Angela De Luca

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Insegno cioccolateria, studio il cacao,
degusto buon cioccolato.
📌 Aiuto professionisti e aziende a creare, inserire e gestire il cioccolato.
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La GDO ha imparato a parlare la lingua della nicchia, ma senza i costi e la sostanza della nicchia.Ieri sono entrata in ...
05/05/2026

La GDO ha imparato a parlare la lingua della nicchia, ma senza i costi e la sostanza della nicchia.

Ieri sono entrata in una Pam con un cliente per mostrargli alcuni dettagli sul packaging delle tavolette che solitamente occupano gli scaffali.

Quello in foto è cannibalismo semantico.
Si usano termini come monorigine/selezione pregiata/solo 3 ingredienti, perché sono diventati degli indicatori di qualità. Mostrare la cabossa o il volto del contadino serve poi a creare un legame ancestrale che nella realtà industriale è praticamente inesistente.

Il consumatore medio, vedendo una tavoletta che ha una carta patinata, colori naturali e un indicatore su una mappa, cade inconsapevolmente nell’illusione di prossimità alla materia prima. Illusione che ne giustifica immediatamente l’acquisto. Si sente un intenditore spendendo 2,25€ per un monorigine, senza però uscire dalla comfort zone del supermercato.

Capiamoci: questa tavoletta vale il prezzo a cui viene venduta.

Ma perché fa danno?

Perché ci educa a un valore di mercato totalmente distorto. Perché un monorigine di qualità non può avere quel prezzo. E quindi quando un chocolate maker propone una tavoletta bean to bar a 8€, non pensiamo che sia migliore, ma pensiamo che sia ingiustificatamente costosa.

Inoltre crea false consapevolezze: il consumatore crede di star mangiando bene, crede di sostenere una filiera, ma in realtà sta consumando lo stesso prodotto massificato di vent’anni fa, solo con un vestito più elegante.

Il mercato attuale si basa sulla comunicazione e l’industria fa bene a farla. I chocolate makers per anni, questa comunicazione, non la stanno proteggendo con una narrazione forte e costante.

Sono presi piuttosto dal perfezionamento dei loro processi in laboratorio, dimenticandosi di spiegare perché il loro prodotto è diverso. Fanno poca divulgazione e spesso la fanno anche male, sia per mancanza di tempo che di budget.

La GDO ha reso banali concetti che dovrebbero essere straordinari. I chocolate makers, di contro, hanno un prodotto eccellente, ma non riescono a fare rumore.

L’impegno c’è, ma i risultati sono ancora molto scarsi.

📌 Ditemi la vostra 💬

Il cioccolato è andato a male?❌ No. Ha solo preso caldo.Questa è una delle tavolette che ho apprezzato di più dello scor...
04/05/2026

Il cioccolato è andato a male?
❌ No.
Ha solo preso caldo.

Questa è una delle tavolette che ho apprezzato di più dello scorso anno.

In una delle consulenze a Torino feci un po’ di scorta, ma probabilmente a causa della temperatura non proprio fresca, parte del b***o di cacao è affiorata sulla superficie, sbiancando il prodotto in maniera irreversibile.

🔍 È un problema degustare del cioccolato così fuori tempera?

Ni. Il cioccolato resta buono, ma perfettamente temperato riusciamo ad apprezzarlo di più.

📝 Cosa vuol dire temperato (o meglio ancora, precristallizzato)?

Significa lavorarlo per ottenere il giusto quantitativo di cristalli in 5° forma che garantiscono:
-> contrazione in fase di cristallizzazione (quindi tavoletta che si stacca dallo stampo perché si restringe)
-> lucentezza e assenza di difetti estetici (come striature, puntini o crepe)
-> punto di fusione vicino a quello corporeo

📍Proprio quest’ultimo aspetto è quello fondamentale: un cioccolato temperato bene è un cioccolato che si degusta bene perché fonde alla giusta temperatura, liberando correttamente il bouquet aromatico del cioccolato in questione.

