Il Comico

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Il Comico Parlo di Fumetto e di Eventi legati ad esso. Gamer e GdR Palyer. Io faccio battute, voi fate finta di ridere.

Oggi mi sono recato al Crunch Festival a Santena (TO), dove ho rincontrato vecchi amici e conosciuto nuovi autori e coll...
23/11/2025

Oggi mi sono recato al Crunch Festival a Santena (TO), dove ho rincontrato vecchi amici e conosciuto nuovi autori e collettivi, mi fa sempre molto piacere partecipare a questi eventi dove si riesce ad avere un rapporto più diretto con gli artisti. Vi faccio vedere qualche sketch che sono riuscito a portare a casa!

Stasera vi parlo di Cattivik: La Novell’ Grafik’ di Lorenzo La Neve & Spugna ed edito da Gigaciao. Se Bonvi definiva Cat...
15/11/2025

Stasera vi parlo di Cattivik: La Novell’ Grafik’ di Lorenzo La Neve & Spugna ed edito da Gigaciao.
Se Bonvi definiva Cattivik come «una macchia d’inchiostro: poco importa cosa sia esattamente, l’importante è che sporchi molto!», allora questo volume è il suo equivalente fumettistico: l'inchiostro ti schizza addosso, ti macchia le dita mentre giri le pagine e ti lascia con un sorriso a 32 denti, YUK! Non male, per un ladro in calzamaglia nera che non azzecca un colpo manco per sbaglio!
La Neve e Spugna riprendono il Cattivik di Bonvi e Silver e lo rimettono in moto come si farebbe con una vecchia auto scassata: due colpi di chiave inglese, una spruzzata d’olio e si parte, Il risultato? Una storia divertente, scoppiettante e perfetta per chi si avvicina al personaggio oggi, magari senza sapere che Cattivik sta spegnendo 60 candeline, eh si è talmente brutto che ne dimostra anche di più 🤣.
La storia del volume è "un piccolo heist movie a fumetti", come suggeriscono i ragazzi di Gigaciao. Cattivik sogna di essere un ladro leggendario, poi si sveglia e torna subito alla sua deprimente... ehm, “normalità”. Inizia un viaggio rocambolesco verso il sogno di una vita, ottenere la fama e la gloria, ma come sappiamo il nostro Cattivik non ne azzecca una. Arrivati alla fine, forse la nostra simpatica macchia d’inchiostro, una soddisfazione a casa la porterà davvero. Piccola eh, non esageriamo, parliamo sempre di Cattivik.
Io mi sono goduto ogni singola vignetta: la sceneggiatura pesca a piene mani dalla tradizione, richiama i personaggi classici, ma lo fa con leggerezza e rispetto. È come trovare un vecchio amico che non vedevi da anni e scoprire che sì, puzzava anche allora, ma ti era mancato. Ho amato alla follia di personaggi dell’uomo-ratto e di Cattivissimik, sarebbe bello riverderli in un sequel!

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Oggi vi parlo di un fumetto che non avevo in programma di leggere. Stavo spulciando tra le offerte di Libraccio, quella ...
15/11/2025

Oggi vi parlo di un fumetto che non avevo in programma di leggere. Stavo spulciando tra le offerte di Libraccio, quella caccia al tesoro dove ogni tanto spunta la perla, e mi capita in mano "L’AMORE NON BASTA! Come sono sopravvissuta a un manipolatore" di Sophie Lambda, Laterza. Scontato al 50%. Lo apro, sfoglio due pagine… e sento subito che c’è qualcosa. Quel tipo di sensazione che ti fa dire: “Aspetta, qui c’è roba interessante.”

Durante la lettura mi sono trovato più volte a fermarmi. Non tanto per stanchezza, quanto per… impatto emotivo. È un fumetto che parla senza filtri delle relazioni manipolatorie, un tema che nel mondo dei graphic novel non si vede spesso, almeno non in modo così diretto. E, lo ammetto, mi ha toccato parecchio: anch’io in passato mi sono ritrovato in una storia del genere, e alcune vignette mi hanno hanno fatto riaprire porte che pensavo di aver chiuso per sempre.

