01/10/2025
Le Quattro Giornate di Napoli tra mito popolare, finzione cinematografica e realtà storica. (Di AB)
Le Quattro Giornate di Napoli (27–30 settembre 1943) sono uno degli episodi più conosciuti della storia resistenziale italiana. La città insorse contro i reparti tedeschi presenti, ostacolando rastrellamenti e deportazioni e rendendo più agevole l’ingresso degli Alleati il 1° ottobre. In Italia, questo evento è stato raccontato come simbolo di eroismo popolare e di riscatto nazionale. In Germania, invece, è rimasto un episodio marginale, un dettaglio logistico nei rapporti militari. La distanza tra le due storiografie è netta e interessante da analizzare.
La prospettiva italiana
Subito dopo la guerra, le Quattro Giornate furono celebrate come la prima insurrezione popolare vittoriosa contro l’occupazione nazista in Europa. Il film Le Quattro Giornate di Napoli di Nanni Loy (1962) contribuì a fissare nell’immaginario collettivo l’immagine di una città intera che, spontaneamente, si era liberata da sola. Negli anni ’80 e ’90, storici come Guido D’Agostino e Gabriella Gribaudi hanno ridimensionato la lettura epica, sottolineando come i tedeschi fossero già in fase di ritirata e come la rivolta fosse più una forma di guerriglia urbana diffusa che una battaglia campale. Oggi la storiografia italiana tende a un equilibrio: riconosce il valore simbolico e morale della rivolta, pur ammettendo che sul piano militare essa non fu decisiva.
La prospettiva tedesca
Nelle fonti tedesche dell’epoca, Napoli non è descritta come teatro di una sconfitta, ma come una tappa complicata della ritirata. Nei rapporti della Wehrmacht e nei diari della 15ª e della 3ª Panzergrenadier-Division si parla di “disordini locali” e “atti ostili della popolazione”. L’accento è posto più sulle distruzioni pianificate (porto, depositi, infrastrutture), vero obiettivo della presenza tedesca in città, che sugli scontri con i civili. Nelle memorie di ufficiali tedeschi emergono toni di fastidio e irritazione, non il riconoscimento di una vera battaglia condotta e persa. La rivolta appare come un ostacolo logistico, un imprevisto che spinse i tedeschi ad accelerare l’abbandono della città, anche in considerazione della rapidità con cui gli Alleati avanzavano verso Napoli. La storiografia tedesca del dopoguerra (anni ’50–’80) concentrata sui grandi fronti (Russia, Normandia, Italia centrale) dedica a Napoli poche righe, quasi sempre per sottolineare i sabotaggi effettuati. Anche negli studi più recenti, come quelli di Hans Umbreit, Napoli resta un episodio collaterale, citato solo come esempio di difficoltà incontrate durante il ripiegamento.
Confronto e sintesi
• In Italia: le Quattro Giornate sono mito fondativo della Resistenza, episodio corale e popolare di grande valore politico e civile.
• In Germania: la rivolta è ridotta a disturbo locale, un contrattempo nella ritirata.
• A livello internazionale: studiosi come Richard Lamb o Ian Kershaw collocano le Quattro Giornate tra gli eventi simbolicamente cruciali per l’Italia, ma marginali nella strategia militare complessiva.
Le parole delle fonti tedesche
Alcuni documenti rendono bene la prospettiva:
• Rapporto operativo della Wehrmacht (settembre 1943): “In città si registrano azioni ostili della popolazione contro reparti in ritirata. Necessario accelerare l’evacuazione e distruggere infrastrutture strategiche”.
• Diario della 15ª Panzergrenadier-Division: “La popolazione civile ostacola le operazioni di sgombero con attacchi irregolari. Non sono previste azioni di riconquista”.
• Hans Umbreit (1990): “A Napoli, reparti tedeschi dovettero affrontare disordini civili che resero difficile la distruzione completa delle strutture portuali. Il comando decise di proseguire la ritirata verso la linea Volturno senza impegnare ulteriori risorse”.
Conclusione
Le Quattro Giornate di Napoli sono rimaste a lungo imprigionate in una narrazione patriottica ed eroica, utile al consolidamento dell’identità nazionale ma spesso poco aderente alla realtà militare, mentre la storiografia tedesca ridimensiona l’episodio a un contrattempo logistico. Il compito dello storico è distinguere tra mito, memoria e fonti, ricostruendo gli eventi attraverso documenti, testimonianze e comparazioni internazionali. Solo così l’episodio può essere compreso nella sua reale portata: non tanto come battaglia risolutiva o leggenda popolare, quanto come momento di frizione tra una popolazione civile e un esercito in ritirata, che merita di essere studiato nella sua complessità, al di là della retorica e del racconto cinematografico.
Riferimenti
• Gabriella Gribaudi, Guerra totale. Tra bombe alleate e violenze naziste. Napoli e il fronte meridionale 1940–44, Torino, Bollati Boringhieri, 2005.
• Guido D’Agostino, Le quattro giornate di Napoli, Napoli, Guida, 1993.
• Richard Lamb, War in Italy 1943–1945: A Brutal Story, London, 1993.
• Hans Umbreit, Das Deutsche Reich und der Zweite Weltkrieg, vol. VII, 1990.
• Ian Kershaw, All Hell Let Loose: The World at War 1939–1945, London, 2011.
PICTURE COPYRIGHT OWNER BY GETTY IMAGES - CREDIT FPG. THE 5TH ARMY IN NAPLES, OCTOBER 1943.