Fortunatamente sono spesso di passaggio nel torinese. In una consulenza successiva ho recuperato altre tavolette arrivate intonse a destinazione!

📌 La tavoletta MES Cuyagua 70% è di

Amarezza impercettibile, ma intenso aroma di cacao. Si percepivano note di caffè, sughero e banana. Sullo sfondo, una leggera acidità che mi ha ricordato l’amarena e la sensazione comfort di cremosità del caramello filante.

Non c’è più questa nello specifico, ma trovate disponibile la Venezuela della stessa linea.

Buona degustazione! 🍫

Questa è “Orfeo”, una delle praline a strati che mi ha dato più soddisfazioni.È un saliscendi di sapori pazzesco.Uno str...
28/04/2026

Questa è “Orfeo”, una delle praline a strati che mi ha dato più soddisfazioni.

È un saliscendi di sapori pazzesco.

Uno strato di rosmarino e nocciola IGP su base latte abbinato ad un cremino all’olio evo, sale di Maldon e peperoncino. Tutto equilibrato e portato al limite come presenza di aromi.

La camicia è color cioccolato, il mio colore preferito! 🤎

L’ho realizzata alternando tre strati sottilissimi di cioccolato.

📝 Prima ho inserito una goccia di cioccolato 75% temperato in ogni foro, poi nebulizzata da vicino con la sola aria dell’aerografo in modo da creare un effetto watercolor. Si procede quindi creando una prima camicia finissima bianca e poi una seconda fondente 75%.

E poi, ovviamente, i due strati interni di ripieno.

⏳ La praline è anidra e ha una shelf life di 18 mesi a 16° TC.

📌 La trovate nel Chocolate LAB, accedendo dal link in bio 🍫

27/04/2026

Perché SCONSIGLIO di comprare una temperatrice a disco?

👇🏻 Per 5 motivi.

In questo tipo di macchina un disco rotante solleva il cioccolato da una vasca per renderlo disponibile all’operatore.
Sebbene sia più economica e facile da pulire, questa semplicità strutturale comporta diversi svantaggi critici rispetto al sistema a coclea:

1. Instabilità del temperaggio. È molto difficile mantenere la curva termica a lungo poiché il cioccolato perde facilmente la tempera se la temperatura ambiente varia o se si aggiunge nuovo prodotto.

2. Rischio di sovracristallizzazione. Distribuendosi sul disco per raffreddarsi, il cioccolato tende a diventare più viscoso col passare del tempo, un problema che nella coclea è ridotto al minimo grazie alle pareti riscaldate della vasca che mantengono in equilibrio il quantitativo di cristalli stabili all’interno della massa.

3. Lentezza produttiva. Non c’è modo né di bloccare il flusso né di lavorarci comodamente con corpi cavi, riducendo così il numero di lavorazioni da poter eseguire nei giusti tempi tecnici.

4. Limiti tecnologici. È uno strumento manuale, poco adatto a essere collegato a tunnel di raffreddamento o linee di ricopertura professionali.

5. Incremento del rischio di contaminazione. Tutto il cioccolato lavorato è esposto all’aria.

✔️ Per concludere, la classica temperatrice continua provvista di coclea è LA macchina per tutti i professionisti che lavorano cioccolato in medie-grandi quantità. È un investimento per chi cerca continuità e precisione per tutto il giorno.

🔍 La temperatrice a disco, invece, resta una soluzione più economica e meno performante, valida solo per produzioni limitate o estemporanee dove la velocità di esecuzione e la stabilità a lungo termine non sono la priorità assoluta. O quando si è alla ricerca di un rapido effetto “wow!” come quello che creano le fontane di cioccolato, le pareti dove cola il cioccolato e tutte le istallazioni dove l’obiettivo non è comunicare professionalità, ma instillare nel cliente la voglia di tuffarcisi dentro.