Sophie Lambda racconta la sua storia con una lucidità che spiazza: all’inizio sembra tutto un vortice d’amore e passione, un inizio da commedia romantica che promette solo il meglio. Ma pagina dopo pagina il “vero” Marcus affiora, e con lui tutte le dinamiche tossiche che chiunque abbia vissuto una relazione manipolatoria riconosce fin troppo bene. Sophie divide i manipolatori in tre categorie — sociopatici, narcisisti perversi e vampiri emotivi — e lo fa con uno stile che riesce a essere chiaro, pungente e mai pesante.

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Nella storia sono molte le grandi donne che hanno contribuito all’emancipazione femminile e al progresso dell’umanità, m...
10/11/2025

Nella storia sono molte le grandi donne che hanno contribuito all’emancipazione femminile e al progresso dell’umanità, ma poche come Sofia Kovalevskaja hanno saputo unire genialità, passione e spirito rivoluzionario. Ammetto che prima di leggere questo fumetto non conoscevo la sua vicenda, ma pagina dopo pagina mi sono trovato emozionato e affascinato dalla vita di questa donna straordinaria, morta a soli quarantun anni per una polmonite, ma capace di lasciare un segno profondo nella scienza e nella società del suo tempo.

Sofia fu una matematica e scrittrice russa, tra le prime donne al mondo a ottenere una cattedra universitaria. La sua vita fu un susseguirsi di avventure, scoperte e battaglie, ma anche di dolori e perdite. Alice Milani riesce a raccontare tutto questo con uno stile visivo che si adatta perfettamente al tono del racconto: il suo tratto fluido e ironico, a tratti caricaturale ma sempre empatico, dà ritmo alla narrazione e restituisce ai personaggi una sorprendente umanità. Le scenette comiche sulla famiglia di Sofia sono piccoli gioielli di ironia e leggerezza, capaci di bilanciare momenti drammatici e riflessioni profonde.

Il fumetto ci immerge nel contesto patriarcale della Russia ottocentesca, dove le donne non potevano studiare senza l’autorizzazione del padre o del marito. In questo scenario, la giovane Sofia e sua sorella Anna emergono come figure di coraggio e ribellione: pur di conquistare la libertà di studiare, organizzano un finto matrimonio con Vladimir Kovalevskij, un giovane appassionato di paleontologia che accetta di aiutarle a lasciare il Paese. Da qui inizia una nuova vita fatta di viaggi, studio, impegno politico e rivoluzionario.

Nonostante i suoi straordinari successi accademici, Sofia rimase sempre una persona inquieta, passionale e sensibile, alla ricerca di legami profondi e di una piena realizzazione personale. Durante la lettura, la tenacia e la voglia di vivere di Sofia, più volte mi hanno fatto commuovere 🥲.
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Non è facile recensire Spectators, il nuovo graphic novel di Brian K. Vaughan e Niko Henrichon pubblicato da Bao Publish...
09/11/2025

Non è facile recensire Spectators, il nuovo graphic novel di Brian K. Vaughan e Niko Henrichon pubblicato da Bao Publishing. È un’opera provocatoria, e a mio parere problematica per diversi motivi.

La storia ruota attorno a Val, una donna sulla quarantina che si trova in un cinema in attesa di un appuntamento galante che non arriverà mai. Per ingannare l’attesa, decide di masturbarsi in sala, un incipit volutamente scioccante che ci introduce subito al tema portante del fumetto: il sesso come motore, linguaggio e ossessione della società contemporanea. Vaughan usa la sessualità come lente attraverso cui osservare il mondo, ma a mio avviso lo fa in modo eccessivo, quasi riduttivo, come se l’intera umanità fosse definita solo dai propri istinti e perversioni.

Durante questa scena iniziale, un terrorista fa irruzione nel cinema e uccide tutti i presenti, Val compresa. Ma la protagonista non “passa oltre”: rimane bloccata sulla Terra come un fantasma, una spettatrice invisibile del mondo dei vivi. In questa nuova condizione incontra altri spiriti e, col tempo, si adatta alla sua esistenza incorporea.

