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Ottavio Missoni nacque a Ragusa di Dalmazia (oggi Dubrovnik) nel 1921 e trascorse gran parte della giovinezza a Zara, ci...
15/05/2026

Ottavio Missoni nacque a Ragusa di Dalmazia (oggi Dubrovnik) nel 1921 e trascorse gran parte della giovinezza a Zara, città alla quale rimase profondamente legato per tutta la vita. Durante l’adolescenza si affermò nell’atletica leggera con la Ginnastica Zara, distinguendosi nei 400 metri e nei 400 ostacoli, entrando giovanissimo nella nazionale italiana. Fu più volte campione italiano e partecipò alle Olimpiadi di Londra del 1948.

Richiamato alle armi durante la Seconda guerra mondiale, combatté in Nord Africa come fante del 65º Reggimento fanteria della Divisione Trieste. Partecipò alla battaglia di El Alamein nel 1942, uno degli scontri più duri della campagna del deserto. Qui fu catturato dagli inglesi e trascorse circa quattro anni in prigionia in Egitto senza collaborare con gli inglesi. Missoni raccontò in diverse occasioni quell’esperienza come decisiva per la sua formazione umana: sopravvisse alla durezza del conflitto e della detenzione senza rinunciare allo sport, improvvisando allenamenti anche nei campi di prigionia.

Tornato dopo la guerra, trovò una Dalmazia devastata: Zara era stata pesantemente bombardata e il contesto politico del dopoguerra portò gran parte della popolazione italiana all’esodo giuliano-dalmata. Anche la famiglia Missoni lasciò definitivamente quelle terre, stabilendosi prima nell’area di Trieste e poi in Lombardia.

Con la moglie Rosita fondò poi la maison Missoni, diventando uno dei grandi protagonisti della moda italiana del Novecento e contribuendo in modo determinante all’affermazione internazionale del Made in Italy.

Pur raggiungendo fama mondiale, non dimenticò mai Zara e la Dalmazia. Per vent’anni, dal 1986 al 2006, fu sindaco del Libero Comune di Zara in Esilio, associazione simbolica e culturale degli esuli dalmati italiani, continuando fino alla fine della sua vita a mantenere viva la memoria della sua terra natale e della comunità zaratina dispersa dopo la guerra.

Le Quattro Giornate di Napoli tra mito popolare, finzione cinematografica e realtà storica. (Di AB)Le Quattro Giornate d...
01/10/2025

Le Quattro Giornate di Napoli tra mito popolare, finzione cinematografica e realtà storica. (Di AB)

Le Quattro Giornate di Napoli (27–30 settembre 1943) sono uno degli episodi più conosciuti della storia resistenziale italiana. La città insorse contro i reparti tedeschi presenti, ostacolando rastrellamenti e deportazioni e rendendo più agevole l’ingresso degli Alleati il 1° ottobre. In Italia, questo evento è stato raccontato come simbolo di eroismo popolare e di riscatto nazionale. In Germania, invece, è rimasto un episodio marginale, un dettaglio logistico nei rapporti militari. La distanza tra le due storiografie è netta e interessante da analizzare.

La prospettiva italiana
Subito dopo la guerra, le Quattro Giornate furono celebrate come la prima insurrezione popolare vittoriosa contro l’occupazione nazista in Europa. Il film Le Quattro Giornate di Napoli di Nanni Loy (1962) contribuì a fissare nell’immaginario collettivo l’immagine di una città intera che, spontaneamente, si era liberata da sola. Negli anni ’80 e ’90, storici come Guido D’Agostino e Gabriella Gribaudi hanno ridimensionato la lettura epica, sottolineando come i tedeschi fossero già in fase di ritirata e come la rivolta fosse più una forma di guerriglia urbana diffusa che una battaglia campale. Oggi la storiografia italiana tende a un equilibrio: riconosce il valore simbolico e morale della rivolta, pur ammettendo che sul piano militare essa non fu decisiva.

La prospettiva tedesca
Nelle fonti tedesche dell’epoca, Napoli non è descritta come teatro di una sconfitta, ma come una tappa complicata della ritirata. Nei rapporti della Wehrmacht e nei diari della 15ª e della 3ª Panzergrenadier-Division si parla di “disordini locali” e “atti ostili della popolazione”. L’accento è posto più sulle distruzioni pianificate (porto, depositi, infrastrutture), vero obiettivo della presenza tedesca in città, che sugli scontri con i civili. Nelle memorie di ufficiali tedeschi emergono toni di fastidio e irritazione, non il riconoscimento di una vera battaglia condotta e persa. La rivolta appare come un ostacolo logistico, un imprevisto che spinse i tedeschi ad accelerare l’abbandono della città, anche in considerazione della rapidità con cui gli Alleati avanzavano verso Napoli. La storiografia tedesca del dopoguerra (anni ’50–’80) concentrata sui grandi fronti (Russia, Normandia, Italia centrale) dedica a Napoli poche righe, quasi sempre per sottolineare i sabotaggi effettuati. Anche negli studi più recenti, come quelli di Hans Umbreit, Napoli resta un episodio collaterale, citato solo come esempio di difficoltà incontrate durante il ripiegamento.

