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Qui troverai i racconti dei più celebri casi di cronaca nera, processi che hanno segnato la storia, vicende di mafia, misteri irrisolti e le storie dei protagonisti del crimine organizzato. SVENDITA ARTICOLI DA COLLEZIONE ANNI 80 PER RINNOVAMENTO MERCE. SOLO A TRIGGIANO IN VIA CASALINO 84!

09/09/2026

Fu Provenzano a far catturare Riina? Falso o verità?

🎬 SCIANNA: “IL MIO BAGARELLA SENZA FILTRI NÉ MITI”Interpretare Leoluca Bagarella ne Il capo dei capi non fu una semplice...
08/09/2026

🎬 SCIANNA: “IL MIO BAGARELLA SENZA FILTRI NÉ MITI”

Interpretare Leoluca Bagarella ne Il capo dei capi non fu una semplice prova attoriale. Francesco Scianna si confrontò con una figura realmente esistita e legata ad alcune delle pagine più sanguinose della storia di Cosa Nostra.

Il ruolo richiedeva soprattutto di raccontare il criminale senza trasformarlo in un mito, evitando qualsiasi forma di fascino o celebrazione della mafia.

La serie del 2007 raccontò l'ascesa dei Corleonesi, la guerra di mafia e la stagione delle stragi, riportando sullo schermo personaggi realmente esistiti.

Per Scianna, la sfida era quindi anche psicologica: comprendere un personaggio non significa giustificarlo.

Un'interpretazione che ancora oggi divide il pubblico e fa discutere sul confine tra memoria storica e spettacolarizzazione della criminalità.

💬 Voi cosa ne pensate dell'interpretazione di Scianna? Vi ha convinto nei panni di Bagarella?

📚 Riferimenti: Il capo dei capi (2007); interviste a Francesco Scianna; approfondimenti di Movieplayer sulla serie e sulla rappresentazione della mafia.

07/09/2026

🔴👂MINI PODCAST
🎄 25 DICEMBRE 1982 — L’AGGUATO A “SCARPUZZEDDA”

Il giorno di Natale del 1982, a Ciaculli, Pino Greco detto “Scarpuzzedda”, uno degli uomini più temuti dell’ala corleonese, finì nel mirino di un agguato organizzato dagli avversari.

Greco riuscì a sopravvivere, ma quell'attacco rappresentò una grave crepa nella sicurezza dei Corleonesi.

Secondo le ricostruzioni processuali di Gaetano Grado e Tommaso Buscetta, la risposta fu terribile: una nuova ondata di vendette e omicidi colpì gli uomini considerati vicini agli autori dell'attentato e le loro famiglie.

Pochi giorni dopo, il 29 dicembre 1982, vennero uccisi anche Vincenzo Buscetta e Benedetto Buscetta, familiari di Tommaso.

La caccia ai responsabili non si fermò in Sicilia: arrivò fino agli Stati Uniti, dove nel febbraio 1983 vennero assassinati Giuseppe Romano e Giuseppe Tramontana.

Un episodio che mostra quanto la Seconda guerra di mafia fosse ormai diventata una guerra senza confini, dove un attentato fallito poteva trasformarsi in una nuova spirale di sangue.

La storia della mafia passa anche attraverso queste testimonianze.


07/09/2026

Favorevole o sfavorevole alla pena capitale per gli autori di stragi?

06/09/2026

👉 IL SEGRETO DEL PADRINO: Ecco perché Don Vito non ha avuto paura di Fanucci.
🤫🎬Se hai visto Il Padrino - Parte II, ti sarai chiesto: come ha fatto un giovane Vito Corleone ad assassinare il temutissimo boss della Mano Nera con tanta freddezza?
🤷‍♂️La risposta è in una scena tagliata pazzesca!
💥 Nel vicolo, tre ragazzini aggrediscono Fanucci, gli tagliano la gola con un rasoio e lo derubano. Il "grande boss" non reagisce: rimane a terra a piagnucolare e implorare aiuto.È qui che scatta il coraggio di Vito. Capisce la verità: Fanucci non ha nessuna cupola mafiosa dietro. È solo un gigante d'argilla, un bluff che vive della paura altrui. Sapendo che era debole, Vito smette di pagargli il pizzo e lo elimina.
🔥E tu conoscevi questo retroscena? 👇 Fammelo sapere nei commenti!