Gli anni passano, e Val incontra Sam, un mandriano morto tre secoli prima, vissuto durante la Guerra di Secessione americana. Intanto, nel mondo dei vivi, la situazione geopolitica precipita verso quella che sembra una quarta guerra mondiale — segno che la civiltà è ormai prossima al collasso. In questo contesto, Vaughan introduce un’idea discutibile ma centrale: quando l’umanità percepisce l’arrivo della fine, ritorna all’istinto primordiale di riprodursi. In altre parole, “la fine è vicina, quindi scopiamo”.
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In Fiordilatte, edito da Canicola, Miguel Vila continua a esplorare con lucidità e inquietudine le zone più torbide dell...
08/11/2025

In Fiordilatte, edito da Canicola, Miguel Vila continua a esplorare con lucidità e inquietudine le zone più torbide dell’intimità contemporanea, spingendo il lettore dentro un universo di desideri malati, dipendenze affettive e provincialismo tossico. Ambientato in una periferia del Veneto, Fiordilatte racconta la storia di Marco, un giovane fragile e insicuro, incapace di trovare un equilibrio stabile nei rapporti sociali. Marco vive nel segno di un’assenza: quella della madre, mai mostrata ma sempre presente come ferita aperta. Questa mancanza diventa il motore sotterraneo di tutto il racconto: Marco cerca nelle donne una figura materna, qualcuno che lo accolga, lo protegga, lo guidi. La sua relazione con Stella, una ragazza affettuosa e premurosa che lo mantiene e lo sostiene economicamente, è costruita su un disequilibrio evidente: lei dà tutto, lui si perde nella propria inadeguatezza, soprattutto sessuale. L’incapacità di Marco di avere un’erezione diventa il simbolo della sua impotenza esistenziale, del suo spaesamento nel mondo adulto.
L’incontro con Ludovica, una giovane madre con un bambino ancora in fase di allattamento, innesca la svolta morbosa del racconto. L’attrazione di Marco per il corpo di Ludovica, in particolare per il suo seno, costantemente carico di latte, risveglia in lui un desiderio che è allo stesso tempo erotico e infantile, carnale e regressivo. La relazione tra i due, nata durante il lavoro di babysitter che Marco prende in sostituzione di Stella, si trasforma presto in una spirale di dipendenza e autodistruzione, e quando Marco scoprirà il passato di Ludovica si comprenderà a fondo l’esigenza della loro relazione patologica, rendendo esplicita la natura distorta dei loro bisogni. Durante la lettura ho più volte pensato che a tutti piacciono le t***e, ma Marco risulta un tantino esagerato… 🤣
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Helen of Wyndhorn è una di quelle opere che sanno unire l’epica e il dramma familiare, la fantasia e la malinconia, in u...
07/11/2025