Confronto e sintesi
• In Italia: le Quattro Giornate sono mito fondativo della Resistenza, episodio corale e popolare di grande valore politico e civile.
• In Germania: la rivolta è ridotta a disturbo locale, un contrattempo nella ritirata.
• A livello internazionale: studiosi come Richard Lamb o Ian Kershaw collocano le Quattro Giornate tra gli eventi simbolicamente cruciali per l’Italia, ma marginali nella strategia militare complessiva.

Le parole delle fonti tedesche
Alcuni documenti rendono bene la prospettiva:
• Rapporto operativo della Wehrmacht (settembre 1943): “In città si registrano azioni ostili della popolazione contro reparti in ritirata. Necessario accelerare l’evacuazione e distruggere infrastrutture strategiche”.
• Diario della 15ª Panzergrenadier-Division: “La popolazione civile ostacola le operazioni di sgombero con attacchi irregolari. Non sono previste azioni di riconquista”.
• Hans Umbreit (1990): “A Napoli, reparti tedeschi dovettero affrontare disordini civili che resero difficile la distruzione completa delle strutture portuali. Il comando decise di proseguire la ritirata verso la linea Volturno senza impegnare ulteriori risorse”.

Conclusione
Le Quattro Giornate di Napoli sono rimaste a lungo imprigionate in una narrazione patriottica ed eroica, utile al consolidamento dell’identità nazionale ma spesso poco aderente alla realtà militare, mentre la storiografia tedesca ridimensiona l’episodio a un contrattempo logistico. Il compito dello storico è distinguere tra mito, memoria e fonti, ricostruendo gli eventi attraverso documenti, testimonianze e comparazioni internazionali. Solo così l’episodio può essere compreso nella sua reale portata: non tanto come battaglia risolutiva o leggenda popolare, quanto come momento di frizione tra una popolazione civile e un esercito in ritirata, che merita di essere studiato nella sua complessità, al di là della retorica e del racconto cinematografico.

Riferimenti
• Gabriella Gribaudi, Guerra totale. Tra bombe alleate e violenze naziste. Napoli e il fronte meridionale 1940–44, Torino, Bollati Boringhieri, 2005.
• Guido D’Agostino, Le quattro giornate di Napoli, Napoli, Guida, 1993.
• Richard Lamb, War in Italy 1943–1945: A Brutal Story, London, 1993.
• Hans Umbreit, Das Deutsche Reich und der Zweite Weltkrieg, vol. VII, 1990.
• Ian Kershaw, All Hell Let Loose: The World at War 1939–1945, London, 2011.

PICTURE COPYRIGHT OWNER BY GETTY IMAGES - CREDIT FPG. THE 5TH ARMY IN NAPLES, OCTOBER 1943.

Nell'ambito dell'iniziativa dei "giovedì al Museo", si terrà la presentazione del volume "Inventario del fondo Compagnia...
26/01/2023

Nell'ambito dell'iniziativa dei "giovedì al Museo", si terrà la presentazione del volume "Inventario del fondo Compagnia Carabinieri di Modica e reparti dipendenti (1923-1971)",
dedicato al primo inventario archivistico su un fondo custodito presso la Direzione dei Beni Storici e Documentali dell'Arma dei Carabinieri.

L'inventario è stato realizzato dalla Dottoressa Maria Letizia Annaloro che sarà presente all'evento.

Intervengono il Professor Giovanni Paoloni e la Professoressa Francesca Nemore dell'Università degli Studi "Sapienza".

Modera il Tenente Colonnello Flavio Carbone.

Al termine della presentazione e previa registrazione si potrà ritirare una copia del volume fino ad esaurimento.

Giovedì 26 gennaio alle 17.20 nell’Aula magna dell’Accademia dei Fisiocritici (piazzetta Silvio Gigli, 2) si terrà la co...
16/01/2023

Giovedì 26 gennaio alle 17.20 nell’Aula magna dell’Accademia dei Fisiocritici (piazzetta Silvio Gigli, 2) si terrà la conversazione di Gabriele Maccianti “In una terra incognita. Soldati senesi in Libia 1911-1912”.
L’incontro è nato dall’analisi di oltre centoquaranta lettere pubblicate sui periodici cittadini e dalla scoperta di alcuni archivi fotografici. Tanto i testi – dai quali emerge stupore e meraviglia per la cultura e le abitudini della popolazioni e per lo sconosciuto ambiente naturale – quanto le immagini - alcune delle quali di forte impatto emotivo - consentiranno di rivivere quel lontano conflitto, gravido di conseguenze sia in Italia che nel più vasto scenario internazionale.
Faranno parte integrande della serata Federica Olla e Massimiliano Milanesi della Compagnia teatrale “La Sveglia” che leggeranno brani delle missive spedite dalla “quarta sponda” e il Coro della Contrada di Valdimontone, che eseguirà alcuni motivi dell’epoca. Saranno presenti anche i discendenti di alcuni autori delle lettere.