FRANCESCO SCHIAVONE “SANDOKAN”: IL CAPO DEI CASALESIFrancesco Schiavone, conosciuto come “Sandokan” per la vaga somiglia...
04/09/2026

FRANCESCO SCHIAVONE “SANDOKAN”: IL CAPO DEI CASALESI

Francesco Schiavone, conosciuto come “Sandokan” per la vaga somiglianza con l’attore Kabir Bedi, è stato per decenni uno dei principali esponenti del clan dei Casalesi, potente organizzazione criminale della Camorra casertana.

Arrestato l’11 luglio 1998 nel suo bunker a Casal di Principe, Schiavone ha trascorso oltre 26 anni in regime di 41-bis.

⚖️ L'ascesa del boss

Sotto la sua leadership, il clan dei Casalesi sviluppò un enorme sistema criminale ed economico, con interessi negli appalti, nel traffico di droga e nello smaltimento illecito di rifiuti.

Schiavone fu condannato all'ergastolo in via definitiva nell'ambito del processo Spartacus, uno dei procedimenti più importanti contro la criminalità organizzata campana.

🔄 Il caso del 2024

Nel marzo 2024 arrivò una notizia destinata a fare scalpore: Schiavone aveva deciso di collaborare con la giustizia, dopo anni trascorsi come uno dei più irriducibili boss della criminalità casertana.

La decisione suscitò grande attenzione, anche perché i suoi figli Nicola e Walter avevano già intrapreso la strada della collaborazione.

Ma il percorso durò poco.

Dopo circa tre mesi, nell'estate del 2024, la collaborazione venne interrotta dalla magistratura.

Una parabola che racconta una delle figure più importanti e controverse della storia recente dei Casalesi: dal potere criminale alla condanna, fino al sorprendente tentativo di collaborazione con lo Stato.

03/09/2026

⚖️ Maxiprocesso di Palermo: il silenzio che faceva più rumore delle parole.

Nell'aula bunker dell'Ucciardone, tra il 1986 e il 1987, non si affrontavano soltanto magistrati e boss di Cosa Nostra. Si scontravano due mondi completamente opposti.

Molti imputati scelsero la strada dell'omertà. Domande senza risposta, sguardi impassibili, frasi come "non conosco", "non ricordo" o "non ho nulla da dichiarare" divennero una costante. Anche davanti alle accuse più gravi, il silenzio rappresentava un codice da rispettare, più importante di qualsiasi difesa.

Per Cosa Nostra parlare significava tradire. Tacere, invece, era un segno di fedeltà all'organizzazione, anche quando la prospettiva era quella dell'ergastolo.

Fu proprio quel muro di omertà a rendere ancora più decisive le testimonianze dei collaboratori di giustizia, come Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, che permisero ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino di ricostruire la struttura di Cosa Nostra e di spezzare, almeno in parte, il silenzio che per decenni aveva protetto l'organizzazione.

Il Maxiprocesso non fu soltanto il più grande processo alla mafia mai celebrato: fu anche la dimostrazione che il codice dell'omertà poteva essere incrinato dalla forza delle prove e della giustizia.

💬 Secondo voi, senza le testimonianze dei collaboratori di giustizia, il Maxiprocesso avrebbe avuto lo stesso esito?

🔴 IL PRESUNTO INCONTRO TRA TOTÒ RIINA E JOHN GAMBINO⚠️ Non esistono conferme certe che un incontro diretto tra Totò Riin...
03/09/2026

🔴 IL PRESUNTO INCONTRO TRA TOTÒ RIINA E JOHN GAMBINO

⚠️ Non esistono conferme certe che un incontro diretto tra Totò Riina e John Gambino sia realmente avvenuto. La vicenda è riportata in alcune ricostruzioni e testimonianze relative ai rapporti tra Cosa Nostra siciliana e quella americana, ma l’episodio dell’incontro non può essere considerato un fatto documentato con certezza.