Helen of Wyndhorn è una di quelle opere che sanno unire l’epica e il dramma familiare, la fantasia e la malinconia, in un racconto che parla sì di mostri e magie, ma soprattutto di eredità, dolore e desiderio di riscatto.
Scritta da Tom King e splendidamente illustrata da Bilquis Evely e con i colori di Matheus Lopes (lo stesso trio creativo di Supergirl – La Donna del domani), la serie racconta la storia di Helen Cole, una ragazza ribelle e autodistruttiva che, dopo il suicidio del padre, lo scrittore Christopher Krieger Cole, autore dei celebri racconti del guerriero Othan, viene convocata dal nonno Barnabas Cole, un anziano aristocratico.
Helen, scapestrata e insofferente a ogni regola, viene affidata alle cure della severa Lilith Applethon, incaricata di educarla e rimetterla in riga. Ma ben presto l’opera di ri-educazione si trasforma in un’avventura senza precedenti: un mostro irrompe nella tenuta, e solo l’intervento del nonno salva le due donne. Barnabas si rivela tutt’altro che un vecchietto ricco e inoffensivo — è invece un guerriero formidabile, ruvido e impetuoso, capace di combattere bestie provenienti da altri mondi, e mostra tutta la sua figaggine in delle tavole veramente spaccamascella!
In questo punto c’è la svolta del racconto. Wyndhorn, la tenuta di famiglia, è infatti un luogo speciale: un crocevia tra mondi, un portale verso terre dove magia e guerra convivono. Helen, affascinata e inquieta, convince il nonno a portarla con sé. Da quel momento, i due vivono viaggi straordinari che durano settimane o mesi, e al ritorno Helen narra ogni impresa a Lilith, che diventa la custode delle sue memorie. Ci saranno eventi che renderanno difficili i rapporti tra nonno e nipote, per i quali rimarrà difficile affrontare i fantasmi del passato.
Perché Helen of Wyndhorn non è solo un fantasy d’azione: è la storia di tre generazioni segnate dallo stesso dolore e dallo stesso bisogno di sentirsi vivi. L’alcol, per i Cole, è solo il sostituto di un’altra forma di ebbrezza: quella dell’avventura, del combattimento, del contatto con il fantastico.
Solo grazie a Lilith, per me la vera protagonista del racconto, che riesce a toccare il cuore del testardo Barnabas, nonno e nipote trovano la loro pace nell’unico modo che conoscono: attraversando mondi impossibili.
Le registrazioni vocali di una Lilith ormai anziana, piene di racconti fantastici e apparentemente assurdi, diventano l’unica traccia rimasta di quell’epopea. Forse tutto ciò che abbiamo letto è reale, forse no. Ma proprio lì, su quel fragile filo della sospensione dell’incredulità, il racconto trova la sua verità più profonda. Perché, in fondo, è così che nascono i miti e le leggende: da storie troppo grandi per essere comprese, tramandate da voci tremanti, e custodite nel tempo come echi di qualcosa che un tempo forse è accaduto davvero.
Con Helen of Wyndhorn, Tom King, Bilquis Evely e Matheus Lopes firmano un’opera matura e potente, sospesa tra il dolore umano e il mito. I disegni meravigliosi di Evely e l’accuratezza dei colori di Lopes danno corpo a un mondo leggendario con un immaginario da cui si potrebbero trarre numerosi altri capitoli. Per me uno dei migliori fumetti letti quest’anno, Consigliatissimo! Voto 9.
Il Comic.o

In una cittadina di mare anonima, spenta, senza turismo né futuro, tre adolescenti scapestrati trascinano i giorni tra l...
07/11/2025

In una cittadina di mare anonima, spenta, senza turismo né futuro, tre adolescenti scapestrati trascinano i giorni tra l’apatia e il sogno. Il sogno della cicala, fumetto di Dario Sostegni e Raffaele Sorrentino edito da Canicola, racconta un’estate sospesa in cui la realtà scivola gradualmente nell’allucinazione. La protagonista, Villa, vive la scomparsa del fratello Devid come una ferita mai rimarginata: scappa di casa, si rifugia dagli amici Julia e Mirko e riempie il vuoto lasciato dall’assenza con una ritualità quasi magica, costruendo piccoli “altarini” con oggetti raccolti, convinta che possano collegare le persone.
Il quotidiano si incrina quando, durante un bagno in mare, Villa intravede il fratello scomparso sul fondale. Da quel momento, il gruppo viene catapultato in un “altrove”, un mondo instabile e mutante in cui le regole della fisica e della memoria si dissolvono. Qui incontrano Sama, una creatura enigmatica che ha un legame misterioso con Devid. L’esplorazione dell’altrove diventa una discesa interiore nei meccanismi della perdita, dell’identità e della metamorfosi.
Il titolo richiama il ciclo vitale dell’insetto che resta anni sottoterra prima di emergere alla luce: una metafora potente dell’adolescenza come tempo di attesa e trasformazione.
Villa, come Devid prima di lei, sembra intrappolata in questa fase: non più bambina, ma nemmeno adulta, sospesa tra il bisogno di restare e quello di diventare qualcos’altro. L’altrove non è tanto un mondo fantastico quanto una proiezione onirica del nostro stesso mondo, una dimensione mentale dove la realtà interiore prende forma attraverso allucinazioni varie.
Il linguaggio visivo è coerente con questa poetica: linee morbide e ambienti senza tempo che sfumano tra sogno e realtà.
La regia delle tavole privilegia la lentezza, l’immobilità, i vuoti. Tutto suggerisce uno stato di sospensione più che di narrazione lineare. Io credo che sia proprio questo il punto debole della narrazione, alcune cose avvengono senza un contesto ed una spiegazione adeguati, complici il fatto che i protagonisti sono adolescenti liberi di fare sostanzialmente tutto quello che gli passa per la testa; infatti, manca su di loro il controllo degli adulti e manca un contesto sociale approfondito. Villa e Julia compiono azioni di cui il lettore non può comprendere le reali motivazioni, e il povero Mirko è succube delle circostanze. Il personaggio di Sama è ambiguo, anche se si prova dare un minimo di spiegazione alla fine non si comprende quale sia la sua vera natura. Alcune svolte sembrano avvenire senza una reale progressione psicologica, ma più come immagini simboliche gettate nella trama. È una strategia che può affascinare o respingere: chi cerca una coerenza narrativa rischia di sentirsi smarrito, mentre chi accetta la logica del sogno può trovare nel caos una forma di verità emotiva. L’impressione è che Il sogno della cicala funzioni meglio come esperienza sensoriale e metaforica che come racconto compiuto
Il sogno della cicala è un’opera imperfetta ma intensa, dove l’incertezza del racconto rispecchia perfettamente l’incertezza dell’adolescenza. È un fumetto che non cerca spiegazioni ma evocazioni, che parla per simboli più che per eventi. Se sul piano narrativo a tratti disorienta, sul piano visivo e atmosferico costruisce un mondo coerente nella sua instabilità, un “altrove” dove la crescita coincide con la perdita e la metamorfosi è tanto desiderata quanto dolorosa.
In definitiva, l’opera di Sostegni e Sorrentino è un sogno fragile, inquieto, a tratti indecifrabile, ma proprio per questo autenticamente onirico.
Voto 6, Buona lettura!
Il Comic.o

