23/07/2026
Ogni volta che decidiamo cosa raccontare ci alleniamo al magnifico esercizio della scelta. Ci fermiamo in un punto e da lì decidiamo cosa tenere vicino e cosa distante, che prospettiva usare, quanto particolare mettere nel generale. A questa nuova edizione della Lonely Planet della Calabria sono legata più della prima perché spesso le conferme sono più importanti e impegnative delle prime impressioni. È perché c’è un pezzo tangibile di me nelle pagine su Tropea.
Ogni giorno, da quasi dieci anni, chi ha i negozi nel corso mi vede andare all’affaccio prima dell’apertura. Vado a fotografare la gente che nuota. La mia gallery è piena di nuotatori, quasi sempre solitari: è il mio esercizio di scelta e prospettiva. Scarto chi resta a riva, fotografo ogni bracciata di chi si allontana: è quando restano soli nell’azzurro che sono perfetti per me. È il mio rituale più primitivo e segreto della mattina - e decidere di raccontarlo nel contributo che Denis Falconieri mi ha chiesto di scrivere è stato il mio esercizio di scelta. Perché vivere a Tropea è una scelta: è scegliere una prospettiva unica, altissima e privata, da cui guardare il mondo. E farla diventare quella di tutti.
Grazie a Michele Carlini per questo servizio (non è sicuramente vero che Lonely abbia pubblicato la guida per me, ma è sicuramente certo che io li abbia infastiditi a lungo), grazie a Fabio Muzzupappa e Rosita Mercatante per la serata brillante, grazie a Raffaele come sempre per le riprese. Per fortuna non si vede tutto il tempo in cui sono stata distratta a guardare il mare alle mie spalle diventare sempre più scuro e denso, il sole scendere sulla Praia di fuoco, pensando con felicità alla nuotata che avrei fatto dopo cena.