10/07/2025
Chissà che fine aveva fatto Gianantonio ( Posocco )… L’ultima volta che l’ho incrociato, era tra calli e canali, immerso anima e corpo nella sua affascinante "Laguna nel bicchiere".
Poi: silenzio. Sparito come un buon vino dimenticato in cantina (ma di quelli che migliorano col tempo, sia chiaro).
Ed ecco che, quasi per caso, me lo ritrovo lassù, tra le colline dei monti Vittoriesi, con la stessa passione di sempre e, forse, anche con qualche grappolo di entusiasmo in più.
Mi sento sinceramente fortunata ad averlo ritrovato. Perché ritrovare Gianantonio significa ritrovare vini autentici, storie vere e quella rara capacità di far convivere tradizione e visione.
Quando il navigatore (sbagliando alla grande) mi ha portata davanti a una tranquilla casa di famiglia, di lui – naturalmente – nessuna traccia.
E infatti, dov’era finito?
Ingurgitato dalle sue vigne, ovvio. Perché Gianantonio non si trova con un citofono: si trova tra i filari, immerso fino al cuore.
E dimenticate il semplice concetto di “cantina”. Qui si parla di un autentico Vin de Garage. Niente fronzoli, solo l’essenziale. Ma l’essenziale, qui, è tutto:
c’è l’Uva. C’è la Vigna.
Nuda, cruda, vera.
Un mosaico di vitigni Piwi e varietà antiche, di viti vecchie e adolescenti che convivono tra i pendii.
Ci sono nomi che sembrano usciti da un libro di poesia enologica: Verdiso, Perera, Bianchetta, Boschera, ma anche Glera, Sauvignon Gris piantato “sodo” nel 2020, in una sfida controcorrente e (pare) vincente. I vitigni internazionali qui trovano finalmente la pace. E Raboso e Refosco? Vanno a nozze, senza bisogno di inviti formali.
La vinificazione? In tino di legno, con tre follature al giorno – rigorosamente sotto i 30°. C’è metodo, ma anche ascolto. Qui la fermentazione è un dialogo, non un processo.
E poi ci sono fichi, amoli, nespole, pomodori e r**e rosse… perché questa non è solo una cantina. È un ecosistema emotivo, un luogo dove la natura e l’uomo non si ignorano, si rispettano, si esaltano a vicenda.
Un paradiso imperfetto e meraviglioso, dove ogni bottiglia racconta non solo il vino, ma chi lo fa. E io mi sento sinceramente fortunata ad aver ritrovato Gianantonio – e il suo mondo.