Ciao Ragazzi! Oggi vi parlo di Insectopolis – Una Storia Naturale, edito da Tunuè e scritto e disegnato da Peter Kuper.I...
05/11/2025

Ciao Ragazzi! Oggi vi parlo di Insectopolis – Una Storia Naturale, edito da Tunuè e scritto e disegnato da Peter Kuper.
Insectopolis è un gran bell’opera, poiché riesce a fare una cosa in cui pochi fumetti riescono, ossia farti appassionare ad un argomento, come nel mio caso, che prima ignoravi o di cui ti importava relativamente poco. Questo volume ti conduce in un vero e proprio viaggio nel mondo dell’entomologia, ti prende per mano e ti spiega con semplicità le caratteristiche e le peculiarità di una vasta gamma di insetti e descrive il contributo che danno e hanno dato al mondo e all’uomo. Voglio osare dicendo che Insectopolis è un saggio a fumetti che divulga nozioni scientifiche accurate, senza mai diventare noioso; infatti, rimane per tutta la lettura un fumetto godibile e divertente, grazie anche alle molte gag presenti: ad esempio, la vanità dello Stercorario mi ha fatto piegare dalle risate, è l’unico animale che può realmente dire che la sua vita gira attorno alla m***a, e anche se viene preso in giro da tutti gli altri insetti, non si dà per vinto e continua a sostenere la sua tesi. Addirittura, ho quasi provato pena per una zanzara depressa a cui fanno da psicoterapeuti una pulce e un moscerino! E nonostante il fumetto provi a nobilitare la loro esistenza, mi sono ricordato di quanto io odi le zanzare e non sono riuscito ad empatizzare con loro. Un’altra tematica molto accattivante è quella sessuale, non ho mai avuto la necessità di chiedermi come fanno sesso alcuni tipi di insetti, ma leggendo alcuni dettagli mi sono molto appassionato all’argomento, soprattutto mi sono molto rivisto nella condizione della Cicala Adulta … “risata”.
Sono innumerevoli le citazioni alle madri e ai padri dell’entomologia, a grandi scienziati e scrittori della storia, viene citato anche il grande Osamu Tezuka, il Dio dei manga, poiché anch’egli condivideva la grande passione per gli insetti.
I disegni sono impeccabili, in alcune splash page sono rimasto ad ammirare ogni dettaglio, lo sfondo museale è ricco di informazioni aggiuntive ed è ottimo per mettere in risalto i vari insetti. L’impostazione della tavola è dinamica e ci sono delle trovate stilistiche che ho molto apprezzato, come ad esempio la rappresentazione della simulazione sonora attraverso speciifici segni grafici.
Io ho l’edizione con sovracoperta Variant presa a Lucca comics 2025, purtroppo presenta un errore di stampa siccome alcune pagine sono posizionate erroneamente e non nella giusta sequenza, ma tutto sommato rimane un’ottima edizione. Mi dispiace aver visto l’autore giustamente infastidito dall’errore di stampa, poiché era a Lucca appositamente per presentare Insectopolis e questo tipo di errore può penalizzare la promozione del libro, ma come mi è stato detto dai ragazzi di Tunuè, non si è trattato di un errore dell’editore, bensì della tipografia.
Consiglio la lettura non solo a tutti i lettori di saggi e appassionati di entomologia, ma anche a lettori curiosi e famelici di buone letture!
Il Comic.o