📌 Avete mai utilizzato/acquistato una temperatrice a disco?

📍 Temperatrice .spa 🍫

È una fortuna poter chiamare tutto questo “lavoro”. Il 25 aprile, per me, ha precisamente questo scopo.
Quello di essere...
25/04/2026

È una fortuna poter chiamare tutto questo “lavoro”.

Il 25 aprile, per me, ha precisamente questo scopo.

Quello di essere consapevoli di cosa significhi vivere in un paese libero e di cosa, invece, è stato il fascismo: dittatura, repressione, violenza, leggi razziali, cancellazione dei diritti e della dignità umana, persecuzione sistematica di chiunque fosse considerato diverso o scomodo.

C’è chi riconosce tutto ciò e lo chiama con il suo nome e chi ancora lo minimizza, lo ridicolizza, lo discolpa o, peggio, lo rivendica. Tirando fuori patetiche nostalgie, sguazzando beatamente nell’ambiguo e ripetendo la sempreverde tiritera del “eh, ma quando c’era LVI”.

E scegliendo così, consapevolmente o meno, una sola cosa: essere dalla parte sbagliata della storia.

La Liberazione non è una ricorrenza neutra né un appuntamento da festeggiare con “sobrietà”.

È una giornata che traccia una bella linea netta tra chi riconosce il valore della libertà umana e chi finisce per sminuire o giustificare gli ideali che hanno negato quella libertà con una brutalità spietata.

📌 Voglio ringraziare ancora tutti i partecipanti che, durante la lezione di degustazione di oggi, si sono avvicinati con curiosità e attenzione al mondo dell’olio extravergine di oliva di qualità.

[E del cioccolato, quello non manca mai 🤎]

📚 E sempre grazie a Chiara della per l’invito e per essere tra quelle persone che, giorno dopo giorno, si battono per resistere all’ignoranza a suon di letture, confronti e incontri con gli autori.

Mi rendo conto di avere la fortuna di poter vivere liberamente, di poter scegliere chi essere, di poter parlare senza timori, di poter condividere, di poter sorridere, di poter studiare e di potermi crogiolare ogni giorno nel lusso di poter fare qualsiasi cosa desideri.

Non per tutti è sempre stato così.

E ricordarlo, oggi, è il modo che considero intellettualmente più onesto per dargli davvero valore.

“Non siamo obbligati a consumare cioccolato.”È una frase che ripeto spesso durante le degustazioni, e anche ieri sera al...
24/04/2026

“Non siamo obbligati a consumare cioccolato.”

È una frase che ripeto spesso durante le degustazioni, e anche ieri sera al Comitato Gemellaggio – Casa San Rocco è tornata al centro della discussione.

📍 Perché il punto è proprio questo: se il cioccolato è buono (buono davvero, quindi non solo dal punto di vista sensoriale, ma anche etico) allora ha senso sceglierlo e consumarlo con consapevolezza.

Altrimenti, possiamo tranquillamente lasciarlo sullo scaffale, evitando di sostenere un mercato fatto di scarsa qualità e, troppo spesso, di sfruttamento.

🌱 Ieri abbiamo condiviso questo approccio con un gruppo di oltre 30 persone, curiose e attente, con tanta voglia di capire cosa c’è davvero dietro la filiera del cacao.

🔍 La degustazione si è articolata in 10 assaggi, attraversando diverse tipologie di cioccolato — fondenti (blend e monorigine, con e senza inclusioni), massa di cacao, latte aromatizzato, bianco — insieme a tre creme spalmabili, senza dimenticare il confronto con alcuni prodotti della grande distribuzione e una parentesi sul mondo del senza zuccheri aggiunti.

È stata una serata ricca di stupore, domande e confronto! 🤎

Ed è proprio la quantità e la qualità delle domande arrivate alla fine la cosa che mi ha colpito di più: significa che c’è interesse reale, voglia di capire e di portarsi a casa strumenti concreti da applicare nella vita quotidiana.

