07/11/2025
Helen of Wyndhorn è una di quelle opere che sanno unire l’epica e il dramma familiare, la fantasia e la malinconia, in un racconto che parla sì di mostri e magie, ma soprattutto di eredità, dolore e desiderio di riscatto.
Scritta da Tom King e splendidamente illustrata da Bilquis Evely e con i colori di Matheus Lopes (lo stesso trio creativo di Supergirl – La Donna del domani), la serie racconta la storia di Helen Cole, una ragazza ribelle e autodistruttiva che, dopo il suicidio del padre, lo scrittore Christopher Krieger Cole, autore dei celebri racconti del guerriero Othan, viene convocata dal nonno Barnabas Cole, un anziano aristocratico.
Helen, scapestrata e insofferente a ogni regola, viene affidata alle cure della severa Lilith Applethon, incaricata di educarla e rimetterla in riga. Ma ben presto l’opera di ri-educazione si trasforma in un’avventura senza precedenti: un mostro irrompe nella tenuta, e solo l’intervento del nonno salva le due donne. Barnabas si rivela tutt’altro che un vecchietto ricco e inoffensivo — è invece un guerriero formidabile, ruvido e impetuoso, capace di combattere bestie provenienti da altri mondi, e mostra tutta la sua figaggine in delle tavole veramente spaccamascella!
In questo punto c’è la svolta del racconto. Wyndhorn, la tenuta di famiglia, è infatti un luogo speciale: un crocevia tra mondi, un portale verso terre dove magia e guerra convivono. Helen, affascinata e inquieta, convince il nonno a portarla con sé. Da quel momento, i due vivono viaggi straordinari che durano settimane o mesi, e al ritorno Helen narra ogni impresa a Lilith, che diventa la custode delle sue memorie. Ci saranno eventi che renderanno difficili i rapporti tra nonno e nipote, per i quali rimarrà difficile affrontare i fantasmi del passato.
Perché Helen of Wyndhorn non è solo un fantasy d’azione: è la storia di tre generazioni segnate dallo stesso dolore e dallo stesso bisogno di sentirsi vivi. L’alcol, per i Cole, è solo il sostituto di un’altra forma di ebbrezza: quella dell’avventura, del combattimento, del contatto con il fantastico.
Solo grazie a Lilith, per me la vera protagonista del racconto, che riesce a toccare il cuore del testardo Barnabas, nonno e nipote trovano la loro pace nell’unico modo che conoscono: attraversando mondi impossibili.
Le registrazioni vocali di una Lilith ormai anziana, piene di racconti fantastici e apparentemente assurdi, diventano l’unica traccia rimasta di quell’epopea. Forse tutto ciò che abbiamo letto è reale, forse no. Ma proprio lì, su quel fragile filo della sospensione dell’incredulità, il racconto trova la sua verità più profonda. Perché, in fondo, è così che nascono i miti e le leggende: da storie troppo grandi per essere comprese, tramandate da voci tremanti, e custodite nel tempo come echi di qualcosa che un tempo forse è accaduto davvero.
Con Helen of Wyndhorn, Tom King, Bilquis Evely e Matheus Lopes firmano un’opera matura e potente, sospesa tra il dolore umano e il mito. I disegni meravigliosi di Evely e l’accuratezza dei colori di Lopes danno corpo a un mondo leggendario con un immaginario da cui si potrebbero trarre numerosi altri capitoli. Per me uno dei migliori fumetti letti quest’anno, Consigliatissimo! Voto 9.
Il Comic.o