo Child (Slight Return) da Electric Ladyland (1968).
Groove da carne viva, che pulsa e ringhia sotto la Strato di Hendrix. La batteria non è un tappeto, è un secondo virtuosissimo solista del c***o che ti trascina in un vortice che sembra non finire mai.

👉 E tu? Quali sono i groove e i fill di Mitch Mitchell che hai provato a copiare per giorni in saletta senza mai stancarti?

Suoniamo gratis, ma col backline da mutuo trentennale. È l’arte dell’autolesionismo a colpi di rullante.
04/10/2025

Suoniamo gratis, ma col backline da mutuo trentennale. È l’arte dell’autolesionismo a colpi di rullante.

Il vecchio Philips GA 212 anni ’70 di mia madre sta ancora sul mobile del salotto. Il coperchio è graffiato, la puntina ...
01/10/2025

Il vecchio Philips GA 212 anni ’70 di mia madre sta ancora sul mobile del salotto. Il coperchio è graffiato, la puntina un po’ storta, ma i vinili girano perfettamente.

Metto su Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1967).
Traccia 13 – A Day in the Life. Il groove di Ringo è chirurgico: niente orpelli, solo colpi piazzati al millimetro. Cassa e rullante come punti di respiro, ride usato con parsimonia. È una lezione di multum in parvo: dire tanto con pochissimo.

Cambio disco: Abbey Road (1969) mi dà il benvenuto con Come Together. Groove secco, costruito su cassa e floor. Ipnotico. La ripetizione diventa mantra. È il perfetto esempio di come il timing e la scelta dei suoni (quel floor tom ovattato con le sordine di tessuto, marchio di fabbrica di Ringo) facciano la differenza. (L’ho suonata a Rockin’1000 nel settembre 2022 al Lido di Venezia: ancora oggi mi vengono i brividi).

Poi pesco Help! (1965) e metto su subito Ticket to Ride. Il pattern di cassa e rullante spostato sembra quasi un inciampo. In realtà è displacement puro, avanti anni rispetto al pop dell’epoca. Nessuno aveva mai scritto un groove così “storto” e così giusto.

E il mio preferito resta sempre Dear Prudence da The White Album (1968, traccia 2). Groove lento, dinamiche minime, ma la batteria respira con la chitarra di Lennon. Understatement totale: più vero di così non si può.

🔥 E a proposito di sordine: quell’idea di Ringo continua a ispirarci ancora oggi. Da lì nasce il nostro FH MAX, la sordina Funkyheadz pensata proprio per dare al rullante quella stessa vibrazione controllata.

👉 Ora tocca a te: qual è il groove di Ringo che ti ha fatto cambiare il modo di suonare la batteria? Scrivilo nei commenti 👇 e tagga un amico batterista che deve riascoltare questi vinili.

Indirizzo

Sant'ambrogio Di Valpolicella

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