Dirt: The Last Show è il terzo volume della serie (in corso), scritto da Giulio Rincione ed edito da Tunuè.Leggendo la s...
04/11/2025

Dirt: The Last Show è il terzo volume della serie (in corso), scritto da Giulio Rincione ed edito da Tunuè.
Leggendo la saga di Dirt, ci troviamo in un contesto post-pandemico e post-apocalittico, in un mondo in cui gli umani convivono con i cartoni animati, entrambe le specie provano a sopravvivere in questo mondo alla deriva, i primi sono scampati al virus, i secondi devono contrastare la "dimenticanza" (un cartone animato che non viene ricordato ed amato da nessun umano, dopo un certo lasso di tempo, muore). Il protagonista Dirt, cartone animato, nonchè divo della televisione degli anni 50, è riuscito a sopravvivere alla dimenticanza e ritrova un suo vecchio conoscente di nome Mark, figlio di un suo vecchio amico, che aiuterà a ritrovare il cartone animato creato dallo stesso Mark, Mr Magic.
La trama riprende gli eventi lasciati in sospeso al termine del secondo volume, in quello che sembra l'ultimo baluardo di speranza dell'umanità e della "cartonità", ossia la Città di Skeentopolis.
Il last show di Dirt si avvicina e la suspence aumenta sempre di più, arrivando poi al culmine, con sorpresa del lettore. Durante la prosecuzione della lettura, si scoprono, tramite alcuni flashback, elementi fondamentali del passato di certi personaggi, che saranno determinanti per lo svolgimento della narrazione. Lo stile satirico ed umoristico continuano a farla da padrone, e l'irriverenza del personaggio di Dirt continua a creare gag divertenti.
Giulio Rincione mescola diversi stili nella creazione delle tavole, riuscendo comunque a far spiccare il suo tipico tratto "spigoloso", non rinunciando comunque all'uso delle rotondità. Ci sono accorgimenti grafici nell'impostazione della tavola e della gabbia molto gradevoli.
La palette rispetto al primo volume è più variopinta e con colori più vivaci, poichè il contesto urbano di Skeentopolis richiede una tonalità di colore più sgargiante, per meglio rappresentare l'attrattiva dei follower ai contenuti virali e sempre di più facile fruizione.
Leggendo questo terzo volume mi sono molto divertito, le citazioni della cultura pop e i riferimenti agli influencer italiani del web mi fanno sempre ridere.
Il divertimento non toglie, come per i volumi precedenti, spazio alla critica della nostra società odierna, la continua ricerca del nuovo trend del momento che si spegne in pochissimo tempo, crea un contesto sociale di ansia e stress per i cartoni animati, che sono obbligati alla competizione spietata per poter sopravvivere.
In questa rappresentazione vedo una somiglianza alla paura e l'ansia che hanno vari influencer nella perdita di follower e l'eventuale l'abbassamento dei numeri sui social.
Tirando le somme, consiglio a tutti la fruizione dell'intera saga, anzi credo che sia una delle letture più interessanti da fare in questo periodo, nel contesto fumettistico italiano.
A presto. Stay tuned!
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