🇮🇹 Il contesto
Nei primi anni ’80, durante la Seconda guerra di mafia, dopo l’uccisione di esponenti della fazione avversaria, tra cui Stefano Bontade e Salvatore Inzerillo, emerse la questione della sorte dei familiari superstiti degli Inzerillo, i cosiddetti “scappati”.
🇺🇸 La presunta mediazione
Secondo alcune ricostruzioni, esponenti della famiglia Gambino avrebbero avuto un ruolo nel tentativo di trovare una soluzione per gli Inzerillo superstiti. Tra i nomi citati compare anche John Gambino.
🤝 Il presunto accordo
Una delle versioni più diffuse sostiene che sarebbe stato raggiunto un accordo: agli Inzerillo superstiti sarebbe stata risparmiata la vita a condizione di lasciare la Sicilia e trasferirsi negli Stati Uniti, senza tornare a Palermo.

❗ Tuttavia, è importante distinguere ciò che è storicamente documentato dalle ricostruzioni e dalle testimonianze: non vi sono conferme certe che Totò Riina e John Gambino si siano incontrati personalmente.

🌎 Anni dopo, alcuni Inzerillo tornarono effettivamente al centro delle cronache investigative per i loro rapporti con gli ambienti mafiosi statunitensi e siciliani.

Una storia fatta di testimonianze, ricostruzioni e presunti accordi, dove non tutto ciò che è stato raccontato può essere considerato un fatto accertato.

02/09/2026

🚨 NAPOLI — «LA CAMORRA NON ESISTE»

Tensione a piazzetta Sant’Arcangelo a Baiano, dove il deputato Francesco Emilio Borrelli, insieme alla troupe e ai giornalisti di Report, si è trovato circondato da alcune persone durante la registrazione di un servizio sugli abusi edilizi realizzati sulla facciata di una chiesa monumentale.

Prima gli insulti, poi un tentativo di contatto fisico. Tra le persone presenti, secondo quanto riportato, anche soggetti con precedenti penali che avrebbero ripetutamente sostenuto che «la camorra non esiste».

Per evitare che la situazione degenerasse sono intervenute quattro pattuglie della Polizia.

Borrelli ha ribadito: «Nessun passo indietro nella lotta ai clan, agli abusi e alla violenza criminale», denunciando una situazione che, a suo giudizio, dimostra quanto sia ancora necessario il presidio dello Stato in alcune zone della città.

Una scena che riapre una domanda difficile: negare l'esistenza della camorra significa davvero farla sparire?

👇 Voi cosa ne pensate?

⚖️ IL GIUDICE CHE DISSE “SÌ” QUANDO TUTTI DICEVANO “NO”Nel 1985, quando serviva un magistrato disposto a presiedere il M...
02/09/2026

⚖️ IL GIUDICE CHE DISSE “SÌ” QUANDO TUTTI DICEVANO “NO”

Nel 1985, quando serviva un magistrato disposto a presiedere il Maxiprocesso di Palermo, in molti si tirarono indietro. Poi arrivò Alfonso Giordano.

Con una semplice frase — «Se lo devo fare, lo faccio» — accettò un incarico che avrebbe cambiato la storia della lotta alla mafia.

Per 22 mesi guidò l’Aula Bunker dell’Ucciardone, tra minacce, tensioni e centinaia di imputati. Il 16 dicembre 1987, dopo 35 giorni di camera di consiglio, lesse la sentenza: 346 condanne, 19 ergastoli e oltre 2.200 anni di carcere.

Un momento storico. La legge aveva colpito Cosa Nostra al cuore.

🇮🇹 Alfonso Giordano, il giudice che non scappò.

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Triggiano

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