È anche per questo che continuo a organizzare o a presenziare a serate di degustazione e divulgazione: da anni il mio obiettivo è far conoscere il cioccolato di qualità a più persone possibile, dove “qualità” significa sì bontà, ma anche rispetto della materia prima e di tutta la filiera che c’è dietro.

📌 Domani mi aspetta una nuova lezione di degustazione, questa volta dedicata all’olio EVO in purezza.

(… che, per deformazione professionale, finirà inevitabilmente per incontrare anche il cioccolato! 🍫)

Ieri ero a cena con un cliente e stavo ragionando con lui sul packaging e sulla relativa comunicazione offline/online di...
23/04/2026

Ieri ero a cena con un cliente e stavo ragionando con lui sul packaging e sulla relativa comunicazione offline/online di una nuova linea di cioccolato che stiamo studiando per l’autunno.

🤹🏻‍♀️ A questo proposito, adesso facciamo una lista delle parole/claim che vorremmo venissero bandite dal mondo food.

Inizio io! 🙋🏻‍♀️

1. Rivisitato
2. Destrutturato
3. Interpretato
4. “A modo mio”
5. Tradizione
6. Innovazione
7. “Come una volta”
8. Naturale
9. Contemporaneo (pure questa è ormai ricoperta da una bella patina vintage. Incredibile.)

Vederle sparire in blocco sarebbe per me estremamente gratificante, non lo nego.

Ma potrei considerare anche l’eventualità di giungere ad un compromesso.

🚨 Tipo istituire una multa per l’abuso.

Se sto per ordinare un dessert “rivisitato a modo mio, rispettando la tradizione e con solo ingredienti naturali” (e quello di ieri mi è stato presentato così, giuro…), ha senso se in sala partisse, chessò, una sirena di allarme, mentre le luci iniziano a lampeggiare convulsamente e il ristoratore, resosi conto della sua negligenza, costretto ad offrirmi quel dessert senza poter far alcun tipo di ricorso al tribunale dei dolci?

Sì, ha senso.

📌 Ci sono parole usate nel mondo della comunicazione in ambito food che ti fanno alzare gli occhi al cielo?
Fammelo sapere nei commenti! 🍿

P.S. Non era il dessert in foto. Magari!

Questa bontà l’ho apprezzata, forchettata dopo forchettata, da 🤎

Quello che vedete è il cioccolato di Purezza, la tavoletta Chacolate® al Matcha di Yame: quella dal colore unico e incon...
22/04/2026

Quello che vedete è il cioccolato di Purezza, la tavoletta Chacolate® al Matcha di Yame: quella dal colore unico e inconfondibile.

📍Dentro c’è il 4% di tè matcha, scelto e raccolto in loco da Francesca e Mattia.

Il b***o di cacao è naturale, direttamente da Tingo Maria, in Perù.

Il cioccolato è in perfetto equilibrio con il tè. Equilibrio trovato, come sempre, dopo molti tentativi.

🌱 Purezza è una delle quattro tavolette della linea Chacolate®: insieme a lei ci sono Tranquillità, Rispetto, Armonia.

Quattro modi diversi di raccontare il tè giapponese attraverso il cioccolato.

✔️ Negli ultimi mesi, durante le degustazioni, le abbiamo spesso proposte abbinate al loro tè. Lo stesso tè sia dentro la tavoletta che in tazza.

🔍 È un modo semplice, ma molto diretto soprattutto per chi muove i primi passi nel mondo della degustazione, per capire davvero cosa succede quando le materie prime sono le stesse. Si riescono a riconoscere sia le note caratteristiche che le sfumature.

🇯🇵 Intanto Francesca e Mattia, ora, sono proprio in Giappone!

