13/04/2026
Una croce d’oro su tre gradini: semplice solo in apparenza, racchiude un messaggio potente. Sul rovescio del solido di Eraclio, coniato a Costantinopoli tra il 626 e il 629, la “croce potenziata”, con i bracci che terminano a forma di T, tradizionalmente associata al Golgota, diventa l’emblema di un impero in bilico, capace di resistere e trasformarsi.
Quando Eraclio sale al potere nel 610, l’impero bizantino è sotto pressione: Slavi e Avari a nord, i Persiani di Cosroe II a sud, fino alla presa di Gerusalemme e della Croce di Cristo.
L’imperatore evita lo scontro immediato, costruisce alleanze e attende la riscossa. Dal 622 inizia la controffensiva. Nel 626 Costantinopoli resiste all’assedio e un anno dopo, con la battaglia di Ninive, arriva la svolta: i Bizantini prevalgono e i Persiani chiedono la pace.
Tre anni dopo Eraclio riporta la Croce a Gerusalemme affermandosi come difensore della cristianità: non solo una vittoria militare, ma un trionfo simbolico, fissato per sempre anche nell’oro di questa moneta.
Negli anni successivi, nuove crisi e l’espansione araba mutano profondamente l’impero. Ma proprio da queste trasformazioni nasce una nuova identità bizantina, destinata a sostenere la sua lunga durata.
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📸 Solido d’oro di Eraclio, 626-629 (peso 4,45 g; diametro 21 mm)