Avete già acquistato il panettone dei paracadutisti?--La sezione pistoiese dell’Associazione nazionale paracadutisti d’I...
05/12/2020

Avete già acquistato il panettone dei paracadutisti?
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La sezione pistoiese dell’Associazione nazionale paracadutisti d’Italia, ha lanciato l’iniziativa di realizzare un monumento dedicato ai paracadutisti d'Italia. Il finanziamento avviene tramite la vendita de "Il panettone dei paracadutisti", un prodotto di alta qualità presentato nell'esclusiva confezione metallica studiata e disegnata dai parà dell'anpdi Pistoia.
-- http://lnx.anpdipistoia.it/2020/12/04/il-panettone-dei-paracadutisti/
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Il Panettone dei Paracadutisti

I Giovani Democratici si accingono a festeggiano il 25 aprile e pubblicano un manifesto in ambientazione da "Addio, mia ...
18/04/2020

I Giovani Democratici si accingono a festeggiano il 25 aprile e pubblicano un manifesto in ambientazione da "Addio, mia bella, addio".

Peccato, per loro, che la fotografia fissi la partenza, alla presenza del ministro della cultura popolare della R.S.I. Ferdinando Mezzasoma, di appartenenti ad una Brigata Nera, presumibilmente per una spedizione antipartigiana....

Il bombardamento di Dresda, 75 anni fa.
13/02/2020

Il bombardamento di Dresda, 75 anni fa.

La storia di uno dei più devastanti attacchi aerei nella storia d'Europa, quello raccontato da Kurt Vonnegut in "Mattatoio n.5", che fece decine di migliaia di morti

Una bandiera del Regno d’Italia a Fiume, nell’ex Palazzo del Governatorato,ora sede del Museo storico di Rijeka, il luog...
12/09/2019

Una bandiera del Regno d’Italia a Fiume, nell’ex Palazzo del Governatorato,ora sede del Museo storico di Rijeka, il luogo in cui 100 anni fa Gabriele D’Annunzio spiegò quello intriso dal sangue del Maggiore Randaccio. È scattata all’alba di questa mattina l’operazione . A compierla il misterioso gruppo de “Gli Idraulici”, già protagonista di azioni goliardiche a Bibbiano e Lampedusa e vicino al gruppo identitario de Il Talebano, diretto dal sociologo Fabrizio Fratus.

“Oggi, nel centenario dell’impresa di Fiume – ha spiegato il gruppo in una nota – abbiamo voluto dimostrare che ora come allora alcuni Italiani non si arrendono. Abbiamo voluto dimostrare che esistono ancora italiani che non sono disposti ad accettare di essere rappresentati da un governo fantoccio che non difende gli interessi nazionali. Da un governo che anziché difendere i propri confini e i propri cittadini spalanca le porte agli invasori. Da un governo di uomini e donne che non conoscono bellezza, coraggio, audacia, dignità. Oggi un gruppo di Italiani ha issato il tricolore sulla facciata del Palazzo del Governatorato di Fiume”.

“L’impresa della Banda degli Idraulici - spiegano ancora – la terza dopo quella di Lampedusa e quella di Bibbiano, non vuole rivendicare un nazionalismo ottuso, ignorante ma sopratutto inattuale ed ancor meno rappresentare alcun sentimento nostalgico tipico delle battaglie di retroguardia che tanto tornano utili al mainstream. L’impresa degli Idraulici vuole ricordare ai propri connazionali chi siamo, da dove veniamo e di cosa possiamo essere capaci. L’impresa degli Idraulici vuole risvegliare la coscienza degli Italiani che non si accontentano di continuare a sb****re dita sulla tastiera per pubblicare inutili post su Fakebook. Ieri il governo Nitti oggi il governo Conte, rappresentano gli interessi della elite finanziaria, antinazionale ed antipopolare. Mai come oggi è necessario riprendere la fiaccola che grandi uomini come D’Annunzio, Keller, Host-Venturi, Marinetti, Reina, De Ambris e tanti altri combattenti sconosciuti ma non meno coraggiosi hanno acceso il 12 Settembre 1919. Oggi come ieri ‘Ci siamo levati soli contro un mostro minaccioso e insaziabile. Ci siamo levati soli contro un mondo f***e e vile. Ci siamo levati soli contro l’immenso potere costituito e munito dei ladri, degli usurai e dei falsarii. Respiriamo il nostro orgoglio’. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia”.

Una poesia che profuma di audacia. Di vita. E lo fa in un mondo che, invece, puzza di morte.

Cerimonia commemorativa nell'anniversario dell'affondamento della nave da battaglia Roma, il 9 settembre 1943.Apprezziam...
10/09/2019

Cerimonia commemorativa nell'anniversario dell'affondamento della nave da battaglia Roma, il 9 settembre 1943.
Apprezziamo il gesto della mano sul cuore ma
non sappiamo se il bermuda del sindaco è d'ordinanza....

La Repubblica, senza commentare il contenuto dell'articolo, ha pubblicato la bandiera italiana al contrario. Condividiam...
28/08/2019

La Repubblica, senza commentare il contenuto dell'articolo, ha pubblicato la bandiera italiana al contrario. Condividiamo lo scempio e scriviamo una mail di protesta al giornale...

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