Tra campi di tè e artigiani locali, alla ricerca delle prossime foglie e di nuove collaborazioni. E con lo sguardo già rivolto al prossimo viaggio nel Giappone rurale, previsto per agosto e pensato per chi vuole scoprire (e capire) questi luoghi da vicino.

📌 Trovate tutta la linea Chacolate® — insieme ai tè giapponesi importati direttamente dai produttori — sull’ecommerce di

📬 Per chi è iscritto alla newsletter (link in bio), domani arriverà un codice sconto del 10%!
   

Una tavoletta di buon cioccolato bean to bar no perché costa troppo, che scherzi, è uno scandalo.10€ per 62g di zucchero...
21/04/2026

Una tavoletta di buon cioccolato bean to bar no perché costa troppo, che scherzi, è uno scandalo.

10€ per 62g di zucchero ogni 100g di prodotto impastato con aromi e coloranti, invece, sì.

Ripeto: SESSANTADUE GRAMMI DI ZUCCHERO OGNI CENTO GRAMMI, DIECI EURO.

Dovremmo avere più cura di noi.
[… e dovremmo imparare a leggere le etichette.]

Dannazione.

🔗 Link in bio per entrare nel Chocolate LAB e degustare con me cioccolato di qualità (tutti i mesi ricevi un pacco a casa con prodotti da assaggiare e analizzare insieme!).

Domenica ho dedicato il pomeriggio all’olio evo.Ho degustato diverse monocultivar italiane, fatto un salto in Grecia, Cr...
14/04/2026

Domenica ho dedicato il pomeriggio all’olio evo.

Ho degustato diverse monocultivar italiane, fatto un salto in Grecia, Croazia, Turchia e Albania per alcuni campioni, visitato un frantoio nel trevigiano e chiuso la serata con abbinamenti di olio evo a formaggi e verdure e pure ad un gelato fiordilatte letteralmente commovente.

📍 Per anni mi sono occupata verticalmente di cioccolato, giustificando spesso la scarsa consapevolezza del consumatore medio: dopotutto il cacao è un frutto esotico, lontano, che non vediamo crescere. È quasi fisiologico che se ne sappia poco.

Mi sono avvicinata al mondo dell’olio evo con una convinzione, rivelatasi poi errata: pensavo che su un prodotto così vicino a noi, che fa parte del nostro paesaggio e della nostra storia familiare, il livello di conoscenza fosse nettamente superiore.

❌ Invece, nemmeno a dirlo, mi sono scontrata con una realtà diversa.

Ho dedicato l’ultimo anno a studiare la filiera dell’olio evo con lo stesso rigore applicato al cacao. È un percorso necessario per comprendere come preservare l’integrità della materia prima durante la lavorazione, per apprezzarne le caratteristiche in fase di assaggio e per trasformare l’acquisto in una scelta consapevole, che vada oltre l’estetica dell’etichetta o del prezzo sul talloncino.

🔗 Oggi metto a sistema queste conoscenze per lavorare su abbinamenti dove l’olio evo diventa il veicolo ideale per i sentori del cacao. È un incontro che trasforma la degustazione in un’esperienza più ricca e consapevole.

Studiare queste materie prime significa, per me, imparare a rispettarle e capire come ogni sfumatura di profumi e sapori possa diventare lo strumento per valorizzare davvero ciò che portiamo in tavola.

🔍 Ne parlerò meglio il 25 aprile alle 15:00, presso il Vivaio Letterario di Belluno, dove terrò una lezione di degustazione di olio evo.

Assaggeremo diverse tipologie di evo prima in purezza, poi inserite in una serie di abbinamenti. Non mancherà il cioccolato, ovviamente.

📌 Sono rimasti due posti disponibili. Per prenotarsi, contattare direttamente

“Perché tieni sempre i pastelli in borsa?”Sapessi.
13/04/2026

“Perché tieni sempre i pastelli in borsa?”

Sapessi.

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